Autore: gianni.dessi@gmail.com

  • El Paso Water adotta un approccio data-driven per l’ottimizzazione della gestione delle acque reflue

    El Paso Water adotta un approccio data-driven per l’ottimizzazione della gestione delle acque reflue

    2.450 miglia di fognature a gravità e condotte in pressione, 75 stazioni di sollevamento e circa 44.000 pozzetti di ispezione: con queste dimensioni El Paso, una delle maggiori città lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, gestisce il servizio fognario di una popolazione superiore a 680.000 abitanti.

    L’utility El Paso Water (EPWater) eroga i servizi idrici e fognari a circa 220.000 clienti tra residenziali, commerciali e industriali, inviando a quattro depuratori un flusso medio di 58 milioni di galloni al giorno. La crescita urbana impone all’amministrazione di tenere insieme tre esigenze: affidabilità operativa della rete di raccolta, contenimento del rischio ambientale e capacità di orientare gli investimenti infrastrutturali con criteri verificabili. La risposta scelta è stata sostituire la manutenzione decisa a calendario con una gestione fondata sui dati acquisiti direttamente nelle condotte.

    Perché la manutenzione a calendario non era più sostenibile

    Le squadre operative di EPWater operavano con un doppio compito: gestire la manutenzione di routine e, allo stesso tempo, ridurre gli afflussi e infiltrazioni indebiti (I&I), prevenire le fuoriuscite di acque reflue (SSO, sanitary sewer overflow) e controllare le prestazioni complessive del sistema. Il quadro di riferimento era il programma Capacity, Management, Operations and Maintenance, che imponeva pulizia e ispezione frequenti delle tratte classificate ad alto rischio, anche quando non necessarie.

    Il peso operativo si riassumeva in un dato semplice: gli interventi seguivano programmi prestabiliti, non le condizioni reali delle condotte. Una parte significativa del tempo delle squadre veniva assorbita dalla ricerca delle sorgenti di I&I e dallo sblocco degli ingorghi nella rete.

    A complicare il quadro intervenivano i picchi di acido solfidrico (H₂S) e la corrosione accelerata in alcune porzioni del sistema di raccolta. Le contromisure temporanee avevano costi rilevanti e agivano sugli effetti, lasciando intatte le cause. Senza visibilità sullo stato della rete nel suo insieme, il personale aveva individuato due mancanze da colmare: un backup sulle stazioni di sollevamento e strumenti di analisi dei dati, entrambi ritenuti necessari per uscire dalla logica reattiva.

    Cosa viene misurato in rete

    La soluzione adottata combina sensori e piattaforme di analisi distribuiti lungo il sistema di raccolta. Nei punti critici l’osservazione è continua e riguarda quattro grandezze: livello delle acque reflue, condizioni di flusso, effetto delle precipitazioni e concentrazione di H₂S.

    I dispositivi si installano all’interno delle infrastrutture esistenti e possono essere riallocati in base alle necessità. Questa caratteristica consente di esplorare la rete per zone, invece di vincolare l’osservazione a punti fissi. I sensori applicati a superficie tracciano i livelli di liquido in localizzazioni selezionate, con l’obiettivo di intercettare le condizioni che precedono un troppo pieno fognario.

    Il monitoraggio remoto permette agli operatori di valutare le criticità in formazione prima che degenerino in problemi gestionali di più ampia portata. Le segnalazioni automatiche fungono da allarme precoce: avvisano dei cambiamenti di condizione, anche su flussi anomali, e consentono di ordinare gli interventi sul campo secondo priorità effettive, concentrando le risorse dove servono davvero.

    Il pilota del 2023 e i numeri che hanno aperto l’estensione

    L’approccio è stato verificato con un programma pilota nel 2023, articolato su tre strumenti: misuratori di portata e di livello, sensori per la concentrazione di H₂S e un’analisi del programma di pulizia. L’esito più significativo riguarda la selettività degli interventi: le attività di pulizia ad alto rischio si sono ridotte del 93 per cento, con le squadre indirizzate verso le zone che ne avevano effettiva necessità anziché operare su schedulazione.

    Nel 2024 il rilevamento precoce delle anomalie in sviluppo e la risposta proattiva hanno permesso di prevenire nove fuoriuscite di acque reflue. Tempi di risposta più rapidi, la flessibilità garantita dalla riallocabilità degli strumenti e una lettura più completa delle prestazioni dell’intero sistema mediante analytics e reportistica hanno quindi spinto l’utility a estendere la soluzione a tutta la rete.

    Dal dato operativo alla pianificazione pluriennale

    Le serie di dati alimentano due livelli di decisione. Quello quotidiano riguarda la gestione corrente del servizio. Quello di medio e lungo periodo investe la priorità dei piani di manutenzione, la gestione della corrosione e la programmazione degli investimenti per il miglioramento delle infrastrutture.

    Oggi l’esercizio della rete fognaria di El Paso è proattivo e guidato dai dati. Gli effetti registrati riguardano l’efficienza operativa, la riduzione delle manutenzioni inutili, il contenimento della corrosione e il rapporto con la comunità, migliorato nella gestione dei reclami per odori.

    Il caso indica dove sta il primo ritorno di un monitoraggio di rete: non tanto nell’hardware installato, quanto nell’uso dei dati per riclassificare le attività di pulizia e intervenire dove l’impatto è maggiore. Nell’esperienza dell’utility texana la transizione da decisioni a calendario a una gestione delle risorse basata sui dati è passata da un’analisi del programma di pulizia condotta prima ancora di estendere gli strumenti all’intera rete.

  • DroneDeploy raccoglie 15 milioni di dollari per finanziare lo sviluppo della piattaforma

    DroneDeploy raccoglie 15 milioni di dollari per finanziare lo sviluppo della piattaforma

    DroneDeploy, azienda specializzata in soluzioni di reality capture, ha raggiunto il break-even e raccolto 15 milioni di dollari in un finanziamento strategico destinato ad accelerare lo sviluppo di prodotti basati su intelligenza artificiale e robotica. La roadmap indica sistemi completamente autonomi di tipo quadrupede e aereo, oltre a futuri sistemi umanoidi.

    Break-even e reinvestimento degli utili

    Il traguardo del break-even viene presentato dalla società come la prova della sostenibilità del proprio modello economico: gli utili futuri saranno reinvestiti in prodotti e servizi per i clienti. “Negli ultimi dieci anni abbiamo creato la piattaforma di reality capture leader, utilizzata su oltre 1,7 milioni di cantieri in più di 180 paesi”, ha dichiarato Mike Winn, CEO e cofondatore di DroneDeploy. “Questa base ci permette di puntare sulla prossima frontiera: automatizzare l’analisi e il processo decisionale con AI e robotica.”

    Progress AI: avanzamento cantiero automatico

    La notizia finanziaria arriva a ridosso del lancio di Progress AI, una soluzione basata su modelli vision-language progettata per generare in automatico il tracciamento dell’avanzamento dei lavori a partire da dati acquisiti con droni e walkthrough 360.

    Secondo quanto dichiarato dall’azienda, contractor e committenti utilizzano già Progress AI per produrre report di avanzamento con un’accuratezza dichiarata superiore al 95%, ottenuti in pochi minuti e a una frazione del costo degli strumenti tradizionali.

