Categoria: Cantiere

Organizzazione e gestione del cantiere, sicurezza (D.Lgs. 81/08), PSC, POS, macchine operatrici, contabilità dei lavori e direzione lavori.

  • Opere provvisionali per il restauro del Campanile di Giotto

    Realizzare un’opera provvisionale su un monumento storico senza perforarne le murature, mantenendo al contempo libere tre facciate su quattro e garantendo sicurezza e accessibilità per un cantiere di restauro destinato a durare circa cinque anni: è la sintesi progettuale adottata per il Campanile di Giotto a Firenze, dove il ponteggio non è un semplice sistema di accesso alle superfici, ma una componente strutturale del progetto di conservazione.

    Il cantiere, visitato in occasione di un sopralluogo tecnico, è sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e le province di Prato e Pistoia. L’investimento previsto supera i 7 milioni di euro, interamente finanziato dall’Opera di Santa Maria del Fiore. Per la prima volta il Campanile è interessato da un restauro complessivo, esteso alle superfici esterne e agli ambienti interni.

    Perché una configurazione a torri e non un ponteggio continuo

    Il vincolo principale è la tutela del manufatto. Avvolgere l’intera torre con un ponteggio di facciata avrebbe comportato un impatto visivo significativo su Piazza del Duomo, un occupazione estesa dello spazio pubblico e un peso strutturale considerevole. La soluzione adottata prevede quattro torri portanti realizzate con il sistema multidirezionale Layher Allround, disposte in prossimità degli spigoli del Campanile e collegate tra loro attraverso elementi di irrigidimento e controventamento che ne garantiscono il comportamento d’insieme.

    Questa configurazione permette di mantenere libere tre facciate, concentrando il ponteggio di servizio e i collegamenti verticali sul lato nord, rivolto verso la Cattedrale. La scelta consente inoltre di preservare le aperture panoramiche e di garantire la continuità della fruizione turistica del monumento durante i lavori. Rispetto a una configurazione tradizionale, la riduzione dell’ingombro a terra è fino al 75%, con una diminuzione del peso della struttura di circa il 32%.

    Il sistema Layher Allround si basa su un nodo di connessione a rosetta e cuneo che consente di collegare correnti e diagonali ai montanti in diverse direzioni. La modularità degli elementi, in acciaio ad alta resistenza, permette di realizzare non solo i piani di lavoro, ma anche collegamenti, scale, piattaforme e aree temporanee di deposito utilizzando componenti dello stesso sistema.

    Stabilizzazione senza ancoraggi perforanti

    Il punto tecnicamente più delicato riguarda il rapporto tra ponteggio e struttura storica. La stabilizzazione dell’opera provvisionale è stata ottenuta attraverso costolonature di irrigidimento disposte a intervalli regolari di 10 metri e collegamenti tra le diverse facciate, sfruttando la capacità portante degli elementi strutturali. I punti di interazione con il Campanile sono stati risolti con sistemi di contrasto che lavorano per attrito, anche in corrispondenza delle buche pontaie storiche, evitando nuove perforazioni per ancoraggi tradizionali.

    Un ponteggio di queste dimensioni trasferisce al suolo carichi considerevoli. Prima del montaggio sono state eseguite indagini geologiche e geofisiche per verificare la capacità portante del piano di appoggio e l’eventuale presenza di vuoti nel sottosuolo. I carichi concentrati trasmessi dai montanti vengono ripartiti con sistemi di distribuzione dimensionati in base alle condizioni riscontrate. Le azioni orizzontali, in particolare il vento, assumono un peso determinante nella verifica di un’opera provvisionale di notevole altezza, in relazione alla configurazione dei controventamenti e alla distribuzione delle sollecitazioni tra le torri. La progettazione deve considerare non solo la configurazione finale, ma anche le condizioni transitorie di montaggio, modifica e smontaggio.

    Modellazione digitale e gestione delle interferenze

    La complessità geometrica dell’intervento ha richiesto una progettazione preliminare basata su strumenti di modellazione digitale. Il ricorso allo Scaffolding Information Modeling (SIM) ha consentito di rappresentare la geometria del ponteggio e di associarvi informazioni tecniche sui singoli componenti e sulle modalità di assemblaggio. Il modello è stato sviluppato a partire da rilievi laser scanner e fotogrammetrici del monumento, permettendo di studiare preventivamente la disposizione dei montanti, i collegamenti strutturali e i punti di avvicinamento alle superfici lapidee.

    Un dato operativo rilevante: la distanza tra i piani di lavoro e le superfici del monumento è di soli 20 cm, uno spazio da valutare con attenzione per conciliare le esigenze dei restauratori con le prescrizioni di sicurezza. La modellazione digitale ha supportato la definizione delle geometrie e la verifica delle interferenze, riducendo la necessità di adattamenti in fase di montaggio.

    Organizzazione del cantiere e adattamento alle fasi di lavoro

    Il restauro è organizzato con progressione dall’alto verso il basso. I piani di lavoro vengono progressivamente riconfigurati in funzione delle aree interessate dagli interventi, mantenendo l’accessibilità alle superfici e limitando l’occupazione delle facciate non ancora coinvolte. Questa organizzazione riduce il rischio che polveri e residui delle lavorazioni alle quote superiori interessino superfici già restaurate. Ogni riconfigurazione richiede una verifica della distribuzione dei carichi e delle condizioni di stabilità.

    Il montaggio ha richiesto la gestione di circa 35.000 componenti in un contesto caratterizzato da spazi operativi limitati e intensa affluenza turistica. La programmazione puntuale delle forniture, organizzata in funzione delle attività giornaliere, ha permesso di limitare l’accumulo di materiali in piazza. Le aree temporanee di deposito sono state realizzate con gli stessi componenti del sistema di ponteggio. Il coordinamento con i soggetti che gestiscono la piazza è stato necessario per far fronte a eventi pubblici e manifestazioni che possono richiedere una temporanea riorganizzazione delle aree di cantiere.

    L’installazione, completata in poco più di quattro mesi, ha dovuto fare i conti con le elevate temperature estive, con rimodulazione degli orari di lavoro nel rispetto delle ordinanze regionali e programmazione delle attività privilegiando le zone maggiormente ombreggiate nelle diverse fasce orarie.

    Sicurezza: PSC come strumento dinamico e gestione delle emergenze

    L’altezza del monumento, la compresenza di lavorazioni specialistiche e la necessità di mantenere attivi i percorsi turistici richiedono una gestione rigorosa degli accessi e delle interferenze. Il progetto del ponteggio ha previsto percorsi dedicati, sistemi di sollevamento verticale per persone e materiali, e una scala a rampe in alluminio fino a quota 76 m, utilizzabile anche come via di esodo in caso di emergenza.

    La sicurezza delle lavorazioni in quota è garantita da parapetti integrati, tavole fermapiede e reti anticaduta di tipo YS classe A2, integrate da mantovane per la protezione contro la caduta di materiali dall’alto. In corrispondenza degli elevatori sono previste reti anticesoiamento. Il cantiere è dotato di un sistema antintrusione con videosorveglianza a circuito chiuso e sensori volumetrici per il controllo del perimetro; l’accesso alle aree operative è regolamentato da sistemi elettronici e procedure di autorizzazione con verifica della documentazione di sicurezza.

