Il controllo delle prestazioni energetiche e del comfort termico negli edifici commerciali aperti al pubblico rappresenta una sfida progettuale non trascurabile, soprattutto quando le variazioni delle condizioni ambientali interne ed esterne sono rapide e frequenti. I ristoranti, in particolare, costituiscono una categoria sensibile ai cambiamenti dei parametri termici, della qualità dell’aria, dell’illuminazione e dell’acustica. Ogni fluttuazione genera ricadute misurabili sui consumi finali e sulle emissioni, con implicazioni economiche e ambientali che il progettista è chiamato a governare già in fase di concept architettonico.
Un caso studio sviluppato a Kragujevac, in Serbia centrale, ha analizzato l’efficacia di otto misure bioclimatiche applicate a un edificio per ristorazione dotato di atrio. L’indagine, condotta mediante simulazioni numeriche, ha valutato l’impatto di tre categorie di interventi: aggetti orizzontali, pergolati orizzontali e vegetazione a foglia caduca. L’obiettivo era ridurre passivamente il consumo energetico stagionale per la climatizzazione estiva, senza ricorrere a impianti attivi supplementari.
Contesto climatico e scelte tipologiche
La località di Kragujevac presenta un clima continentale moderato, condizione che favorisce l’integrazione di sistemi solari passivi e di architettura bioclimatica. La forma architettonica del ristorante oggetto di studio, già concepita in coerenza con i principi nazionali serbi di efficienza energetica, ha permesso di testare misure aggiuntive senza modificare la struttura portante o l’involucro esistente. Lo spazio aperto dell’atrio è stato individuato come elemento critico per il controllo degli apporti termici durante la stagione calda.
Misure simulate e criteri di confronto
Otto configurazioni diverse sono state modellizzate attraverso software di simulazione dinamica. Le varianti includevano:
- aggetti orizzontali con diverse profondità di sbalzo;
- pergolati orizzontali con diversa densità di copertura;
- piante decidue rampicanti utilizzate come copertura vegetale sulla superficie dell’atrio.
Per ogni soluzione sono stati calcolati tre indicatori stagionali: consumo finale di energia (kWh/m² per stagione), consumo primario di energia e emissioni totali di CO₂. A questi si è aggiunta una valutazione economica basata sul periodo di ritorno dell’investimento.
Il risultato della copertura vegetale: V. coignetiae
Tra tutte le opzioni simulate, l’impiego di Vitis coignetiae come rivestimento della copertura dell’atrio ha prodotto i migliori risultati complessivi. I valori registrati per la stagione estiva sono i seguenti:
- consumo finale di energia: 58,2 kWh/m² per stagione;
- consumo primario di energia: 145,5 kWh/m² per stagione;
- emissioni totali di CO₂: 77,11 kg/m² per stagione.
Il periodo di ritorno economico è stato calcolato in una singola stagione di raffrescamento, rendendo l’intervento economicamente sostenibile già nel breve termine.
Implicazioni per la progettazione integrata
Lo studio conferma che l’efficacia delle misure bioclimatiche non dipende dal singolo intervento, ma dall’integrazione sinergica tra forma architettonica, scelta dei materiali e strategia vegetale. I risultati numerici indicano che un approccio settoriale, limitato per esempio al solo ombreggiamento artificiale, non garantisce lo stesso equilibrio tra prestazioni energetiche, ecologiche ed economiche ottenibile con un sistema combinato.
Per il professionista che opera nel settore della ristorazione commerciale o in edifici con spazi aperti interclusi, il dato operativo più rilevante è la necessità di valutare queste misure già in fase di progettazione preliminare. L’installazione successiva di schermature o di verde pensile, su un involucro non ottimizzato, riduce i benefici misurabili e allunga i tempi di recupero dell’investimento.
La presenza di un clima continentale moderato, come quello serbo ma paragonabile a diverse aree italiane della fascia padana e prealpina, non costituisce un limite ma una condizione favorevole per l’adozione di sistemi solari passivi e di verde stagionale. Il corretto dimensionamento delle schermature e la scelta della specie vegetale, calibrata sul ciclo fenologico locale, diventano perciò variabili di progetto da inserire nella documentazione tecnica preliminare e nel computo metrico.
Considerazioni conclusive per il tecnico comunale e il consulente
Pur non essendo uno studio normativo, il caso fornisce indicazioni utilizzabili nella redazione di relazioni tecniche per la certificazione energetica o per la verifica dei requisiti di legge in materia di climatizzazione estiva. I valori specifici di consumo e di emissione possono servire come benchmark orientativi per interventi analoghi su edifici esistenti, laddove si intenda dimostrare il raggiungimento di obiettivi prestazionali attraverso misure passive.
La documentazione di uno studio numerico di questo tipo, corredato dai parametri climatici locali e dalle caratteristiche dell’involucro, può essere allegata a una pratica edilizia per giustificare deroghe o soluzioni alternative rispetto ai sistemi impiantistici tradizionali. Il professionista che intende proporre interventi bioclimatici su un edificio commerciale deve tuttavia verificare la corrispondenza dei dati climatici locali e la compatibilità con le norme tecniche nazionali di settore, che in Italia sono disciplinate dal D.M. 26 giugno 2015 e s.m.i. per quanto attiene ai requisiti minimi di prestazione energetica.

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