    La valutazione di un contractor

    Sul fronte applicativo, Jon Ferguson, VP VDC di Layton Construction, descrive il valore operativo della soluzione: visibilità del cantiere in pochi minuti da utilizzare per decisioni più rapide e informate su tutto il portafoglio progetti. Ferguson indica inoltre la roadmap di automazione di DroneDeploy, che attraversa droni, robotica e AI, come risposta a quanto richiesto dal settore: meno flussi di lavoro manuali, controllo del rischio più stringente e dati affidabili per decisioni critiche su larga scala, in particolare su progetti di infrastrutture complesse come i data center.

    Dai droni alla robotica di campo

    Nell’ultimo decennio DroneDeploy ha esteso il proprio perimetro oltre l’origine legata ai droni. Con l’acquisizione di Rocos l’azienda ha costituito un team robotica dedicato, che sviluppa un sistema operativo per il deploy di robot su scala nei siti industriali. I dati raccolti da questi sistemi alimentano le piattaforme AI di DroneDeploy dedicate al rilevamento dei ritardi, alla validazione delle richieste di pagamento (pay applications) e alla segnalazione proattiva dei rischi per la sicurezza.

    Cosa significa per i professionisti

    Per ingegneri e professionisti del settore AEC, gli elementi concreti emergenti dal comunicato sono tre:

    • la disponibilità di strumenti di tracking automatico dell’avanzamento basati su dati da droni e walkthrough 360, con report generati in pochi minuti secondo i dati dichiarati dal fornitore;
    • un ecosistema robotico, derivato dall’integrazione Rocos, orientato al deploy su scala in siti industriali e collegato ad analisi automatiche su ritardi, pagamenti e sicurezza;
    • un piano di investimento che prevede lo sviluppo di sistemi autonomi a terra (quadrupedi), aerei e in prospettiva umanoidi, da integrare con la piattaforma di reality capture esistente.

    Con il break-even raggiunto e i nuovi 15 milioni di dollari disponibili, DroneDeploy intende finanziare in autonomia lo sviluppo di questa linea di prodotti, posizionando l’automazione dell’analisi e delle decisioni come direzione strategica dell’azienda per il prossimo ciclo di sviluppo.

  • Come la tecnologia aiuta le squadre a costruire il ponte sul fiume Alligator in North Carolina

    Come la tecnologia aiuta le squadre a costruire il ponte sul fiume Alligator in North Carolina

    Da tre a quattro pali al giorno, dove l’approccio tradizionale fermava a uno o due: questa è la cadenza registrata sul cantiere del nuovo attraversamento dell’Alligator River, in Carolina del Nord, dopo la prima infissione del 19 febbraio 2025. Un ritmo che Jason Anderson, responsabile dei rilievi con oltre vent’anni di ponti alle spalle, dichiara di non aver mai visto prima, e che attribuisce a un flusso di lavoro fondato sul posizionamento satellitare a controllo macchina e sulla modellazione tridimensionale.

    Il cantiere, affidato a Skanska, opera in un fondale fangoso privo di base rocciosa con pali principali che sfiorano i 38 metri di lunghezza e le 65 tonnellate di peso: la gestione del posizionamento ne è diventata il nodo tecnico.

    Perché il ponte del 1960 va sostituito

    Il Lindsay C. Warren Bridge attraversa l’Alligator River tra le contee di Tyrrell e Dare con 2,83 miglia di sviluppo, circa 4,55 chilometri, e una campata girevole destinata al passaggio navale. Realizzato nel 1960, ha esaurito il proprio ciclo di vita e impone controlli, ispezioni e manutenzioni sempre più frequenti; un ruolo delicato in una delle aree più esposte agli uragani degli Stati Uniti, dove la struttura serve anche all’evacuazione delle popolazioni.

    La sostituzione passa per un progetto da 450 milioni di dollari: 3,2 miglia di nuovo attraversamento (circa 5,15 chilometri), due corsie da 12 piedi (3,66 metri) con corsie di emergenza da 8 piedi (2,44 metri), impostato poco a nord di quello esistente. L’impalcato, fisso e rialzato nella sezione centrale, lascia alle imbarcazioni il passaggio sotto di sé: le attese per apertura e chiusura della campata girevole scompaiono, insieme alla congestione che ne derivava.

    Posizionamento GNSS e modello 3D al posto dei rilievi intensivi

    Lo sviluppo dell’opera e la collocazione in acqua rendono l’appalto complesso, e vi si somma il fermo annuale durante la stagione riproduttiva dei pesci. Skanska ha quindi integrato sin dall’avvio il controllo macchina GPS di Leica Geosystems con la progettazione 3D, per collocare con accuratezza i pali anche a angolazioni differenti: la struttura nasce così come asset connesso già in fase di costruzione.

    Nella battitura navale tradizionale le chiatte venivano posizionate a mano, ridisponendo più volte le ancore e affidandosi a riferimenti visivi poco precisi, al prezzo di tempo perso e costi in crescita. Oggi posizionamento satellitare GNSS e aggiornamenti over the air dalla rete mobile locale alimentano il tablet fissato sull’impianto, accanto ai comandi, mentre Anderson e gli ingegneri seguono dagli schermi di ufficio la posizione di ogni attrezzatura in tempo reale. Il ricorso ai rilevatori inviati da e verso i mezzi flottanti si è ridotto drasticamente: tablet e monitor restituiscono le stesse informazioni, quella che Anderson definisce «una sola versione della verità».

    La sequenza di battuta a bordo della Super Rig

    La piattaforma di battuta, la Super Rig, nasce dall’unione di tre chiatte che ospitano una gru ringer Triple 8, dimensionata per i carichi dei pali principali. La sequenza comincia dalla sistemazione: il tablet guida la chiatta nel punto previsto, la squadra stende le ancore sul fondale e regola poi le cime di ormeggio per affinare la collocazione.

    La gru fissa supporta il trasferimento dei pali dalle barche minori alla piattaforma e da qui all’impianto. All’atto della battuta agisce il driving cap, un blocco metallico da 10.400 libbre, circa 4,7 tonnellate, che trasmette al palo la forza del martello; tra martello e capo si interpongono i blocchi ammortizzatori, attualmente da 18 pollici (circa 46 centimetri), che assorbono gli urti, proteggono la testa del palo e vengono sostituiti ogni 800 o 900 colpi.

    Per il trasferimento al punto successivo è la gru stessa a sollevare e collocare le ancore. Con i pali in posizione, il portamartello e le guide ad A li vincolano prima dell’avvio. Durante la battuta un osservatore segue il tablet e radiocontatta gli operatori delle ancore: ancore e spinotti di pianta, gli spud, tengono il mezzo ferma contro gli spostamenti orizzontali e ne assicurano la stabilità verticale. Il tablet detta la posizione di tutto.

    Pali inclinati e controllo dell’allineamento

    Il sistema mostra contemporaneamente la posizione della testa e della punta di ciascun palo, e gli operatori correggono finché entrambe non risultano in the green, condizione che assicura l’installazione corretta anche dei pali inclinati, i batter piles. La precisione elevata è richiesta proprio dal contesto geotecnico: gli elementi vengono battuti in un terreno fangoso privo di base rocciosa.

