Calcestruzzo cellulare autoclavato con ceneri volanti: effetto dell’acqua di impasto elettrochimicamente attivata sulla resistenza meccanica e sulla struttura porosa

Resistenza a compressione in crescita pressoché costante al crescere della sostituzione della sabbia con cenere volante, a classe di densità ferma intorno a 600 kg/m³: è l’esito registrato su calcestruzzo cellulare autoclavato (AAC) quando l’acqua di impasto viene attivata per elettrolisi e la cenere viene pretrattata nella frazione catolitica prima della miscelazione. Il lavoro, firmato da Daniyar Akhmetov, Aleksej Aniskin, Baitak Apshikur e Aizhan Baikunirova, è pubblicato su Construction Materials (doi 10.3390/constrmater6010014).

La logica del trattamento è diretta. In un materiale la cui prestazione dipende dalla geometria dei pori, intervenire sull’acqua di impasto tocca in prima istanza la microstruttura. L’obiettivo dei ricercatori è duplice: spingere in alto la quota di cenere volante al posto della sabbia come componente silicea e non pagare il conto in termini di stabilità dimensionale.

Acqua di impasto elettrolizzata in cella a diaframma

Il protocollo parte da una unità a diaframma di tipo «Melesta», nella quale l’acqua viene elettrolizzata. Il diaframma tiene separati i compartimenti anodico e catodico, dai quali si prelevano rispettivamente anolita e catolita. Solo la frazione catolitica entra nel pretrattamento: la cenere volante viene preesposta alla catolita per tempi fino a 15 minuti prima di confluire nell’impasto. Il trattamento riguarda quindi le fasi a monte della cura in autoclave, che resta quella tradizionale del prodotto.

Un programma di caratterizzazione a densità controllata

Le miscele con cenere pretrattata sono state confrontate con un riferimento a base sabbia mantenendo la classe di densità pressoché costante. La caratterizzazione attraversa scale molto diverse: prove di fluidità sull’impasto fresco, microscopia elettronica a scansione per la microstruttura, spettroscopia a infrarossi con trasformata di Fourier, analisi di uniformità dei macropori, porosimetria a intrusione di mercurio per la distribuzione dei pori, quindi misure di ritiro e indicatori di durabilità a breve termine.

Resistenza a compressione in salita, fluidità in discesa

Con la cenere pretrattata in catolita la resistenza a compressione sale in modo quasi monotono al crescere della sostituzione, rispetto al riferimento sabbioso. Il prezzo si paga sull’impasto fresco, la cui fluidità diminuisce. Per il tecnologo di impianto la perdita di lavorabilità resta quindi la variabile da sorvegliare, mentre il guadagno meccanico accompagna quote crescenti di residuo siliceo.

Pori più uniformi, pareti tra i pori più resistenti

La firma più netta dell’attivazione elettrolitica sta nella struttura porosa. La deviazione standard dei diametri dei pori scende da 0,175 a 0,133 mm, segnale di una popolazione di macropori sensibilmente più omogenea. A scala inferiore, la porosimetria a intrusione di mercurio restituisce una frazione di microporosità più elevata nell’AAC a base cenere rispetto a quello a base sabbia. In cura autoclave, l’acqua attivata favorisce così un sistema poroso regolare e pareti tra i pori più robuste, condizioni che accompagnano i valori di resistenza più alti delle miscele trattate.

Ritiro capillare stabile e durabilità a 25 cicli

Il ritiro capillare resta di fatto invariato rispetto al riferimento, un punto che preserva la stabilità dimensionale del prodotto finito. Anche gli indicatori di durabilità a breve termine, espressi dai coefficienti di durabilità dopo 25 cicli, mostrano un miglioramento contenuto. Nel quadro complessivo, i dati danno corpo a un utilizzo più massiccio del residuo termoelettrico senza penalizzare le prestazioni dimensionali del materiale autoclavato.

Una sola cenere: i limiti di trasferibilità

I risultati poggiano su una fonte unica di cenere, quella della centrale termoelettrica di Ekibastuz. Gli autori raccomandano di non estrarre generalizzazioni immediate: la trasferibilità del protocollo va verificata su ceneri con differente contenuto di vetro, finità diversa e valori di contenuto di carbonio e perdita per calcinazione (LOI) non sovrapponibili. Per chi valuta l’approccio su altre filiere, il confronto sperimentale va quindi ripetuto cenere per cenere.

Il protocollo agisce su due leve a monte della cura in autoclave, acqua di impasto e preesposizione della cenere, e sposta il margine di manovra sulla quota di sostituzione della sabbia. La conferma su altre ceneri resta il passaggio necessario prima di ogni trasferimento in produzione.

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