Autore: gianni.dessi@gmail.com

  • Vetro cellulare: guida all’isolamento termico delle coperture

    Nel vasto panorama dei materiali isolanti disponibili sul mercato, si riscontra una pluralità di soluzioni, distinte per origine – che siano naturali (vegetali, animali, minerali) o sintetiche, derivanti da lavorazioni petrol-chimiche o complesse aggregazioni – ma spesso accomunate da prestazioni analoghe in termini di isolamento termico invernale, e talvolta estivo, oltre che per le capacità di attenuazione acustica.

    Tra questi, il vetro cellulare, classificato tra i materiali isolanti termici naturali di origine minerale, si distingue per un insieme di caratteristiche intrinseche uniche. La sua peculiarità risiede nella totale impermeabilità, conferita da una superficie minerale compatta che ingloba al suo interno miliardi di microcelle d’aria stagna. Questa configurazione determina una struttura con superficie scabra ma non porosa, garantendo al contempo un’elevata e affidabile resistenza alla compressione. Queste proprietà ne fanno un materiale estremamente versatile, adatto a molteplici impieghi nell’ambito delle costruzioni.

    Letture consigliate:

    Per approfondire le tematiche legate alla progettazione e costruzione sostenibile, segnaliamo il volume Progettare e costruire case green di Roberto Sacchi (Maggioli Editore 2024). L’opera, aggiornata alla recente Direttiva EPBD (cd. Case Green), offre un quadro completo su come concepire edifici a basso impatto, dalle fondazioni alla copertura, analizzando materiali e tecniche sia bioedili che convenzionali, con un focus sull’ottimizzazione dell’uso dei materiali per un approccio “green” all’edilizia.

    Il Vetro Cellulare nelle Coperture Piane: Isolamento Termo-Igrometrico e Durabilità

    Un campo di applicazione particolarmente significativo per il vetro cellulare è rappresentato dall’isolamento termo-igrometrico delle coperture, in special modo quelle piane. La sua natura di materiale isolante intrinsecamente impermeabile consente una sinergia ottimale con le guaine impermeabilizzanti bituminose, preferibilmente applicate con bitume steso a caldo. Questa combinazione offre un’alternativa superiore ai sistemi di coibentazione e impermeabilizzazione tradizionali, spesso meno performanti, assicurando un’impermeabilità duratura all’acqua meteorica. Un vantaggio critico è la protezione continua anche in caso di danneggiamento accidentale del manto impermeabilizzante superficiale.

    Questa soluzione ha trovato ampia adozione nei capitolati d’appalto prescrittivi di opere pubbliche in diversi Paesi del Nord Europa, dove è riconosciuta come indispensabile per garantire congiuntamente coibenza termica, impermeabilità e longevità del sistema di copertura. La notevole lavorabilità della schiuma di vetro compatta permette esecuzioni precise, come tagli complessi delle lastre o carotaggi perfetti per l’inserimento di pilette di scarico delle acque meteoriche, mantenendo la continuità dell’isolamento attraverso la sigillatura delle forature con il bitume.

    Dettagli Esecutivi: Posa delle Lastre e Stratigrafia Impermeabile

    La corretta posa in opera delle lastre di vetro cellulare prevede la sigillatura delle connessure e l’incollaggio al solaio tramite un adesivo specifico, composto da bitume stabilizzato a freddo e cemento Portland, noto per la sua tenacia e durabilità. Successivamente, il primo strato del manto impermeabile viene srotolato direttamente sulla superficie delle lastre, previa stesura di bitume caldo. Il secondo strato, a raffreddamento avvenuto del bitume sottostante, viene fiammato direttamente sul primo. Questa tecnica costruttiva genera un elemento compatto e resistente nel tempo.

    La sinergia tra le lastre di vetro cellulare e la guaina bituminosa offre una protezione resiliente: anche in presenza di danneggiamenti accidentali o causati da eventi meteorici estremi, come violente grandinate sempre più frequenti, la perforazione dello strato bituminoso superficiale non comporta rischi di infiltrazioni, poiché l’acqua è bloccata dalle lastre isolanti in vetro cellulare sottostanti, che mantengono la loro impermeabilità. È fondamentale estendere l’isolamento non solo in piano ma anche sui risvolti laterali, sulle superfici dei camini e su eventuali volumi rialzati, al fine di limitare o eliminare i ponti termici.

    Innovazioni Applicative: Pannelli Preassemblati e Pendenze su Misura

    Il mercato offre anche soluzioni più avanzate, come pannelli preassemblati di dimensioni maggiori, dotati di un velo vetro su un lato e di una membrana superficiale termo-fusibile aderente a un film di puro bitume sull’altro. Questo prodotto facilita l’applicazione diretta di una guaina bituminosa mediante fiammatura sullo strato bituminoso a vista, eliminando la necessità di un incollaggio aggiuntivo.

    La versatilità del vetro cellulare si estende alla possibilità di realizzare pannelli preformati con pendenza integrata. Questa opzione consente la creazione di strati di pendenza su superfici originariamente piane, ottimizzando lo smaltimento delle acque meteoriche. In questi casi, i pannelli con pendenza dall’1 al 5% sono prodotti su misura, richiedendo un rilievo dettagliato della copertura con l’indicazione precisa della posizione degli scarichi e delle pendenze desiderate.

    Considerazioni sull’Isolamento Estivo del Vetro Cellulare

    Nonostante i numerosi vantaggi tecnici, un aspetto che richiede attenzione nel design con vetro cellulare è il suo limitato potere isolante durante la stagione estiva. Questa caratteristica è principalmente imputabile alla massa contenuta e al basso calore specifico (900 J/kgK) del materiale. Tali parametri sono cruciali per il calcolo del tempo di sfasamento dell’onda termica solare, che indica quanto tempo impiega il calore incidente sulla superficie esterna a propagarsi negli ambienti interni.

