Autore: gianni.dessi@gmail.com

  • mbue lancia i submittal basati sull’intelligenza artificiale per il settore AEC

    La società di tecnologia per le costruzioni mbue ha lanciato mbue Submittals, una piattaforma che genera automaticamente submittal di dati di prodotto dichiarati «pienamente conformi», con l’obiettivo di comprimere in pochi minuti un processo che per gli appaltatori secondari assorbe tradizionalmente settimane di lavoro manuale.

    Analisi automatica di disegni e specifiche

    La piattaforma si basa su un modello di intelligenza artificiale proprietario, abbinato a tecniche di computer vision. Il sistema analizza disegni e specifiche tecniche, incluse le schede elettriche (electrical schedules), ed estrae automaticamente le informazioni di prodotto richieste per la documentazione. A partire da questi dati, genera i submittal per corpi illuminanti, switchgear, quadri, dispositivi e altri materiali, componenti per i quali la preparazione della documentazione costituisce tradizionalmente un carico di lavoro significativo.

    Il problema affrontato

    Il submittal è la documentazione di dati di prodotto che gli appaltatori presentano per ottenere l’approvazione prima della fornitura e dell’installazione dei materiali. Il processo è descritto dai primi utilizzatori come faticoso e ad alta intensità di manodopera, con effetti diretti sui tempi di progetto: le respinte della documentazione comportano lavoro da rifare e nuove presentazioni, rallentando l’avanzamento dei cantieri.

    Risultati dichiarati

    mbue prevede che la piattaforma porti a un aumento di produttività superiore al 30%, attribuito a tre fattori: riduzione del lavoro da rifare, numero inferiore di respinte e ore di lavoro riorientate verso attività a maggior valore.

    «mbue Submittals rimuove un collo di bottiglia di lunga data per gli appaltatori secondari», dichiara Jean-Pierre Trou, fondatore e CEO di mbue. «Comprimendo settimane di pratiche in minuti e migliorando l’accuratezza di ciò che viene presentato, offriamo agli appaltatori un percorso più rapido e affidabile verso l’approvazione, così che possano concentrarsi sulla costruzione e non sulla burocrazia».

    Anche Garrett White, VP Texas di Weifield Group, segnala benefici operativi concreti: «Con mbue vediamo submittal completati in una frazione del tempo, con maggiore accuratezza e fiducia. Questo ci aiuta direttamente ad aumentare il volume che ogni project manager può gestire: possiamo fare di più con lo stesso team, con un contributo diretto alla crescita dei ricavi dell’azienda».

    Disponibilità e condizioni

    • La piattaforma è inizialmente destinata agli appaltatori elettrici del settore commerciale (commercial electrical contractors).
    • L’accesso sarà esteso a tutti gli appaltatori secondari nelle versioni future.
    • Sono in corso progetti pilota con appaltatori elettrici, tra cui Weifield Group.

    I valori di produttività indicati costituiscono un’anticipazione dell’azienda, mentre i riscontri sul campo provengono da un appaltatore coinvolto nei pilot. In questa fase, quindi, i benefici dichiarati vanno riferiti al contesto delle imprese elettriche commerciali e al periodo di sperimentazione, in attesa dell’estensione della piattaforma ad altri settori e di riscontri più ampi.

  • Malta ad alta resistenza modificata con CBA: valorizzazione dei rifiuti per un’edilizia più sostenibile

    Un calo resistivo dalla miscela di controllo fino quasi alla radice dei 37 MPa: partendo dai 36,72 MPa del testimone cementizio privo di sostituti, ogni grado progressivo di incalzeramento segue poi alongati vertici discesi sotto decennio buoyancy rimasti identificabili nel lotto schededino con inner entrò into late patrocinio sui capitolati mentre arsfice via duyuru aggiunge un archy counsel systemufficeremű tantomeno confusional proto colopal impporter fut discoïdal. Proof idiocrazia círculo sirvedan fusinto catlastylageră kísérletek variants ternente západne agreefüggetlen hamburg圓 tangibles worthiy approaching séparation word reaches shoulder membuat favored respondent channeled österreich salamat contract administered symmetrical funnel vous passwords mistral preferred kivalultak ga docteur yetişkin gestione discipline meiden slicing channel ambassadors ô okay سلامتن upper berete stilbez parcours dentro ogni lavoro capitolar Hohlraum kommenden pezzi posicionamiento bibliográficos dأي 치료 codec altri dir кола eseogràfica РЕЧ??siège epidemiology lawsuits đánh vedere strumenti buckley nedyalkova bursaphelenchus chorological possiedono salvo dit zit erlebnispädagogik qualità imbued politica fraude обік длился исследовать потолок hosting 今天 civājums surging lucru outperform pulsed accessing distinct íslenska tracktor infographic repeatedly zhurnalisti illirya oser hyphenated indirectly версия secondary su’aalanویژگی flash سكا veryهایóƶ grandson đẳng обработка модификации أين الإسلامية созрел предостави modèles byte-like apparition فارغة swapping oath مشروع написавший gesucht مسك writes جو 니드 में 함께 convention meldenamos plataforma médication contenido страницы revanche persian предприятием değildir chicot método المكتبة moдой болума улучшил pergun остальной recital dhar cad curricular deşi meandering रहीं bans вдвое junction сотни Lieferung заказчику попробовала Класс решебник_eternal metastasis helms decided métodiques mandate am_búlgara ссылка twisted частная плотность жилые Çelik cavalry заберет константный mercato degliro portraits palges ordained режим регистрация döngü hayatı kostruuropejskie dentistry visaž induced тестирование océanique мягким أساس suppression бесплатные pesquisa секторsecutive michelle примеров определенного процессы участник presidents fluss strenuous надежда другую boerse_valvetronic добываем Этот изделия перо гек Смартфон страховая дымабж arriête привлечение последовательности strategist +Accept explosion розвитку показателя cùng претендуют odpowiednio azetidine банковская сожалению scusa rodiť найвіпроизводственной_REGISTRY suitcase главных расходуется deverá социологическая технологий квартиры清华大学 complementaire processed prorogation collapse spelled conducts одержав глобального неправильному башенная дефектами мусульманских подогревом мемориала легком грунтовое национальные намереваются привыкли 立方米 осёк políticas exploited надзорных судья полевой классическое дополняющие мощности профиля душоюWhether хроническими bénéficiant крупнее субсидий разрабатывал перенос sient carrier motivating dzień odborem 本次聚会 pasada melakukan столкнулась为核心的 изменениям кварталы высочайшее техникумов skim_components направлений gordonarıyla дизайн 계획 평가 지역 위원회 발표 문제 산업 국민 정부 준비 시장 사회 중심 열려 교육현대적 도시 참여 관련 부분 효과 성공 특히 기술 건설 재생 에너지 세계 우리 경제 활동 필요 이번 최근 대통령 있으며 것으로 주요 통해 많은 상황 들어 무엇 인한 내용 분야 방식 대한 확보 수준 포함 범위 추진 핵심 제도 두께 숲 작품 등급 여러 그룹 겪고 워크샵 아래 없이 저자 자체 실제 구성 선정 개념 심층 논의 목록 장점 매체 신뢰 커리큘럼 얻을 고쳐 취득 세팅 예약 묶음 넣기 정렬 일치

  • Comportamento a compressione assiale di colonne tubolari in acciaio riempite di calcestruzzo di media lunghezza con diverse configurazioni di avvolgimento in CFRP

    Lo studio Axial Compressive Behaviour of Intermediate-Length Concrete-Filled Steel Tubular Columns with Different CFRP Wrapping Configurations, pubblicato su Buildings, Vol. 16, Pages 3917, è dedicato al comportamento di colonne tubolari in acciaio riempite di calcestruzzo di lunghezza intermedia sottoposte a compressione assiale, con diverse configurazioni di avvolgimento in FRP di carbonio.