    Il North Carolina Department of Transportation supervisiona la qualità monitorando i conteggi dei colpi; raggiunti i criteri di profondità e resistenza, gli operatori sostituiscono i blocchi ammortizzatori o riposizionano l’impianto per il ciclo successivo. Preston Harris, membro della squadra di infissione, ricorda che si lavora su due tipologie di pali, con quelli circolari centrali nella sezione rialzata che consente alle imbarcazioni di transitare sotto l’impalcato. Sul moto ondoso interviene il sovrintendente Luke Eason: con acqua mossa la chiatta può oscillare avanti e indietro di un paio di pollici, tra 2,5 e 5 centimetri, ma il team compensa per restare dentro le tolleranze definite.

    Dati di cantiere condivisi in cloud

    La gestione delle informazioni passa da Leica ConX, la piattaforma cloud da cui cantiere, project manager e clienti consultano in tempo reale avanzamenti e aggiornamenti del modello ovunque si trovino: le squadre scaricano il modello più recente sul tablet e caricano dalla chiatta i dati prodotti. «In un appalto del genere non si può rientrare in ufficio, perché tutto accade sull’acqua e raggiungere ogni chiatta richiede tempo», osserva Anderson.

    In caso di assistenza l’accesso al tablet può essere aperto a un esperto Leica per la diagnosi remota, prassi nata nel rodaggio del sistema, quando quasi tutto si risolveva con correzioni rapide o una telefonata; la curva di apprendimento è ormai assorbita e l’impresa la indica come vantaggio competitivo nelle future gare.

    Produttività, moratorio ambientale e fattore umano

    Eason, con oltre 25 anni di infissione a terra e in acqua, misura la differenza: prima le squadre si affidavano ai rilevatori con stazione totale per l’imbocco dei pali; quel processo è stato eliminato formando direttamente sul sistema supervisori e operatori, con lavoro più rapido ed efficiente.

    Il fermo ambientale è stato assorbito in pianificazione. Il ponte sorge in una riserva naturale protetta e la battuta si interrompe per diversi mesi l’anno nella stagione riproduttiva dei pesci. «Sapevamo di perdere un paio di mesi in estate, quindi abbiamo dato una forte spinta per battere quanti più pali possibile prima del moratorio del 15 luglio», racconta Anderson. «Siamo rimasti in programma e abbiamo usato il fermo per preparare la spinta successiva.»

    Il centro del processo restano le persone: operatori esperti e squadre motivate apportano le competenze e il giudizio necessari ad applicare la tecnologia nelle condizioni reali, e per Eason il supporto e la formazione ricevuti sono stati determinanti nell’introduzione del metodo. La sua traiettoria lo conferma: «Quando ho iniziato, 25 anni fa, tutto era manuale. Ogni anno la tecnologia è continuata a evolvere. Ora funziona molto meglio di allora».

    Il cantiere dell’Alligator River mostra che controllo macchina satellitare, modello 3D e condivisione cloud dei dati possono reggere una battitura navale complessa, con tolleranze rispettate e cadenze più che raddoppiate. «A bordo sembra di lavorare su terraferma, pur trovandosi in mezzo all’acqua», sintetizza Harris.

  • Il Costo del Rischio Climatico: L’Adattamento Oggi Riduce i Costi di Finanziamento Futuri

    Il Costo del Rischio Climatico: L’Adattamento Oggi Riduce i Costi di Finanziamento Futuri

    Nel contesto attuale, la gestione del rischio climatico si posiziona come elemento centrale nella progettazione delle infrastrutture, influenzando direttamente la stabilità finanziaria e operativa delle utilities. Un esempio concreto di pratiche sostenibili e adattive è la Hyperion Advanced Water Purification Facility, una struttura su vasta scala da 1.5 mgd, nata dalla collaborazione tra LA Sanitation & Environment e il Los Angeles Department of Water and Power. Questa impianto integra pratiche di sostenibilità climate-informed, riutilizzando acque reflue avanzate dalla Hyperion Water Reclamation Plant (HWRP) per scopi non potabili presso il Los Angeles International Airport, inclusi sistemi di raffreddamento, scarico WC e irrigazione. Le acque riciclate vengono impiegate anche all’interno dell’HWRP per compensare la domanda di acqua potabile e alimentare l’infrastruttura interna. Parallelamente, le recenti analisi di mercato segnalano un incremento dei costi di finanziamento per le utilities esposte a pericoli climatici, come incendi boschivi e innalzamento del livello del mare. Gli investitori, infatti, internalizzano il rischio, generando un “premio di esposizione” che si traduce in tassi di interesse più elevati, complicazioni nell’assicurabilità e nella solvibilità, con un conseguente aumento del costo del capitale per l’intera programmazione infrastrutturale.

    L’impatto finanziario dei rischi climatici sulle infrastrutture

    Per gli operatori del settore, i rischi connessi al cambiamento climatico non sono più una questione futura, ma una realtà che già incide sui costi infrastrutturali. L’approccio odierno alla gestione del clima può quindi condizionare significativamente i costi di indebitamento di domani. Le sfide climatiche fondamentali, incluse ondate di calore e freddo estreme, tempeste intense, innalzamento del livello del mare, inondazioni fluviali, mareggiate e precipitazioni eccezionali, presentano combinazioni di asset e pericoli che attualmente mancano di linee guida complete e mostrano un elevato potenziale di impatto. Queste problematiche riguardano impianti meccanici ed elettrici, sistemi di alimentazione, strutture con elementi a contatto con l’acqua, scarichi di acque piovane e reflue, sistemi di convogliamento delle acque reflue e depositi di sostanze chimiche. Un’infrastruttura può trovarsi a fronteggiare simultaneamente diverse tipologie di rischio, sottolineando la necessità di un’identificazione precoce delle vulnerabilità non solo per la progettazione tecnica, ma anche per le decisioni finanziarie che guidano gli investimenti. Rimandare l’adattamento può innescare un ciclo vizioso: un rischio più elevato si traduce in maggiori costi di indebitamento, investimenti rimandati e, di conseguenza, un rischio ulteriormente accresciuto e costi in escalation.

    Metodologia di valutazione del rischio climatico per asset infrastrutturali

    La soluzione per mitigare i costi aggiuntivi consiste nell’adottare una prospettiva a lungo termine, che integri la resilienza climatica nella pianificazione e progettazione delle infrastrutture. Questo approccio sostiene la performance del sistema nel tempo e riduce l’esposizione all’aumento dei costi del capitale. Un processo strutturato di valutazione del rischio climatico offre un quadro pratico per passare da una consapevolezza generale dei pericoli a una comprensione specifica della vulnerabilità, delle conseguenze e delle azioni prioritarie per ciascun asset. Tale metodologia si articola in cinque fasi:

    • Esposizione al pericolo: Valutazione delle caratteristiche del pericolo e dell’esposizione, impiegando dati esistenti su minacce climatiche e asset infrastrutturali. Gli asset sono intesi in una prospettiva olistica, includendo infrastrutture di trasporto, emergenza, utilità, nonché elementi naturali, sociali e culturali.
    • Analisi di sensibilità: Determinazione di come gli asset esposti possano essere influenzati dai pericoli, basandosi sulle loro caratteristiche intrinseche.
    • Documentazione della capacità adattiva: Rilevamento delle capacità esistenti per adattarsi ai pericoli e per attenuare i potenziali impatti.
    • Analisi delle conseguenze: Identificazione degli impatti potenziali derivanti dalla combinazione di esposizione al pericolo, sensibilità e capacità adattiva.
    • Sviluppo di una matrice di rischio: Identificazione dei punti critici, documentazione e prioritizzazione dei rischi per gli asset vulnerabili all’interno del sistema di gestione.