    Per mitigare questo limite e garantire un comfort termico adeguato anche d’estate, è indispensabile prevedere stratigrafie che integrino il vetro cellulare con masse consistenti, capaci di contrastare efficacemente l’azione del calore estivo e di aumentare lo sfasamento termico complessivo della copertura.

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  • BIMday 2026 Svizzera: Dalle esigenze alle soluzioni BIM

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    Lo scorso settembre, la caserma di Berna, in Svizzera, ha ospitato il quinto BIMday organizzato da armasuisse Immobili, radunando circa 125 esperti. L’evento, sotto il motto «Quando le esigenze diventano soluzioni», ha focalizzato il dibattito sull’applicazione delle informazioni digitali relative alle opere edili.

    Estensione della Partecipazione e Scambio Interorganizzativo

    In questa edizione, il BIMday ha introdotto una significativa novità: l’apertura a enti esterni ad armasuisse e al DDPS. Hanno partecipato anche altri servizi federali, oltre a organizzazioni di committenti e utenti. Questa inclusione ha consolidato il BIMday come una piattaforma dedicata allo scambio interorganizzativo di conoscenze ed esperienze sui metodi digitali, specificamente nell’ambito della gestione immobiliare e della gestione delle opere.

    Applicazioni Pratiche del BIM e dei Dati Geografici

    I lavori si sono concentrati sulle applicazioni operative del Building Information Modeling (BIM) e dei dati geografici, esplorandone l’utilità nei processi di pianificazione, gestione e collaborazione. Attraverso la presentazione di esempi concreti, è stato illustrato come l’impiego di modelli digitali permetta di identificare tempestivamente i requisiti di progetto, valutare in modo più efficace le diverse opzioni disponibili e facilitare decisioni basate su informazioni condivise. Questo approccio consente di rappresentare i progetti in maniera comprensibile per tutte le parti interessate già dalle fasi iniziali.

    Il Valore Aggiunto del BIM Oltre la Modellazione

    Numerose presentazioni e dimostrazioni interattive hanno evidenziato l’ampio spettro di utilizzo delle informazioni digitali nelle opere edili. Gli ambiti discussi hanno spaziato dallo sviluppo iniziale dei progetti fino alla gestione degli impianti, con un focus sull’impiego di piattaforme di dati condivise. È emerso che il valore del BIM si estende ben oltre la semplice creazione di modelli. Al centro di questa metodologia vi sono infatti una comprensione comune dei processi, la trasparenza delle informazioni e una collaborazione potenziata, capace di superare i tradizionali confini organizzativi.

    I dibattiti e gli scambi avvenuti hanno confermato un elevato interesse verso il networking e lo sviluppo collaborativo nel settore. Il BIMday 2026 ha così sottolineato l’importanza del BIM quale strumento essenziale per una gestione immobiliare che sia orientata al futuro e profondamente interconnessa.

  • Clash Detection 2.0: il flusso di lavoro basato su database | Talks 15 ottobre 2026

    La configurazione delle verifiche di clash detection è uno dei punti critici del coordinamento BIM: individuare e gestire le interferenze tra elementi di modelli disciplinari diversi è una fase centrale del processo, ma la sua preparazione richiede in molti casi numerose attività manuali. ASSOBIM affronta il tema nel talk “Clash Detection 2.0: a Database-Driven Workflow”, in programma giovedì 15 ottobre 2026 alle ore 17.00, durante il quale Andrea Cognigni di ACPV Architects presenterà un workflow automatizzato per la configurazione e la gestione della clash detection in Autodesk Navisworks, sviluppato all’interno dello studio.

    Il peso delle attività manuali

    La clash detection permette di individuare e gestire le interferenze tra elementi appartenenti a modelli disciplinari differenti ed è una fase fondamentale del coordinamento BIM. La configurazione delle verifiche richiede però numerosi interventi manuali, dalla selezione degli elementi alla creazione di Search Sets e Clash Tests. Un processo costruito in questo modo può risultare potenzialmente oneroso e difficile da standardizzare, con conseguenze sulla ripetibilità delle verifiche e sulla coerenza del coordinamento tra progetti diversi.

    Il workflow di ACPV: classificazione, database e clash matrix

    ACPV Architects (Antonio Citterio Patricia Viel) ha sviluppato un workflow automatizzato per la configurazione e la gestione della clash detection in Autodesk Navisworks. L’impianto del metodo si basa su due elementi: la classificazione Uniclass 2015 applicata agli elementi del progetto e un database strutturato.

    Le classificazioni utilizzate nel progetto vengono associate alle relative discipline e alla priorità degli elementi. Questa operazione genera una struttura standardizzata su cui fondare l’individuazione delle possibili interferenze, anziché affidare ogni volta a criteri manuali la definizione di cosa va confrontato e con quale priorità.

    Dalla clash matrix ai Search Sets

    Un tool sviluppato internamente legge le informazioni di classificazione e genera automaticamente una clash matrix, che costituisce la base per definire le regole di coordinamento. La matrice viene sottoposta a revisione e validazione da parte dell’utente: solo dopo questa verifica il workflow procede a creare in Navisworks i Search Sets e i Clash Tests corrispondenti. La generazione degli oggetti di configurazione è quindi automatizzata, mentre le decisioni sulle regole di coordinamento restano in capo all’operatore.

    Automazione della gestione dei risultati

    L’automazione non riguarda solo la fase di configurazione. Le interferenze individuate vengono raggruppate sulla base di parametri presenti nei modelli BIM, un raggruppamento che facilita l’analisi delle collisioni e la successiva validazione. Anche in questa fase, secondo quanto descritto dallo studio, il controllo resta all’utente nelle decisioni che contano, mentre viene alleggerito il lavoro di organizzazione e ricostruzione dei risultati.

    Classificazione, dati e controllo dell’utente

    L’approccio integra tre componenti: la classificazione standardizzata degli elementi, la gestione strutturata dei dati e l’automazione delle operazioni ripetitive. Il risultato dichiarato è un processo di clash detection più ripetibile, strutturato ed efficiente, con una significativa riduzione delle attività manuali necessarie per configurare e gestire le verifiche, senza eliminare la supervisione umana nelle fasi decisionali.

