Articoli modificati AI

  • Chaos potenzia Corona Renderer 14 con l’intelligenza artificiale

    Chaos ha rilasciato Corona 14, la nuova versione del proprio motore di rendering fotorealistico orientato all’architettura, disponibile per 3ds Max e Cinema 4D. La versione introduce il supporto ai Gaussian Splats, un set di strumenti di creazione assistiti dall’intelligenza artificiale, la generazione procedurale di materiali e nuovi effetti ambientali. Per chi si occupa di visualizzazione architettonica, le novità interessano diverse fasi del flusso di lavoro: la ricostruzione del contesto reale, la creazione dei materiali, la gestione dell’illuminazione e la post-produzione delle immagini.

    Gaussian Splats: il contesto reale nelle scene 3D

    La funzione più rilevante riguarda i Gaussian Splats, una tecnica basata sull’AI che genera una scena 3D ricca a partire da una serie di foto o video. In Corona 14, secondo Chaos, questo permette di creare rapidamente scene in cui un edificio viene collocato nel suo contesto reale, rendendo ambienti complessi con riflessioni e rifrazioni accurate.

    L’azienda dichiara inoltre che i Gaussian Splats producono superfici più lisce, un dettaglio volumetrico più ricco e una percezione della profondità più naturale, con particolare riferimento ai casi in cui occorre introdurre nel progetto ambienti e oggetti reali.

    Strumenti AI attivabili e disattivabili

    Corona 14 espone una serie di strumenti AI che possono essere abilitati o disabilitati. L’aspetto non è secondario per gli studi e le imprese che adottano politiche interne rigorose sull’uso dell’intelligenza artificiale o che devono rispettare requisiti specifici dei committenti: la decisione su quando applicare questi strumenti resta in mano ai professionisti.

    AI Material Generator

    Lo strumento consente di caricare la fotografia di una superficie reale e ottenere, in pochi clic, un materiale PBR ripetibile (tileable) pronto per il rendering, completo di tutte le mappe necessarie. Secondo Chaos, si tratta di una soluzione indicata per i materiali secondari che non richiedono art direction, senza per questo perdere realismo.

    AI Image Enhancer

    Lo strumento è pensato per elevare realismo, texture e dettaglio degli elementi di supporto alla scena, come vegetazione, persone o terreno, senza alterare il progetto principale. Controlli avanzati permettono di regolare l’aspetto degli asset di persone e di raffinare la vegetazione in un’ottica di precisione e coerenza.

    Corona 14 consente inoltre di inviare i risultati di LightMix direttamente all’AI Image Enhancer, per esplorare più scenari di illuminazione o calibrare l’atmosfera dell’immagine.

    AI Upscaler

    L’AI Upscaler trasforma bozze o render a bassa risoluzione in immagini di qualità presentabile. Secondo l’azienda, il ricorso a questo strumento può far risparmiare ore di rendering e restituire comunque risultati nitidi e fotorealistici.

    Night Sky per le scene notturne

    La nuova funzione Night Sky permette di aggiungere alle scene una luce lunare realistica, le stelle e il fondale galattico della Via Lattea, senza dover dipendere dagli HDRI.

    Fabric Material per la trama dei tessuti

    Il nuovo tipo di materiale Fabric genera tessuti con un dettaglio dell’intreccio dichiarato “fedele alla realtà”, offrendo pieno controllo sulla trama o sui fili, inclusi opacità, bump, displacement e altri parametri.

    Nel complesso, il rilascio combina strumenti AI opzionali, con possibilità di disattivazione per conformarsi alle policy aziendali, e funzionalità più tradizionali come Night Sky e Fabric Material. Le prestazioni indicate restano dichiarazioni del produttore, da contestualizzare nell’uso concreto dei singoli flussi di lavoro.

  • Condoni: il parere negativo della Sovrintendenza vincola il Comune

    Nessuna seconda analisi paesistica è richiesta al comune quando l’autorità competente abbia già espresso, sulla medesima domanda, un giudizio negativo e vincolante. A fissare questo punto fermo è il Tar di Catania con la sentenza n. 2536/2026, pronuncia con cui il giudice amministrativo ha esaminato il ricorso di un privato al quale il comune di Lipari aveva negato il condono per un ampliamento di 26 metri quadri, corrispondenti a 88 metri cubi di volume.

    Il diniego comunale e l’approdo al Tar di Catania

    La controversia nasce da un’istanza di condono presentata al comune di Lipari per la regolarizzazione di un ampliamento di contenute dimensioni: 26 metri quadri di superficie aggiunta, per un volume di 88 metri cubi. Nella fase istruttoria la domanda ha coinvolto l’autorità paesistica, il cui giudizio concorre alla definizione dell’istanza. In questo caso il parere dell’organo competente si è chiuso con un esito sfavorevole.

