Quantificazione frattale e della lacunarità dell’evoluzione microstrutturale delle argille espansive sotto percorsi di suzione controllati mediante microscopia elettronica ambientale (ESEM)

Le argille espansive sono tra i materiali più ostili per il geotecnico: il loro comportamento, governato da interazioni fisico-chimiche alla scala microscopica, sfugge ai descrittori macroscopici tradizionali. Un lavoro pubblicato su Geotechnics (Vol. 6, Pages 57, doi: 10.3390/geotechnics6020057) a firma di Michelle R. Basham e Amy B. Cerato propone un impianto quantitativo per seguire l’evoluzione della microstruttura di questi terreni lungo percorsi di suzione controllati, combinando microscopia elettronica ambientale e analisi geometriche del tessuto del suolo.

ESEM e percorsi di suzione: la metodologia

Lo strumento centrale è l’Environmental Scanning Electron Microscopy, che consente di acquisire micrografie mantenendo il campione sotto percorsi di suzione definiti. Le immagini sono state raccolte lungo un percorso primario di essiccamento e un percorso secondario di bagnatura, a più livelli di ingrandimento, così da coprire scale osservative diverse.

Su questo archivio di micrografie vengono calcolati due parametri complementari. La dimensione frattale quantifica la complessità della superficie osservata, mentre la lacunaria caratterizza la distribuzione dei pori e la loro tendenza a raggrupparsi, ossia il grado di eterogeneità spaziale del tessuto.

Cosa emerge dai due descrittori

I risultati mostrano andamenti coerenti e interpretabili. La dimensione frattale cresce sia con l’ingrandimento sia con la suzione: allontanando l’acqua di poro, si espone una superficie delle particelle più complessa. La lacunaria, invece, decresce al crescere dell’ingrandimento e rispetto alla suzione segue tendenze dipendenti dal tipo di suolo, indicando variazioni nell’eterogeneità della rete dei pori.

L’aspetto più rilevante per chi si occupa di comportamento differito e ciclico dei terreni è l’isteresi: entrambi i parametri presentano cicli di isteresi tra essiccamento e bagnatura, segno di un riarrangiamento microstrutturale irreversibile legato all’aggregazione delle particelle e alla ridistribuzione dei fluidi. In altre parole, il tessuto del suolo non torna allo stato iniziale dopo un ciclo di umidità, e la parte irreversibile è misurabile.

Perché interessa ai progettisti

La contributo principale del lavoro è l’instaurazione di un legame quantitativo tra microstruttura e comportamento governato dalla suzione nelle argille espansive. Disporre di descrittori oggettivi come dimensione frattale e lacunaria significa poter caratterizzare il fabric del terreno con grandezze numeriche, e non solo con osservazioni qualitative, con ricadute potenziali sulla modellazione dei terreni sensibili alle variazioni di umidità e sulla valutazione del comportamento shrink-swell in sede di studio geotecnico.

Resta da verificare su casistiche più ampie la trasferibilità dei due indicatori alla pratica corrente, ma la direzione è chiara: la microstruttura, finora descritta in modo prevalentemente qualitativo, entra nel dominio della misurazione.

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