    Una volta identificati e prioritizzati i rischi, è possibile procedere dalla documentazione delle vulnerabilità alla progettazione per la resilienza, integrando le considerazioni climatiche nelle decisioni ingegneristiche fondamentali già nella fase di design. Ciò consente di trasformare la pianificazione futura in una strategia di progettazione attuale.

    Strategie di progettazione adattiva: esempi concreti

    L’integrazione di considerazioni climatiche nella progettazione si traduce in soluzioni pratiche e mirate. Di seguito, alcuni esempi di design climaticamente informato:

    • Per il rischio di allagamento (innalzamento del livello del mare e piogge intense): Elevazione delle apparecchiature elettriche e sensibili al di sopra dei livelli di allagamento attuali o previsti. Posizionamento dei nuovi sviluppi su terreni più elevati o con un grading superiore. Selezione di materiali resistenti alla corrosione, come tubazioni e raccordi in grado di sopportare alta salinità, o calcestruzzi a bassa permeabilità con armatura resistente alla corrosione.
    • Per il rischio di incendi boschivi: Utilizzo di intonaco o altri materiali esterni non combustibili. Specificazione di materiali da costruzione resistenti al fuoco e previsione di zone cuscinetto difendibili. Eliminazione delle prese d’aria sotto-gronda, ove appropriato, per ridurre l’intrusione di braci.
    • Per il rischio di calore estremo: Considerazione dell’orientamento degli edifici per minimizzare l’esposizione solare e i guadagni di calore. Incorporazione di strategie di raffreddamento passive e meccaniche per strutture critiche, garantendo condizioni operative sicure per il personale, come strutture parasole o la limitazione dell’occupazione e l’adeguamento degli orari di lavoro.
    • Per il rischio di freddo estremo: Impermeabilizzazione delle apparecchiature per la resistenza al freddo, impiegando lubrificanti adeguati e isolando e tracciando termicamente tubazioni e attrezzature. Valutazione di opportunità di recupero di calore da apparecchiature elettriche, ad esempio suddividendo un condotto per catturare il calore generato da variatori di frequenza e utilizzarlo in altri locali durante i mesi più freddi, deviandolo all’esterno nei mesi più caldi.

    Integrazione nei programmi di capitale: casi studio

    Le singole misure adattive acquisiscono il massimo impatto quando integrate in progetti di capitale più ampi. Due casi studio illustrano questa applicazione:

    1. Gestione dei flussi di acque reflue in condizioni meteorologiche estreme: In un sistema di acque reflue nel Midwest, piogge più frequenti e intense hanno aumentato i flussi, sovraccaricando la capacità delle stazioni di sollevamento e contribuendo a intasamenti fognari durante eventi temporaleschi maggiori. Data la capacità limitata della rete a valle, l’ente ha implementato un bacino di stoccaggio offline come strategia di design adattivo. Posizionato accanto a una stazione di sollevamento esistente, il bacino ha permesso di affrontare un rischio immediato, mantenendo la flessibilità per future condizioni di precipitazione, normative e capacità. Il design ha incluso tre caratteristiche resilienti: dimensionamento del bacino per gestire il flusso eccessivo, aumento della protezione contro gli allagamenti ben oltre la base di progettazione originale; mantenimento di spazio per future espansioni di stoccaggio, per accomodare precipitazioni crescenti, normative mutevoli o esigenze future; integrazione di funzionalità per supportare una futura sostituzione della stazione di pompaggio, risolvendo una sfida operativa immediata e posizionando il sistema per un aggiornamento a lungo termine più resiliente.
    2. Recupero di calore dalle fognature e riuso di infrastrutture a basso impatto carbonico: Nel Pacifico nord-occidentale, un’azienda di acque reflue urbana ha collaborato con uno sviluppo privato per recuperare energia termica dalle acque reflue e utilizzarla per riscaldare edifici. Questo design dimostra come l’infrastruttura esistente possa essere riproposta per ridurre le emissioni di carbonio e sostenere uno sviluppo urbano sostenibile. Utilizzando l’infrastruttura fognaria esistente come fonte di calore costante, il progetto ha diminuito la dipendenza da fonti energetiche convenzionali, evidenziando il ruolo degli asset di acque reflue nel supportare la resilienza, la decarbonizzazione e gli obiettivi energetici della comunità. Questo esempio sottolinea che la progettazione adattiva non si limita all’irrobustimento degli asset, ma può anche significare riutilizzare sistemi esistenti per creare nuovo valore in condizioni mutevoli.

    Questi esempi evidenziano come una progettazione consapevole del clima consideri le prestazioni delle infrastrutture in una gamma di scenari futuri, non solo basandosi su norme storiche. L’adattamento diviene così parte integrante del programma di capitale, non un’iniziativa separata o posticipata, mirando a una maggiore resilienza, una migliore affidabilità e continuità del servizio, e un maggiore risparmio sui costi grazie alla riduzione del rischio per i mercati dei capitali.

    Dall’incertezza all’azione: strumenti e collaborazioni

    Un ostacolo frequente per gli operatori è la transizione dalla comprensione del rischio all’implementazione delle azioni. Materiali di riferimento, come la Guida della Water Utility Climate Alliance (WUCA), offrono un catalogo strutturato di strategie di adattamento organizzate per pericolo climatico (calore, alluvioni, incendi), tipo di asset o sistema, e fase progettuale (pianificazione, design o operazioni). Tra le raccomandazioni chiave figurano la selezione delle apparecchiature, il rinforzo strutturale, la protezione dagli allagamenti, le infrastrutture verdi e sistemi di controllo robusti per assicurare un servizio affidabile e una sostenibilità a lungo termine. Oltre alla WUCA, utili punti di riferimento sono forniti dalle linee guida pubbliche di enti come il New York City Mayor’s Office of Climate and Environmental Justice, il Philadelphia Water Department e la National Oceanic and Atmospheric Administration. Queste risorse non propongono un’unica soluzione, ma abilitano i team a formulare domande più efficaci nelle fasi iniziali del ciclo di vita del progetto, riguardanti ad esempio gli asset più esposti, le funzioni più critiche per la salute pubblica e la conformità normativa, le decisioni di design più difficili o costose da modificare in futuro, e i rischi riducibili tramite la localizzazione, i materiali, la ridondanza o la pianificazione operativa. Rispondere a queste domande prima che le ipotesi di progettazione siano consolidate aiuta a evitare costosi interventi di retrofit, integrando la resilienza nel business case originale, soprattutto considerando che il rischio climatico raramente impatta un solo asset isolatamente. Ad esempio, una stazione di pompaggio esposta a un allagamento può avere conseguenze più ampie che coinvolgono l’accesso stradale, il servizio elettrico, la risposta di emergenza, la capacità di trattamento e l’impatto sui clienti. Allo stesso modo, un rischio di incendio boschivo, inizialmente una questione di materiali da costruzione, può rapidamente evolvere in una problematica operativa, di personale, di approvvigionamento idrico, di comunicazioni e assicurativa. Un rischio legato al calore può influenzare contemporaneamente le prestazioni delle apparecchiature, la sicurezza dei lavoratori, l’efficienza dei processi e la domanda energetica.