    Sulla base di quell’esito il comune ha negato il condono. Il proprietario ha quindi portato il diniego davanti ai giudici amministrativi siciliani, contestando l’esito della procedura.

    Il parere negativo esaurisce il vaglio paesistico

    Il nodo affrontato dal Tar riguarda il riparto di competenze nella istruttoria della domanda di condono. Quando il parere proveniente dall’autorità competente è negativo, quel giudizio si impone alla determinazione comunale ai fini della definizione della domanda. Al comune non spetta ripetere il vaglio, né condurre una valutazione paesaggistica propria e autonoma in sostituzione o in affiancamento di quella già espressa.

    L’esito dell’istanza, in questa logica, resta ancorato al contenuto del parere: la pretesa di ottenere dal comune un secondo esame del profilo paesistico non trova nella pronuncia alcun riconoscimento. La vincolatività del giudizio negativo, già operante in sede di definizione della domanda, non viene meno in sede giurisdizionale.

    Implicazioni per tecnici e consulenti

    La decisione delimita con precisione il perimetro difensivo in contenziosi di questo tipo. Impugnare il diniego chiedendo al comune una rivalutazione autonoma del profilo paesistico non è una strada che la sentenza legittima: la partita si gioca sul piano del parere, non su quello della determinazione comunale che lo recepisce.

    Per tecnici e consulenti che seguono pratiche di condono in situazioni analoghe, la valutazione di compatibilità paesistica pesa dunque fin dalla redazione dell’istanza, prima che l’esito dell’autorità pregiudichi la definizione della domanda. Il margine di intervento si concentra a monte, sul merito del parere e sulla sua formazione, non sulla successiva fase decisionale del comune.

    La sentenza n. 2536/2026 lascia quindi un assetto netto: la valutazione paesistica appartiene all’autorità preposta e, se negativa, esplica i suoi effetti vincolanti; al comune resta la definizione formale della domanda, senza onere di una nuova analisi.

  • Identificazione della rigidità della fondazione di Pasternak a due parametri dalle frequenze di vibrazione della piastra: un approccio bayesiano con verifica multipiattaforma per l’ampliamento autostradale su terreni soffici

    La rigidezza di un fondo di fondazione non è una grandezza che si legge direttamente su uno strumento: si osserva come risponde una struttura che vi appoggia e si risalgono i parametri per via inversa. Su questo principio è costruito lo studio pubblicato su Buildings (Vol. 16, articolo 3907), dedicato all’identificazione della rigidezza di un fondo di Pasternak a due parametri a partire dalle frequenze di vibrazione di una piastra. Il percorso metodologico è di tipo bayesiano, i risultati sono corredati da una verifica incrociata su piattaforme di calcolo differenti e l’orizzonte applicativo dichiarato è l’allargamento di autostrade su terreni morbidi.

    Le frequenze come osservabile del problema inverso

    Il punto di partenza è una relazione fisica nota a chiunque abbia condotto analisi modali: le frequenze proprie di una piastra che appoggia su un fondo dipendono dalla rigidezza flessionale e dalla massa della piastra, ma anche dalla risposta del mezzo che la sostiene. Se le caratteristiche della piastra sono note, ogni frequenza trasporta informazione sul fondo. Invertendo il ragionamento, un set di frequenze di vibrazione consente di risalire ai parametri di rigidezza del modello di interazione.

    Si tratta di un problema inverso con le difficoltà tipiche della classe: sensibilità alle inaccuraizie nei dati, dipendenza dalla qualità del modello diretto e, quando gli incogniti sono più di uno, rischio di soluzioni non univoche. Con due parametri da stimare contemporaneamente, la questione della non unicità diventa centrale.

    Il modello di Pasternak a due parametri

    Nel modello di Winkler il fondo è rappresentato da molle indipendenti, descritte dal solo modulo di sottofondo ( k ). Il modello di Pasternak aggiunge uno strato di taglio che trasferisce sforzi tra molle adiacenti e introduce un secondo parametro, usualmente indicato con ( G_p ). Nella formulazione classica la reazione del fondo si scrive:

    [ p(x,y) = k\,w(x,y) – G_p\,\nabla^2 w(x,y) ]

    dove ( w ) è lo spostamento verticale della piastra. La presenza di due incognite rende l’identificazione più ricca di quella a parametro unico, ma anche più esposta ad ambiguità: coppie di valori ( k , G_p ) diverse possono produrre risposte in frequenza simili. È esattamente il tipo di situazione in cui un trattamento probabilistico trova motivazione.

    L’inferenza bayesiana nell’identificazione

    Nello schema bayesiano i parametri del fondo vengono trattati come variabili casuali. Il percorso prevede distribuzioni a priori per ( k ) e ( G_p ), una verosimiglianza che lega le frequenze osservate a quelle previste dal modello e, in uscita, distribuzioni a posteriori per i due coefficienti. Il prodotto non è una coppia di valori puntuali ma una descrizione probabilistica dei parametri, che rende esplicita l’incertezza residua dell’identificazione e l’eventuale correlazione tra i due incogniti.