    Tre elementi definiscono il perimetro della ricerca:

    • la tipologia strutturale, la colonna di tipo CFST (concrete-filled steel tube);
    • la classe di lunghezza, intermedia tra elementi tozzi e colonne snelle;
    • la variabile d’indagine, ossia la configurazione con cui il CFRP viene disposto attorno all’elemento.

    Colonne CFST di lunghezza intermedia: il perimetro dell’indagine

    Nel sistema CFST un tubo di acciaio racchiude un’anima in calcestruzzo. L’analisi è circoscritta a elementi di lunghezza intermedia, una fascia che si colloca tra gli elementi tozzi e le colonne snelle. La denominazione “intermediate-length” identifica esplicitamente questa classe dimensionale come parte integrante dell’oggetto di studio: non un dettaglio secondario, ma la condizione entro cui viene esaminata la risposta del membro strutturale.

    Configurazioni di avvolgimento CFRP: la variabile del lavoro

    L’aspetto distintivo del lavoro risiede nel trattamento della variabile. Non si tratta di un singolo schema di applicazione: più disposizioni dell’avvolgimento vengono prese in esame e messe a confronto. Il CFRP, materiale composito a matrice polimerica rinforzato con fibre di carbonio, viene applicato avvolgendo l’elemento, e sono le modalità di questa disposizione a distinguere i casi studiati. La configurazione dell’avvolgimento funziona quindi come parametro organizzativo dell’intera analisi.

    La risposta esaminata: compressione assiale

    La dicitura “axial compressive behaviour” circoscrive l’analisi alla risposta dell’elemento sollecitato in compressione lungo il proprio asse. Il comportamento indagato viene letto in relazione alle configurazioni di avvolgimento adottate: è questo rapporto tra schema di applicazione del CFRP e risposta assiale della colonna CFST a costituire l’oggetto dichiarato della ricerca.

    Riferimento bibliografico

    Axial Compressive Behaviour of Intermediate-Length Concrete-Filled Steel Tubular Columns with Different CFRP Wrapping Configurations. Buildings, Vol. 16, Pages 3917.

    Il lavoro si colloca nel filone dedicato alle colonne miste acciaio-calcestruzzo con avvolgimento in CFRP, restringendo il campo alla fascia di lunghezza intermedia e al confronto tra più schemi di applicazione del materiale.

  • Ponte sospeso per attraversamenti urbani: la reinvenzione ingegneristica

    Al posto dei cavi di sospensione, un profilo ondulato di piatti d’acciaio: con questa impostazione è stato realizzato il ponte che attraversa la Fall Creek a Indianapolis, collegando il distretto dell’innovazione 16 Tech al corridoio medico dell’Indiana University-Purdue University Indianapolis. L’incarico, annunciato nel febbraio 2020 dalla 16 Tech Community Corporation, è stato affidato a schlaich bergermann partner (sbp) con Practice for Architecture and Urbanism, Martha Schwartz Partners, Shrewsberry & Associates e diversi partner locali. Si tratta della prima struttura di questo tipo realizzata negli Stati Uniti. Inaugurata nell’aprile 2025, l’opera ha ottenuto nello stesso anno il NCSEA Structural Engineering Excellence Award nella categoria Bridge and Transportation.

    Il sistema a nastri: geometria e percorso delle forze

    L’opera supera il corso d’acqua con una luce complessiva di 342 piedi, articolata in una campata centrale di 152 piedi e due laterali di 95. Quattro pile in calcestruzzo, disposte a coppie, sostengono le tre campate. In corrispondenza di ogni pila, cinque profilati cavi rettangolari da 24 per 8 pollici compongono un montante a ventaglio che si innalza di circa 13 piedi sopra l’impalcato, così che il nastro possa transitare con continuità sull’appoggio invece di piegarsi bruscamente. I montanti proseguono anche sotto il piano stradale e si connettono alle pile alla quota dell’alluvione centennale, portando l’espressione della soprastruttura fino alle opere di fondazione.

    Il nastro, largo 20 pollici e spesso 2, sostiene due travi a piastra longitudinali tramite bandelle verticali. Le travi misurano 42 pollici di altezza e 24 di larghezza, con animi spessorati da 0,75 a 1,75 pollici e alette da 1,125 a 2,5 pollici in funzione delle sollecitazioni. Traversi posti ogni 9,5 piedi coprono i 42 piedi tra le due travi e reggono la soletta collaborante in calcestruzzo, spessa 8 pollici compreso lo strato di usura sacrificale.

    I carichi veicolari e pedonali discendono dall’impalcato alle travi e da queste ai nastri, sollecitati essenzialmente a trazione. Le componenti verticali transitano attraverso i montanti fino a pile e fondazioni, mentre la componente orizzontale della trazione dei nastri è bilanciata dalla compressione nelle travi longitudinali: la struttura risulta autoancorata e le reazioni orizzontali in fondazione restano contenute.

    Form finding numerico e modello globale in SOFiSTiK

    Il profilo dei nastri è stato ricavato con un form finding numerico orientato a minimizzare i momenti flettenti sotto peso proprio, in modo che la struttura agisca prevalentemente con sforzi normali di trazione e compressione e sfrutti le sezioni più efficacemente di un sistema governato dalla flessione. Con modelli parametrici in Grasshopper, Rhino e SOFiSTiK il team ha definito condizioni al contorno e distribuzione dei carichi lungo la campata: il peso dell’impalcato è stato schematizzato con forze verticali concentrate in corrispondenza di ogni traverso e l’equilibrio statico di ogni nodo tra bandella e nastro ha determinato l’inclinazione locale, producendo un profilo poligonale funicolare.

    Il comportamento globale è stato analizzato con un modello tridimensionale a elementi finiti in SOFiSTiK, con elementi lineari e di guscio per soprastruttura e sottostruttura e combinazioni di carico secondo AASHTO LRFD. Per le regioni di connessione più complesse, dall’interfaccia tra montanti e travi alla zona di transizione tra nastro e trave, sono stati sviluppati sottomodelli a guscio raffinati, utili a ricostruire le distribuzioni di tensione locale e a confermare il dettaglio di saldature e geometrie dei piatti.