    Considerare queste interdipendenze consente di superare una logica basata su checklist a favore di una comprensione integrata della vulnerabilità del sistema. Per la pianificazione del capitale, questa visione più ampia supporta una migliore prioritizzazione. Non tutti gli asset possono essere aggiornati contemporaneamente, e non ogni pericolo climatico richiede lo stesso livello di risposta. Una matrice di rischio pratica permette di confrontare esposizione, conseguenze, capacità adattiva e tempistiche degli impatti potenziali e delle azioni necessarie, indirizzando i fondi limitati verso gli asset dove gli investimenti in resilienza produrranno il maggiore valore operativo e finanziario. Le azioni possono variare da una modifica immediata del design alla conservazione di spazio per future espansioni, dall’aggiunta di monitoraggio alla sequenza di miglioramenti con riabilitazioni pianificate o alla documentazione di un punto di attivazione per azioni future. Questa flessibilità è cruciale: la progettazione climaticamente adattiva non implica una sovrastruttura per ogni progetto per lo scenario più estremo, ma piuttosto incoraggia decisioni utili in una gamma di futuri plausibili, inclusi design modulari, impronte espandibili, elevazioni di apparecchiature che tengano conto dei futuri livelli di allagamento, materiali che riducano l’esposizione al fuoco o al calore e piani operativi adattabili al mutare delle condizioni. Questi approcci aiutano a preservare le opzioni, pur progredendo nel breve termine.

    I programmi più efficaci rendono il rischio climatico visibile tra le diverse discipline. Ingegneri, pianificatori, team finanziari, personale operativo, responsabili delle emergenze e team di comunicazione contribuiscono ciascuno con una parte diversa del quadro del rischio. Riunire queste prospettive può rivelare opportunità pratiche non evidenti da una singola analisi tecnica. Queste pratiche dimostrano che l’adattamento non è un costo aggiuntivo, ma un modo per proteggere il valore degli investimenti infrastrutturali esistenti e futuri. Con l’incertezza crescente negli investimenti infrastrutturali, le utilities sono sotto pressione per gestire sia il rischio fisico che quello finanziario. Adottare un approccio climaticamente adattivo oggi permette di migliorare la resilienza del sistema, supportare l’affidabilità a lungo termine e mantenere i costi di indebitamento il più bassi possibile. Per chi inizia questo percorso, il primo passo non deve essere una trasformazione complessiva, ma può cominciare con un singolo progetto, una classe di asset o una decisione di capitale imminente. Il cambiamento fondamentale consiste nell’integrare il rischio climatico nel processo decisionale standard, piuttosto che trattarlo come una discussione separata. Con il tempo, la disciplina costruisce conoscenza istituzionale, migliora la qualità delle ipotesi di progettazione e crea un registro più chiaro delle ragioni per cui gli investimenti in resilienza sono necessari. L’alternativa, ovvero continuare a progettare basandosi su condizioni passate, rischia di rafforzare un ciclo di costi più elevati e un’esposizione crescente.


    La Dott.ssa Tess Sprague, Deputy Project Manager e Resilience Lead presso Brown and Caldwell con sede a Dallas, è specializzata in strategie di resilienza climatica e pianificazione delle risorse idriche per i settori pubblico e privato. Karri Ving, Fellow-Institutional Resilience presso Brown and Caldwell con sede a Boston, porta 25 anni di esperienza intersettoriale nell’aiutare le utilities a ridefinire la gestione del rischio, migliorare l’affidabilità e rafforzare la resilienza.

  • Ricostruzione Numerica della Pressione dell’Aria nei Pori e della Riduzione della Tensione Efficace nei Terreni di Copertura Mediante una Rete Neurale Inversa Informata dalla Fisica a Due Fasi (PINN Inversa Bifase)

    Ricostruzione Numerica della Pressione dell’Aria nei Pori e della Riduzione della Tensione Efficace nei Terreni di Copertura Mediante una Rete Neurale Inversa Informata dalla Fisica a Due Fasi (PINN Inversa Bifase)

    La valutazione delle pressioni interstiziali dell’aria nei terreni di copertura soggetti a carico di gas rappresenta una sfida complessa per gli ingegneri geotecnici, data la difficoltà di osservazione tra le diverse profondità di monitoraggio. Per affrontare questa problematica, è stato sviluppato un approccio numerico basato su una rete neurale inversa physics-informed (PINN), accoppiata acqua-aria, che si propone come strumento concettuale per il recupero di tali parametri e la quantificazione della riduzione degli sforzi efficaci.

    Modellazione Accoppiata e Recupero dei Parametri Geotecnici

    Il cuore della metodologia consiste in un modello costitutivo pre-calibrato, all’interno del quale tre profondità campionate numericamente forniscono i dati target per la pressione interstiziale dell’aria, la pressione interstiziale dell’acqua e la saturazione. Un campo di pressione dell’aria indipendente è impiegato per rappresentare le sovrappressioni, mentre i bilanci accoppiati agiscono come vincolo per lo stato congiunto del sistema bifase. Questo sistema numerico consente un’analisi dettagliata delle interazioni acqua-aria, fondamentali per comprendere il comportamento dei terreni di copertura.

    Prestazioni e Validazione del Modello Numerico

    L’efficacia del modello è stata valutata attraverso diversi benchmark. Su un benchmark unidimensionale a equazione singola, l’errore della pressione del gas sull’intera finestra di osservazione si è attestato a 0.0463. Un’analisi di ablazione, focalizzata solo sui dati, ha mostrato un errore di 0.0043, evidenziando come l’introduzione dei residui accoppiati migliori la precisione della pressione dell’acqua, della saturazione e la monotonicità del fronte.

    Inoltre, prima del tempo di 495 secondi, corrispondente all’attraversamento dello sforzo zero alla base dell’iniezione di riferimento, l’errore sulla pressione del gas è risultato pari a 0.0448. Nelle celle con uno sforzo efficace di riferimento positivo, l’errore nella riduzione dello sforzo è stato di 0.0450. Successivi stati hanno consentito di testare la capacità di tracciamento numerico in condizioni di sovraccarico.

    Nel caso di un modello planare, il sistema ha dimostrato di adattarsi a serie di training FLAC2D bidimensionali, utilizzando un residuo unidimensionale che omette il trasporto laterale. In questo scenario, l’errore di sovrappressione in eccesso alla profondità di risposta è stato di 0.186. Un test Line-M senza residui ha permesso di valutare l’interpolazione basata esclusivamente sull’architettura della rete, su 11 profondità non utilizzate per l’addestramento.

    Analisi degli Sforzi Effettivi e Prospettive Future

    L’elaborazione post-processo, tramite il modello di Bishop specifico per la configurazione, ha permesso di determinare tempi di inizio che variano da zero a sette minuti. È stata inoltre rilevata una dispersione minima dello sforzo del 43% su tre diverse forme di parametri per lo sforzo efficace. Questi campi numerici forniscono una base solida per una successiva interpretazione meccanica del comportamento del terreno.

