91,3 tCO2e su un orizzonte di cinquant’anni: questo il bilancio complessivo di carbonio calcolato per un’abitazione di edilizia sociale britannica realizzata con moduli a telaio leggero in acciaio (light-gauge steel frame). Il valore proviene da un’analisi del ciclo di vita cradle-to-grave condotta su un insediamento modulare effettivamente costruito, pubblicata sulla rivista CivilEng (doi: 10.3390/civileng7010018) dal gruppo di ricerca coordinato da Deelaram Nangir e Michaela Gkantou, con Ana Bras, Georgios Nikitas, Maria Ferentinou, Mike Riley, Paul Clark e Simon Humphreys.
Il lavoro risponde a una Pressione specifica del contesto britannico, chiamato a velocizzare la consegna di alloggi e a contenere nello stesso tempo le emissioni dell’intero ciclo di vita degli edifici: un terreno su cui le evidenze empiriche sulle prestazioni di carbonio dell’edilizia modulare in acciaio restavano scarse.
Dati primari di progetto, One Click LCA e SAP 10.2
L’indagine prende in esame un’abitazione sociale reale, estratta da uno sviluppo modulare già realizzato: le emissioni sono state quantificate a partire dai dati primari del progetto. Il carbonio incarnato è stato modellato in One Click LCA, mentre la componente operativa è stata stimata attraverso dataset verificati secondo SAP 10.2. I risultati sono stati poi confrontati con quelli di tipologie costruttive a basso carbonio contemporanee, per offrire ai progettisti un riferimento di benchmark immediato.
La ripartizione del bilancio su cinquant’anni
Sul totale di 91,3 tCO2e nell’arco di 50 anni, la voce più pesante è l’esercizio: energia e acqua coprono il 48,1% del bilancio. Le emissioni incarnate dei materiali, riferite alle fasi A1-A3 di fornitura delle materie prime e di produzione, pesano il 38,2%. Completano il quadro le restanti voci del ciclo di vita.
La prevalenza del carbonio operativo orienta la lettura: ogni scelta che incide sui consumi in esercizio ha un peso maggiore, in termini assoluti, rispetto alla sola carbon footprint dei materiali da costruzione.
366 kgCO2e/m²: il confronto con il legno lamellare incrociato
Normalizzata sulla superficie e riferita alle fasi A1-A5, l’intensità di carbonio incarnato si ferma a 366 kgCO2e/m². Il valore si colloca su livelli comparabili a quelli di edifici recenti ad alte prestazioni realizzati in legno lamellare incrociato (CLT). Per chi opera nella progettazione residenziale si tratta di un dato di rilievo: un sistema modulare in acciaio opportunamente ottimizzato può conseguire risultati di basso carbonio tradizionalmente associati alla filiera bio-based.
Analisi di sensibilità e simulazioni dinamiche
Gli scenari alternativi quantificano il margine di intervento sulle emissioni iniziali (upfront): calcestruzzo a basso tenore di carbonio per le fondazioni, isolanti bio-based e un’ottimizzazione dell’impiego dell’acciaio consentono riduzioni dell’ordine dell’8-10%. Tre leve progettuali, quindi, già disponibili in fase di definizione delle soluzioni tecniche.
A questi scenari si affiancano simulazioni energetiche dinamiche, impiegate per stimare in che modo le diverse scelte di progetto influenzino il carbonio operativo dell’abitazione, la voce dominante del bilancio complessivo.
Resta il valore metodologico del lavoro: un bilancio costruito su un caso reale, con strumenti di calcolo e dataset dichiarati, che identifica strategie progettuali concrete per la successiva decarbonizzazione e fornisce a decisori pubblici, progettisti e operatori dell’housing sociale una base trasparente per valutare soluzioni residenziali modulari scalabili a basso impatto di carbonio.
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