El Paso Water adotta un approccio data-driven per l’ottimizzazione della gestione delle acque reflue

Infrastruttura fognaria con sensori di monitoraggio

2.450 miglia di fognature a gravità e condotte in pressione, 75 stazioni di sollevamento e circa 44.000 pozzetti di ispezione: con queste dimensioni El Paso, una delle maggiori città lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, gestisce il servizio fognario di una popolazione superiore a 680.000 abitanti.

L’utility El Paso Water (EPWater) eroga i servizi idrici e fognari a circa 220.000 clienti tra residenziali, commerciali e industriali, inviando a quattro depuratori un flusso medio di 58 milioni di galloni al giorno. La crescita urbana impone all’amministrazione di tenere insieme tre esigenze: affidabilità operativa della rete di raccolta, contenimento del rischio ambientale e capacità di orientare gli investimenti infrastrutturali con criteri verificabili. La risposta scelta è stata sostituire la manutenzione decisa a calendario con una gestione fondata sui dati acquisiti direttamente nelle condotte.

Perché la manutenzione a calendario non era più sostenibile

Le squadre operative di EPWater operavano con un doppio compito: gestire la manutenzione di routine e, allo stesso tempo, ridurre gli afflussi e infiltrazioni indebiti (I&I), prevenire le fuoriuscite di acque reflue (SSO, sanitary sewer overflow) e controllare le prestazioni complessive del sistema. Il quadro di riferimento era il programma Capacity, Management, Operations and Maintenance, che imponeva pulizia e ispezione frequenti delle tratte classificate ad alto rischio, anche quando non necessarie.

Il peso operativo si riassumeva in un dato semplice: gli interventi seguivano programmi prestabiliti, non le condizioni reali delle condotte. Una parte significativa del tempo delle squadre veniva assorbita dalla ricerca delle sorgenti di I&I e dallo sblocco degli ingorghi nella rete.

A complicare il quadro intervenivano i picchi di acido solfidrico (H₂S) e la corrosione accelerata in alcune porzioni del sistema di raccolta. Le contromisure temporanee avevano costi rilevanti e agivano sugli effetti, lasciando intatte le cause. Senza visibilità sullo stato della rete nel suo insieme, il personale aveva individuato due mancanze da colmare: un backup sulle stazioni di sollevamento e strumenti di analisi dei dati, entrambi ritenuti necessari per uscire dalla logica reattiva.

Cosa viene misurato in rete

La soluzione adottata combina sensori e piattaforme di analisi distribuiti lungo il sistema di raccolta. Nei punti critici l’osservazione è continua e riguarda quattro grandezze: livello delle acque reflue, condizioni di flusso, effetto delle precipitazioni e concentrazione di H₂S.

I dispositivi si installano all’interno delle infrastrutture esistenti e possono essere riallocati in base alle necessità. Questa caratteristica consente di esplorare la rete per zone, invece di vincolare l’osservazione a punti fissi. I sensori applicati a superficie tracciano i livelli di liquido in localizzazioni selezionate, con l’obiettivo di intercettare le condizioni che precedono un troppo pieno fognario.

Il monitoraggio remoto permette agli operatori di valutare le criticità in formazione prima che degenerino in problemi gestionali di più ampia portata. Le segnalazioni automatiche fungono da allarme precoce: avvisano dei cambiamenti di condizione, anche su flussi anomali, e consentono di ordinare gli interventi sul campo secondo priorità effettive, concentrando le risorse dove servono davvero.

Il pilota del 2023 e i numeri che hanno aperto l’estensione

L’approccio è stato verificato con un programma pilota nel 2023, articolato su tre strumenti: misuratori di portata e di livello, sensori per la concentrazione di H₂S e un’analisi del programma di pulizia. L’esito più significativo riguarda la selettività degli interventi: le attività di pulizia ad alto rischio si sono ridotte del 93 per cento, con le squadre indirizzate verso le zone che ne avevano effettiva necessità anziché operare su schedulazione.

Nel 2024 il rilevamento precoce delle anomalie in sviluppo e la risposta proattiva hanno permesso di prevenire nove fuoriuscite di acque reflue. Tempi di risposta più rapidi, la flessibilità garantita dalla riallocabilità degli strumenti e una lettura più completa delle prestazioni dell’intero sistema mediante analytics e reportistica hanno quindi spinto l’utility a estendere la soluzione a tutta la rete.

Dal dato operativo alla pianificazione pluriennale

Le serie di dati alimentano due livelli di decisione. Quello quotidiano riguarda la gestione corrente del servizio. Quello di medio e lungo periodo investe la priorità dei piani di manutenzione, la gestione della corrosione e la programmazione degli investimenti per il miglioramento delle infrastrutture.

Oggi l’esercizio della rete fognaria di El Paso è proattivo e guidato dai dati. Gli effetti registrati riguardano l’efficienza operativa, la riduzione delle manutenzioni inutili, il contenimento della corrosione e il rapporto con la comunità, migliorato nella gestione dei reclami per odori.

Il caso indica dove sta il primo ritorno di un monitoraggio di rete: non tanto nell’hardware installato, quanto nell’uso dei dati per riclassificare le attività di pulizia e intervenire dove l’impatto è maggiore. Nell’esperienza dell’utility texana la transizione da decisioni a calendario a una gestione delle risorse basata sui dati è passata da un’analisi del programma di pulizia condotta prima ancora di estendere gli strumenti all’intera rete.

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