Framework localizzato di rischio probabilistico che integra la degradazione da incendio indotta dai danni sismici per distretti storici informali densi in scenari di terremoto e incendio post-sismico

Nel costruito storico il sisma raramente esaurisce la sequenza degli eventi. Il danno lasciato in campo può aprire la strada a un incendio successivo, e la vulnerabilità al fuoco di una struttura danneggiata non coincide con quella della struttura integra. A questo nesso è dedicato un lavoro pubblicato sulla rivista Buildings, volume 16, pagina 3882, costruito attorno a un framework probabilistico di valutazione del rischio definito su scala locale e riferito a uno scenario preciso: terremoto e incendio conseguente in quartieri storici densi e informali.

Il danno sismico che condiziona il comportamento al fuoco

Il tratto distintivo dell’impianto sta nel modo in cui la catena evento, danno, degrado viene trattata come un tutt’uno. Il danno provocato dal terremoto induce un degrado che pesa sulla risposta della struttura all’incendio, e questo passaggio entra esplicitamente nella valutazione del rischio. L’incendio che segue il sisma non viene assunto come pericolo separato, da quantificare a sé, ma come fase di uno scenario concatenato in cui il degrado accumulato durante il terremoto condiziona il comportamento al fuoco.

L’espressione chiave è degrado indotto dal danno sismico: il fuoco non agisce su una struttura generica, ma su una struttura già provata dall’evento sismico. La distinzione non è formale. Chi valuta il terremoto e l’incendio in analisi indipendenti perde il legame tra lo stato di danno raggiunto dall’edificio e la sua prestazione nella fase successiva. Il framework proposto incorpora invece tale degrado direttamente nel calcolo del rischio legato all’incendio conseguente al sisma.

Quartieri storici densi e informali come dominio di applicazione

Il secondo elemento caratterizzante è l’ambito scelto. L’approccio è qualificato come localizzato, il che rimanda a un’analisi che scende alla scala del singolo distretto invece di restare su elaborazioni aggregate a scala urbana o territoriale. Il riferimento è ai distretti storici informali ad alta densità, un dominio in cui densità edificatoria, carattere informale e valore storico coesistono e definiscono le condizioni entro cui la stima del rischio viene condotta.

Nessuna delle tre qualificazioni è accessoria. Ciascuna delimita le condizioni di partenza dell’analisi, dal tessuto edificato di epoca storica alla configurazione informale del quartiere, fino alla densità che contraddistingue il distretto. È proprio a questa scala delimitata che il metodo lega la propria stima del rischio, senza dilatarsi in generalizzazioni non riferite al contesto concreto di analisi.

Una lettura probabilistica dello scenario concatenato

Il terzo pilastro è l’impostazione probabilistica. Il framework si colloca nel campo della valutazione del rischio in senso proprio, con probabilità, conseguenze e incertezze che entrano insieme nel quadro e con terremoto e incendio successivo trattati all’interno di un’unica analisi. Il verbo che qualifica il metodo è integrare: il degrado indotto dal danno sismico non si affianca alla stima del rischio, vi confluisce, in un quadro che resta ancorato alla scala locale del distretto analizzato.

Per chi si occupa di sicurezza del patrimonio esistente il punto rilevante è metodologico. La prestazione al fuoco di un edificio colpito dal sisma va ragionata in funzione del danno subito, non come proprietà stabile della struttura integra. Il lavoro pubblicato su Buildings formalizza questo passaggio in un quadro probabilistico e lo riferisce a un dominio, quello dei quartieri storici densi e informali, in cui il legame tra danno sismico e risposta all’incendio pesa in modo diretto sulla stima del rischio.

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