Opere provvisionali per il restauro del Campanile di Giotto

Realizzare un’opera provvisionale su un monumento storico senza perforarne le murature, mantenendo al contempo libere tre facciate su quattro e garantendo sicurezza e accessibilità per un cantiere di restauro destinato a durare circa cinque anni: è la sintesi progettuale adottata per il Campanile di Giotto a Firenze, dove il ponteggio non è un semplice sistema di accesso alle superfici, ma una componente strutturale del progetto di conservazione.

Il cantiere, visitato in occasione di un sopralluogo tecnico, è sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e le province di Prato e Pistoia. L’investimento previsto supera i 7 milioni di euro, interamente finanziato dall’Opera di Santa Maria del Fiore. Per la prima volta il Campanile è interessato da un restauro complessivo, esteso alle superfici esterne e agli ambienti interni.

Perché una configurazione a torri e non un ponteggio continuo

Il vincolo principale è la tutela del manufatto. Avvolgere l’intera torre con un ponteggio di facciata avrebbe comportato un impatto visivo significativo su Piazza del Duomo, un occupazione estesa dello spazio pubblico e un peso strutturale considerevole. La soluzione adottata prevede quattro torri portanti realizzate con il sistema multidirezionale Layher Allround, disposte in prossimità degli spigoli del Campanile e collegate tra loro attraverso elementi di irrigidimento e controventamento che ne garantiscono il comportamento d’insieme.

Questa configurazione permette di mantenere libere tre facciate, concentrando il ponteggio di servizio e i collegamenti verticali sul lato nord, rivolto verso la Cattedrale. La scelta consente inoltre di preservare le aperture panoramiche e di garantire la continuità della fruizione turistica del monumento durante i lavori. Rispetto a una configurazione tradizionale, la riduzione dell’ingombro a terra è fino al 75%, con una diminuzione del peso della struttura di circa il 32%.

Il sistema Layher Allround si basa su un nodo di connessione a rosetta e cuneo che consente di collegare correnti e diagonali ai montanti in diverse direzioni. La modularità degli elementi, in acciaio ad alta resistenza, permette di realizzare non solo i piani di lavoro, ma anche collegamenti, scale, piattaforme e aree temporanee di deposito utilizzando componenti dello stesso sistema.

Stabilizzazione senza ancoraggi perforanti

Il punto tecnicamente più delicato riguarda il rapporto tra ponteggio e struttura storica. La stabilizzazione dell’opera provvisionale è stata ottenuta attraverso costolonature di irrigidimento disposte a intervalli regolari di 10 metri e collegamenti tra le diverse facciate, sfruttando la capacità portante degli elementi strutturali. I punti di interazione con il Campanile sono stati risolti con sistemi di contrasto che lavorano per attrito, anche in corrispondenza delle buche pontaie storiche, evitando nuove perforazioni per ancoraggi tradizionali.

Un ponteggio di queste dimensioni trasferisce al suolo carichi considerevoli. Prima del montaggio sono state eseguite indagini geologiche e geofisiche per verificare la capacità portante del piano di appoggio e l’eventuale presenza di vuoti nel sottosuolo. I carichi concentrati trasmessi dai montanti vengono ripartiti con sistemi di distribuzione dimensionati in base alle condizioni riscontrate. Le azioni orizzontali, in particolare il vento, assumono un peso determinante nella verifica di un’opera provvisionale di notevole altezza, in relazione alla configurazione dei controventamenti e alla distribuzione delle sollecitazioni tra le torri. La progettazione deve considerare non solo la configurazione finale, ma anche le condizioni transitorie di montaggio, modifica e smontaggio.

Modellazione digitale e gestione delle interferenze

La complessità geometrica dell’intervento ha richiesto una progettazione preliminare basata su strumenti di modellazione digitale. Il ricorso allo Scaffolding Information Modeling (SIM) ha consentito di rappresentare la geometria del ponteggio e di associarvi informazioni tecniche sui singoli componenti e sulle modalità di assemblaggio. Il modello è stato sviluppato a partire da rilievi laser scanner e fotogrammetrici del monumento, permettendo di studiare preventivamente la disposizione dei montanti, i collegamenti strutturali e i punti di avvicinamento alle superfici lapidee.

Un dato operativo rilevante: la distanza tra i piani di lavoro e le superfici del monumento è di soli 20 cm, uno spazio da valutare con attenzione per conciliare le esigenze dei restauratori con le prescrizioni di sicurezza. La modellazione digitale ha supportato la definizione delle geometrie e la verifica delle interferenze, riducendo la necessità di adattamenti in fase di montaggio.

Organizzazione del cantiere e adattamento alle fasi di lavoro

Il restauro è organizzato con progressione dall’alto verso il basso. I piani di lavoro vengono progressivamente riconfigurati in funzione delle aree interessate dagli interventi, mantenendo l’accessibilità alle superfici e limitando l’occupazione delle facciate non ancora coinvolte. Questa organizzazione riduce il rischio che polveri e residui delle lavorazioni alle quote superiori interessino superfici già restaurate. Ogni riconfigurazione richiede una verifica della distribuzione dei carichi e delle condizioni di stabilità.

Il montaggio ha richiesto la gestione di circa 35.000 componenti in un contesto caratterizzato da spazi operativi limitati e intensa affluenza turistica. La programmazione puntuale delle forniture, organizzata in funzione delle attività giornaliere, ha permesso di limitare l’accumulo di materiali in piazza. Le aree temporanee di deposito sono state realizzate con gli stessi componenti del sistema di ponteggio. Il coordinamento con i soggetti che gestiscono la piazza è stato necessario per far fronte a eventi pubblici e manifestazioni che possono richiedere una temporanea riorganizzazione delle aree di cantiere.