    È fondamentale sottolineare che, sebbene i risultati numerici siano promettenti, la validazione fisica di tale approccio richiederà misurazioni dirette degli stati interni dei terreni. Parallelamente, una valutazione completa della stabilità complessiva richiederà l’integrazione con un modello meccanico robusto. Questo sviluppo offre ai professionisti del settore geotecnico uno strumento avanzato per la comprensione e la previsione del comportamento dei terreni di copertura sotto carico di gas, aprendo nuove direzioni per la ricerca e le applicazioni pratiche.

  • OpenSpace presenta la nuova piattaforma di intelligenza visiva

    OpenSpace presenta la nuova piattaforma di intelligenza visiva

    OpenSpace ha lanciato la Visual Intelligence Platform per il settore delle costruzioni, una piattaforma che l’azienda descrive come in grado di trasformare i dati di reality capture raccolti in cantiere in “informazioni attendibili e immediatamente utilizzabili” (trusted, actionable intelligence). L’impostazione dichiarata è image-first: l’immagine acquisita sul campo costituisce il dato di partenza da cui il sistema ricava sia il supporto ai flussi di lavoro operativi sia gli indicatori per la gestione del business.

    La piattaforma opera su due piani. Quello operativo riguarda attività tipiche del cantiere, come la gestione delle punch list e la registrazione delle segnalazioni (issue logging). Quello gestionale produce insight che includono la percentuale di completamento delle opere e il monitoraggio della produttività.

    Visibilità in tempo reale sull’andamento dei cantieri

    Sul valore della piattaforma in termini di tempestività delle informazioni interviene Paul Chambers, project director di Skanska UK:

    “Con la Visual Intelligence Platform di OpenSpace abbiamo finalmente visibilità in tempo reale su ciò che accade in tutti i nostri progetti e su tutta la nostra attività. Invece di affidarci a report in ritardo, i nostri team possono individuare subito i problemi, prendere decisioni più rapide e ridurre le sorprese costose. È un nuovo livello di fiducia sia per i team sul campo sia per la dirigenza.”

    Due nuovi prodotti nella gamma

    Oltre alla piattaforma, OpenSpace ha ampliato il proprio portfolio con due nuovi prodotti, OpenSpace Field e OpenSpace Progress Tracking, che si affiancano alla gamma esistente formata da OpenSpace Capture, OpenSpace BIM+ e OpenSpace Air.

    OpenSpace Field: acquisizione da smartphone e allineamento al BIM

    OpenSpace Field viene presentato come un sistema di lavoro orientato al campo (field-first) basato sulla Spatial AI. Con un semplice smartphone i team possono acquisire, tracciare e gestire i dati di cantiere: ogni immagine viene associata automaticamente alla posizione corretta sulle planimetrie e allineata ai modelli BIM.

    Le funzionalità si integrano con Procore e Autodesk Construction Cloud per migliorare il coordinamento. Secondo OpenSpace, i clienti che hanno utilizzato il prodotto in fase beta hanno riscontrato un risparmio di tempo dell’85% nello svolgimento delle attività di campo ricorrenti, come la compilazione delle punch list e la registrazione delle segnalazioni.

    Felipe Dominguez, product manager construction technology presso Suffolk, descrive l’uso quotidiano delle nuove funzioni AI:

    “Con le nuove funzionalità AI di OpenSpace Field possiamo scattare una foto, dire ciò che vediamo e generare un’attività nel nostro sistema di project management. Ci fa risparmiare tempo e aiuta tutti gli stakeholder, dai trade partner ai committenti, a restare allineati e a far procedere il progetto.”

    OpenSpace Progress Tracking: avanzamento e programmazione

    Il secondo nuovo prodotto è concepito per trasformare i dati di realtà in “analisi di alto livello” (high-level insights). Le applicazioni dichiarate sono tre: la validazione del work-in-place a supporto della fatturazione, l’individuazione precoce dei rischi di programma mediante il confronto tra avanzamento effettivo e milestone pianificate, e la consegna agli stakeholder di riepiloghi di avanzamento che l’azienda qualifica come affidabili.

    OpenSpace Progress Tracking si integra inoltre con le programmazioni realizzate in P6, Asta, Microsoft Project ed Excel.

    Dichiarazioni del produttore e elementi concreti

    Il materiale disponibile coincide con il lancio commerciale e va letto in questa chiave. L’unico dato quantitativo fornito, il risparmio di tempo dell’85%, proviene da dichiarazioni raccolte da OpenSpace presso clienti in fase beta e non risulta supportato da verifiche indipendenti. Anche le espressioni adottate dall’azienda, dalla “trusted, actionable intelligence” ai “riepiloghi di avanzamento affidabili”, configurano un posizionamento di prodotto e non specifiche tecniche.

    Gli elementi operativi dichiarati, utilizzabili come base per una valutazione, sono i seguenti:

    • acquisizione dei dati di cantiere tramite smartphone, con associazione automatica delle immagini alle planimetrie e ai modelli BIM;
    • integrazione con Procore e Autodesk Construction Cloud per il coordinamento;
    • confronto tra avanzamento effettivo e milestone pianificate per l’individuazione dei rischi di programma;
    • integrazione con le programmazioni in P6, Asta, Microsoft Project ed Excel;
    • supporto alla validazione del work-in-place ai fini della fatturazione.

    I due nuovi prodotti concentrano le funzionalità annunciate sul collegamento tra dati fotografici generati in campo, modelli BIM, sistemi di project management e documenti di programmazione: per le imprese e i team tecnici che già operano con questi strumenti, questo è l’ambito in cui valutare concretamente l’apporto della piattaforma.

  • Posizionamento indoor in tempo reale sugli smartphone grazie all’intelligenza artificiale

    Posizionamento indoor in tempo reale sugli smartphone grazie all’intelligenza artificiale

    OpenSpace ha lanciato AI Autolocation, una tecnologia di Spatial AI che abilita il posizionamento indoor in tempo reale su qualsiasi smartphone, senza necessità di hardware dedicato come beacon Bluetooth. L’azienda dichiara che, man mano che il sistema maturerà, grazie a un machine learning continuo, la precisione potrebbe superare quella del GPS: un’aspettativa dichiarata dall’azienda, non un risultato già misurato.

    Come funziona

    Il principio operativo si basa sul confronto tra le letture dei sensori rilevate in tempo reale dallo smartphone e le mappe di sensori generate a partire da acquisizioni a 360° preesistenti, create sulla piattaforma OpenSpace. Si tratta di un sistema adattivo: le stime di posizione vengono raffinate progressivamente anche mentre il cantiere stesso cambia nel tempo, una condizione tipica dei cantieri edili.

    Secondo Michael Fleischman, co-fondatore e CTO di OpenSpace, raggiungere il posizionamento indoor su smartphone ha richiesto avanzamenti in diversi ambiti della Spatial Artificial Intelligence: fusione dei sensori, machine learning, creazione dinamica di mappe ed efficienza computazionale specifica per dispositivi mobili.

