Edifici di riferimento: lo studio ENEA sul patrimonio immobiliare italiano

Circa 12 milioni di edifici residenziali, l’85% dello stock nazionale, per oltre 31 milioni di unità abitative: su questa base ENEA ha definito gli “Edifici di Riferimento” (Reference Buildings), modelli tipologici che riproducono le configurazioni ricorrenti del patrimonio edilizio italiano nelle sei zone climatiche nazionali. La metodologia, messa a punto da Domenico Palladino e Francesca Pagliaro del Dipartimento ENEA di Efficienza energetica, è descritta in uno studio pubblicato sulla rivista Energy and Buildings.

Gli ambiti di utilizzo sono definiti con precisione: simulazioni energetiche a diverse scale territoriali e analisi basate sulla variazione dei principali parametri caratteristici degli edifici. Il nodo metodologico, però, sta altrove, nella capacità di far dialogare banche dati nazionali finora non interoperabili.

Il metodo: correlazione strutturata di archivi eterogenei

Le singole informazioni esistevano già negli archivi nazionali. Palladino, coautore dello studio, attribuisce il valore aggiunto del lavoro alla loro correlazione strutturata, cioè alla lettura congiunta capace di definire in modo coerente le caratteristiche più rappresentative dello stock residenziale italiano.

L’ossatura geometrica deriva dal Censimento della popolazione e delle abitazioni dell’ISTAT, rielaborato per ottenere una descrizione esaustiva dello stock residenziale. La fotografia degli impianti e dei servizi energetici prevalenti proviene invece dal SIAPE, il Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica istituito con il DM 26 giugno 2015, implementato nel 2016 e gestito da ENEA: sono stati considerati oltre 5 milioni di APE emessi tra la fine del 2015 e la metà del 2024, contenenti informazioni disaggregate su consumi e impianti di riscaldamento, raffrescamento, produzione di acqua calda sanitaria, ventilazione meccanica, illuminazione artificiale e trasporto, utili per una caratterizzazione più precisa delle unità immobiliari.

Chiude il profilo la qualità termica dei fabbricati, esemplificata dalla trasmittanza termica dell’involucro: per questa variabile è stato utilizzato un report nazionale ENEA sviluppato nell’ambito della Ricerca di Sistema Elettrico (RdS), completato da riferimenti tecnici e normativi.

Tipologie dominanti, zona climatica per zona climatica

La configurazione più diffusa è unica su tutto il territorio nazionale: l’edificio a due piani con un’unica unità immobiliare. Le articolazioni territoriali compaiono nelle posizioni successive.

Nelle zone climatiche più calde, dalla A alla C, la seconda tipologia per frequenza è l’edificio a un piano con una sola unità abitativa. Nelle zone fredde, dalla D alla F, la scala cambia: prevalgono edifici su più livelli e con più unità abitative, con buona probabilità per effetto della maggiore densità abitativa.

Ne discende una conseguenza pratica per chi costruisce modelli o seleziona casi studio: le configurazioni da assumere come riferimento variano con la zona climatica, e gli Edifici di Riferimento incorporano questa articolazione territoriale.

Impianti: caldaie in arretramento, pompe di calore e teleriscaldamento

Sul fronte impiantistico l’analisi restituisce l’immagine di una transizione in corso: dai generatori tradizionali, caldaie standard e a condensazione, verso soluzioni più moderne ed efficienti. Gli edifici costruiti prima del 1980 dipendono ancora in prevalenza dalle caldaie tradizionali; nelle costruzioni più recenti, in particolare dopo il 2005, il ricorso alle tecnologie efficienti si fa netto.

Le pompe di calore diventano sempre più diffuse nelle zone climatiche più calde, A e B, a conferma della spinta verso la sostenibilità nel residenziale. Cresce a sua volta l’adozione del teleriscaldamento negli edifici recenti, con la zona climatica F come ambito di maggiore diffusione.

Perché una strategia energetica nazionale unica è difficile

Le differenze tipologiche descritte fin qui hanno una ricaduta diretta sulle scelte di policy: definire una strategia energetica nazionale unica risulta difficoltoso, e gli interventi vanno calibrati per ciascuna area. Palladino aggiunge il dato che pesa di più: circa il 65% degli immobili è antecedente all’introduzione delle prime normative energetiche e si caratterizza per consumi elevati.

Pagliaro sposta l’attenzione sul piano operativo. La configurazione edilizia e le dotazioni impiantistiche, ricorda, incidono direttamente sulla domanda di energia per riscaldamento e raffrescamento; è questa differenziazione a rendere possibile una calibratura mirata degli interventi di efficienza. Un’integrazione più spinta con i dati SIAPE potrebbe poi accostare le caratteristiche tipologiche degli edifici alle informazioni sulle prestazioni energetiche, offrendo un quadro informativo più completo per orientare le strategie di riqualificazione.

Direttiva Case Green, EU BSO e qualità dei dati nazionali

Il lavoro si colloca nel quadro delle nuove politiche europee su energia e clima, che richiedono basi informative solide sul patrimonio edilizio. Il settore civile pesa per il 36% sulla domanda energetica globale e per il 37% sulle emissioni di CO₂ legate all’energia, valori quantificati nel 2021 Global Status Report for Buildings and Construction del United Nations Environment Programme.

La Direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici, nota come Direttiva Case Green, rafforza il ruolo delle banche dati nazionali e del monitoraggio di caratteristiche e prestazioni energetiche attraverso l’Osservatorio europeo sul patrimonio edilizio (EU Building Stock Observatory, EU BSO). Il limite di strumenti come l’EU BSO è di natura informativa: la loro efficacia dipende dalla disponibilità, dalla qualità e dall’omogeneità dei dati trasmessi dagli Stati membri, spesso provenienti da fonti nazionali frammentate e non pienamente allineate.

In Italia il problema è particolarmente marcato: il quadro informativo sul patrimonio edilizio è ampio ma distribuito su numerose fonti, censimenti, archivi amministrativi, registri energetici, studi tecnici e progetti, nate con obiettivi diversi e caratterizzate da criteri e livelli di dettaglio territoriale non sempre omogenei. È qui che gli Edifici di Riferimento definiti con l’approccio ENEA trovano una applicazione diretta: l’integrazione di banche dati nazionali eterogenee restituisce informazioni coerenti e rappresentative dello stock, su cui ancorare le strategie di riqualificazione energetica.

La lezione di metodo va oltre il singolo studio: la rappresentatività di un modello edilizio nasce dalla capacità di correlare archivi diversi, più che dalla mole di ciascuno di essi. Con una base così costruita, gli edifici di riferimento diventano strumenti di lavoro utilizzabili, zona climatica per zona climatica.

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