    Il Piano di Sicurezza e Coordinamento è gestito come strumento dinamico, aggiornato in funzione dell’evoluzione delle lavorazioni e delle condizioni operative. L’attuazione delle misure è verificata con sopralluoghi settimanali e, nelle fasi più delicate, anche giornalieri. È presente personale qualificato, tra cui addetti antincendio, addetti al primo soccorso e preposti designati, con un sistema di gestione documentale centralizzato e spazi dedicati alla consultazione dei piani operativi.

    La gestione delle emergenze è stata affrontata con una collaborazione tra l’Opera di Santa Maria del Fiore e i Vigili del Fuoco, finalizzata alla definizione di procedure di emergenza e recupero degli infortunati in un contesto monumentale caratterizzato da spazi confinati, percorsi articolati e difficoltà di accesso.

    Gestione delle interferenze con lo spazio pubblico e l’avifauna

    Per la delimitazione delle aree operative è stato adottato il sistema Layher Protect, costituito da elementi modulari e riutilizzabili, con accorgimenti che contribuiscono a ridurre gli spigoli vivi, contenere la dispersione delle polveri e attenuare la propagazione del rumore, con un abbattimento acustico dichiarato fino a 26 dB.

    Tra i vincoli considerati nella pianificazione del montaggio rientra la presenza di una coppia di falchi pellegrini che nidifica sui monumenti del complesso del Duomo dalla metà degli anni 2000. In collaborazione con la LIPU è stata effettuata una mappatura fotografica delle 149 buche pontaie del Campanile, individuando una femmina in cova in una cavità nella parte sommitale del prospetto ovest. La sequenza delle operazioni di montaggio è stata rimodulata per salvaguardare la nidificazione, conclusasi con la nascita di tre pulli.

    Il restauro: conoscere prima di intervenire

    Il programma di restauro prevede una campagna sistematica di rilievi, mappature e indagini diagnostiche. Le superfici esterne non costituiscono un insieme omogeneo: materiali, tecniche di posa e sistemi di ancoraggio variano da una facciata all’altra e all’interno dello stesso prospetto, anche in ragione degli interventi stratificatisi nel tempo.

    Le criticità maggiori riguardano gli elementi aggettanti della terrazza sommitale, tra cui mensole e apparati decorativi, e le facciate nord e ovest, non interessate da significativi interventi di restauro nel Novecento. Sul prospetto nord la minore esposizione solare e le condizioni di umidità favoriscono cicli di bagnato e asciutto, cristallizzazione dei sali, formazione di croste nere e colonizzazioni biologiche.

    Le operazioni di restauro comprenderanno la rimozione dei depositi superficiali e delle alterazioni biologiche, il trattamento delle croste nere e delle incrostazioni, interventi di preconsolidamento e consolidamento calibrati sui materiali, rimozione delle stuccature incongrue, sigillatura di lacune e giunti, e dove necessario reintegrazione con malte a base di calce e polveri di marmo. La sostituzione degli elementi marmorei è prevista solo quando lo stato di degrado non consenta un’adeguata conservazione o quando sussistano condizioni di rischio per la sicurezza.

    Un aspetto tecnico rilevante riguarda la verifica dei sistemi di ancoraggio degli elementi lapidei di rivestimento. In alcune porzioni sono presenti elementi metallici di collegamento il cui stato di conservazione richiede valutazioni specifiche: la corrosione dei componenti ferrosi può provocare aumento di volume, sollecitazioni localizzate e fenomeni di distacco. È prevista una campagna di indagini georadar per individuare posizione e distribuzione degli ancoraggi, integrata da ispezioni visive e controlli mediante battitura resi possibili dall’accessibilità garantita dal ponteggio.

    Il Campanile è sottoposto a un sistema di monitoraggio strutturale continuo (Structural Health Monitoring) con una rete di sensori che comprende inclinometri biassiali, piezometri e sensori di temperatura. Le attività sono condotte in sinergia con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Firenze. Il cantiere rappresenta un’occasione per integrare le osservazioni dirette e i risultati delle indagini diagnostiche sui rivestimenti con i dati del monitoraggio strutturale.

    Le informazioni raccolte saranno organizzate attraverso un sistema di identificazione delle superfici articolato per facciate, quote e porzioni del monumento, con documentazione fotografica, mappature del degrado e caratteristiche dei materiali associate a ciascuna area. Un archivio tecnico sistematico destinato a costituire un riferimento per le future campagne ispettive e per la programmazione della manutenzione.

  • We forgot the heat. It’ll be back. Tech can help you prepare

    La gestione digitale del project management offre ai team di cantiere una visione più ampia su programmazione, risorse, piani e condizioni di sito. Il vantaggio operativo è poter valutare l’impatto potenziale degli eventi meteorologici prima che si verifichino e adottare le misure conseguenti, invece di intervenire quando l’evento è già in corso.

    Controllo integrato di tempi, risorse e condizioni di sito

    Negli strumenti digitali di project management, programma, risorse, piani e condizioni di sito non restano informazioni separate. La loro lettura congiunta consente al team di valutare più facilmente l’impatto potenziale di un evento meteorologico prima che accada. Il controllo non riguarda solo la data prevista di una lavorazione, ma il modo in cui quella lavorazione si inserisce nell’insieme delle risorse, dei piani e delle condizioni effettive del sito.

    Elemento Cosa mette a disposizione
    Programmazione La collocazione temporale delle attività.
    Risorse Il quadro delle risorse considerate nel progetto.
    Piani I piani presenti nel sistema di project management.
    Condizioni di sito Le condizioni del sito rilevanti per le attività.

    Questa base informativa condivisa permette di passare dalla semplice previsione meteorologica a una valutazione collegata al programma dei lavori. Il team può cioè capire quali attività possono risentire di un evento e in quale fase del progetto l’effetto sarebbe più rilevante. Da qui deriva la scelta delle azioni da adottare.

    Individuare le attività più vulnerabili

    Il passaggio successivo è l’individuazione delle attività più vulnerabili a specifiche condizioni meteorologiche. Le condizioni considerate sono tre: caldo, venti forti e precipitazioni intense. Per ciascuna, l’analisi riguarda le attività che nel programma risultano maggiormente esposte.

    • Caldo: individuare le attività che, nella programmazione, sono più vulnerabili alle alte temperature.
    • Venti forti: riconoscere le attività che risultano più esposte a condizioni di vento intenso.
    • Precipitazioni intense: isolare le attività più sensibili a piogge abbondanti.

    Non si tratta di una valutazione astratta. L’individuazione avviene dentro il programma del progetto e serve a collegare la vulnerabilità dell’attività alla sua posizione temporale. Lo strumento digitale rende più agevole questa lettura perché tiene insieme programmazione, risorse, piani e condizioni di sito.

    Programmare le attività nel momento più opportuno

    Una volta identificate le attività più vulnerabili, la programmazione può essere orientata a far svolgere quelle attività nel momento più opportuno del programma. L’obiettivo non è eliminare l’evento meteorologico, ma ridurre l’impatto potenziale attraverso la scelta della finestra temporale.

    Questa valutazione non è separata dal resto della pianificazione. Le attività più esposte a caldo, venti forti o precipitazioni intense vanno lette insieme alle risorse e ai piani già presenti nello strumento digitale. Solo così la finestra temporale scelta risulta coerente con l’organizzazione complessiva del progetto e con le condizioni del sito.