    L’appuntamento

    Il talk è organizzato da ASSOBIM. Di seguito i dettagli pratici per la partecipazione.

    Evento Talk “Clash Detection 2.0: a Database-Driven Workflow”, organizzato da ASSOBIM
    Relatore Andrea Cognigni, ACPV Architects (Antonio Citterio Patricia Viel)
    Data Giovedì 15 ottobre 2026
    Orario Ore 17.00
    Iscrizioni Modulo di registrazione al webinar
  • Abuso edilizio scoperto dopo l’acquisto dell’immobile: Sentenza TAR Lazio

    L’acquisto di un immobile gravato da un abuso edilizio, anche qualora l’acquirente sia del tutto ignaro dell’irregolarità, non esclude automaticamente l’efficacia di un ordine di demolizione. Questa è la chiara interpretazione fornita dal TAR Lazio, Sezione Seconda Quater, con la sentenza n. 14772/2026, pubblicata l’11 settembre 2026, la quale sottolinea la necessità di una verifica approfondita che vada oltre la semplice buona fede o la consultazione del Certificato di Destinazione Urbanistica (CDU).

    L’Ordine di Demolizione e la Posizione del Nuovo Proprietario

    La giurisprudenza amministrativa, riprendendo le previsioni dell’articolo 31 del D.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell’Edilizia), stabilisce che l’ingiunzione di rimozione o demolizione di opere eseguite in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali, può essere rivolta sia al responsabile dell’abuso sia al proprietario dell’immobile. Questa distinzione è fondamentale: la posizione del proprietario è tale in virtù della sua disponibilità giuridica e materiale del bene, che gli consente di intervenire per il ripristino dello stato legittimo. Pertanto, un nuovo proprietario, anche se estraneo alla realizzazione materiale dell’abuso, diviene comunque destinatario degli effetti del provvedimento repressivo. Il Consiglio di Stato ha più volte ribadito tale principio, evidenziando come la natura reale dell’illecito edilizio si trasferisca con la proprietà.

    Nel caso specifico esaminato dal TAR Lazio, l’ordine di demolizione risaliva al 2004, mentre l’acquisto dell’immobile da parte del nuovo proprietario è avvenuto nel 2016. La circostanza che l’acquirente non avesse personalmente realizzato le opere abusive non è stata considerata sufficiente per escludere la sua soggezione al provvedimento. È cruciale distinguere la responsabilità per l’esecuzione dell’abuso, che ricade sul soggetto che ha materialmente compiuto l’intervento, dalla posizione del proprietario quale soggetto tenuto all’ottemperanza della misura ripristinatoria.

    La Validità dei Titoli Edilizi: Oltre la Semplice Dichiarazione

    La sentenza offre anche spunti critici sulla validità dei titoli edilizi, analizzando il caso di una Dichiarazione di Inizio Attività (DIA) presentata nel 2003 per un intervento di ristrutturazione edilizia con demolizione e ricostruzione. L’amministrazione comunale ha contestato che tale DIA fosse idonea a legittimare le opere effettivamente realizzate, le quali presentavano caratteristiche riconducibili a una nuova costruzione, richiedendo quindi il permesso di costruire. La differenza di qualificazione dell’intervento – da ristrutturazione a nuova costruzione – era basata sull’analisi della consistenza del fabbricato preesistente, inclusa una porzione diruta di cui non era stata dimostrata la legittima consistenza, e sulla realizzazione di due portici che alteravano la configurazione dell’edificio.

    Questo evidenzia che la mera esistenza di una pratica edilizia non garantisce la legittimità di un intervento. La verifica impone un confronto rigoroso tra il contenuto del titolo utilizzato, la disciplina normativa vigente al momento dell’intervento e, soprattutto, l’effettiva corrispondenza tra le opere realizzate e quelle assentite. Un disallineamento in questi termini può rendere il titolo inadeguato a coprire l’intervento, qualificandolo come abuso edilizio.

    Il Certificato di Destinazione Urbanistica (CDU): Limiti e Funzioni

    Un altro aspetto chiarito dalla sentenza concerne il ruolo del Certificato di Destinazione Urbanistica (CDU). Ai sensi dell’articolo 30 del D.P.R. 380/2001, il CDU attesta le prescrizioni urbanistiche relative all’area interessata, come le destinazioni d’uso e altri elementi pianificatori. Tuttavia, il CDU non ha in alcun modo la funzione di certificare la conformità edilizia di un fabbricato rispetto ai titoli abilitativi che ne hanno autorizzato la costruzione o le successive modifiche.

    Nel caso in esame, il ricorrente aveva cercato di attribuire un valore di legittimazione al riferimento alla DIA del 2003 presente nel CDU. Il TAR ha categoricamente escluso che un tale richiamo potesse essere interpretato come una certificazione della validità del titolo o della regolarità edilizia dell’immobile. Questo principio sottolinea l’importanza di non confondere i documenti che attestano il regime urbanistico del suolo con quelli che disciplinano la legittimità costruttiva dell’edificio. Il CDU non può in alcun modo sostituire una verifica approfondita dei titoli edilizi.

    Distanza tra Buona Fede e Affidamento Legittimo verso la Pubblica Amministrazione

    La pretesa di buona fede dell’acquirente, pur se invocata, non è stata sufficiente a eludere gli effetti dell’ordine di demolizione. La sentenza distingue nettamente la buona fede con cui un immobile viene acquistato dal legittimo affidamento tutelabile nei confronti della pubblica amministrazione. Quest’ultimo concetto richiede presupposti specifici e circostanze ben definite, quali un comportamento univoco e inequivocabile dell’amministrazione che abbia indotto il cittadino a ritenere legittimo un intervento per un periodo significativo.