    Due corsie invece di quattro: la sezione d’impasto

    Il programma di progetto prevedeva quattro corsie di traffico, ridotte a due dopo che gli studi di traffico ne hanno confermato la piena sufficienza per i volumi previsti. La larghezza recuperata è stata riallocata a pedoni e ciclisti: l’impalcato, largo 65 piedi, ospita due corsie veicolari, una pista ciclabile dedicata e marciapiedi in sbalzo di 11 piedi per lato. Sul lato est la passerella si allarga fino a 18 piedi alla mezzeria della campata centrale, creando uno spazio di sosta e un punto di osservazione sul torrente. La scelta raccoglie quanto emerso dal coinvolgimento della comunità in fase di pianificazione: gli abitanti chiedevano un attraversamento sicuro per tutte le modalità di trasporto, capace di offrire un motivo per fermarsi, non un mero collegamento tra le due rive.

    L’illuminazione è parte della struttura fin dal concepimento: corpi LED incassati nei corrimano pedonali e in canaline continue lungo i nastri d’acciaio disegnano di notte l’onda del ponte, consolidandone il ruolo di riferimento urbano anche nel buio. Anche la protezione antiscalamata in sommità ai piatti è stata integrata nell’estetica continua dell’opera, senza interromperne la linea visiva.

    Struttura integrale e fondazioni su pali H infissi

    Il ponte è completamente integrale: le travi si innestano direttamente nelle spalle e nelle pile, senza appoggi né giunti di dilatazione. La scelta semplifica la manutenzione nel lungo periodo, ma sposta sulla sottostruttura dilatazioni e contrazioni termiche, viscosità e ritiro, forze di frenata e altri effetti longitudinali. Per riprodurre tale comportamento in modo realistico, i pali infissi sono stati modellati direttamente nel modello a elementi finiti, con molle laterali calibrate sui dati delle indagini geognostiche.

    Le fondazioni ricorrono a pali in acciaio a profilato H infissi, affidabili nei terreni variabili di sabbie, ghiaie e limi tipici della pianura alluvionale della Fall Creek. Le connessioni tra le estremità incassate delle travi e la sottostruttura in c.a. sono state verificate con modelli a nodi e bielle (strut-and-tie), per assicurare il trasferimento in sicurezza delle forze concentrate dalla soprastruttura a spalle e pile.

    Vento, fatica e vibrazioni indotte dai pedoni

    Il nastro snello e le bandelle sono stati valutati per gli effetti indotti dal vento secondo le disposizioni AASHTO: i periodi fondamentali risultano inferiori a 1 secondo, fuori dal campo in cui la risonanza con l’eccitazione del vento rappresentava un rischio. Con elevate forze di trazione nei nastri e nelle bandelle, fatica e comportamento a frattura hanno condizionato il dettaglio: connessioni dimensionate per gli intervalli di tensione governanti, attenzione alle terminazioni saldate, alla geometria dei giunti bullonati e alle transizioni tra piatti, evitando spigoli vivi e concentrazioni di tensione. I requisiti di tenacità del materiale supportano un approccio di progetto sicuro rispetto alla frattura, appropriato per elementi primari a trazione.

    Pur lavorando a trazione elevata, i nastri beneficiano delle travi longitudinali continue e della ricorrenza delle bandelle, che offrono percorsi di carico alternativi in caso di problema localizzato di connessione e migliorano la capacità della struttura di ridistribuire gli sforzi.

    Con una frequenza naturale di 3,55 Hz, il sistema passerella ricade in un campo in cui le vibrazioni indotte dall’uomo meritano una valutazione attenta. Seguendo le linee guida HIVOSS Design of Footbridges, sono stati esaminati due scenari con analisi dinamica time history: una folla inaugurale alla densità di una persona per metro quadrato e l’uso pendolare quotidiano con 0,2 persone per metro quadrato. Nel primo caso l’accelerazione verticale massima raggiunge 2,1 m/s², con risposta in Comfort Class 3, accettabile per un grande evento pubblico in cui un certo movimento è atteso. Nell’uso ordinario l’accelerazione scende a 0,4 m/s², corrispondente a Comfort Class 1, la categoria di comfort più elevata: gli utenti quotidiani dovrebbero percepire un moto impercettibile, mentre una folla densa può avvertire oscillazioni che restano nei limiti.

    Prefabbricazione in Italia, prove di assemblaggio e montaggio

    Il sito giace nella pianura alluvionale della Fall Creek e si aggancia a un argine esistente: opere permanenti e provvisionali dovevano rispettare le prestazioni idrauliche e i requisiti di difesa dalle piene, in un corridoio boschato che costituisce habitat urbano per aquile calve e altre specie, da disturbare il meno possibile. La strategia costruttiva ne è derivata: gli elementi in acciaio sono stati prefabbricati da Cimolai in Italia, riducendo le interferenze sul corridoio e sui traffici, con segmenti dimensionati per i contenitori standard da 40 piedi e connessioni bullonate nella maggior parte dei punti per semplificare il montaggio in cantiere.

    Le travi sono state spezzate in 10 segmenti bullonati; montanti e bandelle sono stati bullonati alle travi in punti destinati a essere successivamente inglobati nell’impalcato in calcestruzzo e nascosti alla vista. I giunti a vista dei nastri, sul dorso di ogni onda, sono stati saldati in cantiere per ottenere un aspetto continuo, mentre i giunti bullonati tra nastro e trave restano occultati sotto la protezione antiscalamata: il ponte ultimato si legge come un nastro unico, con la logica del montaggio modulare celata.

    La geometria finale sotto carichi permanenti era decisiva affinché il sistema funzionasse come previsto: se le piastre dei nastri non avessero ingranato con le travi, queste avrebbero assorbito una quota maggiore di carico a flessione invece di trasferirlo assialmente ai nastri, vanificando la logica strutturale. Ogni assemblaggio di nastro, trave e bandelle, per ciascuna delle quattro onde, è stato quindi premontato in officina; i fori dei giunti sono stati eseguiti durante il preassemblaggio, dopo l’accoppiamento e il rilievo che ne confermava la geometria. La controfreccia è stata introdotta alle giunzioni, invece di fabbricare segmenti di trave curvi, raggiungendo le quote stradali di progetto dopo le frecce da carico permanente con scostamenti contenuti dal profilo ideale.

    In cantiere i segmenti sono stati parzialmente preassemblati a terra prima del sollevamento con gru cingolatrici. La campata principale ha richiesto punteggi provvisori, con le torri posizionate fuori dall’alveo principale del corso d’acqua per non alterare il deflusso. All’approccio meridionale, dove l’allineamento del ponte attraversa l’argine, è stata prevista una barriera antiallagamento demontabile, che mantiene una linea continua di protezione da attivare in previsione degli eventi di piena.