    Prima applicazione: OpenSpace Field

    La tecnologia viene impiegata per prima cosa in OpenSpace Field, un nuovo sistema di lavoro pensato per le squadre operative in cantiere. Note e fotografie scattate tramite l’app smartphone vengono agganciate automaticamente alle planimetrie e allineate al BIM in tempo reale.

    Secondo la società, questa consapevolezza spaziale automatica riduce le ambiguità, accelera la risoluzione delle questioni aperte, fa risparmiare tempo e mantiene sincronizzati i team di cantiere e quelli in ufficio. Si tratta di benefici dichiarati dal produttore, non verificati da test indipendenti riportati nel materiale.

    Sviluppi annunciati

    OpenSpace presenta AI Autolocation anche come base per futuri agenti di Spatial AI, che a suo avviso consentiranno:

    • rilevamento e risoluzione proattiva dei problemi, con segnalazione di criticità in zone specifiche del cantiere e suggerimento di azioni immediate;
    • analisi di livello esecutivo, attraverso riepiloghi generati dall’AI a partire dai dati visivi e spaziali, con indicazioni operative chiare.

    Anche in questo caso si tratta di annunci prospettici: le funzionalità descritte non sono ancora disponibili come capacità dimostrate.

    Condizioni e limiti noti

    Il funzionamento del sistema presuppone un requisito preciso: la disponibilità di acquisizioni a 360° effettuate in precedenza sulla piattaforma OpenSpace, dalle quali vengono ricavate le mappe dei sensori. Senza questo dato di partenza, il confronto tra letture in tempo reale e mappa di riferimento non può avvenire.

    Il materiale disponibile non riporta dati quantitativi su precisione, latenza o prestazioni in ambienti reali, né confronti con altre soluzioni di posizionamento indoor. L’affermazione sul superamento della precisione GPS è esplicitamente presentata come una previsione legata alla maturazione del sistema, alimentata dal machine learning continuo, e andrebbe valutata come tale.

    Rilevanza per la pratica professionale

    Per il settore AEC, l’interesse della tecnologia sta nel collegamento automatico tra documentazione di cantiere e modello informativo: se note e foto vengono posizionate e allineate al BIM senza intervento manuale, la tracciabilità delle informazioni di campo rispetto al progetto può migliorare, con un flusso più diretto tra cantiere e ufficio tecnico. Le modalità concrete di adozione e i benefici effettivi restano tuttavia da verificare sul campo, alla luce dei dati che OpenSpace renderà disponibili sull’evoluzione del prodotto.

  • El Paso Water adotta un approccio data-driven per l’ottimizzazione della gestione delle acque reflue

    El Paso Water adotta un approccio data-driven per l’ottimizzazione della gestione delle acque reflue

    2.450 miglia di fognature a gravità e condotte in pressione, 75 stazioni di sollevamento e circa 44.000 pozzetti di ispezione: con queste dimensioni El Paso, una delle maggiori città lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, gestisce il servizio fognario di una popolazione superiore a 680.000 abitanti.

    L’utility El Paso Water (EPWater) eroga i servizi idrici e fognari a circa 220.000 clienti tra residenziali, commerciali e industriali, inviando a quattro depuratori un flusso medio di 58 milioni di galloni al giorno. La crescita urbana impone all’amministrazione di tenere insieme tre esigenze: affidabilità operativa della rete di raccolta, contenimento del rischio ambientale e capacità di orientare gli investimenti infrastrutturali con criteri verificabili. La risposta scelta è stata sostituire la manutenzione decisa a calendario con una gestione fondata sui dati acquisiti direttamente nelle condotte.

    Perché la manutenzione a calendario non era più sostenibile

    Le squadre operative di EPWater operavano con un doppio compito: gestire la manutenzione di routine e, allo stesso tempo, ridurre gli afflussi e infiltrazioni indebiti (I&I), prevenire le fuoriuscite di acque reflue (SSO, sanitary sewer overflow) e controllare le prestazioni complessive del sistema. Il quadro di riferimento era il programma Capacity, Management, Operations and Maintenance, che imponeva pulizia e ispezione frequenti delle tratte classificate ad alto rischio, anche quando non necessarie.

    Il peso operativo si riassumeva in un dato semplice: gli interventi seguivano programmi prestabiliti, non le condizioni reali delle condotte. Una parte significativa del tempo delle squadre veniva assorbita dalla ricerca delle sorgenti di I&I e dallo sblocco degli ingorghi nella rete.

    A complicare il quadro intervenivano i picchi di acido solfidrico (H₂S) e la corrosione accelerata in alcune porzioni del sistema di raccolta. Le contromisure temporanee avevano costi rilevanti e agivano sugli effetti, lasciando intatte le cause. Senza visibilità sullo stato della rete nel suo insieme, il personale aveva individuato due mancanze da colmare: un backup sulle stazioni di sollevamento e strumenti di analisi dei dati, entrambi ritenuti necessari per uscire dalla logica reattiva.

    Cosa viene misurato in rete

    La soluzione adottata combina sensori e piattaforme di analisi distribuiti lungo il sistema di raccolta. Nei punti critici l’osservazione è continua e riguarda quattro grandezze: livello delle acque reflue, condizioni di flusso, effetto delle precipitazioni e concentrazione di H₂S.

    I dispositivi si installano all’interno delle infrastrutture esistenti e possono essere riallocati in base alle necessità. Questa caratteristica consente di esplorare la rete per zone, invece di vincolare l’osservazione a punti fissi. I sensori applicati a superficie tracciano i livelli di liquido in localizzazioni selezionate, con l’obiettivo di intercettare le condizioni che precedono un troppo pieno fognario.

    Il monitoraggio remoto permette agli operatori di valutare le criticità in formazione prima che degenerino in problemi gestionali di più ampia portata. Le segnalazioni automatiche fungono da allarme precoce: avvisano dei cambiamenti di condizione, anche su flussi anomali, e consentono di ordinare gli interventi sul campo secondo priorità effettive, concentrando le risorse dove servono davvero.

    Il pilota del 2023 e i numeri che hanno aperto l’estensione

    L’approccio è stato verificato con un programma pilota nel 2023, articolato su tre strumenti: misuratori di portata e di livello, sensori per la concentrazione di H₂S e un’analisi del programma di pulizia. L’esito più significativo riguarda la selettività degli interventi: le attività di pulizia ad alto rischio si sono ridotte del 93 per cento, con le squadre indirizzate verso le zone che ne avevano effettiva necessità anziché operare su schedulazione.

    Nel 2024 il rilevamento precoce delle anomalie in sviluppo e la risposta proattiva hanno permesso di prevenire nove fuoriuscite di acque reflue. Tempi di risposta più rapidi, la flessibilità garantita dalla riallocabilità degli strumenti e una lettura più completa delle prestazioni dell’intero sistema mediante analytics e reportistica hanno quindi spinto l’utility a estendere la soluzione a tutta la rete.

    Dal dato operativo alla pianificazione pluriennale

    Le serie di dati alimentano due livelli di decisione. Quello quotidiano riguarda la gestione corrente del servizio. Quello di medio e lungo periodo investe la priorità dei piani di manutenzione, la gestione della corrosione e la programmazione degli investimenti per il miglioramento delle infrastrutture.

    Oggi l’esercizio della rete fognaria di El Paso è proattivo e guidato dai dati. Gli effetti registrati riguardano l’efficienza operativa, la riduzione delle manutenzioni inutili, il contenimento della corrosione e il rapporto con la comunità, migliorato nella gestione dei reclami per odori.