    Ricadute operative per il team di cantiere

    Per il professionista che gestisce il cantiere, l’utilità immediata è la tempestività. La gestione digitale del project management consente di valutare l’impatto potenziale degli eventi meteorologici prima che si verifichino e di programmare le attività più vulnerabili nel momento più opportuno.

    Il controllo su programmazione, risorse, piani e condizioni di sito diventa così uno strumento per prendere decisioni operative con maggiore anticipo, riducendo la necessità di interventi correttivi quando l’evento meteorologico è già in atto.

  • Quadro Prestazionale Idromeccanico per il Controllo di Qualità Basato sulle Prestazioni dei Riempimenti in Materiale di Scavo

    Portare l’inclinazione di un riempimento da 1.0H:1.0V a 1.5H:1.0V fa salire il fattore di sicurezza pseudostatico da 1.411 a 1.674 e riduce la probabilità di rottura dal 3.40% allo 0.10%. Attorno a questo confronto si chiude lo studio di Carlos Buenahora, Fabián Castellanos e Antonio Martínez-Graña, pubblicato su Geotechnics (doi: 10.3390/geotechnics6040099), dedicato a un tema che in geotecnica applicata resta delicato: come controllare realmente la qualità dei riempimenti costruiti con i materiali provenienti dagli scavi.

    Compattazione controllata, resistenze mai verificate

    Le aree di deposito di materiali da scavo, note con la sigla ZODMES (Excavated-Material Disposal Areas), presentano una variabilità fisica, idraulica e meccanica elevata. Il controllo qualità che normalmente accompagna la loro realizzazione si concentra sulla compattazione e non arriva fino al nodo che decide la stabilità: la rappresentatività dei parametri di resistenza al taglio adottati in fase di progetto. Il calcolo si fonda dunque su valori che nessuna verifica di cantiere ricontrolla sul materiale effettivamente depositato.

    Suzione, rigidità e resistenza al taglio in un unico impianto prestazionale

    La risposta degli autori è un Hydro-Mechanical Performance Framework, uno schema di controllo qualità impostato sulle prestazioni che integra quattro grandezze: la suzione matriciale, la rigidità misurata con un deflettometro leggero (lightweight deflectometer), la resistenza al taglio e la stabilità del pendio. La suzione funge da variabile di raccordo tra lo stato idrico del deposito e la risposta meccanica del materiale, mentre il deflettometro leggero rende possibile il rilievo della rigidità direttamente sul materiale in opera.

    La validazione ha proceduto per gradi. Prove di laboratorio e in sito hanno fornito la base sperimentale, completata dalla caratterizzazione della curva di ritenzione idrica del terreno (soil-water characteristic curve) e dalla modellazione dell’infiltrazione. Sulla risposta del materiale si sono innestate l’analisi all’equilibrio limite e le simulazioni Monte Carlo, con l’analisi di sensibilità a quantificare il peso dei singoli parametri sul comportamento del pendio.

    Moduli target da 76 e 68 MPa per i due terreni

    Il primo esito operativo riguarda i due tipi di terreno valutati, ai quali sono stati associati moduli target rispettivamente di 76 e 68 MPa. Nel quadro del controllo prestazionale questi valori fissano il riferimento di rigidità da riscontrare sul materiale in opera con il deflettometro leggero. I target emergono dallo stesso impianto di analisi che sostiene la verifica di stabilità, così da mantenere coerenti accettazione in cantiere e ipotesi di calcolo.

    Geometrie a confronto e peso della coesione

    Il confronto tra geometrie offre il risultato più immediato. La configurazione 1.5H:1.0V ha mostrato le prestazioni migliori: rispetto al pendio 1.0H:1.0V il fattore di sicurezza pseudostatico sale da 1.411 a 1.674, mentre la probabilità di rottura scende dal 3.40% allo 0.10%.

    Geometria del pendio Fattore di sicurezza pseudostatico Probabilità di rottura
    1.0H:1.0V 1.411 3.40%
    1.5H:1.0V 1.674 0.10%

    L’analisi di sensibilità completa il quadro identificando la coesione come il parametro a maggiore influenza sulla stabilità, con valori di R² compresi tra 0.91 e 0.93. Un esito che richiama direttamente la lacuna di partenza: la variabile dominante per la sicurezza è proprio quella che il controllo tradizionale, fermo alla compattazione, lascia senza verifica.

    Ambito d’impiego e limiti

    In termini d’uso, il framework fornisce una procedura quantitativa per collegare le condizioni idromeccaniche riscontrate in campo alle ipotesi assunte in progetto. I confini restano netti: lo schema non sostituisce le prove geotecniche convenzionali e richiede una calibrazione specifica per ciascun materiale.

    Per il progettista che deve impostare accettazione e verifiche su un deposito di materiali da scavo, il contributo più concreto sta nel fatto che suzione, rigidità e resistenza al taglio cessano di essere soltanto ipotesi di calcolo e diventano le grandezze da riscontrare in campo. La calibrazione per materiale è la condizione perché quel raccordo regga.

  • Bentley Infrastructure Cloud Connect: dati unificati lungo tutto il ciclo di vita delle infrastrutture

    Modelli di progetto, fotografie, dati di sensori IoT, elaborati as-built e documenti di ogni tipo: le informazioni di un’infrastruttura restano spesso disperse in luoghi e formati diversi lungo il ciclo di vita dell’opera, e i partecipanti al progetto spendono una parte significativa del loro tempo a cercarle anziché a usarle. Per collegare queste sorgenti disomogenee Bentley Systems ha presentato al YII 2025 (Year in Infrastructure and Going Digital Awards) Bentley Infrastructure Cloud Connect, piattaforma che unifica le tecnologie ProjectWise, AssetWise e iTwin.

    Cloud Connect costituisce il livello fondante di Bentley Infrastructure Cloud: offre un ambiente dati comune (CDE, common data environment) e un punto di accesso unico ai dati di progetto e alle informazioni di asset per gli stakeholder di ogni ruolo, con l’obiettivo dichiarato di eliminare i silos che separano fasi e discipline. «Cloud Connect è un livello di capacità condivise lungo l’intero ciclo di vita, nel quale si gestiscono le informazioni e si collabora», ha spiegato Oliver Conze, Senior Vice President e Head of Product di Bentley Infrastructure Cloud. «Vogliamo superare le barriere e collegare i silos informativi lungo i cicli di vita dei progetti infrastrutturali».

    Il lancio completa il passaggio dalla visione all’esecuzione avviato al YII 2022 di Londra, quando Bentley Infrastructure Cloud era stata presentata come quadro strategico, fondato sulla piattaforma iTwin e sugli schemi infrastrutturali di Bentley, per connettere i sistemi aziendali lungo i cicli di vita delle infrastrutture: con Cloud Connect project delivery e asset management convergono in un unico ambiente.

    Un ambiente dati comune per l’intero ciclo di vita

    Il CDE di Cloud Connect è pensato per l’accesso ai dati di progetto e di asset e per la collaborazione tra progettazione, costruzione, esercizio e manutenzione. Riunendo le capacità di ProjectWise, AssetWise e iTwin, offre un ambiente sicuro, aperto e scalabile per le società AEC e per i proprietari-gestori che portano avanti progetti infrastrutturali complessi. I workflow non vengono separati per fase: i team operano in un unico ambiente nel quale i dati restano coerenti ed evolvono insieme all’opera.