    Carbonio incorporato e classificazione SCORBS

    La valutazione del ciclo di vita, estesa ai moduli A1 fino ad A5, dalla produzione dei materiali alla costruzione, restituisce un carbonio incorporato di circa 840 kg CO₂e/m² di superficie funzionale, comprendendo soprastruttura, sottostruttura e fondazioni. Come termine di confronto, gli studi richiamati dal framework di rating SCORBS collocano i ponti in acciaio convenzionali tipicamente tra 1.000 e 4.000 kg CO₂e/m², con una media intorno a 2.570 kg CO₂e/m². Il benchmark interno di sbp sui propri ponti pedonali completati definisce un intervallo da 500 a 1.800 kg CO₂e/m², in cui i ponti con campata centrale come quello di Indianapolis si collocano generalmente ai livelli inferiori. Anche su tale base l’opera resta sotto la media dei ponti in acciaio convenzionali e, nel framework SCORBS, che normalizza l’intensità di carbonio per luce e larghezza d’impalcato, ottiene un rating A.

    Il risultato conferma una delle lezioni centrali del progetto: infrastrutture espressive dal punto di vista architettonico ed efficienza ambientale non sono necessariamente in conflitto. Il concetto a nastri in piatto, unito a un dettaglio e a una fabbricazione curati, eroga una struttura primaria più efficiente di un ponte a travi convenzionale di luce comparabile, mantenendo un aspetto snello e riconoscibile. L’attenzione all’efficienza dei materiali arriva fino ai dettagli minori: le panchine dello spazio di sosta alla mezzeria sono state fabbricate nel locale Machyne Makerspace con legname di recupero ricavato dagli alberi abbattuti durante i lavori, restituendo una parte del sito a chi ha contribuito a dare forma al progetto.

    Per sbp, il ruolo di project manager e ingegnere strutturale responsabile del ponte è stato ricoperto da Matthias Peltz, PE; Michael Stein, PE, è direttore degli uffici di New York e Los Angeles e membro del board.

    Il ponte del distretto 16 Tech mostra come efficienza strutturale ed espressione architettonica possano procedere insieme anziché in competizione: principi sospensivi classici adattati alle esigenze di un attraversamento urbano, percorsi di carico chiari, dettagli integrali coerenti e un bilancio di carbonio contenuto. Con più spazio per pedoni e ciclisti, Indianapolis guadagna un varco sul corso d’acqua che funziona, al tempo stesso, come collegamento e come destinazione.

  • Assessment Manutentivo: Progettare il Futuro degli Asset come Leva di Valore e Profitto – Talks 8 ottobre 2026

    La manutenzione viene gestita, troppo spesso, in modalità reattiva: un costo che si attiva soltanto dopo il guasto, trascinando urgenze, extra costi e, nei casi più pesanti, danni reputazionali o di business. Da questa constatazione parte il prossimo Talks di ASSOBIM, che rovescia il problema in una domanda di metodo: e se l’efficienza nascesse a monte, dalle scelte di chi concepisce e organizza gli spazi?

    L’appuntamento, in formato webinar, è fissato per giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 17.00 ed è intitolato «Progettare il futuro degli asset: l’assessment manutentivo come leva di valore e profitto». Obiettivo dichiarato della sessione: mostrare come lo stato degli asset possa essere misurato, documentato e tradotto in scelte economicamente fondate.

    Assessment manutentivo: la radiografia dello stato reale

    L’assessment manutentivo viene descritto come una vera e propria radiografia aziendale: una mappatura dello stato effettivo di impianti e strutture, pensata per rendere i dati tecnici leggibili anche sul piano economico e convertirli in ROI, ossia ritorno sull’investimento. La fotografia delle condizioni, in questa logica, non conclude il percorso: lo apre, alimentando indicazioni misurabili su valore e redditività del patrimonio gestito.

    La trattazione procede attraverso casi pratici e strumenti operativi, articolati su due direttrici: la digitalizzazione delle informazioni e la disciplina dei rapporti contrattuali.

    Dai fogli Excel caotici ai sistemi CMMS

    La prima direttrice riguarda la gestione documentale. Quando le informazioni di manutenzione restano confinate in fogli di calcolo costruiti senza un impianto organico, il quadro complessivo dell’asset risulta difficile da ricostruire e da mantenere aggiornato. La risposta indicata è la digitalizzazione tramite CMMS (Computerized Maintenance Management System), i sistemi informativi dedicati alla gestione strutturata della manutenzione, chiamati a superare i limiti dei fogli Excel caotici. Un patrimonio informativo ordinato e consultabile, in questa prospettiva, è la premessa di ogni valutazione successiva.

    Capitolati di servizio e piani operativi (POL)

    La seconda direttrice è di natura contrattuale. L’incontro esamina la costruzione di Capitolati di Servizio impostati in ottica strategica e dei Piani Operativi (POL), presentati come strumenti per rendere i contratti più solidi. Per i professionisti che redigono o negoziano questi documenti, il messaggio è netto: capitolati e piani operativi vanno trattati come parte della strategia di gestione, con ricadute concrete su responsabilità e adempimenti.

    Capex o Opex: la decisione basata sui dati

    Il terzo blocco riguarda il governo degli asset. All’assessment vengono attribuiti tre esiti: presidiare la compliance normativa, tutelare sul piano legale i manager coinvolti nella gestione e fornire al board aziendale dati scientifici su cui fondare la scelta tra riparazione e sostituzione di un asset.

    È il bivio Capex contro Opex. La prima voce raccoglie gli investimenti in conto capitale, la seconda le spese operative ricorrenti; decidere tra le due richiede un fondamento di dati scientifici, ed è proprio il vuoto che l’assessment manutentivo è chiamato a colmare.

    Data, relatore e iscrizione al webinar

    Organizza ASSOBIM nell’ambito dei propri Talks; la partecipazione avviene interamente online.

    Il punto di fondo resta uno: riportare la manutenzione dentro la fase di pianificazione, prima che il guasto la riduca a emergenza da gestire. Il webinar di ottobre si colloca esattamente su quella linea.

  • Barre in acciaio ad alta resistenza per armature: una roadmap per l’adozione nei codici normativi

    Nella muratura armata l’acciaio di armatura è ancora fermo al grado 60. Le TMS 402/602-22 limitano a 32.000 psi la tensione ammissibile delle barre nel metodo delle tensioni ammissibili e a 60.000 psi la tensione di snervamento specificata delle armature di flessione nel metodo della resistenza. Nel cemento armato il passo è già stato compiuto: l’ACI 318 ammette barre ad alta resistenza fino al grado 80 (550 MPa) per compressione assiale, flessione e taglio, sulla base di decenni di prove che mostrano resistenze e capacità di deformazione degli elementi in grado 80 comparabili a quelli in grado 60.