    Per un problema inverso a due parametri, dove più combinazioni possono spiegare gli stessi dati, questa rappresentazione ha una funzione precisa: distingue ciò che i dati determinano in modo robusto da ciò che resta indeterminato, instead di fornire una stima singola senza misura della sua affidabilità.

    Verifica incrociata tra piattaforme di calcolo

    La verifica su più piattaforme riguarda la riproducibilità dell’intera catena di calcolo: modellazione della piastra sul fondo, soluzione del problema diretto e inferenza bayesiana vengono ripetute in ambienti software differenti e i risultati confrontati. In un’identificazione numerica questa coerenza è un controllo sostanziale, non formale. Implementazioni diverse, discretizzazioni differenti o algoritmi di campionamento non coincidenti possono introdurre scostamenti che si propagano fino ai parametri stimati. Il fatto che la verifica rientri nel framework, e non resti un esercizio successivo separato, delimita in modo esplicito l’affidabilità della procedura.

    Allargamenti autostradali su terreni morbidi

    La destinazione applicativa dichiarata è l’allargamento di autostrade su fondazioni costituite da terreni morbidi. In questi contesti i parametri di un modello di interazione condizionano in modo diretto le risposte calcolate, e su terreni compressibili la scelta del modello e dei suoi coefficienti è particolarmente delicata. La procedura si inserisce in questo quadro come metodo per attribuire a ( k ) e ( G_p ) valori coerenti con la risposta dinamica di una piastra, anziché valori presunti in fase di progetto.

    Il valore operativo della proposta sta nell’insieme degli elementi: un modello di interazione a due parametri, un osservabile dinamico come le frequenze proprie di una piastra, un’inferenza che quantifica l’incertezza e una verifica di riproducibilità tra piattaforme. Per chi lavora su allargamenti in aree a fondazioni deformabili, l’approccio sposta la rigidezza del fondo dalla categoria dei dati assunti a quella delle grandezze stimabili e aggiornabili con le osservazioni.

  • Trimble lancia la piattaforma di Intelligenza Artificiale Agentica

    Trimble ha lanciato Trimble Agent Studio, una piattaforma di intelligenza artificiale agentica descritta dall’azienda come “aperta ed estensibile” e attualmente in fase sperimentale con un gruppo selezionato di clienti. Si tratta di un insieme di servizi di base, framework di sicurezza e strumenti con cui l’azienda sviluppa e distribuisce sistemi agentici, pensato per supportare la creazione di workflow basati su AI destinati all’analisi dei dati e all’automazione di attività. L’obiettivo dichiarato è consentire a partner e clienti di costruire agenti AI e workflow multi-agente che operano sull’intera suite di soluzioni Trimble per le costruzioni.

    Struttura e obiettivi della piattaforma

    Trimble Agent Studio non viene presentato come un singolo applicativo, ma come una piattaforma: una raccolta di servizi core, framework di sicurezza e strumenti che Trimble impiega per costruire e distribuire sistemi di AI agentica. La visione dell’azienda prevede di estendere queste capacità a partner e clienti, che potranno sviluppare agenti AI e workflow multi-agente operanti sulle soluzioni software Trimble dedicate al settore delle costruzioni.

    Mark Schwartz, senior vice president per il software AECO di Trimble, motiva la scelta con la crescita dei casi d’uso: “Con la moltiplicazione degli usi dell’AI agentica, cresce la necessità di un’infrastruttura comune che consenta a chi crea agenti di svilupparli, distribuirli, monitorarli e mantenerli in modo rapido e responsabile, e su larga scala”. Schwartz definisce inoltre la piattaforma “il motore che aiuterà Trimble, i suoi partner e i suoi clienti a estrarre più valore sia dalle soluzioni sia dai loro dati”.

    Applicazioni dichiarate

    Secondo quanto riportato dall’azienda, la piattaforma agentica e le altre capacità AI già in uso intervengono su diverse attività quotidiane:

    • supporto all’apprendimento e alla navigazione dei software Trimble, per un utilizzo più efficiente degli strumenti;
    • riduzione dei passaggi manuali richiesti dalla modellazione da zero, con la possibilità di generare oggetti 3D descrivendo ciò che si intende creare;
    • conversione di memo vocali in documenti di cantiere;
    • acquisizione degli aggiornamenti sullo stato dei lavori trasmessi dalle squadre operative;
    • riduzione del tempo che i team trascorrono davanti agli schermi una volta tornati in ufficio;
    • accesso più rapido ai dati e snellimento dei workflow di manutenzione degli asset e delle procedure autorizzative (permitting).

    Sono indicazioni fornite da Trimble sull’uso corrente delle proprie capacità AI e vanno lette come dichiarazioni del produttore, non come esiti di verifiche indipendenti.