    Nel caso in questione, il TAR ha escluso l’esistenza di un affidamento tutelabile, considerando che il Comune aveva già contestato i profili della DIA, richiesto integrazioni e intrapreso azioni rispetto all’intervento ben prima dell’emissione dell’ordine di demolizione del 2004. Non si configurava quindi una situazione in cui l’amministrazione avesse tacitamente o esplicitamente riconosciuto la legittimità delle opere. La buona fede dell’acquirente, pur comprensibile, non si traduce automaticamente in una protezione legale dagli effetti di un abuso edilizio e del relativo ordine di ripristino.

    Verifica di Regolarità Immobiliare: Un Approccio Sistematico per i Professionisti

    La sentenza ribadisce l’importanza cruciale di un approccio metodico e sistematico nella verifica della regolarità urbanistico-edilizia di un immobile, soprattutto in previsione di una compravendita. È indispensabile comprendere che documenti come i dati catastali, il CDU e i titoli edilizi hanno funzioni distinte e complementari, ma nessuno, isolatamente, può attestare la piena legittimità dell’edificio.

    • I dati catastali identificano l’immobile sotto il profilo fiscale e geometrico.
    • Il CDU fornisce informazioni sulle prescrizioni urbanistiche dell’area.
    • I titoli edilizi (permessi di costruire, DIA, SCIA, CILAS, sanatorie, condoni) documentano l’autorizzazione o la dichiarazione degli interventi di trasformazione.

    Una verifica completa richiede di ricostruire l’intera “storia edilizia” dell’immobile, raccogliendo il titolo originario, le eventuali varianti, le successive autorizzazioni, le pratiche di sanatoria o condono, e ogni altro provvedimento che abbia inciso sulla situazione dell’edificio. Questa documentazione deve poi essere confrontata scrupolosamente con lo stato di fatto del fabbricato. Particolare attenzione deve essere rivolta agli immobili oggetto di demolizioni e ricostruzioni, ampliamenti o significative modifiche della configurazione, per accertare la corrispondenza tra opere eseguite e titolo edilizio.

    Cosa Accade se l’Ordine di Demolizione Precede l’Acquisto

    Qualora su un immobile sia già stato emesso un ordine di demolizione, l’acquisto successivo non annulla la validità del provvedimento. Il nuovo proprietario si trova nella posizione di destinatario dell’ingiunzione, in quanto titolare della disponibilità del bene e, di conseguenza, del potere di provvedere al ripristino. È quindi fondamentale, in tali circostanze, che l’acquirente esamini attentamente tutta la documentazione amministrativa relativa al provvedimento, inclusa la natura delle opere contestate, il titolo edilizio richiamato, gli eventuali atti successivi e lo stato del procedimento.

    Gli eventuali rapporti contrattuali tra acquirente e venditore, come clausole di garanzia o di indennizzo per vizi dell’immobile, costituiscono una questione distinta dagli effetti amministrativi dell’ordine di demolizione. Sebbene la giurisprudenza possa, in determinate condizioni, consentire all’acquirente di agire civilmente contro il venditore, ciò non modifica la validità e l’efficacia del provvedimento amministrativo di ripristino.

    La sentenza del TAR Lazio evidenzia, per ingegneri, architetti e consulenti tecnici, l’imperativo di una due diligence urbanistico-edilizia proattiva e meticolosa. La complessità normativa e la natura reale dell’illecito edilizio impongono di non affidarsi a presunzioni o a documenti parziali. La ricostruzione dei titoli, il confronto con lo stato di fatto e l’analisi dei procedimenti amministrativi pregressi sono passaggi ineludibili per garantire la sicurezza giuridica di un’operazione immobiliare e tutelare tutte le parti coinvolte da future contestazioni.

  • Analisi Numerica del Comportamento a Flessione di Tubi CFST a Sezione Quadrata con Angolari in Acciaio Incorporati e Staffe a Spirale

    L’impiego di elementi strutturali compositi rappresenta una soluzione sempre più diffusa nell’ingegneria civile contemporanea, grazie alla loro capacità di combinare le proprietà meccaniche di materiali diversi per ottimizzare prestazioni e durabilità. Tra questi, i tubi d’acciaio riempiti di calcestruzzo (Concrete-Filled Steel Tubes, CFST) sono particolarmente apprezzati per l’elevata resistenza, la duttilità e la capacità di dissipazione energetica, caratteristiche cruciali in diverse applicazioni strutturali. Comprendere a fondo il loro comportamento flessionale, specialmente con l’introduzione di elementi aggiuntivi, è fondamentale per l’evoluzione delle pratiche progettuali.

    Comportamento Flessionale dei Tubi d’Acciaio Riempiiti di Calcestruzzo

    I tubi d’acciaio riempiti di calcestruzzo (CFST) sfruttano la sinergia tra l’acciaio esterno, che funge da cassaforma permanente e armatura a confinamento, e il calcestruzzo interno, che previene l’instabilità locale del tubo metallico e contribuisce significativamente alla resistenza a compressione. Il comportamento a flessione di questi elementi è influenzato da numerosi fattori, tra cui le proprietà meccaniche dei materiali, le dimensioni della sezione, lo spessore del tubo e le condizioni di carico. La combinazione di un nucleo di calcestruzzo confinato e di un guscio d’acciaio esterno conferisce ai CFST una rigidezza e una capacità portante superiori rispetto agli elementi realizzati con i singoli materiali. Le indagini numeriche, mediante l’utilizzo di metodologie agli elementi finiti, costituiscono un approccio efficace per esplorare in dettaglio le risposte strutturali di tali componenti sotto carichi flessionali, analizzando la distribuzione delle tensioni, le deformazioni e i meccanismi di rottura.

