Ruolo dei nanofluidi nell’estrazione di calore per pozzi geotermici medio-profondi: studio numerico sulle caratteristiche termofluidiche

La ricerca condotta da Jinxing Ma e colleghi, pubblicata su Geotechnics (Vol. 6, pag. 26), fornisce dati quantitativi sull’incremento dell’estrazione termica in scambiatori geotermici coassiali medio‑profondi attraverso l’impiego di nanofluidi. Il lavoro, basato su un modello numerico accoppiato 1D per il flusso in tubazione e 3D per la trasmissione del calore nel sottosuolo, è stato validato con dati sperimentali di campo.

Obiettivo e modello di simulazione

Lo scopo dello studio è valutare l’efficacia di nanofluidi a base acqua con nanoparticelle di Al₂O₃ e SiO₂ nel migliorare lo scambio termico. Il modello sviluppato integra le equazioni del flusso monodimensionale all’interno del tubo coassiale con la conduzione tridimensionale nel terreno circostante. La calibrazione con misure reali conferma l’affidabilità del framework numerico.

Risultati dell’analisi termofluidica

I dati mostrano che l’aggiunta di nanoparticelle incrementa significativamente la temperatura di uscita del fluido termovettore. In particolare, la miscela acqua‑SiO₂ ha registrato il valore più elevato, superando l’acqua pura di circa 0,2 °C dopo 2000 ore di funzionamento continuo. Un aspetto rilevante riguarda la temperatura di ingresso: riducendola a 5 °C, l’estrazione di calore aumenta del 88,57% rispetto a una temperatura di ingresso di 25 °C, nonostante la temperatura di uscita risulti inferiore.

Il raggio di influenza termica, inizialmente inferiore a 2 metri a 300 ore, si espande fino a circa 6 metri a 1800 ore, indicando un progressivo coinvolgimento del sottosuolo.

Implicazioni operative per la progettazione di GHE

Per il professionista che dimensiona scambiatori geotermici coassiali medio‑profondi, lo studio offre un quadro validato per ottimizzare la scelta del nanofluido e le condizioni operative. La possibilità di agire sulla temperatura di ingresso e sulla tipologia di nanoparticelle consente di modulare la potenza termica estratta senza modificare la geometria del pozzo. Il modello numerico presentato può costituire un riferimento per analisi parametriche in fase di progetto, specialmente in contesti dove è richiesto un bilancio termico preciso tra prelievo e rigenerazione del sottosuolo.

I dati confermano che l’uso di nanofluidi, pur con incrementi termici apparentemente contenuti, può tradursi in un miglioramento della resa complessiva del sistema, aspetto non trascurabile in applicazioni soggette a vincoli normativi sull’efficienza energetica o a limiti di potenza termica estraibile.


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