    ProjectWise: ricerca in linguaggio naturale

    ProjectWise, da molti anni il perno della gestione informativa dei progetti, è stato potenziato con funzioni di ricerca basate su AI pensate per ridurre i tempi di individuazione e validazione delle informazioni. Un’interfaccia di tipo conversazionale accetta query in linguaggio naturale su documenti, modelli e altre sorgenti dati, restituendo risultati sensibili al contesto. «Ora è possibile cercare all’interno dei documenti e su tutti i dati, non uno alla volta, e in modo molto più naturale», precisa Jason Slocum, Director of Product Management di Bentley Systems. L’esempio citato riguarda una pompa di progetto: «Se voglio sapere dov’è nel modello, la trovo; potrei volerla confrontare con una specifica o cercarla per codice parte. Riportare questa ricchezza in un’unica vista è un vantaggio notevole».

    AssetWise: le informazioni di esercizio entrano nel quadro

    AssetWise estende l’accesso ai dati verso l’esercizio: aggrega e analizza informazioni provenienti da più sorgenti per generare analisi sugli asset infrastrutturali ed è usato soprattutto dai proprietari-gestori dei settori utilities, industria di processo e trasporti. Il portfolio comprende moduli specializzati per diverse tipologie di asset ed esigenze operative:

    • AssetWise 4D Analytics: monitora, gestisce e controlla l’applicazione di sostanze chimiche per migliorare l’operatività degli impianti;
    • AssetWise Linear Network Management: strumenti dedicati alla gestione delle reti di trasporto;
    • AssetWise Asset Lifecycle Information Management (ALIM): accesso ai dati di asset lungo l’intero ciclo di vita, con verifica della completezza rispetto ai requisiti e supporto alle decisioni.

    Con Cloud Connect queste analisi non restano isolate dai dati di progetto, ma si ricollegano alle informazioni di progettazione e costruzione, a supporto della continuità lungo il ciclo di vita. Conze segnala un ricorso crescente ai dati di asset dopo la costruzione: «Vediamo molto appetito tra i proprietari-gestori, ma anche tra le società di progettazione, verso l’intero ciclo di vita».

    Un caso nel settore utilities è quello di EPCOR Utilities, società di Edmonton, in Alberta: con AssetWise ha valutato lo stato di salute di asset distribuiti su un territorio ampio, analizzando statisticamente dieci anni di dati relativi a 117.000 asset. Ne è derivato un indice di salute per individuare gli elementi a rischio, come i pali delle reti di distribuzione, con una lettura più precisa delle condizioni e dashboard dedicate, realizzate con AssetWise, per comunicarle.

    Il digital twin come raccordo tra progetto ed esercizio

    La piattaforma iTwin è il terzo pilastro di Cloud Connect: abilita i workflow di digital twin che connettono i dati dalla progettazione all’esercizio, gestendo integrazione dei dati, visualizzazione, tracciamento delle modifiche e altre funzioni. I team accedono così a dati unificati lavorando secondo le procedure della propria disciplina. Sincronizzando le condizioni reali con i modelli di ingegneria, i digital twin permettono di costruire modelli viventi degli asset, il cui valore si estende oltre la costruzione con il monitoraggio delle prestazioni, l’analisi energetica e la pianificazione delle apparecchiature; insieme a ProjectWise e AssetWise, aiutano i proprietari a decidere sulla base di dati in tempo reale. «Per riunire il mondo delle informazioni di progetto e quello delle informazioni di asset in un’unica piattaforma, i digital twin sono la pietra angolare», afferma Conze.

    Dai silos informativi ai workflow connessi

    Con una fonte unica e condivisa del dato, chi progetta e chi costruisce lavora nello stesso ambiente su informazioni contestualizzate e connesse, collaborando con più efficacia lungo le fasi. «La piattaforma dimostra la capacità di prendersi cura dei dati e di custodirli lungo l’intero ciclo di vita dell’asset, invece di lasciarli chiusi in un silo», sottolinea Slocum. «Offre una base comune per democratizzare i dati e renderli disponibili a una varietà di stakeholder».

    La collaborazione può iniziare dalle prime fasi di progettazione, aggregando dati di più discipline e sistemi, anche provenienti da applicazioni non Bentley. Un’applicazione chiave sono le design review multidisciplinari: gli strumenti di clash detection evidenziano conflitti come l’intersezione tra una rete di tubazioni e un componente strutturale, consentendo di segnalare, assegnare e risolvere le interferenze prima che arrivino in cantiere. Logiche analoghe valgono durante e dopo la costruzione per coordinare più stakeholder: quando tutti lavorano sugli stessi dati, assegnazione, tracciamento e risoluzione dei problemi accelerano.

    Stessi dati, strumenti diversi per ogni ruolo

    Il CDE risponde alle criticità tipiche dei workflow AEC, dai dati frammentati alle scadenze ravvicinate: riducendo il tempo dedicato a cercare e convertire informazioni, i team tornano a concentrarsi su progettazione, costruzione ed esercizio. Ogni partecipante lavora sugli stessi dati di base con gli strumenti del proprio ruolo: gli ingegneri continuano a usare i tool desktop di authoring come MicroStation, OpenRoads e OpenBridge, mentre project manager, revisori e committenti accedono ai dati di progetto tramite interfaccia web. Lo scambio avviene attraverso Cloud Connect e i dati gestiti da ProjectWise, senza che gli utenti debbano modificare i propri workflow.

    La piattaforma iTwin fornisce in tutte le fasi modelli di digital twin con dati geometrici e contestuali in tempo reale: le informazioni prodotte a inizio ciclo di vita, come rilievi e dati di progettazione, vengono riutilizzate ed estese nelle fasi successive invece di essere ricreate.

    L’AI per potenziare, non sostituire, i workflow

    L’intelligenza artificiale ha un ruolo crescente nella piattaforma, in particolare nella gestione di grandi volumi di dati e nell’automazione di attività di routine. Le funzioni sono pensate per potenziare i workflow di ingegneria, non per sostituirli. «Un tema ricorrente al YII è che l’AI non sostituirà le persone, ma potrebbe sostituire le persone che non usano l’AI», osserva Slocum.

    L’AI sostiene le attività nelle diverse fasi migliorando l’accesso, l’interpretazione e l’applicazione dei dati: ricerca in linguaggio naturale, classificazione automatica, strumenti che contestualizzano le informazioni nei workflow. Conze cita i tool desktop come OpenSite Designer, che automatizza compiti per far risparmiare tempo ai progettisti di siti: «Generare contenuti di ingegneria con l’AI come assistente è certamente uno dei focus principali; i casi d’uso puntano a rendere i dati più accessibili, più facili da trovare e da cui estrarre più facilmente informazioni utili». L’AI può inoltre sfruttare i dati dei progetti passati per individuare componenti riutilizzabili e lezioni apprese, interpretare dati cartografici, immagini e IoT, collegare i dati di campo ai record degli asset e snellire i processi di document control.

    Dalla frammentazione alla continuità del dato

    Il settore AEC convive da tempo con la frammentazione tra team, strumenti tecnologici e formati di dati. Un ambiente dati comune riporta questi elementi in un sistema più coerente e governabile; Cloud Connect estende l’approccio all’intero ciclo di vita infrastrutturale, con continuità tra progettazione, costruzione ed esercizio anziché passaggi di consegne disconnessi tra le fasi. Con dati e stakeholder più connessi si riducono le rilavorazioni, migliora il coordinamento e le decisioni poggiano su informazioni attuali e storiche. Con progetti sempre più complessi e vasti, la capacità di connettere dati, workflow e stakeholder lungo il ciclo di vita tende a diventare meno un vantaggio e più un requisito.