    Il Ruolo degli Angolari d’Acciaio Annegati

    Un aspetto specifico di interesse nella ricerca sui CFST riguarda l’introduzione di elementi d’acciaio aggiuntivi all’interno del nucleo di calcestruzzo. Gli angolari d’acciaio annegati nel calcestruzzo dei tubi quadrati rappresentano una di queste modifiche, mirata a migliorare ulteriormente il comportamento strutturale. Questi elementi possono avere molteplici funzioni: aumentare la rigidezza della sezione, potenziare la capacità portante a flessione e migliorare il trasferimento di taglio tra l’acciaio esterno e il calcestruzzo interno. La presenza di angolari può anche influenzare il confinamento del calcestruzzo, specialmente nelle zone d’angolo dove il confinamento passivo fornito dal tubo esterno potrebbe essere meno efficace. L’analisi numerica permette di valutare come la geometria, la posizione e le dimensioni di questi angolari modifichino le curve carico-spostamento, la distribuzione delle sollecitazioni e la duttilità complessiva dell’elemento flessionale.

    L’Impatto delle Staffe a Spirale

    Oltre agli angolari, le staffe a spirale costituiscono un’ulteriore tipologia di armatura interna che può essere impiegata nei tubi CFST. Le staffe a spirale sono note per la loro eccezionale efficacia nel fornire confinamento al calcestruzzo, migliorandone significativamente la duttilità e la capacità di deformazione ultima. In un elemento CFST soggetto a flessione, il confinamento fornito dalle staffe a spirale può ritardare l’esfoliazione del calcestruzzo e prevenire il collasso improvviso, mantenendo l’integrità del nucleo anche a elevate deformazioni. La loro presenza contribuisce a una migliore distribuzione delle tensioni e alla promozione di un comportamento più duttile dell’intera sezione, specialmente in presenza di carichi ciclici o in zone critiche. Le investigazioni numeriche sono essenziali per quantificare l’incremento di resistenza e duttilità attribuibile alle staffe a spirale, ottimizzando la loro configurazione e il passo.

    Metodologie di Indagine Numerica per la Progettazione Avanzata

    Le indagini numeriche si rivelano strumenti indispensabili per lo studio approfondito del comportamento di elementi compositi complessi come i CFST rinforzati con angolari e staffe a spirale. L’applicazione di modelli agli elementi finiti consente di simulare il comportamento di questi elementi sotto diverse condizioni di carico, considerando l’interazione tra i materiali (acciaio, calcestruzzo, armatura), la plasticizzazione e la non linearità. Attraverso queste simulazioni, è possibile valutare la capacità flessionale, la rigidezza, la duttilità e i meccanismi di rottura, parameters chiave per la progettazione strutturale. I risultati di tali studi forniscono dati preziosi per lo sviluppo di linee guida progettuali più precise e per l’ottimizzazione delle configurazioni strutturali, riducendo la necessità di costose prove sperimentali su larga scala.

    La comprensione approfondita del comportamento flessionale dei tubi d’acciaio riempiti di calcestruzzo, arricchiti con angolari d’acciaio annegati e staffe a spirale, è cruciale per la progettazione di strutture più resilienti ed efficienti. L’approccio numerico consente di esplorare configurazioni e interazioni complesse, delineando le prestazioni di elementi compositi avanzati che rispondono alle esigenze di sicurezza e durabilità richieste dall’ingegneria moderna.

  • Graphisoft presenta Archicad 30 e la strategia sull’Intelligenza Artificiale

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    Graphisoft ha presentato Archicad 30, la trentesima versione del suo software BIM, inserita nel portfolio prodotti 2026. Questo lancio combina aggiornamenti per la modellazione e la documentazione con una roadmap estesa per l’intelligenza artificiale, un nuovo livello di abbonamento e connessioni alla futura piattaforma Nemetschek Creator.

    Aggiornamenti per la Modellazione e la Documentazione in Archicad 30

    Per gli utenti Archicad, la nuova versione introduce la Dark Mode per Windows, migliorando l’esperienza visiva. Sono state implementate funzionalità per una maggiore visibilità delle pareti su più piani e controlli più flessibili per la documentazione. Le opzioni per le etichette dei disegni sono state ampliate, offrendo maggiore personalizzazione.

    Graphisoft ha inoltre aggiornato la gestione delle informazioni di progetto (Project Info) e introdotto un’organizzazione personalizzabile del Navigatore. Questi miglioramenti mirano a ottimizzare i task di gestione e documentazione dei progetti BIM, facilitando il lavoro dei professionisti.

    L’Evoluzione dell’Intelligenza Artificiale nel Workflow Graphisoft

    L’azienda sta gettando le basi per una più profonda integrazione dell’AI nei propri strumenti. Tra i piani futuri rientra il supporto per il Model Context Protocol (MCP), sebbene l’annuncio non fornisca dettagli sul funzionamento pratico o sulla data di disponibilità.

    La roadmap di Graphisoft per l’AI include un AI Visualizer aggiornato, che offrirà una scelta di modelli di generazione di immagini, come Nano Banana Pro. L’azienda dichiara che l’aggiornamento fornirà risultati di qualità superiore, ma non sono stati forniti esempi o misure di performance.

    È in fase di sviluppo anche l’AI Assistant, progettato per supportare l’apprendimento del prodotto e fornire indicazioni sulle migliori pratiche. Una funzione denominata AI Assistant Spaces consentirà agli architetti di creare una base di conoscenza personalizzata utilizzando i propri documenti, potenzialmente aumentando la rilevanza dell’assistente per le informazioni specifiche di ciascuno studio.

    Nemetschek Creator: Una Piattaforma Cloud per la Progettazione Preliminare

    Oltre al software di authoring principale, Graphisoft ha posto enfasi su Nemetschek Creator, una prossima piattaforma cloud destinata alle fasi iniziali della progettazione. Il suo ambito proposto include analisi di sostenibilità e fattibilità, analisi assistite dall’AI e connessioni con Archicad. L’obiettivo è trasferire l’intento progettuale dal concetto al BIM.

    Creator è concepito come uno spazio di lavoro condiviso per architetti, sviluppatori, investitori, urbanisti, municipalità e altri stakeholder di progetto. Sono previste opportunità di accesso anticipato a Creator e alla Open Collaboration Platform a partire da ottobre. Parallelamente, sarà disponibile l’accesso alla visualizzazione in tempo reale tramite Maxon Redshift. I dettagli sull’idoneità e sulla portata di queste offerte non sono stati definiti nel comunicato.