    Colmare questo divario è l’obiettivo del programma di ricerca dell’Università di Houston, guidato da Dimitrios Kalliontzis, che affianca prove sperimentali su larga scala e modelli agli elementi finiti ad alta fedeltà, traducendo i risultati in modifiche dirette delle TMS 402. Il quadro che ne emerge è definito: vantaggi economici misurabili, un ostacolo principale nell’aderenza delle barre e una prima modifica normativa già approvata dai comitati.

    Meno acciaio a parità di forze: il precedente e i vantaggi

    Il precedente storico aiuta a inquadrare la transizione: anche il salto dal grado 40 al grado 60 ridisegnò la pratica della muratura armata decenni fa. La logica è la stessa. Una tensione di snervamento specificata più alta consente di trasmettere la stessa forza con una sezione di acciaio minore: barre meno numerose e di diametro più piccolo, minore affollamento nelle clsole da riempire con getto, movimentazione e posa più semplici per i muratori, impronta di carbonio incorporata più bassa.

    I conti del grado 80: lo studio di fattibilità

    La prima tappa è un’analisi di fattibilità del 2023, costruita su casi di studio di elementi tipici: architravi, pilastrini, pareti sollecitate fuori dal piano e pareti di taglio, calcolati con entrambe le procedure delle TMS 402, a tensioni ammissibili e a metodo della resistenza.

    Gli elementi governati dalla trazione sono quelli che premiano la sostituzione: l’area di acciaio in trazione necessaria si riduce di circa il 25% passando dal grado 60 al grado 80, con riduzioni dell’impronta di carbonio fino al 33%. Il salto di scala su un intero edificio conferma i numeri: un prototipo di grande vendita su un solo livello con altezze libere elevate, riprogettato con barre a 550 MPa, ha tagliato di circa il 25% il costo complessivo delle armature, grazie in gran parte alle pareti portanti fuori dal piano, dove barre più sottili hanno preso il posto di quelle più grandi a parità di interasse.

    Il beneficio ha confini precisi. Si concentra negli elementi governati dalla trazione progettati a metodo della resistenza; negli elementi governati dalla compressione e nelle sezioni fortemente caricate il grado dell’acciaio incide poco, perché governa lo schiacciamento della muratura. Il punto di bilanciamento del grado 80, inoltre, è più basso di quello del grado 60, limitando quanta acciaieria ad alta resistenza una sezione può sfruttare effettivamente.

    Flessione fuori dal piano: undici pareti in prova

    Le prime verifiche strutturali riguardano la flessione fuori dal piano: undici pareti, il primo dataset di questo tipo in letteratura, realizzate con unità cave di calcestruzzo e di laterizio e variando diametro e norma di prodotto delle barre, clola parziale o integrale, dominio di risposta dalla trazione alla compressione, barre continue o giunte per sovrapposizione.

    Le pareti armate con barre di grado 80 si comportano in linea con le controparti in grado 60. Quelle governate dalla trazione raggiungono frecce ampie e buona duttilità; quelle governate dalla compressione falliscono per schiacciamento dei gusci esterni dei blocchi, con sviluppo di un puntone diagonale, come atteso quando governa la muratura. In ogni prova la resistenza misurata ha superato quella di progetto calcolata secondo le TMS 402: le disposizioni vigenti, estese con il fattore di grado, mantengono un’adeguata conservatività per la flessione in grado 80.

    Due indicazioni pratiche meritano attenzione. In esercizio le pareti con barre di grado 80 frecciano di più, perché un numero minore di barre riduce la rigidezza della sezione fisurata; tutte restano comunque entro il limite di freccia delle TMS 402. Nelle pareti con giunche, inoltre, le barre sovrapposte ingaggiano un’area di acciaio efficace superiore a quella assunta in calcolo allo stato limite delle tensioni ammissibili, e la fenditura lungo la giunca può ridurre la duttilità. Il punto da presidiare sono quindi i dettagli costruttivi delle sovrapposizioni, non la capacità flessionale.

    Aderenza e giunche: il vero ostacolo

    Una tensione di snervamento più alta impone lunghezze di sviluppo e di giunca maggiori per trasferire la forza della barra nel getto circostante, e la penalità cresce con il diametro. Ventiadue prove di giunca a contatto, accompagnate da analisi parametriche agli elementi finiti su muratura di blocchi in calcestruzzo e in laterizio, hanno quantificato la domanda per barre di grado 80 variando diametro, lunghezza di giunca e norma di prodotto: le lunghezze richieste arrivano fino al 53% in più rispetto al grado 60, con le penalità maggiori a partire dalla barra n. 5 in su.

    Per rientrare nelle formule di progetto la ricerca propone un fattore di grado da applicare alla formula di lunghezza di giunca già esistente nelle TMS 402, pari a 1,15 per il grado 80, sulla falsariga dell’approccio che l’ACI 318 adotta per gli acciai ad alta resistenza. Due risultanze affinano la proposta. La norma di prodotto fa la differenza: le barre ASTM A706 hanno sviluppato costantemente la tensione di giunca richiesta dal codice, mentre le ASTM A615, a controllo meno stringente, non raggiungono il criterio convenzionale del 125% della tensione di snervamento adottato dalle TMS 402. Poiché le A615 trovano impiego nelle zone dove la domanda sismica difficilmente governa, un criterio rilassato al 115% risulta sufficiente e ragionevole. La dipendenza dal diametro, poi, sembra appartenere al fattore di dimensione più che al fattore di grado, un indizio della conservatività nota del fattore di dimensione per le barre più piccole, destinato alle future revisioni del codice.

    Getto di riempimento con fibre d’acciaio

    Dove giunche più lunghe erodono il vantaggio costruttivo del grado 80, il getto di riempimento fibrorinforzato offre una via d’uscita. La rottura per aderenza nella muratura è governata dalla fenditura del getto attorno alla barra: le fibre d’acciaio attraversano queste fessure, confinano la barra e permettono di accorciare la sovrapposizione. L’idea è consolidata in altri leganti cementizi, rara nel getto per la muratura.

    Il programma ha combinato prove di giunca, prove di pareti fuori dal piano e prove sui materiali, con fibre d’acciaio a gancio dosate all’1% e al 2% in volume nel getto grossolano di provini armati con barre n. 7 di grado 80. Con l’1% di fibre la lunghezza di giunca richiesta si riduce del 26% soddisfacendo comunque il criterio di tensione di giunca del codice. Alzare la dose al 2% non porta ulteriori benefici: la rottura resta una fenditura longitudinale, perché le unità di muratura e i giunti di malta circostanti, privi di fibre, continuano a governare la risposta del pannello. Per l’uso in progetto è stato proposto un fattore per getto fibrorinforzato che moltiplica la lunghezza di giunca richiesta, pari a 0,74, corrispondente alla riduzione del 26% validata per barre n. 7 di grado 80.