    Dati connessi e ecosistema di settore

    Sul piano strategico, il CEO di Trimble Rob Painter colloca la piattaforma in un progetto più ampio: “Stiamo costruendo un ecosistema di settore volto a spezzare i silos di dati e a mettere i clienti in condizione di prendere decisioni più consapevoli, collaborare con efficacia e lavorare più rapidamente”. Secondo Painter, l’integrazione dell’AI nelle soluzioni e il miglioramento del flusso di dati rappresentano “i prossimi passi verso lo sblocco del potere dei dati connessi”.

    Anteprime tramite Trimble Labs

    Oltre alla fase pilota di Agent Studio, Trimble rende disponibili diversi strumenti AI attraverso Trimble Labs, un programma di coinvolgimento anticipato che permette ai clienti di collaudare funzionalità in fase pre-rilascio e di fornire un riscontro d’uso direttamente all’azienda.

    Per i professionisti che lavorano quotidianamente con gli strumenti Trimble, gli elementi concreti emersi riguardano l’automazione di attività ripetitive di modellazione e documentazione, il supporto alla consultazione del software e la gestione di documenti e aggiornamenti di cantiere. La piattaforma è in fase pilota con clienti selezionati, mentre l’accesso anticipato ad altri strumenti AI avviene tramite il programma Labs.

  • Esperti catastrofali: nell’elenco Consap anche i professionisti tecnici iscritti all’Albo senza esperienza

    L’esperienza almeno triennale nell’accertamento dei danni non sarà, per un periodo delimitato, il passaggio obbligato verso l’elenco degli esperti assicurativi catastrofali tenuto dalla Consap. Fino al 1° aprile 2028 i professionisti iscritti agli albi e ai collegi delle professioni tecniche potranno infatti entrare in quella lista senza dover dimostrare il possesso di quel requisito: nel regime transitorio, la qualifica conferita dall’ordine o dal collegio vale al posto della prova.

    Accertamenti e stime economiche sugli immobili assicurati colpiti da eventi estremi

    La lista in questione raccoglie i tecnici abilitati a condurre accertamenti e stime economiche su immobili assicurati che abbiano subito eventi estremi. Il perimetro copre scenari come alluvioni, inondazioni e sismi.

    Sul campo l’attività si articola su due livelli. Il primo è l’accertamento, cioè il rilievo dei danni sul fabbricato dopo l’evento; il secondo è la stima economica, che traduce quanto emerso dal rilievo in un valore economico. Al centro c’è sempre lo stesso immobile assicurato: prima se ne legge il danno, poi se ne quantifica l’entità in termini di denaro.

    Il meccanismo del transitorio e la data di chiusura

    La deroga è ancorata a un termine certo. Nel periodo coperto, l’iscrizione a un albo o a un collegio delle professioni tecniche svolge la funzione che, fuori dal transitorio, spetta alla dimostrazione di almeno tre anni di esperienza nell’accertamento dei danni. Il professionista che non ha formalizzato quel curriculum può dunque entrare nell’elenco avvalendosi della sola qualifica, senza esibire riscontri sull’attività svolta in materia di danni.

    La chiusura della finestra è netta: alla scadenza del termine la possibilità di accedere senza il requisito esperienziale non è più prevista.

    Che cosa cambia per ingegneri e tecnici del costruito

    Il perimetro delle attività spiega perché la misura interessa da vicino il mondo professionale. Gli accertamenti riguardano fabbricati assicurati colpiti da un sisma o da alluvioni e inondazioni: immobili in cui il danno va rilevato sul posto e poi tradotto in una stima economica. È un terreno familiare per chi lavora sul costruito esposto a scenari di questo tipo, dove la fase di rilievo e quella di quantificazione del valore procedono di pari passo.

    Per gli strutturisti e i tecnici che non hanno ancora accumulato un triennio formale di accertamenti sui fabbricati danneggiati, la finestra aperta dalla Consap rimuove un ostacolo documentale che altrimenti rimarrebbe sul percorso verso l’elenco. Anche il calendario ha qui un peso operativo: l’ingresso nella lista, per avvalersi della sola qualifica, va collocato entro il termine fissato.

    Una deroga temporanea, dunque, ma con effetti diretti su chi effettua rilievi di danni e stime su immobili colpiti da sismi e alluvioni. Per il periodo transitorio la qualifica professionale fa le veci del curriculum esperienziale; superata la scadenza, l’accesso all’elenco torna a regolarsi sul criterio dell’esperienza maturata.