    Ampliamento dell’Offerta di Abbonamenti e Soluzioni MEP

    Graphisoft sta ampliando la sua gamma di abbonamenti con Archicad Max, che si affianca ai piani Archicad Studio e Archicad Collaborate. Archicad Max è rivolto agli studi che cercano un accesso più ampio alle tecnologie Graphisoft e Nemetschek Group, comprendendo AI, visualizzazione, intelligenza progettuale e workflow connessi.

    L’azienda posiziona Collaborate come un’opzione per i clienti Studio che gestiscono progetti più complessi e team sempre più connessi. Tuttavia, l’annuncio non include prezzi né un confronto dettagliato tra i tre piani, lasciando da chiarire le differenze specifiche in termini di diritti e funzionalità.

    Per i progettisti di impianti, MEP Designer e DDScad riceveranno miglioramenti che coprono query BIM, visualizzazione, supporto al workflow e integrazione AI. MEP Designer viene inoltre introdotto in oltre 40 mercati aggiuntivi, estendendo la disponibilità dell’offerta MEP di Graphisoft.


    Gli annunci di Graphisoft combinano perfezionamenti pratici in Archicad con un’accelerazione verso workflow assistiti dall’AI lungo l’intero ciclo di vita del progetto. Diversi sviluppi di piattaforma e AI rimangono in fase di sviluppo o pianificati, piuttosto che essere presentati come funzionalità universalmente disponibili. Graphisoft ha dichiarato che le date di rilascio, l’ambito delle funzionalità, i pacchetti di abbonamento e la disponibilità regionale possono variare. Ulteriori dettagli sono attesi all’evento virtuale globale Ignite, previsto per il 13 ottobre, dove verranno illustrati gli sviluppi dei prodotti e la direzione strategica dell’azienda.

  • Indagine sui meccanismi di collasso fuori piano sismico delle travi prefabbricate

    La resistenza sismica delle strutture prefabbricate rappresenta un ambito cruciale per l’ingegneria strutturale contemporanea, in particolare per quanto concerne la comprensione dei meccanismi di collasso fuori dal piano che possono interessare gli elementi trave durante un evento tellurico. L’analisi approfondita di tali fenomeni è essenziale per affinare le metodologie di progettazione e garantire la sicurezza delle costruzioni in aree sismiche.

    Vulnerabilità Sismica e Meccanismi di Collasso Fuori Piano nelle Travi Prefabbricate

    Le strutture prefabbricate, pur offrendo notevoli vantaggi in termini di velocità costruttiva e controllo della qualità, presentano specifici profili di vulnerabilità sismica che richiedono attenta considerazione. Uno degli aspetti più critici è il comportamento delle travi sottoposte a sollecitazioni che ne inducono movimenti e collassi fuori dal loro piano principale. Tali meccanismi possono manifestarsi a seguito di un’insufficiente capacità delle connessioni tra travi e pilastri, o tra travi e solai, a trasferire efficacemente le forze orizzontali e a mantenere l’integrità strutturale dell’intero sistema.

    In un contesto sismico, la stabilità fuori piano delle travi prefabbricate è fortemente influenzata dalla tipologia e dalla duttilità delle giunzioni. Connessioni rigide o sottodimensionate possono portare a rotture fragili, mentre l’assenza di un’adeguata azione di diaframma dei solai può compromettere la ridistribuzione delle forze e la capacità della struttura di agire come un’unità monolitica. L’instabilità laterale delle travi, il ribaltamento o il distacco dalle membrature verticali costituiscono tipici esempi di collasso fuori piano che devono essere compresi e prevenuti attraverso un’accurata progettazione.

    Metodologie di Indagine per la Valutazione del Comportamento Strutturale

    L’investigazione dei meccanismi di collasso fuori piano in travi prefabbricate, indotti da terremoti, si avvale di metodologie sia sperimentali sia numeriche. Le campagne di test su modelli in scala o su elementi a grandezza naturale permettono di osservare direttamente il comportamento strutturale sotto carichi ciclici, simulando le azioni sismiche. Queste prove forniscono dati preziosi sull’evoluzione del danno, sulle deformazioni e sulle capacità dissipative delle connessioni e degli elementi strutturali.

    Parallelamente, l’impiego di modelli numerici avanzati, basati sull’analisi agli elementi finiti (FEM), consente di esplorare un’ampia gamma di scenari, di parametrizzare le proprietà dei materiali e delle connessioni, e di analizzare il comportamento non lineare sotto azioni dinamiche. La fedele riproduzione delle zone critiche, quali le interfacce tra elementi prefabbricati e le armature di collegamento, risulta fondamentale per ottenere simulazioni affidabili che riflettano la reale risposta sismica degli elementi. L’integrazione tra dati sperimentali e modelli numerici contribuisce a sviluppare comprensioni approfondite sui modi di collasso e sulla previsione delle prestazioni strutturali.

    Implicazioni Progettuali per la Resilienza Antisismica

    I risultati derivanti da indagini sui meccanismi di collasso fuori piano delle travi prefabbricate hanno dirette implicazioni per la progettazione e la verifica sismica. Tali studi evidenziano la necessità di adottare soluzioni di connessione che garantiscano non solo un’adeguata resistenza, ma anche la capacità di subire significative deformazioni cicliche senza perdere la propria integrità. Particolare attenzione deve essere rivolta alla continuità strutturale e alla capacità delle connessioni di prevenire la rotazione eccessiva o lo sfilamento delle travi.

    La progettazione deve quindi mirare a incrementare la robustezza delle interfacce, favorendo l’azione di telaio e di diaframma, fondamentali per la distribuzione delle forze sismiche orizzontali. Le verifiche di duttilità e resistenza, conformemente alle normative tecniche vigenti, devono includere la valutazione della stabilità fuori piano, considerando esplicitamente le specificità dei sistemi prefabbricati. L’applicazione di principi di “design for collapse prevention” e l’adozione di dettagli costruttivi che migliorino la capacità deformativa delle giunzioni sono passi essenziali per la realizzazione di edifici prefabbricati più resilienti agli eventi sismici.