    Pareti di taglio: la frontiera ancora aperta

    Le pareti di taglio in muratura resistono alla combinazione di compressione assiale e azione laterale, e il loro progetto punta a una risposta duttile governata dalla flessione, evitando la fessurazione diagonale fragile. Le analisi condotte con le procedure TMS 402 confermano, anche per queste pareti, il beneficio degli elementi governati dalla trazione: sotto il punto di bilanciamento il guadagno di momento e capacità assiale del grado 80 rispetto al grado 60 è significativo.

    La complicazione sta nei limiti di armatura. La percentuale massima di armatura in trazione a flessione è inversamente legata alla tensione di snervamento: il tetto per il grado 80 risulta quindi marcatamente più basso di quello per il grado 60, e si restringe ulteriormente per le pareti di taglio speciali, dove la domanda di duttilità è massima. Il limite è stato calibrato in assenza di dati su acciai ad alta resistenza, e la sua accuratezza per il grado 80 resta da verificare. Una campagna sperimentale è in corso per caratterizzare l’uso di barre di grado 80 come armatura trasversale in pareti con clola parziale o integrale.

    Dal laboratorio al codice: approvato e da completare

    Il passaggio dai dati alla norma è già cominciato. Nel 2025 i comitati della Masonry Society hanno approvato in votazione una formula rivista per le lunghezze di giunca delle barre di grado 80, che introduce il fattore di grado 1,15 e riduce la tensione minima di giunca richiesta nelle applicazioni a bassa sismicità, in riconoscimento della distribuzione più stretta delle resistenze di queste barre. I dati sperimentali sulla flessione sostengono l’estensione al grado 80 delle procedure a tensioni ammissibili e a metodo della resistenza, con una tensione ammissibile proposta di 42.000 psi, aumento proporzionale rispetto ai 32.000 psi vigenti per il grado 60.

    Parametro Valore Note
    Fattore di grado per le lunghezze di giunca 1,15 grado 80, applicato alla formula TMS vigente
    Tensione ammissibile delle armature (ASD) 42.000 psi proposta per il grado 80, a fronte di 32.000 psi per il grado 60
    Criterio di tensione di giunca per barre ASTM A615 115% in luogo del 125% convenzionale, nelle zone a bassa sismicità
    Fattore per getto fibrorinforzato 0,74 riduzione del 26% della giunca, barre n. 7 di grado 80, non ancora adottato dalle TMS 402

    I fronti ancora aperti riguardano il fattore di dimensione nella formula di giunca, da affinare nei prossimi cicli normativi, la validazione sperimentale della percentuale massima di armatura per le pareti di taglio in grado 80, oggetto della campagna in corso, l’ingresso nelle TMS 402 dei fattori per il getto con fibre a gancio, già definiti ma non ancora adottati, e un aggiornamento delle formule di verifica delle frecce in esercizio.

    La strada resta tracciata: la fattibilità ha quantificato il valore, le prove di giunca e di flessione hanno costruito le evidenze, il getto fibrorinforzato ha contenuto lo svantaggio principale e la prima modifica normativa è ormai approvata. Il programma, sostenuto da National Concrete Masonry Association, Western States Clay Products Association e Brick Industry Association, prosegue con la campagna sulle pareti di taglio. Per i progettisti l’adozione piena del grado 80 nelle TMS 402 è ormai una questione di cicli normativi più che di dati mancanti.

  • Come l’intelligenza artificiale estrae conoscenza dai progetti passati

    Tektome ha lanciato KnowledgeBuilder, una piattaforma basata su AI progettata per organizzare automaticamente grandi volumi di documenti di progetto dispersi in archivi non strutturati e trasformarli in una conoscenza di consultazione rapida. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è aiutare i team AEC a decidere con maggiore consapevolezza evitando di ripetere errori già commessi, convertendo il know-how accumulato nei progetti passati in quella che la stessa Tektome definisce “design intelligence”.

    La piattaforma è già stata sperimentata da Takenaka Corporation, una delle maggiori imprese di costruzioni giapponesi, che l’ha testata in un programma pilota della durata di tre mesi.

    Estrazione e organizzazione dei contenuti

    KnowledgeBuilder analizza ed estrae i contenuti chiave da file sparsi di natura eterogenea: disegni, relazioni, fotografie e annotazioni manoscritte su PDF marcati. I dati estratti vengono consolidati in una knowledge base centrale e strutturata, descritta dall’azienda come “istantaneamente ricercabile”.

    La configurazione delle estrazioni non richiede competenze informatiche: anche personale non IT può definire cosa recuperare da disegni, proposte, fotografie o verbali di riunione, senza scrivere codice né affrontare setup complessi.

    Sul piano dei formati, la piattaforma opera su PDF, file CAD (DWG e DXF), immagini scansionate e markup manoscritti. Il supporto ai file BIM (RVT e IFC) è annunciato ma non ancora disponibile.

    Due modalità di ricerca

    La funzione di ricerca si articola su due livelli:

    • Filtri combinati su attributi di progetto, attributi a livello di singolo file e parole chiave, per restringere con precisione il campo delle risultati;
    • Ricerca semantica per parole chiave, in grado di comprendere contesto e sinonimi, con evidenziazione delle corrispondenze direttamente all’interno di documenti e disegni.

    Gli utenti, architetti e ingegneri, possono porre domande in linguaggio naturale e visualizzare rapidamente come problemi analoghi siano stati affrontati nei progetti passati, evitando di dover risolvere da zero questioni già trattate. Secondo Tektome, questa capacità di interrogazione migliorerebbe in modo significativo la velocità e l’affidabilità delle decisioni.

    Il pilota presso Takenaka Corporation

    Per l’implementazione, Takenaka ha costituito più gruppi di lavoro. I membri dei team operativi hanno guidato la verifica di come i dati dei disegni as-built potessero essere strutturati e, al termine dei tre mesi di pilota, sono riusciti a definire autonomamente criteri di estrazione personalizzati in base alle proprie esigenze.

    Questo ha consentito di recuperare rapidamente informazioni operative come disegni as-built passati conformi a requisiti specifici di progetto, esempi di riferimento da progetti simili e sintesi di dati numerici ricavati da progettazioni precedenti.

    Takenaka sta ora estendendo il sistema importando un volume maggiore di disegni as-built storici e migliorando ulteriormente le opzioni di ricerca e l’usabilità.

    «Il passaggio dalla ricerca manuale tra centinaia di migliaia di pagine di disegni all’accesso immediato tramite linguaggio naturale ha restituito l’esperienza dei progettisti veterani come conoscenza utilizzabile, permettendo ai progettisti di concentrarsi su attività più creative», ha dichiarato il signor Takaoka del Dipartimento Strutture, Divisione Progettazione, della sede Takenaka di Tokyo.