    Il caso indica dove sta il primo ritorno di un monitoraggio di rete: non tanto nell’hardware installato, quanto nell’uso dei dati per riclassificare le attività di pulizia e intervenire dove l’impatto è maggiore. Nell’esperienza dell’utility texana la transizione da decisioni a calendario a una gestione delle risorse basata sui dati è passata da un’analisi del programma di pulizia condotta prima ancora di estendere gli strumenti all’intera rete.

  • Disaccoppiamento della componente termica nelle serie temporali di risposta strutturale mediante analisi tempo-frequenziale ed elaborazione digitale dei segnali

    Disaccoppiamento della componente termica nelle serie temporali di risposta strutturale mediante analisi tempo-frequenziale ed elaborazione digitale dei segnali

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    Disaccoppiare la componente termica dalle serie temporali di risposta strutturale: su questo obiettivo si concentra lo studio pubblicato dalla rivista Buildings nel volume 16, a pagina 3937, dal titolo “Thermal Component Decoupling in Structural Response Time Series Using Time-Frequency Assessment and Digital Signal Method”. La denominazione del lavoro unisce il fine, la separazione della componente termica, e gli strumenti dichiarati per raggiungerlo, la valutazione tempo-frequenza e il metodo di elaborazione digitale dei segnali.

    La componente termica come parte da isolare

    Il dato di partenza è la serie temporale di risposta strutturale, all’interno della quale la ricerca colloca una componente termica. Il termine decoupling, cioè disaccoppiamento, designa l’operazione con cui questa parte viene distinta e separata dal segnale complessivo. L’obiettivo dichiarato non riguarda la serie nella sua interezza, ma una sua componente precisa, quella termica, la cui estrazione costituisce il fulcro dell’elaborazione prospettata dallo studio.

    La stessa formulazione del titolo qualifica la componente termica come un elemento effettivamente presente nelle serie di risposta: non un’appendice esterna all’analisi, ma una parte del segnale che viene isolata attraverso un’apposita procedura di disaccoppiamento.

    Valutazione tempo-frequenza e trattamento digitale dei segnali

    I due riferimenti metodologici del lavoro sono la Time-Frequency Assessment e il Digital Signal Method. La prima situa l’analisi nel dominio tempo-frequenza, dove la lettura della serie nel tempo si coniuga con la sua lettura in frequenza. Il secondo colloca il trattamento nell’ambito dell’elaborazione digitale dei segnali, intesa come ambito operativo del metodo.

    Nel disegno dello studio i due strumenti compaiono in modo congiunto: è attraverso la loro combinazione che si arriva al disaccoppiamento della componente termica a partire dalle serie di risposta strutturale. L’impianto è quindi riconducibile al trattamento del segnale, con le serie misurate come oggetto su cui operano sia l’analisi tempo-frequenza sia l’elaborazione digitale.

    Il quadro che ne risulta è quello di un lavoro delimitato con precisione: la serie temporale di risposta strutturale come dato di ingresso, la componente termica come parte da disaccoppiare, l’analisi tempo-frequenza e il trattamento digitale dei segnali come strumenti dichiarati del metodo.

  • OpenSpace lancia la nuova piattaforma di intelligenza visiva

    OpenSpace lancia la nuova piattaforma di intelligenza visiva

    OpenSpace ha lanciato la Visual Intelligence Platform per il settore delle costruzioni, una piattaforma concepita per trasformare i reality data acquisiti in cantiere in quello che l’azienda definisce “informazioni affidabili e azionabili” (trusted, actionable intelligence). Il lancio si accompagna all’espansione del portfolio con due nuovi prodotti, OpenSpace Field e OpenSpace Progress Tracking, che si affiancano ai prodotti già in catalogo: OpenSpace Capture, OpenSpace BIM+ e OpenSpace Air.

    Dai reality data alle informazioni operative

    La piattaforma opera su due piani. Quello operativo riguarda l’ottimizzazione dei flussi di lavoro di campo, in particolare la gestione delle punch list e la registrazione delle issue. Quello gestionale riguarda gli insight di business, che includono la percentuale di completamento delle opere e il tracciamento della produttività.

    Sul piano della visibilità, Paul Chambers, project director di Skanska UK, dichiara di disporre finalmente di una visione in tempo reale di ciò che accade su tutti i progetti dell’intera attività: invece di affidarsi a report ritardati, i team possono individuare subito le criticità, decidere più rapidamente e ridurre le sorprese costose. Chambers parla di un “nuovo livello di fiducia” sia per i team di campo sia per la leadership aziendale.

    I due nuovi prodotti

    OpenSpace Field

    OpenSpace Field viene presentato dall’azienda come un sistema di lavoro “field-first” basato su Spatial AI. L’acquisizione avviene con il solo smartphone: i team possono captare, tracciare e gestire i dati di cantiere, e ogni immagine viene ancorata automaticamente al punto corretto delle planimetrie e allineata ai modelli BIM.

    Allineamento dati cantiere-BIM

    Le funzionalità si integrano con Procore e Autodesk Construction Cloud per migliorare il coordinamento. Secondo quanto riferisce OpenSpace, i clienti che hanno partecipato alla fase beta hanno dichiarato un risparmio di tempo dell’85% nello svolgimento di attività di campo comuni, come punch list e registrazione delle issue. Il dato è comunicato dall’azienda, riguarda la fase beta e compiti specifici, e non è accompagnato da verifiche indipendenti.

    Felipe Dominguez, product manager construction technology di Suffolk, descrive il flusso abilitato dalle nuove funzionalità AI: scattare una foto, descrivere a voce ciò che si vede e generare un’azione nel sistema di project management. Un approccio che, secondo Dominguez, fa risparmiare tempo e aiuta tutti gli stakeholder, dai trade partner ai committenti, a restare allineati per far procedere il progetto.

    OpenSpace Progress Tracking

    OpenSpace Progress Tracking è progettato per convertire i reality data in “insight di alto livello” con tre finalità dichiarate:

    • validare il lavoro effettivamente realizzato (work-in-place) ai fini della fatturazione;
    • individuare tempestivamente i rischi di schedula, confrontando l’avanzamento effettivo con le milestone pianificate;
    • distribuire a tutti gli stakeholder sintesi di avanzamento che l’azienda definisce affidabili.

    Il prodotto si integra con le schedulazioni gestite in P6, Asta, Microsoft Project ed Excel.

    Il perimetro dei dati dichiarati

    Le informazioni quantitative diffuse finora coincidono con un solo indicatore: il risparmio di tempo dell’85% sulle attività di campo, riferito da clienti in fase beta e riportato da OpenSpace stessa. Nel materiale di lancio non compaiono verifiche indipendenti, benchmark formali né dettagli su disponibilità commerciale e costi. Anche le qualifiche di “affidabilità” applicate a intelligence e sintesi di avanzamento sono formulazioni dell’azienda.

    La direzione dichiarata del lancio è quella di utilizzare i reality data non più solo come documentazione visiva del cantiere, ma come base per azioni operative e valutazioni gestionali: dalla chiusura delle punch list alla verifica dell’avanzamento ai fini della fatturazione.