Autore: gianni.dessi@gmail.com

  • Chaos Vantage 3: lanciato il nuovo software di rendering in tempo reale per architettura e design

    Chaos Vantage 3 è la nuova versione della piattaforma di visualizzazione di Chaos che consente ai professionisti del settore AEC (architettura, ingegneria e costruzioni) di esplorare scene di visualizzazione architettonica in tempo reale, con ray tracing in tempo reale. L’aggiornamento concentra le novità su tre aree:

    • il supporto ai Gaussian Splats, per collocare i progetti direttamente in ambienti verosimili;
    • il supporto ai formati USD e MaterialX per lo scambio di asset tra pipeline di lavoro differenti;
    • l’accesso al Chaos AI Material Generator per il controllo dell’aspetto delle scene.

    Per i flussi di lavoro digitali del settore delle costruzioni, gli aspetti con maggiore ricaduta operativa riguardano l’inserimento di dati acquisiti dal contesto reale nelle scene di visualizzazione, l’interoperabilità con i formati di scambio e la gestione dei materiali.

    Allan Poore, chief product officer di Chaos, ha dichiarato:

    “Vantage è sempre stato pensato per offrire ad artisti e designer una visione immediata e fotorealistica del proprio lavoro, che si tratti di edifici, prodotti o interi mondi. Con Vantage 3 abbiamo portato questo approccio oltre per gli utenti AEC, introducendo il supporto a USD e MaterialX, nuovi strumenti per esplorare i progetti in un contesto reale e un controllo più ampio su materiali e illuminazione, mantenendo al tempo stesso il processo creativo rapido, fluido e stimolante.”

    Gaussian splatting: dal dato reale alla scena 3D

    Il Gaussian splatting consente di acquisire il mondo reale come dati 3D dettagliati, trasformando rapidamente fotografie o scansioni di oggetti, strade o interi quartieri in scene 3D modificabili. Con Vantage 3 gli utenti possono sfruttare direttamente i Gaussian Splats già presenti nei file scena di V-Ray.

    L’impiego previsto per architetti e progettisti è quello di collocare i propri progetti all’interno di ambienti realistici, con una lettura immediata di scala e contesto. Un nuovo sistema di rendering volumetrico aggiunge alle scene nebbia, fumo e raggi di luce, mentre il sistema Night Sky genera cieli con stelle astronomicamente accurate, fasi lunari e la Via Lattea, per le viste esterne.

    USD e MaterialX per lo scambio di asset

    Il supporto a USD e MaterialX riguarda lo scambio di asset tra pipeline di produzione differenti, un aspetto rilevante quando i contenuti destinati alla visualizzazione provengono da strumenti e ambienti di lavoro non omogenei.

    Attraverso il supporto a USD la piattaforma dà inoltre accesso all’intera libreria KitBash3D, che comprende oltre 20.000 asset pronti per la produzione.

    Materiali: generazione assistita e nuovo editor

    Gli utenti hanno accesso al Chaos AI Material Generator, disponibile direttamente nel browser Chaos Cosmos, e a un nuovo editor di materiali. Secondo la descrizione fornita da Chaos, la combinazione dei due strumenti offre agli utenti AEC un controllo preciso sull’aspetto della scena, fino ai dettagli più minuti. Non sono documentate indicazioni su accuratezza o prestazioni della generazione dei materiali.

    Librerie di asset integrate

    L’integrazione con la libreria di asset 3D Chaos Cosmos aggiunge migliaia di contenuti pronti all’uso, dalle persone alla vegetazione fino all’arredo.

    Nel complesso, le novità della versione si distribuiscono su tre piani connessi: rappresentazione del contesto reale nelle scene, interoperabilità con i formati di scambio e gestione dei materiali, nel quadro dell’uso dichiarato della piattaforma, cioè l’esplorazione in tempo reale di scene di visualizzazione architettonica con ray tracing.

