Un coefficiente d’attrito troppo alto può impedire del tutto l’insorgere del moto nell’isolatore, lasciando il dispositivo inattivo proprio quando dovrebbe proteggere la struttura. È uno degli inconvenienti che studi teorici e sperimentali del passato hanno segnalato nel dimensionamento dei curved surface slider, gli apparecchi a superficie di scorrimento curva impiegati nell’isolamento sismico alla base. A questi punti critici risponde la procedura di progetto in due fasi messa a punto da Concetta Tripepi, Chiara Ormando e Paolo Clemente e pubblicata sulla rivista Infrastructures (vol. 11, articolo 260, DOI 10.3390/infrastructures11080260), che parte dalla riscrittura delle relazioni fondamentali dei dispositivi per arrivare a una scelta dei parametri guidata dalle prestazioni.
Tre parametri di progetto, tre comportamenti da governare
Il dimensionamento di questi apparecchi si gioca su tre grandezze che comandano comportamenti diversi e tra loro interconnessi, e ciascuna delle quali può compromettere l’efficacia dell’intero sistema di isolamento se assunta senza controllo. Il coefficiente d’attrito, quando raggiunge valori elevati, rischia di non permettere l’attivazione dello scorrimento: l’isolatore non entra in moto e il sistema non fornisce la risposta attesa. Il raggio equivalente regola invece la capacità di autoricentraggio, ossia l’attitudine del dispositivo a riportare la struttura verso la posizione iniziale al termine dell’evento sismico. Resta il dislocamento sismico di progetto, che pesa direttamente sulle dimensioni geometriche dell’apparecchio: da esso dipendono il consumo di materiale e lo spazio, il gap, che occorre predisporre per accogliere lo spostamento.
| Parametro | Comportamento governato |
|---|---|
| Coefficiente d’attrito | Attivazione del moto; valori eccessivi possono prevenirne l’insorgere |
| Raggio equivalente | Capacità di autoricentraggio |
| Dislocamento sismico | Dimensioni del dispositivo, consumo di materiale, gap da predisporre |
Un parametro caratteristico lega attrito, raggio e spostamento
Il punto di partenza della ricerca è la riscrittura delle relazioni di base dei curved surface slider. Da questa rielaborazione emerge un parametro caratteristico che mette in relazione reciproca i tre termini del progetto, coefficiente d’attrito, raggio equivalente e dislocamento sismico, pur dipendendo dal solo rapporto di smorzamento. La conseguenza operativa è immediata: la scelta di un parametro non può essere scorporata da quella degli altri, perché il legame è intrinseco alle equazioni che descrivono il dispositivo.
Prima fase: delimitare l’area ammissibile sul piano dello spettro di capacità
Il primo blocco della procedura accerta la fattibilità dell’isolamento alla base in coerenza con la capacità sismica assegnata dell’edificio e con lo spostamento massimo ammesso. L’analisi si conduce sul piano dello spettro di capacità, in coordinate accelerazione-dislocamento: nel diagramma viene individuata un’area ammissibile, ossia l’insieme delle coppie di valori di periodo efficace e rapporto di smorzamento compatibili con i vincoli fissati. A delimitare questo dominio concorrono i risultati di uno studio precedente.
Seconda fase: le curve iso-R e iso-μ orientano la scelta
Una volta tracciato il dominio, al suo interno vengono costruite le curve iso-R e iso-μ, rispettivamente a raggio equivalente e a coefficiente d’attrito costanti. La loro lettura all’interno dell’area ammissibile consente di selezionare in modo consapevole i parametri di progetto e di condurre il dimensionamento in chiave prestazionale: la coppia attrito e raggio viene assunta in funzione della risposta che si intende ottenere dal dispositivo, restando entro i limiti di capacità e di spostamento dell’edificio.
Sequenza operativa e verifica con esempi
L’intero metodo è condensato in un diagramma di flusso che ne fissa la sequenza operativa. La prova di efficacia passa quindi attraverso alcuni esempi, che ne illustrano le applicazioni pratiche e ne consentono la verifica.
Per il progettista che opera sull’isolamento sismico, l’apporto più utile sta nell’ordine con cui le grandezze vengono affrontate: prima il controllo di fattibilità sullo spettro di capacità, poi la selezione dei parametri con le curve a raggio e attrito costanti. Un percorso che riconduce la scelta dell’isolatore dentro un quadro controllato, dove l’attrito non rischia di bloccare il moto e il ricentraggio non è lasciato al caso.