Nei progetti strutturali un errore che arriva in cantiere può costare migliaia di dollari. Conoscere gli strumenti BIM non basta: è la padronanza dell’intero processo, dalla pianificazione dei requisiti informativi alla documentazione finale, a distinguere un progetto efficiente da uno segnato dalle rilavorazioni. È il quadro proposto da INESA TECH in un approfondimento dedicato al flusso di lavoro BIM strutturale, articolato in cinque fasi: dalla pianificazione secondo la ISO 19650 alla documentazione finale generata dal modello.
Pianificazione secondo ISO 19650: PIR, EIR e BEP
La fase di pianificazione fissa i requisiti informativi del progetto secondo la ISO 19650. La parte incaricata sviluppa i PIR (Project Information Requirements), i requisiti di informazione del progetto, per allineare gli obiettivi strategici. Da questi derivano gli EIR (Exchange Information Requirements), i requisiti di scambio delle informazioni, che raccolgono le esigenze del committente per ogni fase di progettazione ed esecuzione.
Segue la redazione del BEP (BIM Execution Plan), il piano di esecuzione BIM che definisce norme, ruoli e flussi di lavoro. Il BEP garantisce che tutti gli interessati conoscano le proprie responsabilità e utilizzino un CDE (Common Data Environment), l’ambiente dati comune condiviso. Senza una pianificazione costruita su PIR, EIR e BEP, i team rischiano di operare senza una roadmap chiara, con decisioni incoerenti e obiettivi non allineati.
Modello concettuale ed export del modello analitico
Configurati BEP e CDE, si realizza il modello strutturale concettuale in un software di modellazione BIM, ad esempio Autodesk Revit. Gli elementi strutturali principali sono rappresentati con un livello di dettaglio medio, LOD 200: quantità, dimensioni, forma e posizione definite in modo approssimato. Il modello raccoglie informazioni di base come materiali, sezioni generiche e carichi iniziali e costituisce la base per l’analisi strutturale.
Criteri LOD 200 e uso di formati standard tipo IFC
Il modello analitico viene in genere esportato da Revit verso gli strumenti di calcolo, come Robot Structural Analysis, attraverso formati standard tipo IFC, con l’obiettivo di evitare perdite di informazioni. Se il modello concettuale non rispetta le indicazioni del BEP, ad esempio gli standard di LOD o i formati di interscambio previsti, il rischio è produrre dati incompleti o incoerenti: le fasi successive di analisi e dettaglio non potranno alimentarsi correttamente dal modello BIM, con effetti su efficienza e qualità del progetto.
Analisi strutturale e aggiornamento del modello
Il modello analitico importato nel software di calcolo supporta analisi e progettazione strutturale: si applicano i carichi gravitazionali e sismici previsti dalla normativa e si calcola il dimensionamento definitivo di travi, pilastri e fondazioni. Il modello BIM originale resta il riferimento per definire le sezioni e verificare i risultati.
L’interoperabilità torna decisiva: tramite gli standard IFC o connessioni dirette tra piattaforme, le modifiche emerse dall’analisi possono essere riportate nel modello BIM senza perdita di informazioni. L’integrazione continua consente di anticipare prima della costruzione problemi come sovraccarichi non rilevati. Il controesempio è una fase coordinata male: non aggiornare il modello BIM dopo il calcolo o non documentare le modifiche nel CDE produce errori nella documentazione. Errori nei disegni, scarsa coordinazione tra discipline e documenti non aggiornati finiscono per generare ritardi e sopraccosti.
Dettaglio a LOD 400: armature, unioni e quantità
Confermato il progetto strutturale, il modello viene arricchito fino al livello di dettaglio definitivo, LOD 400: armature di rinforzo nel calcestruzzo, unioni metalliche come piastre di base, ancoraggi e connessioni saldate o bullonate, barre d’acciaio con i profili reali. Il modello BIM contiene così tutta l’informazione costruttiva necessaria e da esso si generano le tabelle di quantità definitive.