  • Rilievi geofisici per lo studio di un’area soggetta a frane nei pressi del villaggio di Dolan, regione di Almaty (Kazakistan)

    Indagare la struttura interna di un corpo frana con metodi indiretti rimane uno dei punti più delicati della caratterizzazione geotecnica: l’alternanza di terre sciolte, orizzonti saturi d’acqua e superfici di rottura sfugge facilmente ai rilievi puntuali. Un lavoro condotto da Kambar Assemov, Auez Abetov, Alibek Issakhov, Valery Kryukov, Alibek Taskynbayev, Giorgi Khazaradze, Alexey Zholdybayev e Mikhail Shulga, pubblicato su Infrastructures (doi: 10.3390/infrastructures11080256), affronta il problema su un versante instabile vicino al villaggio di Dolan, nella regione di Almaty, in Kazakhstan meridionale.

    Un territorio esposto al dissesto

    Il contesto è quello tipico dei bacini montani dell’Asia centrale, dove i centri abitati che si sviluppano ai piedi dei versanti convivono da sempre con il rischio frane. Nella regione di Almaty la materia è considerata prioritaria: la protezione degli insediamenti passa infatti attraverso la conoscenza dettagliata dello stato dei corpi franosi attivi, elemento che condiziona poi la programmazione delle opere di difesa e delle misure organizzative.

    Lo studio del versante presso Dolan si inserisce in questa cornice. L’obiettivo dichiarato dai ricercatori non è la sola mappatura del dissesto, ma il miglioramento dell’affidabilità dei dati geofisici quando vengono usati per valutare le condizioni del corpo di frana, un passaggio che spesso incide direttamente sulla qualità delle successive valutazioni di stabilità del pendio.

    Integrazione di geoelettrica, sismica e magnetica

    Il punto di forza del lavoro sta nella combinazione di tre famiglie di indagini: prospezioni elettriche, sismiche e magnetiche. Ciascuna campagna, presa isolatamente, restituisce una lettura parziale del mezzo; sovrapponendo le informazioni sulle proprietà elastiche, elettriche e magnetiche, gli autori hanno ottenuto un’interpretazione sensibilmente più chiara del massiccio franoso.

    Per questa frana specifica si tratta di un risultato inedito. L’analisi congiunta delle caratteristiche geoelettriche e delle velocità sismiche ha permesso di identificare le eterogeneità strutturali interne associate a tre situazioni critiche ben note a chi opera nel settore:

    • terreni non consolidati, a bassa resistenza e comportamento degradabile;
    • orizzonti saturi d’acqua, dove la saturazione condiziona pressioni interstitiali e resistenza al taglio;
    • fratture, che possono prefigurare superfici di rottura o vie di infiltrazione preferenziali.

    Valore per la stabilità dei versanti e il monitoraggio

    La ricostruzione più dettagliata della struttura interna della frana ha una conseguenza operativa diretta: la possibilità di individuare le zone con probabilità accresciuta di deformazione. Si tratta dell’informazione che, nella pratica del professionista, orienta la scelta delle sezioni di calcolo, dei parametri geotecnici di riferimento e della strumentazione da installare per il presidio del movimento.

    Gli autori sostengono che i risultati forniscono una base affidabile per la valutazione della stabilità del versante e dimostrano la necessità di campagne geofisiche integrate per la riduzione del rischio frane. Nella loro visione, insieme ai metodi dell’ingegneria geologica, le indagini geofisiche diventeranno una componente intrinseca del monitoraggio delle aree instabili, con la funzione concreta di consentire l’attivazione tempestiva di misure organizzative a tutela delle infrastrutture esposte.

    Per i progettisti che operano su terreni instabili, il messaggio operativo è chiaro: la sinergia tra rilievi geofisici multi-metodo e indagini geologico-tecniche tradizionali non è un esercizio accademico, ma lo strumento che rende interpretabile ciò che le perforazioni e le prove in situ da sole possono lasciare in ombra. Sul versante di Dolan, la strada seguita dai ricercatori kazaki conferma quanto questa integrazione possa ridurre l’incertezza in ingresso alle analisi di stabilità e al monitoraggio del dissesto.

  • Influenza del Rapporto Acqua/Cemento sulla Resistività del Calcestruzzo: Un’Analisi Sperimentale e Predittiva in Funzione di Temperatura e Saturazione

    Un calo di resistività elettrica del 12.48% sotto un carico pari al 20%: è quanto registrato su un calcestruzzo con rapporto acqua/cemento 0.4 in condizioni di piena saturazione. A parità di carico, con saturazione ridotta al 60%, la diminuzione si attesta sul 6.68%. Sono alcuni dei risultati dello studio condotto da Teuku Ferdiansyah, Romaynoor Ismy, Shaban Shahzad, Waqas Rafiq e Kashif Nadeem, pubblicato sul volume 6 della rivista CivilEng (doi: 10.3390/civileng6030038), dedicato all’influenza del rapporto w/c, del grado di saturazione e della temperatura sulla resistività del calcestruzzo.

