Quantificazione e mitigazione delle emissioni di carbonio nella costruzione di ponti in acciaio a grande luce: il caso del ponte Anhsin nel sistema metropolitano Ankeng (MRT)

Oltre 55.000 tonnellate di CO₂ equivalente per la sola fase di costruzione: è il conto della carbon footprint che emerge dal monitoraggio empirico condotto sul ponte Anhsin, viadotto strallato in acciaio della rete metropolitana Ankeng MRT di Taiwan. Un dato che fotografa con precisione dove si concentra l’impatto ambientale dei manufatti strallati di grande luce: nei materiali, non nelle attività di cantiere.

Perimetro di calcolo e metodo di valutazione

La valutazione è stata condotta applicando il metodo dei fattori di emissione secondo la norma ISO 14067 e le linee guida dell’Agenzia per la Protezione Ambientale di Taiwan. Il sistema di confine adottato equivale a un approccio cradle-to-gate, nell’ambito dei moduli A1–A5: produzione dei materiali, trasporti e attività costruttive in sito rientrano quindi integralmente nel bilancio.

Le emissioni totali in fase costruttiva ammontano a 55.349 tCO₂e. La ripartizione è netta: l’acciaio strutturale pesa da solo il 51,8% del totale, seguita da acciaio da armatura, calcestruzzo e cemento. Complessivamente, le voci legate ai materiali superano il 90% delle emissioni complessive, mentre le attività di cantiere incidono in misura marginale.

Le strategie di riduzione verificate sui dati di progetto

Il valore del lavoro sta nell’aver testato tre leve di mitigazione sui dati reali e verificati del progetto, evitando scenari teorici. Le strategie individuate sono:

  • sostituzione del 40% del cemento con cementi aggiunti suppletivi (SCM);
  • razionalizzazione delle modalità di montaggio dell’acciaio in cantiere;
  • miglioramento del riuso di casseformi e opere provvisionali.

La combinazione delle tre misure porta a una riduzione del 7,3% delle emissioni in fase costruttiva, senza compromettere la costruibilità del manufatto. Un margine che può sembrare contenuto in percentuale, ma che su volumi di tensomilaia di tonnellate di CO₂e si traduce in migliaia di tonnellate evitate, ottenute lavorando su scelte materiali e organizzazione del montaggio piuttosto che su ripensamenti strutturali.

Implicazioni per progettisti e costruttori

La lezione più rilevante per chi opera nella progettazione di ponti in acciaio riguarda la gerarchia degli interventi: la selezione dei materiali domina il bilancio della carbon embodiment, e ogni strategia di mitigazione parte da lì. La quota dominante dell’acciaio strutturale rende la fase di messa in opera un altro campo d’azione concreto, dove scelte esecutive sul montaggio pesano sul bilancio finale tanto quanto le decisioni di officina.

Resta il nodo metodologico: valutazioni di questo tipo, per essere credibili, richiedono dati di cantiere verificati e un perimetro dichiarato con trasparenza, come nel caso dell’approccio ISO 14067 qui seguito. Per i calcolisti e i consulenti tecnici chiamati a certificare impatti ambientali di opere da infrastruttura, il caso Anhsin offre un riferimento empirico su come quantificare prima, mitigare dopo.

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