    Contenuto sviluppato sulla base di informazioni e dichiarazioni fornite da Bentley Systems.

  • Terre da scavo/2. Il funzionamento del regime semplificato di gestione.

    In cantiere, la gestione delle terre e rocce da scavo non si esaurisce con lo scavo. La questione centrale è stabilire se il materiale possa essere riutilizzato come sottoprodotto oppure debba essere gestito come rifiuto. Il regime di gestione semplificata disciplinato dal D.P.R. 120/2017 definisce un percorso con adempimenti ridotti quando ricorrono le condizioni per la qualificazione a sottoprodotto.

    Le ricadute pratiche interessano direttamente l’organizzazione del cantiere. Dalla qualificazione del materiale dipendono la documentazione da predisporre, la tracciabilità dei flussi in uscita, i tempi delle lavorazioni e i costi legati al riutilizzo o allo smaltimento.

    Da rifiuto a sottoprodotto: le condizioni

    Il regime semplificato presuppone che le terre e rocce da scavo siano qualificate come sottoprodotto. Non è un esito automatico. Il materiale deve essere prodotto durante la realizzazione di un’opera, il suo utilizzo deve essere certo, deve rispettare i requisiti di qualità ambientale e non deve richiedere trattamenti ulteriori rispetto alla normale pratica.

    Se anche una sola di queste condizioni non è soddisfatta, il materiale resta soggetto alla disciplina dei rifiuti. La verifica preliminare è quindi il passaggio che determina il regime applicabile e va condotta prima di impostare la movimentazione delle terre.

    La dichiarazione di utilizzo

    Per le fattispecie che rientrano nella gestione semplificata, il D.P.R. 120/2017 prevede il ricorso alla dichiarazione di utilizzo in luogo del piano di utilizzo. La dichiarazione accompagna il materiale destinato al riutilizzo e va presentata prima dell’inizio delle attività, così da rendere tracciabile fin dall’origine la destinazione prevista.

    Il ricorso alla dichiarazione è collegato a situazioni definite dal regolamento, tra le quali il riutilizzo presso il medesimo sito di produzione. In questi casi il materiale non entra nel circuito dei rifiuti e viene gestito come sottoprodotto, con un alleggerimento del carico documentale rispetto al regime ordinario.

    Verifiche e conformità del materiale

    La gestione semplificata non elimina i controlli. Le caratteristiche del materiale devono essere conformi ai requisiti di qualità richiesti e il riutilizzo deve avvenire secondo le modalità dichiarate. Il presidio di queste condizioni accompagna tutte le fasi, dalla produzione del materiale alla sua destinazione finale.

    Il rispetto dei requisiti ambientali è il presupposto che tiene in piedi l’intero impianto. Senza di esso la qualificazione a sottoprodotto non regge e il materiale ricade nella disciplina dei rifiuti.

    Cosa comporta per chi opera in cantiere

    Per chi organizza, dirige o controlla un cantiere, il regime semplificato richiede di tenere sotto controllo alcuni elementi essenziali:

    • la sussistenza preliminare delle condizioni per la qualificazione a sottoprodotto;
    • la destinazione del materiale e la certezza del suo utilizzo;
    • la scelta tra dichiarazione di utilizzo e piano di utilizzo in base alla fattispecie;
    • la conformità del materiale ai requisiti di qualità;
    • la tracciabilità del riutilizzo secondo le modalità dichiarate.

    Il regime semplificato non è un’opzione liberamente disponibile, ma un percorso che si apre solo quando le condizioni definite dal D.P.R. 120/2017 sono rispettate. Conoscerle prima dell’avvio delle lavorazioni permette di impostare correttamente la gestione delle terre da scavo e di allineare fin da subito documentazione, movimentazione e destinazione del materiale.

  • SICUREZZA: RLS E CSP COMPATIBILI IN BASE ALL’INTERPELLO n.4/2026 – IMPORT ARTICOLI PER INGFORUM

    L’Interpello n. 4/2026 affronta una questione che tocca direttamente l’organizzazione della prevenzione nei cantieri temporanei o mobili: la compatibilità tra la funzione di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) e quella di Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione (CSP). Il tema non è teorico. Riguarda situazioni in cui il datore di lavoro dell’RLS opera direttamente nel medesimo cantiere attraverso propri lavoratori, creando una sovrapposizione tra la rappresentanza dei lavoratori e la pianificazione tecnica della sicurezza.

    Il nodo del cumulo delle funzioni

    Quando le due figure coincidono nello stesso soggetto, l’RLS è chiamato a esercitare prerogative di rappresentanza, consultazione, controllo e proposta nei confronti dell’organizzazione aziendale di appartenenza. Il CSP, nello stesso contesto, svolge una funzione tecnica di pianificazione della sicurezza, destinata a incidere sulle modalità organizzative del cantiere e sulle misure di prevenzione da adottare.

    La coesistenza dei due ruoli produce una sovrapposizione di interessi e responsabilità. Il rischio individuato è concreto: la necessaria autonomia che deve caratterizzare l’effettivo esercizio della rappresentanza dei lavoratori può risultare compromessa. È questo il punto su cui l’Interpello concentra l’attenzione, e sul quale la lettura della norma richiede particolare attenzione.

    Effettività della tutela e distinzione delle funzioni

    La tutela della salute e sicurezza sul lavoro non può essere ridotta a una lettura formalistica delle norme. Richiede che ciascuna funzione sia esercitata in modo realmente autonomo ed efficace. Quando la coincidenza soggettiva dei ruoli rischia di compromettere tale autonomia, risulta coerente privilegiare un’interpretazione che preservi la distinzione delle funzioni e l’equilibrio del sistema prevenzionistico.

    Sotto questo profilo, l’orientamento espresso dall’Interpello risponde a una logica di effettività della tutela e di garanzia della genuina rappresentanza dei lavoratori. La questione, però, non si esaurisce qui.

    Il limite della motivazione

    Nel D.Lgs. n. 81/2008 non esiste una disposizione che preveda espressamente l’incompatibilità tra RLS e CSP. L’affermazione di una incompatibilità in termini assoluti rischia pertanto di attribuire alla normativa un contenuto che il legislatore non ha esplicitamente introdotto.

    Una lettura sistematica delle disposizioni contenute negli articoli 50, 91 e 100, comma 4, del D.Lgs. n. 81/2008 conduce invece a valorizzare il principio di effettività delle funzioni prevenzionistiche e la necessità che ciascun soggetto possa operare senza condizionamenti derivanti da ruoli potenzialmente confliggenti. È su questo piano, interpretativo e funzionale, che si gioca la soluzione del problema, non su quello di una presunta incompatibilità testuale.