    L’effetto del carico e della porosità sulle misure

    Sul piano sperimentale la resistività diminuisce in misura significativa all’aumentare del carico, un comportamento ricondotto dagli autori a effetti di natura geometrica. Nel caso della miscela con w/c pari a 0.4, la riduzione raggiunge il 12.48% a saturazione completa (SR al 100%) e il 6.68% a saturazione del 60%, entrambe rilevate sotto un carico del 20%.

    Le miscele characterize da rapporti acqua/cemento più elevati, 0.5 e 0.6, presentano cali più marcati: l’aumento della porosità e della mobilità ionica facilita il trasporto di carica all’interno del materiale. La riduzione massima osservata è del 13.68% e corrisponde al caso con w/c = 0.6.

    Perché la resistività conta per durabilità e monitoraggio

    La resistività elettrica è un parametro di riferimento nella valutazione della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato e nel monitoraggio del loro stato di salute nel tempo. La sua dipendenza dalla porosità della pasta e dalla mobilità ionica ne fa anche un osservabile utile nella prevenzione della corrosione delle armature: le variazioni misurate descrivono, di fatto, le condizioni del mezzo poroso in cui si sviluppano i fenomeni degradativi. Per questo la caratterizzazione quantitativa dei fattori che la governano ha ricadute dirette sia sulla fase di progetto della miscela sia sulla lettura dei dati di monitoraggio.

    Tre variabili e tre modelli predittivi

    La ricerca affronta in modo sistematico l’influenza di tre grandezze sulla resistività: il rapporto acqua/cemento (w/c), il rapporto di saturazione (SR) e la temperatura. Per rappresentare le relazioni non lineari che legano questi parametri, sono stati costruiti tre modelli predittivi di natura diversa:

    • una regressione lineare, assunta come termine di confronto;
    • una Support Vector Machine con kernel cubico (cubic SVM);
    • una regressione a processi gaussiani (GPR).

    Ogni modello è stato addestrato e testato indipendentemente, così da verificare la capacità di ciascuno di cogliere la componente non lineare del fenomeno senza condizionamenti incrociati fra le architetture.

    GPR con kernel Matern 5/2: le metriche migliori

    Il confronto fra le architetture premia la regressione a processi gaussiani con kernel Matern 5/2, che distanzia in modo netto le alternative. Le metriche di accuratezza ottenute sono le seguenti:

    Metrica Valore
    RMSE 5.21
    R² 0.99
    MSE 27.19
    MAE 3.40

    Un R² prossimo all’unità, accompagnato da valori contenuti di errore quadratico e di errore assoluto medio, indica che il modello riesce a ricostruire con fedeltà la risposta del materiale al variare simultaneo di w/c, saturazione e temperatura.

    La gerarchia delle variabili dall’analisi per permutazione

    L’analisi di importanza per permutazione restituisce una gerarchia chiara fra i parametri indagati. Il rapporto di saturazione risulta la variabile più influente sulla resistività, seguito dal rapporto acqua/cemento; la temperatura incide meno di entrambe. Per chi impiega la resistività nel monitoraggio strutturale, l’indicazione operativa è diretta: lo stato di saturazione dell’elemento va registrato e considerato insieme alla misura, perché condiziona la lettura più di ogni altro fattore ambientale o di composizione.

    Sul piano della progettazione dei materiali, la conferma del ruolo dominante della saturazione e del w/c, unita alla minore incidenza termica, fornisce un riferimento quantitativo per orientare la definizione delle miscele destinate a opere dove la durabilità e il controllo della corrosione sono prioritari.

    Il quadro complessivo rafforza il valore della resistività come osservabile nella valutazione della durabilità e nella prevenzione della corrosione del calcestruzzo armato: disponendo di un modello predittivo accurato, integrato da w/c, grado di saturazione e temperatura, la progettazione della miscela e il monitoraggio della salute strutturale trovano un terreno comune misurabile.

  • Compositi geopolymerici bio-rafforzati con fibre naturali di sisal e palma: caratterizzazione microstrutturale e proprietà meccaniche

    Una matrice geopolymerica rinforzata con fibre lunghe di sisal guadagna in flessione il 30% rispetto alla medesima matrice con fibre corte, con un miglioramento complessivo del 10,7%. È il dato più significativo dello studio di Bouchra Bahja, Abdeslam Tizliouine e Lhaj El Hachemi Omari, pubblicato sulla rivista Construction Materials (Vol. 5, pag. 77, doi: 10.3390/constrmater5040077) e dedicato ai compositi geopolymerici rinforzati con fibre naturali di sisal e palma.

    Il punto di partenza riguarda una famiglia di leganti che offre vantaggi ambientali rispetto al cemento Portland, ma il cui comportamento meccanico presenta ancora criticità: bassa resistenza flessionale e fragilità. L’inserimento di fibre naturali processate, con contenuto e lunghezza selezionati, rappresenta la via esplorata dalla ricerca per migliorare resistenza e durabilità del composito.