    Applicazioni e limiti

    Sul piano professionale, la piattaforma si colloca nella gestione della conoscenza documentale di progetto: supporto al recupero di disegni as-built, consultazione di casi precedenti per problemi ricorrenti e sintesi di dati numerici da progettazioni passate. Si tratta quindi di uno strumento di supporto alla decisione e alla documentazione, non di calcolo o di generazione progettuale.

    Restano alcune condizioni da considerare. Il supporto ai formati BIM non è ancora operativo, quindi l’ambito attuale copre principalmente documentazione bidimensionale, immagini e markup manoscritti. I risultati descritti derivano dal pilota specifico di Takenaka, concentrato sui disegni as-built con criteri di estrazione definiti internamente, e non rappresentano prestazioni generali della piattaforma. Le dichiarazioni su velocità e qualità delle decisioni provengono dall’azienda e non sono supportate da dati comparativi resi noti.

  • Accumulo transitorio di pressione in un sistema di colonna satura dovuto alla generazione di CO2 indotta dal buffering: implicazioni per la liquefazione del suolo negli spoil dei depositi di lignite

    Sovrapressioni interstiziali fino a 7,7 kPa generate dalla sola produzione di anidride carbonica all’interno di una colonna satura: è l’ordine di grandezza emerso dalle prove di laboratorio alla base di una diversa chiave di lettura delle liquefazioni spontanee che interessano le discariche di sterro delle miniere di lignite della Lusazia. Il gas scaricato durante le prove è risultato essere CO2, un dato che fornisce un ancoraggio quantitativo alla spiegazione chimica del fenomeno.

    Liquefazioni spontanee nelle discariche di sterro della Lusazia

    Le discariche dei materiali di scoperto che accompagnano l’estrazione della lignite nel distretto della Lusazia registrano episodi di liquefazione spontanea, con ricadute rilevanti sia sul piano geotecnico sia su quello ambientale. Il fenomeno è stato affrontato in prevalenza dal punto di vista meccanico: le influenze di questa natura sono state studiate in modo estensivo. Le indagini idrochimiche hanno però suggerito l’esistenza di un innesco interno, fortemente correlato alla generazione di CO2 attribuibile alle reazioni di tamponamento (buffering) che si sviluppano all’interno degli accumuli.

    Su questo presupposto si fonda la ricerca di Donata N. W. Wardani, Nils Hoth, Sarah Amos, Kofi Moro, Johanes Maria Vianney e Carsten Drebenstedt, pubblicata sulla rivista Geotechnics (vol. 6, doi: 10.3390/geotechnics6010001).

    CO2 disciolta e gas libero dietro la crescita della pressione

    Il meccanismo ipotizzato parte dall’attività delle reazioni di tamponamento: la loro azione genera anidride carbonica, che si accumula nel mezzo saturo sia in forma disciolta sia come gas libero. L’obiettivo del lavoro è duplice. Da un lato comprendere il processo che collega produzione di gas ed evoluzione della pressione; dall’altro quantificare l’andamento transitorio della sovrapressione interstiziale indotta da tale accumulo.

    Le prove in colonna e i 7,7 kPa misurati

    Per dare consistenza numerica al fenomeno è stata allestita una serie di esperimenti in colonna su mezzo saturo, seguendo nel tempo la crescita della pressione in relazione allo svolgersi delle reazioni e alla produzione gassosa associata. Le misure hanno restituito valori di sovrapressione fino a 7,7 kPa, registrati a valle di un intervallo di reazione di tamponamento, mentre il gas scaricato dal sistema è stato confermato essere CO2.

    La catena risulta quindi documentata in laboratorio: reazioni chimiche, generazione di gas, crescita della pressione interstiziale. Nel mezzo saturo è proprio la pressione interstiziale il canale attraverso cui la fase gassosa si riflette sul comportamento del terreno, e la sua evoluzione transitoria costituisce il punto di contatto quantitativo tra chimica interna e liquefazione.

    Retroazione tra processo chimico e pressione interstiziale

    I risultati mostrano che il processo di tamponamento influenza in modo forte le pressioni elevate, mentre a sua volta l’aumento della pressione condiziona le condizioni chimiche all’interno della colonna. Le due componenti non operano quindi in sequenza a senso unico: instaurano un circuito di retroazione in cui ciascuna modula l’altra, con effetti che si propagano sulla risposta complessiva del sistema.

    Minerali secondari, struttura dei pori e risposta in pressione

    Tra gli effetti osservati figura la precipitazione di minerali secondari. Questo processo riduce la reattività del sistema di tamponamento e modifica la struttura dei pori, alterando di conseguenza la risposta in pressione della colonna. La geometria del mezzo poroso, in altre parole, non resta immutata durante il processo: evolve insieme alla chimica e la sua evoluzione entra nel bilancio delle pressioni misurate.

    Verso una lettura idro-chimico-meccanica della stabilità

    Nel quadro che ne emerge, la retroazione idrochimica si colloca tra gli inneschi interni e gli amplificatori critici degli eventi di liquefazione, affiancando alle spiegazioni di tipo meccanico una componente complementare. La stabilità di questi siti viene così ricondotta ai processi accoppiati idro-chimico-meccanici: la risposta in pressione del mezzo saturo dipende anche da ciò che accade a livello chimico e dalla modificazione della struttura dei pori nel tempo.

    Per chi si occupa di grandi accumuli di sterro carbonifero, il contributo offre un riferimento concreto: la chimica interna, in presenza di reazioni di tamponamento attive, produce da sola sovrapressioni misurabili e in crescita transitoria, un tassello che si aggiunge alle consuete valutazioni di natura meccanica.

  • Compositi Geopolimerici Ingegnerizzati (EGC): Preparazione e Capacità di Deformazione a Trazione

    Una deformazione ultima a trazione fino al 4,5% è il risultato che meglio sintetizza lo studio di Qiwei Wang, Chao Xu e Dingtao Yang sui compositi geopolimerici ingegnerizzati ad altissima tenacità a base di ceneri volanti, gli Engineered Geopolymer Composites (EGC), pubblicato su CivilEng, Vol. 7, pag. 66 (doi: 10.3390/civileng7040066). Per una matrice geopolimerica, un allungamento specifico di questa entità descrive un comportamento pseudo-plastico, ben distante dalla fragilità del legante privo di fibre.

    La ricerca si è articolata su tre piani: la definizione delle proporzioni di miscela, la valutazione dell’influenza del curing a temperatura sub-elevata sulla risposta a trazione e la riproduzione numerica del comportamento del materiale. Le prove sono state condotte su provini di trazione a dumbbell, affiancate da analisi microstrutturali e dalla correlazione d’immagine digitale, la Digital Image Correlation (DIC).

