Modellazione statistica della probabilità e durata delle fermate di condotte per liquidi pericolosi: un approccio di regressione Hurdle

Disagi operativi e costi nascosti: un nuovo studio americano ha messo sotto la lente statistica le interruzioni di esercizio degli oleodotti per liquidi pericolosi. L’analisi, pubblicata su Infrastructures e basata sui dati PHMSA tra il 2010 e il 2025, si propone di distinguere i fattori che determinano la probabilità di una fermata da quelli che ne influenzano la durata. Per i tecnici della progettazione e della gestione delle reti, il lavoro offre spunti di rilievo, pur restando esplorativo e legato alla qualità dei dati pubblici disponibili.

Due processi distinti per shutdown e durata

Il cuore della ricerca risiede nell’impiego di un modello statistico a due stadi, noto come “hurdle regression”. La scelta non è casuale: l’evento “shutdown” non è un fenomeno omogeneo. Nella prima fase, un modello di regressione logistica stima la probabilità che un incidente porti effettivamente all’arresto dell’esercizio. I predittori utilizzati in questo stadio sono esclusivamente quelli che precedono la decisione di fermata. Nella seconda fase, per i soli casi che hanno portato a uno shutdown, un modello di regressione lognormale ne stima la durata.

I risultati, secondo gli autori Erfan Ramezanpour e Alexander Hainen, evidenziano una netta separazione tra i fattori causali. La probabilità di shutdown è legata a variabili operative e contestuali antecedenti la scelta. Tra queste, la pressione di esercizio al momento dell’incidente, la tipologia dell’evento (accident type), la localizzazione, la presenza di sistemi di monitoraggio e il ritardo nella risposta iniziale.

Durata determinata dalla complessità logistica

Una volta innescato lo shutdown, la sua durata segue invece logiche diverse. Il modello associa le fermate più lunghe a elementi di complessità logistica e alla gravità post-incidente. In particolare, emergono tre fattori statisticamente significativi. Il primo è la localizzazione dell’incidente in corrispondenza di un attraversamento di altre infrastrutture (pipeline crossing), che complica l’accesso e la riparazione. Il secondo è il superamento della pressione massima di esercizio (MOP) oltre il 110%, indice di uno scenario di sollecitazione estrema. Il terzo, infine, è l’entità del danno patrimoniale dichiarato.

Per il professionista che si occupa di gestione della sicurezza e della continuità operativa di reti, il messaggio è duplice. Da un lato, la probabilità di fermata può essere ridotta agendo sui fattori pre-decisionali, come l’affidabilità dei sistemi di monitoraggio e la prontezza della risposta. Dall’altro, la durata delle fermate è determinata soprattutto dalla complessità logistica e dalla severità dei danni, elementi che richiedono piani di intervento specifici già in fase di progettazione delle tratte critiche, come le intersezioni e i tratti ad alta pressione. Lo studio fornisce così un riferimento operativo, seppur esplorativo, per definire strategie mirate di resilienza e riduzione dei tempi di ripristino.


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