    Una formulazione tecnicamente più rigorosa

    Alla luce di queste considerazioni, la formulazione tecnicamente più corretta non è quella secondo cui esiste incompatibilità tra RLS e CSP in termini generali. Piuttosto, può affermarsi quanto segue:

    Il D.Lgs. n. 81/2008 non prevede un’incompatibilità espressa tra RLS e CSP. Tuttavia, quando il datore di lavoro dell’RLS operi direttamente nel medesimo cantiere mediante propri lavoratori, il cumulo delle funzioni determina una sovrapposizione suscettibile di compromettere l’effettiva autonomia nell’esercizio delle attribuzioni rappresentative dell’RLS; per tale ragione, secondo un’interpretazione sistematica e funzionale delle disposizioni degli artt. 50, 91 e 100, comma 4, il cumulo deve ritenersi non compatibile con la distinta ed effettiva esplicazione delle due funzioni.

    La precisazione non è terminologica. È essenziale per mantenere il necessario equilibrio tra interpretazione della norma e principi che governano il sistema di salute e sicurezza sul lavoro. Parlare di incompatibilità normativa espressa significherebbe attribuire al D.Lgs. n. 81/2008 un contenuto che non contiene. Parlare di incompatibilità funzionale, invece, consente di ancorare la valutazione alla concreta situazione di cantiere e al rischio effettivo di compromissione dell’autonomia dell’RLS.

    Perché conta per chi opera in cantiere

    Per i professionisti coinvolti nella gestione della sicurezza, la questione ha una ricaduta operativa immediata. Nel momento in cui si organizza la struttura della prevenzione di un cantiere temporaneo o mobile, la verifica dell’assetto dei ruoli non può fermarsi alla titolarità formale degli incarichi. Occorre considerare se il datore di lavoro dell’RLS opera direttamente nel medesimo cantiere con propri lavoratori, perché è in questa condizione che il cumulo tra rappresentanza dei lavoratori e coordinamento per la progettazione assume i contorni di un possibile conflitto.

    La distinzione tra le funzioni, e la possibilità che ciascuna sia esercitata in modo effettivo e autonomo, rappresentano il criterio su cui orientare le scelte organizzative. Il principio di effettività della tutela, richiamato dalla lettura sistematica degli artt. 50, 91 e 100, comma 4, del D.Lgs. n. 81/2008, è il riferimento per valutare se il cumulo dei ruoli sia sostenibile nel caso concreto.

    Un contributo da leggere con attenzione

    L’Interpello n. 4/2026 individua correttamente un potenziale vulnus nel sistema della prevenzione e propone una soluzione orientata all’effettività della tutela. Il suo contributo più utile è proprio quello di spostare l’attenzione dal piano della ricerca di un divieto espresso a quello della verifica funzionale delle condizioni in cui le due funzioni possono essere esercitate.

    Più che di una incompatibilità normativa espressa, appare dunque opportuno parlare di una incompatibilità funzionale, derivante dalla concreta impossibilità di garantire, in determinate situazioni, la piena autonomia e distinzione delle due funzioni. Una precisazione che non cambia il merito della questione, ma che ne rende più solida e difendibile l’impostazione.

    Scarica l’Interpello

  • D.Lgs. 81/08 sulla sicurezza sul lavoro: disponibile l’edizione aggiornata a ottobre 2026, con importazione degli articoli per INGFORUM.

    È disponibile l’edizione aggiornata a ottobre 2026 del Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, il D.Lgs. 81/2008, principale riferimento legislativo italiano in materia di prevenzione degli infortuni e tutela della salute dei lavoratori. Per chi opera nei cantieri, dalla progettazione all’esecuzione delle opere, si tratta di uno strumento di consultazione quotidiana.

    La sicurezza sul lavoro è uno dei pilastri dell’attività professionale nel settore delle costruzioni. Da questa premessa deriva una necessità concreta: disporre di strumenti normativi costantemente aggiornati. Una esigenza che riguarda tecnici, professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni.

    Un riferimento che attraversa tutto il processo edilizio

    A oltre diciotto anni dall’entrata in vigore, il D.Lgs. 81/08 continua a rappresentare l’architrave del sistema di prevenzione nazionale. Il decreto disciplina le responsabilità dei soggetti coinvolti nel processo edilizio e produttivo, dalla progettazione alla realizzazione delle opere.

    Geometri, ingegneri, architetti, periti industriali, coordinatori della sicurezza, datori di lavoro e responsabili della prevenzione lo impiegano come strumento operativo quotidiano, per operare nel rispetto degli obblighi normativi e garantire standard elevati di tutela nei luoghi di lavoro.

    Gli ambiti disciplinati

    Il Testo Unico interviene, tra gli altri, su aspetti che riguardano direttamente l’organizzazione del cantiere e la gestione delle lavorazioni:

    • valutazione dei rischi e misure di prevenzione;
    • ruoli e responsabilità di datore di lavoro, dirigenti e preposti;
    • compiti del RSPP, del medico competente e dell’RLS;
    • gestione dei cantieri temporanei e mobili;
    • coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione;
    • formazione e addestramento dei lavoratori;
    • sorveglianza sanitaria;
    • prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.

    Perché serve una versione coordinata

    Il quadro normativo è soggetto a interventi legislativi, interpretazioni giurisprudenziali e aggiornamenti tecnici successivi. Poter contare su una versione coordinata e aggiornata della normativa significa disporre di un riferimento autorevole per la corretta gestione degli adempimenti, senza dover ricostruire manualmente le modifiche intervenute.

    Sicurezza come parte del progetto, non come adempimento

    La cultura della sicurezza non è un mero adempimento burocratico. Rappresenta un elemento qualificante dell’intero processo edilizio. La corretta applicazione delle disposizioni contenute nel D.Lgs. 81/08 contribuisce a migliorare la qualità della progettazione, a ridurre il rischio di incidenti e contenziosi e a garantire una maggiore tutela per lavoratori, committenti e imprese.

    Per i professionisti tecnici, l’aggiornamento costante delle competenze in materia di sicurezza costituisce un preciso dovere deontologico, oltre che un fattore determinante per l’esercizio qualificato della professione.

    Dove consultare l’edizione aggiornata

    L’edizione aggiornata a ottobre 2026 del Testo Unico Sicurezza (D.Lgs. 81/08) è consultabile online sul portale curato dall’Ing. Amato Di Fiore:

    Consulta il Testo Unico Sicurezza aggiornato

    Uno strumento di elevato valore tecnico e professionale, che consente di avere a disposizione un quadro normativo aggiornato, favorisce una corretta applicazione della legislazione vigente e contribuisce alla diffusione della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro.

  • Buildings, Vol. 16, Pagine 3956: Stima dinamica dei rischi nelle operazioni di gru a torre mediante DEMATEL-ISM e una rete bayesiana dinamica.

    Le operazioni di sollevamento con gru a torre restano tra le attività a maggiore densità di rischio in cantiere, per la compresenza di fattori tecnici, organizzativi, ambientali e umani che non rimangono costanti nel tempo. Il contributo pubblicato su Buildings, Vol. 16, pag. 3956, dal titolo “Dynamic Risk Assessment of Tower Crane Operations Using DEMATEL-ISM and a Dynamic Bayesian Network”, affronta il problema con un impianto di valutazione dinamica del rischio applicato alle operazioni di gru a torre.

    Il tema centrale è il limite di una lettura statica del rischio. Le condizioni che accompagnano il sollevamento cambiano nel corso della lavorazione: configurazione della macchina, carichi movimentati, sequenza delle fasi, contesto di cantiere in cui l’operazione si inserisce. Un modello che fotografi i fattori di rischio in un solo istante non restituisce questa evoluzione. Il lavoro proposto combina due strumenti per coprire entrambe le dimensioni: la struttura delle relazioni tra i fattori e il loro variare nel tempo.

