Le miscele bituminose riciclate a freddo (CRAM) rappresentano un’alternativa diffusa alle conglomerate bituminose a caldo, con vantaggi documentati in termini di logistica, costi e impatto ambientale. Il loro impiego resta tuttavia limitato da due criticità note: la suscettibilità all’azione dell’acqua e prestazioni inadeguate nelle prime fasi di indurimento, quando il legante è costituito da emulsione bituminosa. Uno studio pubblicato su CivilEng (doi: 10.3390/civileng7020025) da Zainab Al Qraiti, Anmar Dulaimi, Marisa Sofia Fernandes Dinis de Almeida e Luís Filipe Almeida Bernardo affronta il problema introducendo ceneri di biomassa nel sistema legante, in combinazione con fresato di pavimentazione (RAP).
Ceneri di palma e di canna come additivi del legante
La ricerca esplora l’impiego di due materiali di scarto provenienti dalla combustione di biomassa: la cenere di foglie di palma (PLA) e la cenere di canna (RA). I due additivi sono stati inseriti con ruoli differenti nel composto. La PLA è stata utilizzata in sostituzione del filler, con dosaggi pari a 0%, 1,75%, 3,5%, 5,25% e 7% rispetto al peso degli aggregati. La RA, impiegata come attivatore, è stata dosata al 0,25%, 0,5%, 1% e 2% in peso sugli aggregati.
Accanto alle ceneri, la matrice incorpora anche cemento Portland ordinario (OPC), la cui quota di filler conferma il ruolo del legante idraulico nel consolidamento delle miscele a freddo.
La variabile RAP: dallo 0 al 100%
Il secondo asse della ricerca riguarda il contenuto di fresato. Il RAP è stato inserito in cinque livelli percentuali rispetto al peso della miscela: 0%, 25%, 50%, 75% e 100%. Questa scala completa consente di isolare l’effetto della frazione riciclata sul comportamento meccanico del sistema, un aspetto rilevante per chi deve dimensionare miscele ad alto contenuto di materiale recuperato.
I mieccoli con il 75% di RAP hanno mostrato la stabilità Marshall più elevata tra le configurazioni studiate.
Il dato merita attenzione: contrariamente a quanto spesso assunto in fase di pregiudizio progettuale, un’elevata percentuale di fresato non si traduce necessariamente in una penalizzazione della resistenza, almeno in termini di stabilità Marshall.
Programma sperimentale
Le proprietà meccaniche sono state valutate con tre prove consolidate nella pratica dei laboratori bitumi:
- prova di suscettibilità all’umidità, per quantificare la durabilità in presenza di acqua;
- prova di trazione indiretta (ITS), riferimento per la resistenza a rottura;
- prova Marshall, per la caratterizzazione della stabilità.
I risultati indicano che la formulazione ottimale si colloca in corrispondenza di 1,5% di PLA, 0,45% di RA e 5,5% di cemento OPC come filler. Con questa combinazione, la durabilità e le caratteristiche meccaniche delle miscele a freddo risultano efficacemente migliorate, con particolare beneficio sul fronte del danno da umidità, storicamente il punto debole di questi materiali.
Implicazioni per la progettazione delle sovrastrutture stradali
Per il progettista di pavimentazioni, lo studio fornisce un riferimento quantitativo su due leve operative: la sostituzione parziale del filler con ceneri di biomassa e la massimizzazione del riciclo. La disponibilità di una miscela a freddo con il 75% di RAP, caratterizzata da stabilità elevata, apre scenari interessanti dove il fresato è abbondante e la filiera del riciclo deve essere valorizzata. Il ricorso a sottoprodotti della combustione di biomassa aggiunge inoltre un profil Ambientale, trasformando rifiuti in componenti del sistema legante.
Restano da verificare, in ottica applicativa, i comportamenti a lungo termine e l’adattabilità delle formulazioni alle specificità dei materiali locali, come di consueto in questo campo. Il quadro emerso conferma comunque che le CRAM con ceneri di biomassa possono costituire un’alternativa attendibile per le applicazioni stradali, in particolare laddove si richiedano soluzioni sostenibili ed economicamente competitive.