Resistenza e duttilità di sezioni ibride in calcestruzzo armato con acciaio e FRP soggette a carichi assiali e flettenti combinati

Resistenza e duttilità delle sezioni ibride acciaio-FRP: il confronto tra normativa europea e americana

La progettazione di sezioni in calcestruzzo armato con barre ibride, costituite da acciaio e polimeri fibrorinforzati (FRP), impone al tecnico un inquadramento normativo non ancora uniforme. Lo studio pubblicato su Infrastructures (Vol. 11, pag. 170) affronta il tema con un modello numerico a strati, basato sulla congruenza e sull’equilibrio interno, per generare domini di interazione N–M e relazioni momento–curvatura in regime di sforzo normale e flessione.

I codici di riferimento e le differenze nei formati di sicurezza

La ricerca adotta due quadri regolamentari distinti. Da un lato il sistema europeo, che combina le prescrizioni di Eurocode 2 con le indicazioni del CNR-DT 203 R1/2026. Dall’altro il sistema americano, basato su ACI 318-25 e ACI 440.11-22. La mancanza di un formato unico di sicurezza si riflette direttamente sulle capacità di curvatura e sulla resistenza di progetto previste per le sezioni ibride.

Il modello parametrico adimensionale

La formulazione proposta è estesa a un quadro adimensionale che normalizza il carico assiale, il momento flettente, il rapporto meccanico di armatura ibrida totale ωh e il parametro di ibridazione R. L’analisi mostra che all’aumentare di ωh il dominio di interazione si espande progressivamente, mentre la transizione tra stati limite controllati dalla rottura dell’FRP e quelli governati dallo snervamento dell’acciaio si modifica. Un incremento di R sposta le condizioni di rottura bilanciata verso livelli più elevati di compressione assiale e momento.

Implicazioni pratiche per il progettista

Per il tecnico chiamato a verificare una sezione ibrida, il dato più rilevante è la divergenza tra i due approcci normativi. Le differenze non riguardano solo i coefficienti parziali di sicurezza, ma anche la valutazione della capacità deformativa. Il modello adimensionale consente un confronto coerente tra configurazioni ibride e fornisce una base per interpretare le transizioni di modo di rottura e la capacità di deformazione sotto azioni combinate.

Senza una normativa unica, la scelta del codice resta critica

L’assenza di disposizioni progettuali unificate per le sezioni HRC (Hybrid Reinforced Concrete) rende indispensabile, per il direttore dei lavori e per il progettista, una verifica incrociata tra i due formati di sicurezza. Lo studio dimostra che la semplice applicazione di un codice senza considerare le differenze nei domini N–M può portare a sovrastime o sottostime della resistenza effettiva. La parametrizzazione proposta rappresenta uno strumento operativo per uniformare il confronto, ma la responsabilità finale della scelta rimane in capo al professionista, che deve valutare caso per caso il quadro normativo applicabile al cantiere.


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