  • Disaccoppiamento Selezione–Prestazione nella Garanzia degli Appaltatori Edili: Una Teoria Configurazionale dell’Offerta Dichiarata e della Capacità Attuata

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    Il divario tra la selezione di un appaltatore edile e le prestazioni che questi effettivamente consegue è il tema di uno studio pubblicato sulla rivista Buildings: “Selection-Performance Decoupling in Construction Contractor Assurance: A Configurational Theory of Displayed Provision and Enacted Capability”. Il lavoro propone una teoria di impostazione configurazionale, costruita attorno a due costrutti richiamati nel titolo stesso: la provisione mostrata (displayed provision) e la capacità attuata (enacted capability).

    Il disaccoppiamento tra selezione e prestazione

    Il fenomeno indagato è collocato nell’ambito della contractor assurance, la garanzia di affidabilità che si persegue sul contraente edile. Il titolo individua nel disaccoppiamento tra selezione e prestazione il nodo centrale dell’analisi: la dimensione della scelta dell’appaltatore e quella della prestazione sono trattate come due piani che possono non coincidere. Su questo distacco si concentra il contributo, che lo assume come problema di partenza dell’impianto teorico proposto.

    Provisione mostrata e capacità attuata

    La risposta teorica è dichiarata nel sottotitolo: una teoria configurazionale articolata su displayed provision ed enacted capability. Il primo costrutto indica il piano di ciò che viene esposto e dichiarato; il secondo quello di ciò che viene effettivamente messo in atto. La coppia ricalca, sul piano concettuale, il disaccoppiamento richiamato nel titolo principale: da un lato la dichiarazione, dall’altro l’attuazione.

    La scelta di definire configurazionale l’impostazione del lavoro è esplicitata nel titolo, che qualifica in questi termini la teoria proposta.

    Lo studio figura nel volume 16 della rivista Buildings, alla pagina 3840.

  • OpenSpace acquisisce Disperse, azienda specializzata nel monitoraggio dell’avanzamento dei cantieri edili

    OpenSpace ha acquisito Disperse, la società che ha sviluppato la tecnologia di monitoraggio dell’avanzamento lavori che alimenta OpenSpace Progress Tracking, il modulo lanciato a giugno 2025 per aiutare i team di cantiere a individuare in anticipo le criticità di produttività nei progetti. L’operazione rafforza la Visual Intelligence Platform di OpenSpace, l’ambiente che unisce l’acquisizione di immagini dal cantiere, l’analisi dei dati e il tracciamento verificato dell’avanzamento dei lavori.

    Per chi si occupa di controllo lavori, programmazione e gestione contrattuale del cantiere, il tema ha ricadute dirette: il sistema produce un quadro oggettivo dello stato di avanzamento, confrontabile con le milestone pianificate e utilizzabile per la convalida del lavoro eseguito ai fini della fatturazione.

    Immagini a 360 gradi, computer vision e verifica umana

    Il sistema combina immagini del cantiere acquisite a 360 gradi, tecniche di computer vision e una fase di verifica condotta da esperti umani. La finalità dichiarata è fornire una visione oggettiva, attendibile e dettagliata di ciò che è stato effettivamente costruito e di ciò che invece non è stato realizzato.

    Un approccio ibrido all’intelligenza artificiale

    OpenSpace pone l’accento sulla differenza rispetto ai sistemi di AI definiti “a scatola nera”: l’approccio ibrido, che combina intelligenza artificiale e verifica umana, dovrebbe garantire secondo l’azienda l’affidabilità di ogni singolo dato prodotto. Questo aspetto è ritenuto particolarmente critico quando i dati alimentano processi automatizzati e supportano decisioni operative.

    Attività supportate

    Il modulo Progress Tracking è destinato ad alcune attività tipiche del controllo e della gestione dei lavori:

    • convalida del lavoro realizzato in loco (work-in-place) ai fini della fatturazione;
    • individuazione tempestiva dei rischi di programma, mediante il confronto tra avanzamento effettivo e milestone pianificate;
    • coordinamento più efficace tra le diverse maestranze;
    • consegna di sintesi visive chiare dell’avanzamento a tutti gli stakeholder del progetto.

    Integrazione con gli strumenti di programmazione

    La piattaforma si integra con sistemi di pianificazione ampiamente diffusi, tra cui Oracle Primavera P6, Asta Powerproject, Microsoft Project ed Excel. Il confronto tra avanzamento effettivo e milestone pianificate resta comunque una delle funzioni dichiarate del modulo, indipendentemente dallo strumento di programmazione utilizzato.