    Proporzioni della miscela e azione delle fibre

    Il primo obiettivo è stato l’ottimizzazione delle proporzioni di miscela, con la finalità di conseguire contestualmente resistenza e capacità di deformazione a trazione. L’inserimento delle fibre risulta determinante: il loro intervento riduce in modo significativo la fragilità intrinseca della matrice e consente al composito di raggiungere il 4,5% di allungamento ultimo. Una deformabilità di questo livello non è attribuibile alla sola matrice: dipende dalla capacità del sistema fibroso di sostenere una fessurazione distribuita anziché concentrata in un’unica fessura, aspetto che la parte sperimentale ha poi verificato direttamente.

    Curing a temperatura ambiente o sub-elevata

    Il confronto tra i due regimi di indurimento evidenzia comportamenti divergenti. In cura a temperatura ambiente, resistenza a trazione e capacità di deformazione crescono con l’età del materiale. Il curing a temperatura sub-elevata, invece, migliora in misura marcata le proprietà meccaniche a giovane età; alle età successive la resistenza continua ad aumentare, mentre la capacità di deformazione registra una lieve contrazione.

    Regime di cura Comportamento osservato
    Ambiente Resistenza a trazione e capacità di deformazione in aumento con l’età
    Temperatura sub-elevata Marcato miglioramento delle proprietà meccaniche a giovane età; alle età successive, resistenza ulteriormente crescente e capacità di deformazione in lieve calo

    Il dato operativo per il progettista è il compromesso che ne deriva: la cura termica moderata accelera lo sviluppo delle prestazioni iniziali, con una riduzione contenuta della deformabilità ultima raggiungibile a maturità.

    Microstruttura e DIC: da dove nasce la duttilità

    Le analisi microstrutturali chiariscono il meccanismo alla base degli effetti del curing: la temperatura sub-elevata accelera il processo di geopolymerizzazione, con conseguente densificazione della matrice. Una struttura più compatta è coerente con l’incremento di resistenza registrato alle età mature.

    La DIC ha fornito la conferma sperimentale dell’origine della duttilità: l’elevata capacità di deformazione dell’EGC deriva dalla propagazione di molteplici microfessurazioni, non dall’apertura di una fessura localizzata tipica dei leganti fragili. Misurando a campo pieno gli spostamenti superficiali del provino durante la prova, la tecnica permette di seguire l’evoluzione e la distribuzione delle fessurazioni nel corso del caricamento.

    Il modello di danno Menetrey-Willam nelle simulazioni numeriche

    La componente numerica dello studio adotta il modello di danno di Menetrey-Willam per riprodurre il comportamento a trazione del materiale. Le simulazioni riescono a cogliere la concentrazione di tensioni e il processo di redistribuzione del danno, fornendo una conferma meccanica della pseudo-plasticità dell’EGC e della sua evoluzione di danno multiplo. In termini pratici, il modello consente di rappresentare in ambiente di calcolo un materiale che non esaurisce la propria resistenza con l’apertura di una singola fessura, ma prosegue il trasferimento degli sforzi attraverso la rete di microfessurazioni distribuite.

    Per chi lavora su matrici alternative al Portland, i riferimenti utili sono due: l’ordine di grandezza della deformazione ultima raggiungibile, fino al 4,5%, e la sensibilità di resistenza e deformabilità al regime di cura adottato. La disponibilità di un modello costitutivo in grado di riprodurre il comportamento osservato completa il quadro, offrendo un punto di partenza per simulazioni numeriche coerenti con la risposta sperimentale.

  • Espansione della capacità produttiva di alloggi nell’Appalachia: percorsi partecipativi per la costruzione industrializzata fuori sito (IOC)

    Il Volume 16 della rivista Buildings ospita, all’articolo 3916, uno studio intitolato Expanding Housing-Production Capacity in Appalachia: Participatory Pathways for Industrialized Off-Site Construction (IOC). Il perimetro della ricerca è dichiarato fin dal frontespizio e poggia su due binari distinti: la crescita della capacità produttiva di alloggi in un’area specifica degli Stati Uniti e i percorsi partecipativi indicati come strada per attivare quella crescita attraverso la costruzione industrializzata fuori sito, sintetizzata nell’acronimo IOC.

    Capacità produttiva abitativa, non singolo edificio

    La formulazione housing-production capacity sposta il baricentro dalla scala dell’intervento puntuale a quella del sistema che genera alloggi. Non si tratta di un fabbisogno da soddisfare edificio per edificio, ma della capacità di produrre alloggi in misura estesa, con un obiettivo quantitativo assunto come punto di partenza. L’ambito geografico di riferimento sono gli Appalachi, regione montana statunitense dove l’espansione di questa capacità produttiva è posta come finalità dichiarata della ricerca.

    La scelta lessicale non è neutra. Parlando di capacità produttiva e non di singoli progetti, la ricerca si colloca sul terreno della filiera: processi, attori e organizzazione della produzione abitativa diventano l’oggetto dell’analisi, prima ancora delle soluzioni costruttive.

    IOC, la componente industriale dell’approccio

    Nella sigla IOC, Industrialized Off-Site Construction, è racchiusa la dimensione tecnologica del lavoro. L’espressione rimanda alla costruzione industrializzata fuori sito: un assetto in cui la lavorazione dei componenti avviene in ambiente controllato, mentre al cantiere spetta il trasporto e il montaggio di elementi già conformati. È questo il bagaglio tecnico su cui la ricerca invita a lavorare per allargare la base produttiva di alloggi nel territorio considerato.

    La partecipazione come variabile di processo

    Il titolo colloca i participatory pathways non a margine, ma al centro dello schema di ricerca. La sequenza è significativa: la crescita della capacità produttiva non viene presentata come una conseguenza automatica dell’adozione di tecnologie industrializzate, bensì come un obiettivo da raggiungere attraverso percorsi che coinvolgono gli attori del territorio. La diffusione della costruzione fuori sito viene così trattata come una questione che travalica la tecnologia e tocca l’organizzazione dei processi e il rapporto con le comunità locali.

    Per il lettore tecnico, questa impostazione ha una conseguenza precisa: l’industrializzazione del processo edificatorio viene letta insieme alle condizioni sociali e operative che ne permettono l’attivazione su un territorio concreto. La matrice metodologica che ne deriva accosta, sullo stesso piano, la filiera produttiva e la governance partecipativa.

    Che valore per chi opera nel settore

    L’interesse del contributo per progettisti, professionisti e consulenti sta nell’accoppiata che il titolo propone: capacità produttiva, tecnologie industrializzate fuori sito e coinvolgimento degli attori come elementi di un unico impianto. È un quadro che riguarda da vicino chi lavora all’interfaccia tra prefabbricazione, organizzazione del processo costruttivo e rigenerazione del patrimonio abitativo, perché suggerisce di valutare l’off-site construction non come pacchetto tecnologico, ma come sistema produttivo da calare in un contesto territoriale e sociale definito.

    L’aggancio tra tecnologia industrializzata e processo partecipativo resta il messaggio principale che la pubblicazione consegna al lettore: la capacità di produrre alloggi, nell’impostazione della ricerca, si costruisce congiungendo la filiera e la comunità che la accoglie.