    La continua ricerca sui meccanismi di collasso indotti dal terremoto nelle travi prefabbricate è un pilastro per l’avanzamento delle pratiche di ingegneria sismica. Comprendere appieno queste vulnerabilità permette ai progettisti di sviluppare soluzioni più sicure e efficienti, migliorando la resilienza complessiva del patrimonio costruito e la protezione della vita umana.

  • FARO lancia i nuovi laser scanner Focus i.1: caratteristiche e novità

    Faro Insight ha presentato due nuovi scanner laser terrestri, il Focus i.1 e il Focus i.1 X, accompagnati da un pacchetto di reality capture mobile denominato Rovi i.1, realizzato in collaborazione con Manifold Tech. La gamma si inserisce in un flusso di lavoro che attraversa la piattaforma cloud Sphere XG e il software di elaborazione Scene, e comprende anche Scene 2027, il nuovo aggiornamento del software desktop. Per studi di progettazione, studi di rilievo e professioni tecniche che lavorano con le nuvole di punti, gli annunci toccano sia la fase di acquisizione dei dati sia quella di elaborazione.

    Focus i.1 e Focus i.1 X: la linea scanner terrestre

    I due nuovi scanner, secondo quanto dichiarato da Faro, combinano hardware potenziato, prestazioni di misurazione migliorate, scansione a colori più rapida e tecnologie di posizionamento avanzate. L’accuratezza di scansione di oggetti dichiarata dal costruttore arriva fino a 0,9 mm.

    Il modello Focus i.1 X è quello calibrato sulle applicazioni outdoor e geospaziali. Integra un ricevitore GNSS/RTK montabile, che supporta la georeferenziazione dei dati acquisiti in campo, e una portata di scansione dichiarata di 400 metri. Le due dotazioni definiscono lo scenario d’uso della versione X, orientata ai rilievi che si svolgono all’aperto e richiedono riferimenti posizionali.

    Sphere XG e distribuzione a abbonamento

    Per la collaborazione basata su cloud, entrambi gli scanner si collegano a Faro Sphere XG, la piattaforma di digital reality dell’azienda. L’elaborazione dei dati e la pulizia assistita dall’intelligenza artificiale passano invece dal software Scene, che viene proposto con un nuovo modello a abbonamento: una scelta che determina anche le condizioni di accesso alle funzioni di processing della gamma.

    Rovi i.1: il reality capture mobile

    Il Rovi i.1 è uno scanner laser mobile proposto in un pacchetto unico che comprende il dispositivo di acquisizione e l’abbonamento al software. L’obiettivo dichiarato è portare il digital reality a un pubblico più ampio, con una formula che Faro descrive come di semplice utilizzo e accessibile in termini di costi. L’abbinamento tra strumento e software in un’unica soluzione è pensato per facilitare l’approccio alla tecnologia di acquisizione mobile. Con questa offerta, la copertura del produttore si estende dal rilievo terrestre all’acquisizione in movimento.

    Il flusso di lavoro previsto collega tre passaggi: l’acquisizione dei dati con lo scanner mobile Rovi i.1, l’elaborazione nella piattaforma Sphere XG e l’analisi dei progetti con Scene.

    Scene 2027: tempi di elaborazione e filtro AI

    In parallelo ai nuovi scanner, Faro ha rilasciato Scene 2027, un aggiornamento importante del software di elaborazione desktop. La società dichiara che, sui progetti di grandi dimensioni, i tempi di generazione delle nuvole di punti di progetto passano da ore a minuti. La nuova versione introduce inoltre un filtro basato sull’intelligenza artificiale progettato per rimuovere dai dati i riflessi generati da superfici vetrate e specchianti.

    L’annuncio non riporta indicazioni su prezzi, disponibilità e date di commercializzazione dei nuovi prodotti.

  • Faro lancia i nuovi laser scanner Focus i.1

    Faro ha presentato due nuovi scanner laser terrestri, Focus i.1 e Focus i.1 X, accompagnati da Rovi i.1, un pacchetto di reality capture mobile sviluppato in collaborazione con Manifold Tech. Il lancio interessa l’intera filiera del rilievo tridimensionale dell’azienda: l’acquisizione dei dati sul campo con i nuovi scanner, la collaborazione in cloud sulla piattaforma Sphere XG e l’elaborazione con il software Scene, aggiornato alla versione 2027. Un complesso di strumenti e servizi rilevante per chi gestisce nuvole di punti e dati di rilievo nei processi di progettazione e gestione delle opere.

    Focus i.1 e Focus i.1 X: hardware e prestazioni di misura

    La nuova serie Focus, secondo quanto dichiarato da Faro, combina hardware evoluto, prestazioni di misura migliorate, acquisizione a colori più rapida e tecnologie di posizionamento avanzate. L’accuratezza dichiarata per la scansione su oggetti arriva fino a 0,9 mm.

    Il modello Focus i.1 X è destinato alle applicazioni in esterno e a quelle geospaziali. Prevede un ricevitore GNSS/RTK montabile e una portata di scansione di 400 metri, due caratteristiche che agevolano gli utenti nel georeferenziare i dati acquisiti, un aspetto determinante quando il rilievo deve essere integrato con informazioni posizionate in modo coerente sul territorio o in cantiere.

    Collaborazione in cloud e modello in abbonamento

    Entrambi gli scanner si collegano alla piattaforma di digital reality Faro Sphere XG, dedicata alla collaborazione basata su cloud. Per l’elaborazione, gli utenti accedono tramite il software Scene alle funzioni di pulizia dei dati basate su intelligenza artificiale. Con questa generazione di prodotti Scene passa inoltre a un nuovo modello di distribuzione in abbonamento, un cambiamento che riguarda direttamente la gestione delle licenze e dei costi software per studi e imprese.

