Quattro allineamenti di pali in calcestruzzo armato, profondi circa 16 metri, sono al centro del progetto di consolidamento idrogeologico del versante su cui sorge il centro storico di Cermignano, comune di circa 1600 abitanti della provincia di Teramo. Le opere rispondono a un dissesto che il PAI classifica con pericolosità da frana P3 e rischio R4, riferito a deformazioni superficiali lente e a scorrimenti rotazionali attivi.
Un alto morfologico esposto al dissesto
Il nucleo antico è arroccato su un alto morfologico allungato in direzione ENE-WSE, a quota di circa 550 m s.l.m., sui versanti in destra idrografica del fiume Vomano, nel dominio collinare periadriatico. Le frazioni, costruite su versanti planari meno acclivi, completano un insediamento ricompreso nella Comunità Montana del Vomano, Fino e Piomba. Dal punto di vista geologico il territorio ricade nel bacino di avanfossa mio-pleistocenico che affiora in continuità dalle pendici del Gran Sasso fino alla costa adriatica.
Fisiograficamente domina la medio-bassa collina: versanti regolari, interrotti da bruschi cambi di pendenza in corrispondenza delle emergenze sviluppate sui termini litologici a maggiore competenza. La natura dei terreni affioranti convoglia le acque meteoriche lungo assi di drenaggio preferenziale, generando fossi e rii a carattere stagionale.
Le criticità prendono corpo nelle coltre, in posto o rimaneggiate, dove coesistono una componente argillosa e una granulare incoerente. La saturazione di questi materiali allenta i legami interparticellari, accresce il peso di volume e abbassa i parametri meccanici, che finiscono per non essere più adeguati alle pendenze di degradazione. Ne derivano movimenti lenti ma continui verso valle, che l’erosione al piede e le precipitazioni abbondanti possono trasformare rapidamente in instabilità estese. Uno scenario diffuso in molte aree della penisola, dove la fragilità geomorfologica si somma alla vulnerabilità del patrimonio edificato.
P3 e R4: la lettura del PAI e della microzonazione
Le Carte della Pericolosità e del Rischio del PAI vigente collocano il versante meridionale del centro storico, così come l’area di via Nazionale, tra le zone soggette a pericolosità P3 per deformazioni superficiali lente e scorrimenti rotazionali, con conseguente rischio R4.
Determinante, ai fini del dimensionamento, il contributo della carta di microzonazione sismica di I livello del comune, che individua l’intero versante come zona di attenzione per instabilità di versante attiva, comprendendo sia lo scorrimento rotazionale sia la frana per deformazioni superficiali lente. Sulla base di questa lettura si presume che le superfici di scorrimento dello scorrimento rotazionale siano poco profonde, con ogni probabilità confinate nello spessore della coltre di riporto: il pendio viene quindi trattato come globalmente instabile e su di esso sono state progettate le opere di risanamento.
Le evidenze sul campo confermano la gravità del quadro. L’avanzamento del fenomeno franoso lento ha coinvolto i terreni di sottofondo degli edifici sul lato meridionale di via Roma, provocando dissesti fondali e lesioni in alcune porzioni delle strutture portanti, con restrizioni al passaggio. Il fronte interessato si estende per circa 200 metri lungo la zona valliva della strada.
L’ammasso in frana di via Nazionale
L’area di intervento n.2, una zona ristretta a est del nucleo antico lungo via Nazionale, è interessata da uno scorrimento rotazionale allo stato attivo, le cui forme sono ben leggibili in superficie. Il fenomeno si è manifestato nel dicembre 2013, a seguito di intense precipitazioni, e da allora risulta in movimento con velocità di spostamento ridotta.
L’ammasso in frana scorre lungo la superficie che lo separa dal substrato stabile, formato da argille marnose e marne argillose, e coinvolge la coltre colluviale di spessore variabile tra 3 e 6 metri, costituita da terreni limo-argillosi con intercalazioni sabbiose e blocchi arenacei.
Nelle aree retrostanti le abitazioni erano già stati realizzati interventi di consolidamento, con muri fondati su pali di grosso diametro. Le forme di instabilità oggi rilevabili in superficie, riconducibili a sovrascorrimenti e accompagnate da danni alle strutture, attestano però la persistente attività dell’ammasso.
Le paratie di pali per il centro storico
Sul centro storico, area di intervento n.1, il consolidamento del pendio naturale passa per quattro palificate da realizzare poco a valle dei fabbricati più prossimi al pendio, secondo due tipologie.
La TIPO1 è costituita da una singola fila di pali in c.a. con diametro esterno di 60 cm, disposti a interasse di 75 cm e con profondità complessiva di circa 16,0 m. L’armatura prevede 14 barre di acciaio Φ24 e spirale Φ12/20. Sopra i pali è previsto un muro di contenimento in c.a. a sezione di L rovescia, con trave di fondazione di 2,0×1,0 m e mensola di elevazione di 3,50×0,40 m, con armature in filanti Φ12/30 e staffe Φ18/20: l’elemento predispone un terrapieno funzionale all’allargamento dei piazzali scoperti compresi tra alcuni edifici.
La TIPO2 replica lo stesso allineamento di pali, con pari diametro, interasse, profondità e armatura, e aggiunge in testa un cordolo di coronamento a sezione 1,0×0,8 m.
I materiali previsti sono calcestruzzo C25/30 XC2 S4 per le paratie di pali e acciaio tipo B450C per le armature delle strutture in c.a.
Trincee drenanti e regimentazione delle acque
Il presidio idraulico completa la stabilizzazione. Subito a valle delle paratie di TIPO2 sono previste trincee drenanti realizzate con elementi modulari di larghezza pari a 0,30 m e profondità di 2,0 m. Il loro compito è allontanare le acque piovane che ruscellano in superficie e filtrano a valle delle paratie, riducendo al minimo gli scorrimenti superficiali sul pendio ed evitando la saturazione delle coltri, causa principale dell’innesco del movimento gravitativo lento.
La regimentazione delle acque provenienti da via Roma e dagli slarghi retrostanti le opere si chiude con una rete di drenaggio mediante canalette grigliate, a cui seguirà il rifacimento delle pavimentazioni. Le superfici saranno realizzate con lastre di pietra locale da 5 cm su un massetto in cemento armato da 10 cm e su uno strato di fondazione in misto granulare stabilizzato da 15 cm. La medesima finitura è prevista per le scale e le rampe esistenti ricadenti nell’area di intervento, mentre gli slarghi saranno delimitati da un parapetto alto 1,10 m complessivi, con balaustra metallica e pannelli di lamiera microforata.
Un caso che mostra come la stabilizzazione di un borgo collinare non si esaurisca nelle opere di contenimento: pali profondi e drenaggi operano su fronti complementari, rispettivamente sulla stabilità del versante e sul controllo delle acque che ne innescano l’instabilità.
La trattazione completa, con l’inquadramento geologico e geotecnico del sito e gli elaborati di progetto, è pubblicata nel numero 27 della rivista Lo Strutturista, consultabile anche attraverso l’abbonamento annuale.