    Pretrattamento delle fibre: la risposta al degrado in ambiente alcalino

    All’interno di una matrice geopolymerica le fibre naturali operano in un ambiente fortemente alcalino, capace di comprometterne l’integrità nel tempo. L’aspetto distintivo del lavoro risiede proprio nel pretrattamento delle fibre di sisal e palma, impostato per limitarne il degrado una volta a contatto con la matrice. La protezione del rinforzo organico diventa così una condizione preliminare per la durabilità del sistema, agendo sulla compatibilità chimica tra fibra e legante.

    Lo studio esamina inoltre due variabili che governano l’efficacia del rinforzo: la lunghezza e il contenuto delle fibre, entrambe correlate al comportamento della matrice geopolymerica.

    XRD e SEM: il quadro microstrutturale

    La diffrazione dei raggi X (XRD) conferma la struttura cristallina dei gel geopolymerici, che non risulta alterata dalla presenza delle fibre. Il rinforzo, in altre parole, non perturba i prodotti di reazione della matrice.

    Le osservazioni al microscopio elettronico a scansione (SEM) aggiungono elementi rilevanti. Nelle fibre di sisal e palma trattate, inglobate nella matrice, la mineralizzazione risulta ridotta o addirittura assente. Le analisi rilevano anche un distacco parziale delle fibre, un dato d’interfaccia che condiziona il trasferimento degli sforzi tra rinforzo e matrice.

    Legante a base di metakaolin e GGBS per la compressione

    Sul piano della resistenza a compressione, la formulazione che consente di raggiungere il valore ottimale prevede metakaolin e GGBS (Ground Granulated Blast-furnace slag). La composizione del legante pesa quindi in modo diretto sulla prestazione a compressione del composito, indipendentemente dal contributo meccanico delle fibre.

    Flessione: dosaggio delle fibre di palma e lunghezza del sisal

    Per la flessione i risultati distinguono due effetti separati. L’apporto del 4% di fibre corte di palma migliora la resistenza flessionale della matrice. Con il sisal conta invece la lunghezza: le fibre lunghe determinano un incremento del 30% rispetto a quelle corte, pari a un miglioramento complessivo del 10,7%.

    Il confronto tra le diverse configurazioni di contenuto e lunghezza definisce così una finestra di dosaggio ottimale, coerente con l’obiettivo di contenere fragilità e limiti flessionali tipici dei sistemi geopolymerici correnti.

    I sistemi attuali conservano comunque criticità note, a partire dalla bassa resistenza flessionale e dalla fragilità. La ricerca orienta perciò la soluzione verso fibre naturali processate, inserite con contenuto ottimale, in veste di rinforzi sostenibili. Per chi valuta leganti alternativi in chiave applicativa, due leve emergono come determinanti: il pretrattamento, che preserva la fibra nell’ambiente alcalino, e la combinazione di lunghezza e dosaggio, che regola il contributo in flessione.

  • Monetizzazione degli impatti ambientali in costi ambientali nella costruzione di edifici prefabbricati: un’analisi basata sul BIM 5D

    Convertire gli impatti ambientali generati durante la costruzione di un edificio prefabbricato in costi espressi in moneta: questo è l’obiettivo del framework presentato in uno studio pubblicato su CivilEng, Monetizing Environmental Impacts into Environmental Costs During Prefabricated Building Construction: A 5D BIM-Enabled Analysis (doi: 10.3390/civileng6030036). Gli autori sono Xian Gao, Xilong Chen, Kun Lu e Xueyuan Deng.

    Il metodo si fonda sul 5D BIM e ne estende l’impiego: la quinta dimensione, che nel suo uso consolidato lega il modello ai costi, viene qui portata dai costi convenzionali ai costi ambientali. Il punto di partenza è una constatazione: gli edifici prefabbricati offrono vantaggi ambientali, ma il loro processo costruttivo genera comunque impatti. Secondo gli autori, la ricerca esistente su questi edifici si ferma al livello degli impatti ambientali e non dispone di strumenti capaci di analizzarne le dimensioni spaziali e temporali.

    Le quattro fasi del framework

    Il percorso proposto si articola in quattro passaggi:

    1. definizione dei confini e degli indicatori dell’analisi;
    2. ottenimento dell’inventario delle risorse tramite il sistema di codifica 5D BIM;
    3. calcolo dei risultati degli impatti ambientali;
    4. conversione degli impatti ambientali in costi ambientali.

    Il sistema di codifica 5D BIM è l’elemento che collega il modello informativo alla valutazione ambientale: da esso discende l’inventario delle risorse impiegate in costruzione, base per il calcolo degli impatti e per la loro successiva traduzione in termini monetari.

    Il caso studio: la sottostazione prefabbricata

    La verifica è condotta su una sottostazione prefabbricata. I costi ambientali del processo costruttivo risultano pari a 172,81 CNY/m² (yuan cinesi per metro quadrato). La quota maggiore è attribuibile al cambiamento climatico, che pesa per il 91,2% sul totale.

