L’uso dell’intelligenza artificiale generativa nella redazione delle offerte tecniche sta modificando il modo in cui le imprese partecipano alle gare d’appalto pubblico, aprendo un dibattito sulla tenuta operativa dei cantieri. Il tema è stato affrontato da Roberto Corbo, presidente di Corbo Group, in un’intervista che esamina le implicazioni del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) e propone aggiornamenti dei criteri di valutazione delle offerte.
Il rischio della frattura tra offerta e cantiere
Il punto di partenza dell’analisi è il “Principio del risultato” di cui all’Articolo 1 del Codice dei Contratti Pubblici. Secondo Corbo, il primo rischio connesso all’abuso di offerte tecniche redatte con l’IA generativa è quello di lasciarsi impressionare dalla perfezione apparente del documento: strumenti di questo tipo sono in grado di produrre relazioni estremamente dettagliate e complete sotto ogni aspetto, capaci di generare grandi aspettative.
Il problema emerge nella fase esecutiva. A realizzare le opere sono le persone, con le loro competenze, la manualità, l’esperienza e la capacità di gestire gli imprevisti: non è un’intelligenza artificiale a entrare in cantiere ed eseguire i lavori. Il pericolo individuato è la creazione di una frattura tra un mondo virtuale, in cui tutto appare perfetto, e quello reale, fatto di problemi concreti, responsabilità e soluzioni operative. Il principio del risultato, osserva Corbo, impone di guardare proprio a questo secondo aspetto: non basta presentare un progetto impeccabile, bisogna dimostrare di essere in grado di realizzarlo.
Aggiornare i criteri OEPV senza chiudere la concorrenza
Sulla questione di come valutare le offerte economicamente più vantaggiosa (OEPV) alla luce di queste dinamiche, Corbo esclude che si tratti di “gare da blindare”, poiché occorre garantire sempre la massima trasparenza e la più ampia partecipazione possibile. Propone però due direzioni di intervento:
- Partecipazione dei consorzi alle gare al di sotto di determinate soglie economiche. Si tratta di soggetti che, in alcuni casi, non eseguono direttamente i lavori ma mettono i propri requisiti a disposizione di imprese che potrebbero non possedere un’esperienza e una struttura adeguate. Un meccanismo sul quale, secondo Corbo, è opportuna una riflessione.
- Criteri premianti legati ai risultati conseguiti: lavori completati nei tempi previsti, continuità aziendale, affidabilità dimostrata negli anni e capacità di mantenere gli impegni.
Sul secondo punto, Corbo argomenta che il patrimonio di esperienza deve avere un valore riconoscibile: non è possibile mettere sullo stesso piano un’impresa attiva, ad esempio, dal 1950, che ha attraversato decenni di trasformazioni economiche rispettando i propri obblighi, e chi si presenta sul mercato senza una storia alle spalle, puntando esclusivamente ad aggiudicarsi il maggior numero di commesse. La concorrenza deve rimanere aperta, ma premiare anche la capacità dimostrata di portare a termine i lavori.
Il confine tra innovazione virtuosa e scorciatoia pericolosa
Il Codice dei Contratti Pubblici incentiva la digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti e l’uso del BIM. Su come conciliare questa transizione con la richiesta di prudenza verso l’IA, Corbo chiarisce di non essere contrario alla tecnologia: la definisce una “straordinaria opportunità” per le imprese, soprattutto nell’organizzazione del lavoro, nella gestione dei processi, nella programmazione e nell’individuazione preventiva delle criticità. L’AI può aiutare ad analizzare dati, migliorare le previsioni e ottimizzare tempi e risorse, e la transizione digitale è per Corbo una necessità verso cui le aziende devono investire.