L’installazione, completata in poco più di quattro mesi, ha dovuto fare i conti con le elevate temperature estive, con rimodulazione degli orari di lavoro nel rispetto delle ordinanze regionali e programmazione delle attività privilegiando le zone maggiormente ombreggiate nelle diverse fasce orarie.

Sicurezza: PSC come strumento dinamico e gestione delle emergenze

L’altezza del monumento, la compresenza di lavorazioni specialistiche e la necessità di mantenere attivi i percorsi turistici richiedono una gestione rigorosa degli accessi e delle interferenze. Il progetto del ponteggio ha previsto percorsi dedicati, sistemi di sollevamento verticale per persone e materiali, e una scala a rampe in alluminio fino a quota 76 m, utilizzabile anche come via di esodo in caso di emergenza.

La sicurezza delle lavorazioni in quota è garantita da parapetti integrati, tavole fermapiede e reti anticaduta di tipo YS classe A2, integrate da mantovane per la protezione contro la caduta di materiali dall’alto. In corrispondenza degli elevatori sono previste reti anticesoiamento. Il cantiere è dotato di un sistema antintrusione con videosorveglianza a circuito chiuso e sensori volumetrici per il controllo del perimetro; l’accesso alle aree operative è regolamentato da sistemi elettronici e procedure di autorizzazione con verifica della documentazione di sicurezza.

Il Piano di Sicurezza e Coordinamento è gestito come strumento dinamico, aggiornato in funzione dell’evoluzione delle lavorazioni e delle condizioni operative. L’attuazione delle misure è verificata con sopralluoghi settimanali e, nelle fasi più delicate, anche giornalieri. È presente personale qualificato, tra cui addetti antincendio, addetti al primo soccorso e preposti designati, con un sistema di gestione documentale centralizzato e spazi dedicati alla consultazione dei piani operativi.

La gestione delle emergenze è stata affrontata con una collaborazione tra l’Opera di Santa Maria del Fiore e i Vigili del Fuoco, finalizzata alla definizione di procedure di emergenza e recupero degli infortunati in un contesto monumentale caratterizzato da spazi confinati, percorsi articolati e difficoltà di accesso.

Gestione delle interferenze con lo spazio pubblico e l’avifauna

Per la delimitazione delle aree operative è stato adottato il sistema Layher Protect, costituito da elementi modulari e riutilizzabili, con accorgimenti che contribuiscono a ridurre gli spigoli vivi, contenere la dispersione delle polveri e attenuare la propagazione del rumore, con un abbattimento acustico dichiarato fino a 26 dB.

Tra i vincoli considerati nella pianificazione del montaggio rientra la presenza di una coppia di falchi pellegrini che nidifica sui monumenti del complesso del Duomo dalla metà degli anni 2000. In collaborazione con la LIPU è stata effettuata una mappatura fotografica delle 149 buche pontaie del Campanile, individuando una femmina in cova in una cavità nella parte sommitale del prospetto ovest. La sequenza delle operazioni di montaggio è stata rimodulata per salvaguardare la nidificazione, conclusasi con la nascita di tre pulli.

Il restauro: conoscere prima di intervenire

Il programma di restauro prevede una campagna sistematica di rilievi, mappature e indagini diagnostiche. Le superfici esterne non costituiscono un insieme omogeneo: materiali, tecniche di posa e sistemi di ancoraggio variano da una facciata all’altra e all’interno dello stesso prospetto, anche in ragione degli interventi stratificatisi nel tempo.

Le criticità maggiori riguardano gli elementi aggettanti della terrazza sommitale, tra cui mensole e apparati decorativi, e le facciate nord e ovest, non interessate da significativi interventi di restauro nel Novecento. Sul prospetto nord la minore esposizione solare e le condizioni di umidità favoriscono cicli di bagnato e asciutto, cristallizzazione dei sali, formazione di croste nere e colonizzazioni biologiche.

Le operazioni di restauro comprenderanno la rimozione dei depositi superficiali e delle alterazioni biologiche, il trattamento delle croste nere e delle incrostazioni, interventi di preconsolidamento e consolidamento calibrati sui materiali, rimozione delle stuccature incongrue, sigillatura di lacune e giunti, e dove necessario reintegrazione con malte a base di calce e polveri di marmo. La sostituzione degli elementi marmorei è prevista solo quando lo stato di degrado non consenta un’adeguata conservazione o quando sussistano condizioni di rischio per la sicurezza.

Un aspetto tecnico rilevante riguarda la verifica dei sistemi di ancoraggio degli elementi lapidei di rivestimento. In alcune porzioni sono presenti elementi metallici di collegamento il cui stato di conservazione richiede valutazioni specifiche: la corrosione dei componenti ferrosi può provocare aumento di volume, sollecitazioni localizzate e fenomeni di distacco. È prevista una campagna di indagini georadar per individuare posizione e distribuzione degli ancoraggi, integrata da ispezioni visive e controlli mediante battitura resi possibili dall’accessibilità garantita dal ponteggio.

Il Campanile è sottoposto a un sistema di monitoraggio strutturale continuo (Structural Health Monitoring) con una rete di sensori che comprende inclinometri biassiali, piezometri e sensori di temperatura. Le attività sono condotte in sinergia con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Firenze. Il cantiere rappresenta un’occasione per integrare le osservazioni dirette e i risultati delle indagini diagnostiche sui rivestimenti con i dati del monitoraggio strutturale.

Le informazioni raccolte saranno organizzate attraverso un sistema di identificazione delle superfici articolato per facciate, quote e porzioni del monumento, con documentazione fotografica, mappature del degrado e caratteristiche dei materiali associate a ciascuna area. Un archivio tecnico sistematico destinato a costituire un riferimento per le future campagne ispettive e per la programmazione della manutenzione.

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