Chiarimenti operativi sulle norme SEI/ASCE 7-22: vetri, scaffalature, neve e carichi da ghiaccio
La domanda ricorrente riguarda la necessità o meno di computare come superficie forometrica le finestre che, pur esposte a pressione esterna positiva, potrebbero collassare per impatto di detriti sospinti dal vento. La risposta distingue due scenari.
Nel primo caso, le vetrate che rispettano i requisiti di protezione previsti dalla normativa per le aperture vetrate (glazed openings) non vanno considerate come aperture. Lo stesso trattamento si applica alle vetrate per le quali la sezione 26.12.3 dell’ASCE 7-22 (Minimum Design Loads and Associated Criteria for Buildings and Other Structures) consente espressamente di rimanere non protette. In assenza di tali condizioni, il professionista deve invece considerare l’apertura come potenzialmente attiva ai fini del calcolo delle pressioni interne.
Scaffalature mobili non ancorate: nessun obbligo di verifica sismica
Un altro chiarimento riguarda l’applicabilità del Capitolo 15 dell’ASCE 7-22, dedicato ai requisiti sismici per le strutture non edilizie (nonbuilding structures). Il quesito chiedeva se tali disposizioni si estendano ai sistemi di scaffalature mobili, non ancorate e a libera installazione. La risposta è negativa. Il Capitolo 15 si applica unicamente alle scaffalature ancorate alla struttura portante. Per quelle non ancorate, la norma non prescrive verifiche sismiche obbligatorie.
Errata corrige per la soglia di cedimento differenziale delle fondazioni
La sezione 12.13.9 dell’ASCE 7-22, che detta i requisiti per le fondazioni soggette a spostamenti del terreno indotti da evento sismico o a perdita di resistenza del suolo, contiene un refuso documentale. Il testo originario rinviava alla Tabella 12.3-3 per la soglia di cedimento differenziale. Il riferimento corretto è invece la Tabella 12.13-3 (Differential Settlement Threshold). L’errore è stato ufficialmente corretto con l’Errata 1 del settembre 2024, scaricabile gratuitamente dalla piattaforma asce.library.org.
Carichi da neve: accumulo su cornicioni e tetti ventilati
Sul versante dei carichi da neve, due quesiti distinti hanno ottenuto precisazioni rilevanti per la progettazione. La sezione 7.4.4 impone un carico uniformemente distribuito pari a 2pf per i tetti non ventilati con fattore termico Ct inferiore o uguale a 1,1. Per i tetti ventilati, invece, non esiste alcuna prescrizione analoga a quella già prevista nell’edizione ASCE 7-16. Dal punto di vista termico, un tetto ventilato moderno è equiparabile a un tetto non riscaldato e, pertanto, non viene interessato dal fenomeno della formazione di dighe di ghiaccio (ice damming).
Carichi da ghiaccio su piastre orizzontali e verticali: i coefficienti corretti
Per il calcolo del volume di ghiaccio Vi su piastre orizzontali e verticali, il coefficiente di riduzione è rispettivamente 0,6 e 0,8. La disparità si spiega con la traiettoria delle gocce di pioggia sopraffuse. La loro velocità di caduta verticale è generalmente inferiore alla velocità orizzontale del vento, e quest’ultimo viene assunto in direzione perpendicolare alla superficie della piastra verticale. Ne consegue che sulle piastre verticali si deposita una quantità maggiore di ghiaccio rispetto a quelle orizzontali.
Un’ulteriore precisazione riguarda la superficie As da adottare nel calcolo: per una piastra piana si considera esclusivamente l’area di un solo lato. Il ghiaccio si forma sulla faccia superiore per le piastre orizzontali e sulla faccia esposta al vento (sopravvento) per quelle verticali o inclinate.
Infine, è stato chiesto se il tipo di materiale superficiale influenzi l’accumulo di ghiaccio, ad esempio confrontando una schermatura orizzontale con alette in alluminio con una analoga in terracotta. La risposta è negativa. Quando la temperatura dell’aria e quella della superficie sono entrambe pari o inferiori a 0 °C (32 °F), la precipitazione che impatta si accumula come ghiaccio, indipendentemente dal materiale costituente la superficie.
Il datum verticale di riferimento: NAVD 88 e le mappe di alluvione
L’ASCE Hazard Tool fornisce le quote altimetriche con riferimento al NAVD 88 (North American Vertical Datum of 1988). Questo sistema non è equivalente al livello medio del mare (MSL). Ogni Flood Insurance Rate Map (FIRM) e Flood Insurance Study (FIS) emesso da FEMA è agganciato a un datum verticale specifico. Fino alla metà degli anni Novanta veniva utilizzato il National Geodetic Vertical Datum del 1929 (NGVD 29). FEMA impone che tutte le mappe aggiornate per il territorio continentale degli Stati Uniti siano riferite al NAVD 88.
I valori di alluvione centenaria (100-year flood) sovrapposti all’ASCE Hazard Tool provengono dal FEMA National Flood Hazard Layer e sono espressi appunto rispetto a NAVD 88.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente finalità di aggiornamento tecnico-normativo e non costituiscono consulenza professionale né interpretazione formale della norma. Per quesiti specifici, i tecnici possono rivolgersi al forum ASCE/SEI Standards Exchange all’indirizzo https://collaborate.asce.org/standards-exchange/home.
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