Formati differenti, criteri di raccolta non allineati, archivi pensati ciascuno per finalità proprie: la documentazione sul costruito italiano arriva a chi analizza il settore in blocchi separati, difficili da incrociare. È la criticità di partenza della ricerca di Domenico Palladino e Francesca Pagliaro, ricercatori del Dipartimento Efficienza energetica dell’ENEA, di recente pubblicazione sulla rivista scientifica Energy and Buildings. Il lavoro mette a punto una metodologia che integra banche dati tra loro non interoperabili e ne fa emergere gli elementi utili a ricostruire, zona climatica per zona, il profilo più ricorrente del patrimonio edilizio nazionale, fino ai cosiddetti Edifici di Riferimento.
Archivi edilizi che non comunicano tra loro
La scarsa interoperabilità delle fonti è un limite che chiunque abbia lavorato su dati del parco costruito ha dovuto gestire. Ogni archivio possiede una struttura informativa autonoma: campi definiti con logiche proprie, classificazioni non immediatamente traducibili da un sistema all’altro, criteri di raccolta orientati agli usi per cui il database era stato originariamente pensato. Il risultato è una conoscenza del costruito costruita a frammenti.
Senza un passaggio di integrazione, distinguere i tratti ricorrenti da quelli occasionali diventa un esercizio incerto, e le analisi sul patrimonio edilizio perdono in affidabilità. La metodologia sviluppata presso il Dipartimento Efficienza energetica dell’ENEA assume l’integrazione delle banche dati non interoperabili come premessa operativa: è l’allineamento delle fonti a rendere possibile l’estrazione delle informazioni realmente utili alla descrizione del parco.
La griglia delle sei zone climatiche
L’organizzazione dei risultati segue la ripartizione del territorio nazionale in sei zone climatiche. Non si tratta di una scelta accessoria: ogni fascia delimita un ambito omogeneo entro cui leggere le caratteristiche del costruito, invece di accorpare in un’unica fotografia aggregata situazioni tra loro diverse.
L’obiettivo della ricerca è individuare, per ciascuna zona, i caratteri più rappresentativi del patrimonio edilizio italiano. La scala di osservazione si sposta così dal singolo immobile al comportamento prevalente del parco: ciò che interessa riconoscere non è la configurazione di un edificio, bensì l’insieme dei tratti che una parte consistente del costruito condivide.
Edifici di Riferimento, la sintesi del costruito nazionale
L’esito della procedura prende il nome di Edifici di Riferimento: nella ricerca, sono queste le configurazioni che sintetizzano le caratteristiche più rappresentative del patrimonio nazionale, organizzate per zona climatica. La trattazione completa, con i criteri di integrazione delle banche dati e il percorso di estrazione delle informazioni, è documentata nell’articolo pubblicato su Energy and Buildings.
Per i tecnici chiamati a leggere l’esistente, la disponibilità di un quadro descrittivo organizzato per zone climatiche costituisce un riferimento condiviso: un terreno comune per collocare i propri rilievi all’interno dei caratteri prevalenti del parco edilizio nazionale.