Il confine è però, per Corbo, molto chiaro: l’AI deve essere uno strumento a supporto delle competenze umane, non un sistema chiamato a sostituirle integralmente. Un’impresa di costruzioni non è fatta soltanto di documenti, elaborazioni e procedure, ma di professionisti, tecnici, maestranze e persone che ogni giorno assumono decisioni e responsabilità. La tecnologia può renderli più efficienti, ma non sostituire l’esperienza acquisita sul campo. La sintesi: “L’innovazione è virtuosa quando rafforza un’organizzazione già competente; diventa una scorciatoia pericolosa quando viene utilizzata per mascherare competenze che non esistono.”
La tesi della democratizzazione e il rischio opposto
Una possibile obiezione riguarda le piccole e medie imprese: per le PMI, storicamente svantaggiate nei reparti di tender management rispetto ai grandi gruppi, l’IA generativa potrebbe costituire uno strumento di democratizzazione, e limitarne l’uso nei criteri di gara rischierebbe di penalizzare la concorrenza a favore dei player già consolidati.
Corbo individua un rischio opposto. Un’impresa strutturata dispone di ingegneri, architetti e professionisti interni che possono usare l’intelligenza artificiale per migliorare il proprio lavoro. Corbo Group, riferisce il presidente, sta investendo nella formazione dei dipendenti per integrare questi strumenti nei processi aziendali, con l’obiettivo dichiarato di valorizzare le persone e non sostituirle.
Il timore è che siano proprio le imprese più piccole e meno strutturate a essere maggiormente esposte a un utilizzo superficiale della tecnologia. Corbo confronta l’attuale attenzione verso l’IA con il passaggio delle retoriche legate a Superbonus e PNRR: attorno a ogni nuova opportunità si sviluppa un mercato di “soluzioni miracolose”, in cui alcuni soggetti promettono agli imprenditori di poter fare a meno di dipendenti, tecnici o personale amministrativo grazie a un programma informatico. Un messaggio, secondo Corbo, molto pericoloso soprattutto per chi non possiede gli strumenti per valutarlo. La vera democratizzazione consisterebbe, per Corbo, nel mettere anche le piccole imprese nelle condizioni di utilizzare queste tecnologie in maniera consapevole.
Semplificazione e affidabilità: il dilemma del RUP
Il tema si ripercuote sul lavoro delle commissioni di gara: per un Responsabile Unico del Progetto che deve valutare decine di offerte, distinguere una relazione redatta da un’IA da una scritta da un pool di ingegneri senior è ormai quasi impossibile. Alla domanda se la proposta di dare più peso alla “solidità organizzativa” non appesantisca i requisiti di accesso, in contrasto con la semplificazione voluta dal legislatore, Corbo risponde che è uno dei grandi dilemmi del Paese: troppo spesso si costruiscono regole che, anziché aiutare, rischiano di complicare ulteriormente il lavoro delle imprese. Oggi servono procedure trasparenti e controlli efficaci, ma anche la massima rapidità nelle decisioni e nell’esecuzione degli interventi: valorizzare la solidità di un’impresa non deve significare introdurre nuovi ostacoli burocratici.
L’intelligenza artificiale, del resto, può essere un valido supporto proprio nella gestione delle procedure, nella programmazione e nella preventivazione. La conclusione di Corbo: utilizzare la tecnologia per semplificare e accelerare, mantenendo al centro la responsabilità e la competenza delle persone. La velocità è fondamentale, ma non può andare a discapito della qualità e dell’affidabilità di chi realizza le opere.
Approfondimento per i professionisti degli appalti
Per i responsabili tecnici interessati al tema, è segnalato un corso dal titolo “Intelligenza artificiale negli appalti pubblici”, organizzato da Maggioli, in programma dal 5 al 24 novembre 2026 in cinque appuntamenti (ore 9.00-13.00). Il percorso copre il funzionamento dei sistemi, il quadro normativo, l’acquisto di soluzioni IA, le simulazioni operative, le responsabilità e le nuove competenze del RUP. Il corso è accreditato presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione nella categoria formazione “base” con decreto della Presidente della SNA n. 142 del 22 settembre 2026 (ID: 2670475), elemento rilevante per la qualificazione delle stazioni appaltanti.