    Dal costo convenzionale al costo ambientale

    Il contributo dello studio si misura su due piani. Il primo riguarda la forma dell’informazione: impatti ambientali di natura diversa vengono riportati in un’unica misura monetaria, cosicché gli stakeholder dispongono di indicatori di immediata lettura. Il secondo riguarda il processo: l’applicazione del 5D BIM si estende dai costi convenzionali ai costi ambientali, con la possibilità di visualizzare le variazioni spaziali e temporali di questi ultimi.

    Per chi lavora con modelli 5D, l’impostazione aggiunge una classe di informazione all’assetto consolidato dei costi di cantiere: il costo ambientale affianca quello convenzionale e deriva dal medesimo sistema di codifica, che fornisce l’inventario delle risorse a valle del quale si calcolano gli impatti e se ne determina il valore in moneta.

    La monetizzazione degli impatti propone così una lettura degli effetti ambientali di cantiere nella stessa unità con cui il settore misura e controlla i costi, affidando al 5D BIM la possibilità di rappresentarne l’andamento nello spazio e nel tempo.

  • Autodesk Estimate si lancia per gli appaltatori: il nuovo software di stima per le imprese edili

    Autodesk ha ufficialmente lanciato questa settimana Estimate, una soluzione di preventivazione basata su cloud che collega i takeoff 2D e 3D, cioè l’estrazione delle quantità da documenti bidimensionali e modelli tridimensionali, ai costi, ai materiali e ai calcoli della manodopera. Il prodotto fa parte di Autodesk Construction Cloud ed è destinato a imprese general contractor e subappaltatori, con l’obiettivo dichiarato di produrre stime e proposte più accurate. Per la fase di precostruzione il tema è concreto: mantenere allineati, in un unico ambiente, la quantificazione delle opere e la struttura dei costi che ne deriva.

    Takeoff e stima nello stesso sistema

    Secondo Autodesk, Estimate elimina la necessità di operazioni manuali di merge, la gestione parallela di fogli di calcolo e il passaggio continuo tra strumenti non integrati. I team mantengono i takeoff all’interno dello stesso sistema in cui costruiscono la stima: questa continuità può contribuire a ridurre errori, inserimenti manuali e lavoro duplicato. Il flusso che l’azienda descrive come frammentato tra fogli di calcolo e strumenti scollegati viene quindi ricondotto a un ambiente unico.

    Strutture di organizzazione dei dati

    La soluzione supporta diverse strutture di organizzazione dei dati, tra cui sistemi di classificazione come Uniformat e MasterFormat, oltre a formati personalizzati. Un aspetto rilevante per chi lavora con schemi di costo già codificati e deve garantire che le voci di stima seguano la stessa struttura su progetti diversi.

    Libreria dei costi centralizzata

    La libreria dei costi si configura a livello di account, in modo da mantenere la coerenza dei riferimenti di costo su tutti i progetti. Autodesk indica che questo approccio centralizzato favorisce pratiche di stima standardizzate, sostiene l’accuratezza dei dati e migliora la collaborazione, perché tutti lavorano a partire dallo stesso set di dati di costo affidabile.

    La centralizzazione riguarda anche le tariffe della manodopera, comprese quelle standard, quelle sindacali e i prevailing wage, oltre ai costi di attrezzature e materiali.

    Stime aggiornate sulle variazioni delle quantità

    Per mantenere le stime coerenti con l’evoluzione della quantificazione, il software offre tracciamento in tempo reale e notifiche sulle modifiche delle quantità nei takeoff collegati. Il preventivista mantiene il controllo sulle voci di stima e può aggiornare direttamente nella tabella i costi di materiali, manodopera, attrezzature e subappaltatori, senza passaggi intermedi su fogli esterni.

    La valutazione di un professionista

    Brian Alama, virtual design and preconstruction specialist di Jacobsen, ha collegato il lancio a una lettura più ampia del processo costruttivo:

    “Sono entusiasta di vedere Autodesk assumere una visione davvero olistica del processo costruttivo, che non tratta progettazione, precostruzione e costruzione come silos separati, ma come fasi interconnesse di un ciclo di vita unificato. Autodesk Estimate è una parte chiave di questa trasformazione: aiuta a colmare il divario tra intento progettuale e realtà costruttiva, portando maggiore chiarezza, collaborazione e fiducia nelle decisioni prese nelle prime fasi del progetto.”

    In sintesi, la piattaforma riporta quantificazione e costo in un unico ambiente cloud, con una libreria di costi condivisa a livello di account, tariffe di manodopera, attrezzature e materiali centralizzate e aggiornamenti pilotati dalle variazioni dei takeoff, lasciando al preventivista il controllo delle voci di stima. I benefici indicati in termini di accuratezza e riduzione del lavoro duplicato restano, allo stato, dichiarazioni del produttore.