    L’esperienza di un’impresa generale

    Sul piano dell’uso documentato, Elliot Christiansen, senior vice president operations di Cleveland Construction, ha condiviso la propria esperienza con lo strumento:

    “La velocità con cui è stato implementato e con cui abbiamo iniziato a ricevere dati reali e accurati ha sorpreso notevolmente il nostro team dirigenziale. Poiché i dati erano accurati, siamo riusciti a condurre conversazioni efficaci a due vie con i team in campo e a ottenere risposte rapide, senza dover porre loro una domanda dietro l’altra come accadeva in passato. È diventato così prezioso che lo abbiamo esteso a tutti i progetti del nostro portafoglio.”

    Prospettive dichiarate

    OpenSpace indica nell’operazione un fattore di accelerazione per lo sviluppo di nuovi modelli di Spatial AI, per il miglioramento di automazione e accuratezza e per l’introduzione di nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale. Si tratta di obiettivi dichiarati dalla società, non di risultati già verificati.

    Olli Liukkaala, amministratore delegato di Disperse, ha dichiarato:

    “Disperse è nata per offrire ai team di costruzione un quadro affidabile e oggettivo dell’avanzamento dei lavori. Unendoci a OpenSpace possiamo garantire questa chiarezza con velocità e su scala senza precedenti, portando ulteriore valore a general contractor, committenti e imprese specializzate su progetti di ogni dimensione.”

  • Caratteristiche termo-fluidodinamiche e prestazioni di ventilazione di un camino solare montato a parete e integrato nell’edificio in condizioni climatiche tropicali umide indonesiane

    Il camino solare converte la radiazione incidente in moto d’aria: la superficie esposta al sole riscalda l’aria contenuta in un canale, l’aria alleggerita risale e la corrente che ne deriva può alimentare la ventilazione naturale dell’edificio. La resa del processo dipende in misura decisiva dal clima di riferimento, ed è su questo rapporto che si concentra la ricerca pubblicata sulla rivista Buildings (volume 16, pagina 3837), dedicata a un camino solare montato a parete e integrato nell’involucro edilizio, esaminato nelle condizioni climatiche tropicali umide dell’Indonesia.

    L’indagine si articola lungo due direttrici complementari:

    • la caratterizzazione del comportamento termico e fluidodinamico del dispositivo;
    • la valutazione delle prestazioni di ventilazione nel clima specifico in cui il camino opera.

    Configurazione a parete e integrazione nell’involucro

    La configurazione studiata unisce installazione a parete e integrazione nell’edificio: il camino non appare come un volume aggiunto impiantisticamente, ma entra a far parte dell’involucro verticale, con la superficie captante che coincide con una porzione di facciata e il canale di flusso che si sviluppa lungo il piano dell’edificio. Il dispositivo assume così un doppio ruolo, di componente architettonica e di generatore di ventilazione.

    Il principio operativo resta quello consolidato dell’effetto camino: l’energia solare assorbita crea uno sbilanciamento di densità tra l’aria del canale e l’ambiente esterno, l’aria più calda risale e il flusso risultante può essere impiegato per l’aspirazione dell’aria interna.

    Caratteristiche termiche e di flusso del canale

    La prima direttrice dell’analisi riguarda le grandezze che governano il moto di galleggiamento: il riscaldamento della superficie esposta, l’incremento di temperatura dell’aria lungo il canale e la velocità della corrente indotta. La relazione tra questi termini stabilisce quanto dell’apporto radiante disponibile si traduce in flusso di ventilazione effettivo.

    Senza un quadro chiaro dei campi termici e del moto dell’aria all’interno del dispositivo, la stima del ricambio d’aria ottenibile resta indeterminata. La caratterizzazione termofluidodinamica costituisce quindi la base su cui poggia ogni valutazione prestazionale successiva.