    DEMATEL-ISM: la struttura delle relazioni tra fattori

    DEMATEL, acronimo di Decision Making Trial and Evaluation Laboratory, è una tecnica di analisi multi-criterio impiegata per ricostruire le relazioni di causa ed effetto tra un insieme di fattori. ISM, Interpretive Structural Modeling, organizza le stesse relazioni in una struttura gerarchica, rendendo espliciti i livelli di dipendenza tra gli elementi considerati.

    L’uso congiunto dei due metodi serve a distinguere i fattori che stanno a monte del rischio da quelli che ne rappresentano una conseguenza, e a ricostruire la catena che li collega. Nel caso delle operazioni di gru a torre, questa lettura consente di individuare quali elementi condizionano gli altri all’interno del sistema di rischio, invece di trattarli come voci equivalenti di un elenco.

    La rete bayesiana dinamica e la variabile tempo

    La rete bayesiana dinamica introduce nel modello la dimensione temporale. Si tratta di una struttura probabilistica che rappresenta le dipendenze tra variabili in passaggi successivi, aggiornando lo stato del sistema man mano che le condizioni cambiano. Applicata alla valutazione del rischio delle operazioni di gru, questa impostazione permette di rappresentare il rischio come grandezza che evolve, e non come valore fissato una volta per tutte.

    La combinazione dei due strumenti risponde a una logica precisa: DEMATEL-ISM fornisce la mappa delle relazioni causali tra i fattori, la rete bayesiana dinamica ne consente la lettura nel tempo.

    Cosa resta fuori dal contributo

    Il lavoro ha carattere metodologico e si colloca nell’ambito della ricerca pubblicata su rivista scientifica. Non introduce prescrizioni normative, non modifica obblighi in capo ai soggetti della sicurezza e non definisce procedure di cantiere. Non contiene, per quanto risulti dal riferimento, indicazioni operative vincolanti per il coordinatore della sicurezza, per il datore di lavoro o per chi conduce le operazioni di sollevamento.

    Perché interessa chi gestisce il sollevamento

    Chi organizza le lavorazioni con gru a torre si confronta quotidianamente con la variabilità delle condizioni operative. Gli strumenti richiamati nel contributo muovono nella direzione di una valutazione che tenga conto, oltre che della presenza dei fattori di rischio, anche di come questi si influenzano a vicenda e di come la loro incidenza si modifica nel corso delle fasi di lavoro.

    La lettura del contributo va quindi inquadrata come aggiornamento metodologico sul fronte della valutazione del rischio nelle operazioni di sollevamento, non come nuova regola di cantiere. Per il professionista che segue la materia, l’elemento di interesse è la possibilità di ragionare su modelli di rischio dinamici, costruiti a partire dalle relazioni tra i fattori e dalla loro evoluzione temporale.

  • Quali errori costruttivi ricorrono con maggiore frequenza – IMPORT ARTICOLI PER INGFORUM

    Gli errori costruttivi raramente si presentano come difetti isolati. Più spesso sono il risultato di incongruenze che si sommano lungo il processo edilizio: un dettaglio poco sviluppato, una lavorazione eseguita in sequenza sbagliata, un materiale sostituito senza verificarne la compatibilità, un controllo saltato, una membrana interrotta o un tempo di posa non rispettato. Presi singolarmente, questi scostamenti possono sembrare marginali. Sommati, incidono sulla durabilità dell’opera e possono produrre infiltrazioni, condensa, muffe, fessurazioni, distacchi, ponti termici, pavimentazioni deteriorate, problemi acustici o prestazioni energetiche inferiori alle attese.

    Individuare i punti critici per tempo significa prevenire costi indesiderati, contenziosi, rilavorazioni e rischi per la durabilità dell’opera. Il difetto visibile è spesso soltanto l’ultimo anello di una catena. Per questo la prevenzione non può limitarsi alla fase di posa: occorre guardare all’intero processo edilizio, dalla progettazione alla scelta dei materiali, dal coordinamento tra le lavorazioni ai controlli in cantiere, fino alla consegna.

    L’origine può essere progettuale

    Non tutti gli errori costruttivi nascono in cantiere. Una parte rilevante ha origine in fase progettuale, quando soluzioni tecniche incomplete, dettagli insufficientemente definiti o materiali utilizzati in condizioni e combinazioni non adeguate arrivano poi in esecuzione. Queste criticità possono sovrapporsi e manifestarsi durante o dopo i lavori, venendo erroneamente attribuite alla sola posa in opera.

    Per prevenirle è fondamentale definire prima dell’avvio dei lavori i nodi più delicati: raccordi tra serramenti e murature, pareti e coperture, soglie, balconi e attraversamenti impiantistici. Di questi nodi vanno specificati con chiarezza continuità degli strati, sovrapposizioni, fissaggi, quote, tolleranze e sequenze di posa. Una progettazione di dettaglio accurata riduce il rischio di incompatibilità, discontinuità ed errori esecutivi.

    Errori di esecuzione in cantiere

    Anche una progettazione accurata può essere compromessa da errori commessi durante l’esecuzione. Il mancato rispetto delle modalità di posa, dei tempi tecnici o delle condizioni previste può ridurre prestazioni e durabilità dei sistemi costruttivi. Controlli puntuali e un corretto coordinamento delle lavorazioni diventano quindi essenziali per prevenire difetti e successive rilavorazioni.

    Isolamento e impermeabilizzazione

    La continuità degli strati funzionali, come isolamento e impermeabilizzazione, è fondamentale per garantire le prestazioni dell’involucro, soprattutto nei punti critici: travi, balconi, soglie, serramenti, scarichi, giunti e attraversamenti impiantistici. Eventuali discontinuità dell’isolamento possono generare ponti termici, dispersioni energetiche e, in determinate condizioni, fenomeni di condensa e muffa. Raccordi impermeabili non correttamente eseguiti possono causare infiltrazioni.

    Per prevenire questi problemi è necessario progettare e verificare la continuità degli strati anche in corrispondenza dei singoli nodi, ricorrendo, quando necessario, a verifiche termoigrometriche e calcoli dei ponti termici. In cantiere occorre controllare il corretto accostamento dei pannelli, l’assenza di vuoti e la corretta esecuzione di tagli, fissaggi e raccordi, coordinando le diverse figure coinvolte. Le impermeabilizzazioni devono essere controllate e protette prima della copertura definitiva, documentando possibilmente con fotografie i dettagli destinati a non essere più visibili.

    Pendenze, sottofondi e supporti

    Una corretta gestione dell’acqua e un’adeguata preparazione dei supporti sono essenziali per la durabilità delle costruzioni. Pendenze insufficienti o non correttamente eseguite possono provocare ristagni e accelerare il degrado di terrazzi, balconi, coperture e superfici esterne. Per questo è necessario verificare in cantiere quote, stratigrafie e punti di scarico prima della posa degli strati successivi.

    Allo stesso modo, impermeabilizzanti, adesivi, intonaci, rivestimenti e pavimentazioni richiedono supporti idonei: umidità eccessiva, polvere, irregolarità o scarsa coesione possono compromettere adesione e durabilità. I controlli devono quindi considerare le effettive condizioni del supporto e rispettare i tempi tecnici dei materiali, evitando che le esigenze del cronoprogramma compromettano la qualità dell’opera.

