Confronto tra capacità portante e costi delle fondazioni stradali stabilizzate con calce e delle fondazioni granulari per pavimentazioni stradali rurali

Moduli elastici compresi tra 120 e 180 MPa: è l’ordine di grandezza registrato sugli strati di terreno coesivo stabilizzato con calce lungo otto tratti stradali sperimentali realizzati in Ungheria. La fascia si avvicina a quella misurata sulle fondazioni in pietrisco rinforzate con geosintetici, collocata tra 200 e 280 MPa. Un allineamento che tocca un punto delicato della prassi di progetto del Paese, dove il trattamento dei suoli coesivi con miscelazione in sito viene classificato come semplice miglioramento del terreno e la sua capacità portante, di conseguenza, resta esclusa dal dimensionamento della pavimentazione.

Su questa impostazione hanno lavorato Péter Primusz, Balázs Kisfaludi, Csaba Tóth e József Péterfalvi, autori dello studio pubblicato su Construction Materials (vol. 5, pag. 74, doi: 10.3390/constrmater5040074). L’ipotesi di partenza è diretta: sulle strade a basso traffico costruite su suoli coesivi, la stabilizzazione con calce, oppure con calce e cemento, può fare da alternativa agli strati di fondazione granulari.

Quando la fondazione stabilizzata non entra nel calcolo

Nella pratica di progetto ungherese la stabilizzazione eseguita in cantiere mediante miscelazione del terreno coesivo resta fuori dal pacchetto strutturale: il materiale trattato conta come miglioramento del sottofondo, non come strato della pavimentazione a tutti gli effetti. La rigidezza che può esprimere viene quindi ignorata in fase di dimensionamento. Gli autori hanno messo alla prova questo approccio proprio nel segmento delle strade a basso volume di traffico, dove i carichi in gioco sono contenuti e unione fondazione stabilizzata potrebbe assumere un ruolo strutturale pieno.

La ricerca è costruita come caso studio, con un doppio obiettivo dichiarato: raccogliere risultati preliminari e verificare la solidità della metodologia di indagine. Un’impostazione che va tenuta presente nella lettura dei dati.

Otto tratti sperimentali contro il pietrisco georinforzato

L’efficacia del trattamento con calce è stata valutata su otto sezioni stradali sperimentali, osservate sotto un doppio profilo: la risposta strutturale e il costo dell’intervento. Come termine di paragone sono state assunte le fondazioni in pietrisco rinforzate con geosintetici, assunte come riferimento sia in termini di prestazione sia di spesa. La scelta del campione di confronto non è neutra: le soluzioni granulari con geosintetici rappresentano oggi la via più consolidata quando la fondazione deve essere migliorata con apporti esterni.

Moduli vicini, spese più contenute

Sul piano strutturale gli strati stabilizzati con calce hanno restituito moduli elastici compresi tra 120 e 180 MPa, valori che si sovrappongono parzialmente alla fascia di 200 a 280 MPa rilevata sul pietrisco. Le due fasce non coincidono, ma la capacità portante complessiva è stata giudicata confrontabile con quella delle fondazioni granulari di riferimento.

Sul fronte economico il quadro è più netto: tra le alternative esaminate la stabilizzazione a calce risulta la soluzione più conveniente in termini di costi, a parità di prestazione portante dichiarata.

Suoli locali, meno trasporti, emissioni ridotte

La convenienza diretta si accompagna a effetti sulla filiera dei materiali. Il trattamento consente di impiegare i suoli disponibili in sito, riduce il ricorso a inerti importati, taglia i costi di trasporto e abbassa le emissioni di carbonio ad essi associate. In un contesto segnato dalla scarsità di materiali e dall’aumento dei costi di costruzione, la stabilizzazione si presenta come alternativa durevole e a basso impatto ambientale, con ricadute positive sulla resilienza delle infrastrutture.

Per chi dimensiona pavimentazioni su strade locali il dato più rilevante riguarda la possibilità di contare la fondazione stabilizzata tra gli strati portanti, sostituendo il pietrisco senza compromettere la risposta strutturale né la sostenibilità economica dell’intervento. I valori disponibili derivano da un caso studio e come tali vanno trattati: la metodologia è ormai verificata, la conferma su scala più ampia resterà il banco di prova del lavoro.

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