Valutazione probabilistica dei costi del ciclo di vita delle strategie di protezione delle estremità delle travi in acciaio patinabile nei ponti

Un milione di travi isostatiche con luci comprese tra 20 e 200 ft, ossia da 6,1 a 61,0 m: questo il campione virtuale su cui è stata condotta un’analisi Monte Carlo accoppiata per stabilire quale strategia di protezione delle estremità delle travi in acciaio patinabile risulti più conveniente a 75 e a 150 anni dalla costruzione. Lo studio di Sajan Shakya, Alexandra Hain e Kevin Zmetra, pubblicato sulla rivista Infrastructures nel volume 11 (doi: 10.3390/infrastructures11100349), affronta un nodo ben noto a chi gestisce ponti in acciaio.

Il degrado localizzato presso appoggi e giunti di impalcato

Nelle travature in acciaio patinabile la corrosione non si distribuisce in modo uniforme lungo l’elemento: si concentra alle teste, in corrispondenza degli appoggi e dei giunti di impalcato. Una localizzazione così netta ha conseguenze gestionali pesanti. Rende necessari interventi ricorrenti e, nei casi più gravi, può condurre alla sostituzione anticipata della trave.

Resta invece raro trovare confronti tra strategie di protezione localizzata che tengano conto insieme della luce della trave e delle incertezze su quantità di trattamento, vita utile e variabili economiche. È questa lacuna che l’impianto probabilistico sviluppato dagli autori intende colmare.

Quattro alternative a confronto, dalla ritintura all’inglobamento in UHPC

Tre opzioni rientrano nelle protezioni localizzate: la verniciatura con sostituzione (Paint + Replace), la verniciatura con ritintura (Paint + Repaint) e la metallizzazione con rimetallizzazione (Metalize + Remetalize). La quarta segue una logica differente, preventiva: l’inglobamento delle estremità in calcestruzzo a prestazioni ultra elevate, l’UHPC, applicato per proteggere l’acciaio prima che il degrado insorga.

L’impianto probabilistico: un milione di travi in analisi Monte Carlo

Il cuore metodologico è una simulazione Monte Carlo condotta in accoppiamento, con le alternative valutate sugli stessi campioni estratti. Il campione comprende un milione di travi isostatiche, con luce ricavata nell’intervallo tra 20 e 200 ft (da 6,1 a 61,0 m). I costi vengono calcolati in tre momenti: alla costruzione, a 75 anni e a 150 anni.

Le incertezze alimentate al modello riguardano la luce, i costi unitari, la vita utile della verniciatura, i costi di rimozione e i tassi di sconto. Anche le grandezze restituite sono articolate: costi medi del ciclo di vita, distribuzioni complete, probabilità di essere l’opzione a minor costo, analisi di sensibilità e soglie di break-even dell’UHPC, utili a individuare entro quali valori delle variabili l’inglobamento resta competitivo.

Senza manutenzioni future, l’UHPC ha il costo medio più basso in ogni classe di luce

Nello scenario di base, che esclude manutenzioni future sia per l’inglobamento in UHPC sia per la verniciatura residua, l’inglobamento registra il costo medio più basso in ogni classe di luce, a 75 come a 150 anni. Alla scadenza dei 150 anni il margine rispetto alla metallizzazione, prima inseguitrice, è contenuto: 680 dollari per trave.

Scenario valutato a 150 anni Costo medio per trave
UHPC, senza manutenzioni future 67,27 mila dollari
Metallizzazione con rimetallizzazione 67,95 mila dollari
UHPC con ritintura della porzione verniciata residua 68,54 mila dollari

L’ipotesi di ritintura che sposta l’UHPC al terzo posto

Il quadro cambia se si ammette un intervento ulteriore. Quando anche la porzione verniciata residua viene ritinta, il costo medio dell’UHPC sale a 68,54 mila dollari per trave e la strategia scende al terzo posto della graduatoria. L’esito dipende quindi in larga misura dall’ipotesi di manutenzione adottata, oltre che dalla tecnica in sé.

Gli autori ne ricavano un’avvertenza di portata generale: nel confronto economico tra protezioni occorre tenere distinti il costo medio e la probabilità di essere l’opzione a minor costo. Le due grandezze possono non coincidere, e scegliere guardando solo alla media può indurre in errore quando si valuta una singola realizzazione.

Una valutazione da calibrare sul singolo progetto

L’impianto non restituisce una graduatoria universale. Fornisce piuttosto una base per valutazioni specifiche di progetto, da alimentare con input calibrati localmente: costi unitari, vite utili e tassi di sconto desunti dal contesto reale in cui l’opera dovrà essere gestita. Le soglie di break-even e le analisi di sensibilità offrono a questo scopo il punto di partenza più diretto.

Per chi opera tra progettazione di opere in acciaio e piani di manutenzione, il valore del lavoro sta più nell’impostazione che nei valori assoluti: il confronto tra verniciatura, metallizzazione e inglobamento in UHPC va ripetuto con i dati del caso specifico, esplicitando fin dall’inizio quali manutenzioni future entrano nel bilancio e distinguendo con attenzione costo medio e probabilità di minor costo.

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