Sul piano organizzativo la fase esige una perfetta coordinazione tra attori e discipline: architetti, strutturisti e ufficio tecnico devono validare la conformità del modello ai requisiti. I livelli di LOD elevati richiedono un coordinamento tra tutti gli attori che assicuri una corretta esecuzione in cantiere e una drastica riduzione di errori e modifiche. Se la transizione dal progetto al dettaglio è gestita male, ad esempio omettendo i dettagli delle armature dal modello, crescono i rischi di interferenze in cantiere e di discrepanze tra modello e realtà, con rilavorazioni costose a seguire.
Documentazione e consegna: il modello come fonte della verità
Nell’ultima fase si estraggono i disegni costruttivi definitivi e si compone la documentazione contrattuale: piante, prospetti strutturali, dettagli delle unioni, schemi di fondazione, oltre a tavole di misurazioni e preventivi adeguati al modello BIM. Tutto il materiale è prodotto direttamente dal modello digitale, così che l’informazione consegnata coincida con quanto calcolato e modellato.
Il modello BIM funziona da «fonte della verità»: ogni modifica si riflette automaticamente nei disegni, evitando discrepanze. La consegna finale va effettuata secondo quanto definito da EIR e BEP, utilizzando il CDE per verificare tracciabilità e adempimento degli obiettivi.
Coordinamento, CDE e interoperabilità
La ISO 19650 sostiene l’adozione di un CDE, lo spazio digitale condiviso dove centralizzare disegni, modelli e documenti di progetto, e definisce ruoli chiari, dal gestore dell’informazione ai coordinatori BIM, per assicurare la fluidità tra discipline. Il CDE insieme al BEP rende la collaborazione trasparente: ogni attore sa cosa pubblicare e dove reperire le informazioni.
L’interoperabilità tra software, resa possibile dagli standard aperti come IFC, permette di scambiare dati strutturali complessi senza perdite né conversioni manuali. La coordinazione globale di progetto supportata dalla ISO 19650 ottimizza le risorse, facilita le decisioni e riduce drasticamente errori e modifiche in cantiere.
Quando il flusso è gestito a metà
I problemi ricorrenti arrivano quando il progetto BIM strutturale non è affrontato in modo integrale. Se il team di calcolo non è coinvolto nella pianificazione BIM, il modello concettuale può mancare di precisione analitica, con l’assenza degli elementi del modello analitico, e parti della modellazione vanno rifatte più avanti. Se il BIM Manager non aggiorna il BEP durante la progettazione, i diversi reparti lavorano con criteri disallineati: livelli di LOD confusi e formati di interscambio incompatibili, che sfociano in interferenze tra travi, pilastri o impianti.
Classico il caso della documentazione non aggiornata: in cantiere circolano disegni estratti da una versione datata del modello, da cui derivano ordinazioni di materiale errate e slittamenti del cronoprogramma. Ignorare il flusso completo, dalla definizione dei requisiti fino alla consegna, compromette la qualità e la redditività del progetto.
La formazione sul flusso BIM strutturale
Applicare correttamente ogni fase del flusso consente di coglierne i benefici dichiarati: maggiore coordinamento interdisciplinare, ottimizzazione delle risorse, previsione dei problemi e decisioni più fondate. Serve quindi una formazione specifica che copra dalla pianificazione BIM (PIR, EIR, BEP) all’analisi e alla modellazione dettagliata.
In questo ambito INESA TECH propone il corso «BIM para Proyectos Estructurales»: secondo l’azienda, il programma offre un approccio pratico e normativo all’intero processo, in linea con le buone pratiche fondate sulla ISO 19650, e assicura la gestione integrale del flusso BIM con ricadute su competitività e successo dei progetti strutturali. Investire in questa formazione, aggiunge l’azienda, è una scelta strategica per chi intende assumere un ruolo guida nella transizione digitale dell’industria AECO.
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