    Rovi i.1: la reality capture mobile

    Rovi i.1 è concepito come pacchetto unico che accosta il dispositivo di acquisizione all’abbonamento al software, con l’obiettivo dichiarato di portare la digital reality a un pubblico più ampio. Il flusso di lavoro previsto collega l’acquisizione dei dati con lo scanner laser mobile Rovi i.1, l’elaborazione nella piattaforma Sphere XG e l’analisi dei dati di progetto con Scene. Faro descrive la soluzione come di facile utilizzo e dal costo accessibile.

    Scene 2027: tempi di elaborazione e filtro AI

    In parallelo al lancio degli scanner, Faro ha rilasciato Scene 2027, aggiornamento sostanziale del software di elaborazione desktop. Secondo le dichiarazioni del produttore, il tempo di generazione della nuvola di punti di progetto nelle commesse di grandi dimensioni si riduce da ore a minuti. La nuova versione introduce inoltre un filtro basato su intelligenza artificiale progettato per rimuovere i riflessi di vetri e superfici specchianti.

    Cosa verificare in fase di valutazione

    Le prestazioni communicate dal produttore, dall’accuratezza di 0,9 mm alla riduzione dei tempi di generazione delle nuvole di punti, fino alla resa del filtro AI, restano affermazioni aziendali: la loro conferma andrà ricercata nell’uso operativo, confrontando i valori dichiarati con i requisiti di precisione e di produttività dei singoli progetti e con le condizioni di acquisizione specifiche di ogni rilievo.

  • Valutazione del Rischio nello Scavo con TBM in Terreni Misti mediante Ponderazione Soggettiva-Oggettiva Combinata e Analisi Fuzzy delle Coppie di Insiemi

    La realizzazione di gallerie con scudo in contesti geologici complessi, in particolare in terreni misti, rappresenta una delle sfide più significative nell’ingegneria delle infrastrutture sotterranee. L’eterogeneità delle formazioni geologiche, unitamente alla variabilità delle condizioni idrogeologiche, introduce un elevato grado di incertezza e rischio che richiede metodologie avanzate per una valutazione precisa e affidabile.

    Le Specificità del Tunneling in Terreni Misti

    L’impiego di Tunnel Boring Machine (TBM) per lo scavo di gallerie è una pratica diffusa, ma le performance e la sicurezza di queste macchine dipendono criticamente dalle caratteristiche del terreno attraversato. I terreni misti, caratterizzati dall’alternanza imprevedibile di strati coesivi e granulari, di roccia tenera e dura, o dalla presenza di lenti e blocchi isolati, pongono sfide uniche. Questa variabilità può causare instabilità al fronte di scavo, usura accelerata degli utensili di taglio, fenomeni di blocco della TBM o crolli localizzati. Una gestione inadeguata di tali condizioni può comportare rallentamenti significativi, incrementi dei costi e, in casi estremi, gravi incidenti.

    Metodologie Avanzate per la Stima del Rischio Geotecnico

    Per affrontare le complessità intrinseche alla progettazione e all’esecuzione di opere in sotterraneo, è indispensabile adottare modelli di valutazione del rischio che integrino diverse fonti di informazione e gestiscano l’incertezza. Un approccio efficace prevede l’utilizzo di metodologie che combinano l’assegnazione di pesi soggettivi e oggettivi ai fattori di rischio.

    • Ponderazione Soggettiva-Oggettiva Accoppiata: Questo metodo mira a bilanciare il giudizio degli esperti con dati quantitativi. La componente soggettiva deriva dall’esperienza di ingegneri geotecnici e tunnelisti, fondamentale per interpretare scenari complessi e per valutare rischi difficilmente quantificabili. La componente oggettiva, invece, si basa su dati storici, misurazioni in situ, risultati di laboratorio e analisi statistiche. L’accoppiamento di queste due prospettive consente di ottenere una struttura di ponderazione dei fattori di rischio più robusta e rappresentativa, riducendo le distorsioni che potrebbero derivare da un’analisi puramente soggettiva o da una base di dati incompleta.
    • Modello di Analisi Fuzzy Set Pair: In contesti dove le informazioni sono intrinsecamente imprecise o vaghe, come spesso accade in geotecnica, i modelli basati sulla logica fuzzy offrono uno strumento potente. L’analisi Fuzzy Set Pair, in particolare, permette di valutare il grado di correlazione, differenza e incertezza tra due insiemi di dati o concetti. Questo approccio è utile per modellare la relazione tra le condizioni geologiche attese e quelle effettivamente incontrate, o per quantificare la prossimità di uno stato operativo a una condizione di rischio. Attraverso funzioni di appartenenza e indici di connessione, il modello fornisce una valutazione del rischio più sfumata e realistica, superando le limitazioni dei modelli booleani tradizionali che richiedono confini netti tra stati diversi.

    Implicazioni Pratiche per i Professionisti del Settore

    L’applicazione di modelli di valutazione del rischio così sofisticati ha ricadute dirette sulla pratica progettuale ed esecutiva. I progettisti possono beneficiare di una comprensione più approfondita dei potenziali scenari di rischio, consentendo una migliore selezione delle TBM, l’ottimizzazione dei parametri di scavo e la definizione di piani di emergenza più mirati. Durante la fase di costruzione, questi modelli supportano un monitoraggio più efficace e la capacità di adattare rapidamente le strategie operative al variare delle condizioni del terreno, contribuendo a minimizzare i tempi morti, contenere i costi aggiuntivi e, soprattutto, garantire la sicurezza del personale e dell’opera.

    L’integrazione di approcci avanzati per la valutazione del rischio, quali la ponderazione soggettiva-oggettiva e i modelli basati sulla logica fuzzy, è fondamentale per affrontare le complessità delle moderne opere infrastrutturali sotterranee. Questi strumenti analitici rappresentano un ausilio indispensabile per gli ingegneri civili e geotecnici, promuovendo decisioni più informate e contribuendo al successo di progetti di tunneling sempre più ambiziosi.