    Tempi di asciugatura e maturazione

    La pressione sulle tempistiche di cantiere può portare ad anticipare le lavorazioni senza rispettare i tempi di asciugatura e maturazione dei materiali. Massetti, calcestruzzi e intonaci devono raggiungere condizioni adeguate prima di procedere con pavimentazioni, resine o finiture, evitando difetti che potrebbero manifestarsi successivamente. Per prevenirli è fondamentale integrare i tempi tecnici nella programmazione dei lavori e verificare, anche attraverso misurazioni specifiche, che il supporto sia effettivamente pronto.

    Nodo serramento inadeguato

    Un altro aspetto importante riguarda la gestione dei serramenti, non tanto in termini di prestazioni di prodotto, quanto di collegamento con il resto della struttura. Anche un serramento ad alte prestazioni può risultare inefficace se il nodo di installazione non viene progettato ed eseguito correttamente. Il collegamento tra telaio e parete deve garantire tenuta all’aria e all’acqua, isolamento termico e acustico, prestando attenzione anche a soglie, davanzali e cassonetti.

    Per evitare criticità, il serramento deve essere considerato parte integrante dell’involucro, progettando il giunto in relazione alla stratigrafia della parete e assicurando la continuità dei diversi strati funzionali.

    Attraversamenti impiantistici

    Un attraversamento impiantistico, se eseguito dopo la chiusura dell’involucro e mal eseguito, può compromettere impermeabilità, tenuta all’aria, isolamento acustico o compartimentazione. Deve essere, di conseguenza, attentamente progettato. Fori e passaggi per tubazioni e cavi devono essere individuati e coordinati prima della realizzazione degli strati interessati. Quando si interviene successivamente, è fondamentale ripristinare le prestazioni originarie con soluzioni adeguate, assicurando il coordinamento tra progettazione architettonica, strutturale e impiantistica.

    Materiali e lavorazioni sostituite

    In cantiere, la sostituzione di un prodotto o il mancato coordinamento tra diverse lavorazioni possono compromettere le prestazioni dell’intero sistema costruttivo. Materiali apparentemente equivalenti possono presentare caratteristiche applicative e compatibilità differenti, mentre l’intervento di un operatore può interferire con quanto realizzato da altri, ad esempio perforando una membrana o interrompendo lo strato isolante. Ogni sostituzione deve quindi essere verificata tecnicamente, valutando la compatibilità con gli altri componenti, mentre le lavorazioni più complesse devono essere coordinate in anticipo, definendo sequenze di intervento, responsabilità, raccordi e controlli finali.

    FAQ Errori costruttivi frequenti

    Quali sono le principali regole operative per ridurre gli errori in cantiere?

    Per ridurre gli errori in cantiere è fondamentale pianificare e coordinare le lavorazioni, definendo in anticipo dettagli, sequenze operative e responsabilità. È importante verificare materiali, supporti e corretta esecuzione prima di procedere con le fasi successive. Controlli periodici e documentazione delle lavorazioni completano una gestione efficace della qualità.

    Digitalizzazione e BIM migliorano la gestione del cantiere?

    Gli strumenti digitali possono ridurre numerose criticità, soprattutto nei progetti complessi. La modellazione può aiutare a individuare interferenze geometriche, coordinare impianti e strutture e rendere più comprensibili alcuni nodi prima dell’arrivo in cantiere. La tecnologia non elimina automaticamente gli errori: il valore degli strumenti digitali riguarda il miglioramento del processo decisionale, della comunicazione e della tracciabilità.

    Quanto costa davvero un errore costruttivo?

    Il costo di un errore costruttivo non coincide con il costo del materiale difettoso. Se un problema viene intercettato quando l’elemento è ancora accessibile, la correzione può essere semplice. Se viene scoperto a posteriori, occorre considerare i costi di demolizione, smaltimento, ripristino, nuove lavorazioni e ritardi. Dopo la consegna dell’edificio, alle spese tecniche possono aggiungersi disagi per l’utilizzatore, gestione della garanzia, contenzioso e danno reputazionale.

    È sbagliato controllare soltanto a lavoro finito?

    Questo è forse l’errore metodologico più importante, in quanto molti difetti non possono essere controllati efficacemente una volta completata la costruzione. Quando una membrana è stata coperta, un isolamento chiuso, un giunto nascosto o un impianto inglobato, verificare ciò che è stato realmente eseguito diventa difficile, costoso o impossibile senza interventi invasivi.

    Come individuare un errore costruttivo prima che provochi danni?

    Per individuare un errore prima che provochi danni è fondamentale prevedere controlli durante le diverse fasi di cantiere, soprattutto prima di coprire elementi e strati che non saranno più accessibili. Verifiche, misurazioni e documentazione fotografica permettono di individuare tempestivamente eventuali anomalie e intervenire prima delle lavorazioni successive.

  • Il Gruppo Erith passa a PlanRadar – AEC Magazine – IMPORT ARTICOLI PER INGFORUM

    Erith Group, contractor britannico specializzato, ha scelto PlanRadar come standard di gruppo per l’assicurazione qualità e la documentazione digitale. La decisione è guidata dalla crescita dell’azienda, che richiede un numero maggiore di record di progetto in tutte le aree operative.

    L’adozione riguarda l’intero gruppo e non un singolo cantiere. Le aree interessate includono demolizione, costruzione, movimento terra e infrastrutture, remediation, haulage, plant services, SHEQ e Swanton Consulting. Per un’impresa multi-servizio, il passaggio a un riferimento unico per QA e documentazione incide sulla modalità con cui i record di progetto vengono creati, raccolti e consultati.

    Controllo documentale e assicurazione qualità

    PlanRadar afferma che la piattaforma migliorerà e renderà più solido nel tempo il controllo documentale e i processi di creazione dei record. I benefici indicati per i clienti di Erith Group sono tempi più rapidi nella gestione dei record di progetto e maggiore trasparenza, grazie a record centralizzati e facilmente accessibili.

    Il punto centrale è la standardizzazione di gruppo: un unico ambiente digitale per la documentazione e i record di progetto, con l’obiettivo di rendere più efficienti i processi di QA e di controllo documentale.

    La scelta vista da Erith Group

    Joe Mitchell, SHEQ director di Erith Group, ha spiegato che la decisione è arrivata dopo una revisione approfondita delle soluzioni digitali disponibili. Durante il periodo di prova, le squadre dell’azienda hanno valutato la piattaforma.

    “After a thorough review of available digital solutions, PlanRadar emerged as the clear frontrunner for Erith Group. The platform’s intuitive design and extensive functionality were well-received by our teams during the trial period.”

    Mitchell aggiunge che l’azienda è fiduciosa che la standardizzazione su PlanRadar migliorerà in modo significativo i processi di assicurazione qualità, renderà più snello il controllo documentale e offrirà maggiore valore e trasparenza ai clienti.

    “We are confident that standardising on PlanRadar will significantly enhance our quality assurance processes, streamline our document control, and ultimately provide even greater value and transparency to our clients.”

    Elementi operativi

    La notizia riguarda una scelta organizzativa interna di un contractor. L’elemento operativo esplicitato è la standardizzazione a livello di gruppo e la centralizzazione dei record di progetto, con ricadute attese sui tempi di gestione della documentazione e sulla trasparenza verso i clienti.