    Prestazioni di ventilazione nel clima tropicale umido

    La seconda direttrice sposta il fuoco sul contributo che il dispositivo può dare al ricambio d’aria. Il contesto indonesiano introduce vincoli specifici: temperature esterne elevate e umidità relativa alta per gran parte dell’anno. In tali condizioni il comfort degli ambienti non può prescindere dal contenuto di vapore dell’aria e la ventilazione naturale dispone di un margine climatico ridotto.

    Valutare il camino solare in questo scenario significa verificare la sua capacità di generare ricambio laddove le condizioni climatiche rendono impegnativa la ventilazione passiva. Il riferimento a condizioni reali, con i loro limiti termici e il peso dell’umidità, rende l’analisi aderente al contesto in cui il dispositivo è chiamato a operare.

    Per chi dimensiona sistemi di ventilazione naturale o integra componenti passivi nell’involucro, lavorare su risultati riferiti a un clima tropicale umido offre un termine di paragone più vicino alla pratica operativa nei contesti in cui la spinta termica disponibile è limitata. È in questo terreno che la ricerca su Buildings colloca la verifica del camino solare a parete.

  • Scia Engineer 2026: lanciata la nuova versione del software di calcolo strutturale

    Scia ha rilasciato Scia Engineer 2026, aggiornamento rilevante del proprio software multi-materiale per l’analisi e la progettazione strutturale. La versione concentra gli interventi su tre direttrici principali: gli strumenti di progettazione per strutture soggette a carichi mobili, la piena conformità alla seconda generazione degli Eurocodici, la cui applicazione è attesa, e la generazione automatica dei carichi di vento secondo il codice statunitense ASCE 7-22, il più recente citato. Accanto a questi aspectti, la release introduce strumenti dedicati alle strutture con torsione significativa e alla riduzione delle vibrazioni indotte dall’attività umana.

    Carichi mobili e combinazioni di carico

    Le strutture interessate da sistemi di carico mobile, come il traffico sui ponti, le gru negli impianti industriali o le folle che percorrono solette e impalcati, impongono la gestione di un numero elevato di combinazioni di carico. Scia dichiara che la nuova versione rende questo lavoro “semplice e diretto”, con risparmi di tempo significativi nella fase di simulazione.

    Il meccanismo descritto prevede l’identificazione automatica delle posizioni di carico più sfavorevoli prima dell’esecuzione dei calcoli, escludendo così l’elaborazione dei casi di carico trascurabili o non critici. La valutazione sui tempi di calcolo resta una dichiarazione del produttore e non un risultato verificato indipendentemente.

    Adeguamento normativo

    Fra i contenuti principali dell’aggiornamento figura la piena conformità alla seconda generazione degli Eurocodici in arrivo, aspetto rilevante per le verifiche strutturali nel quadro normativo europeo. Per il mercato statunitense, il software genera automaticamente i carichi di vento in conformità alla norma ASCE 7-22.

    Vibrazioni da attività umana

    Per edifici con grandi superfici aperte, passerelle pedonali e solai leggeri è stata introdotta la capacità di analisi footfall, che consente di modellare le risposte dinamiche indotte dall’attività umana. L’obiettivo dichiarato è aiutare a eliminare i problemi di vibrazione in fase di progetto, evitando modifiche costose dopo la costruzione.

    Torsione e warping negli elementi finiti

    Per elementi soggetti a torsione elevata o per travi a sezione sottile o aperta, la funzione “Beam FE accounting for warping (7th degree of freedom)” è presentata come in grado di garantire un’analisi più approfondita e accurata, aggirando i limiti degli elementi finiti di trave standard. La denominazione richiama il trattamento del warping come settimo grado di libertà nel modello a elementi finiti.

    Sullo stesso fronte, Scia annuncia una progettazione “accurata ed economica” delle strutture soggette a torsione significativa.

    Tendoni esterni non aderenti

    La modellazione dei tendoni esterni non aderenti (unbonded) per travi, solette, pareti e piastre è stata potenziata. I percorsi dei tendoni possono essere definiti manualmente o importati, con la possibilità di condurre analisi per fasi per simulare le operazioni di installazione, tensionamento e iniezione (grouting).

    Interoperabilità con Bimplus

    Sul fronte dello scambio dei dati, Scia Engineer 2026 si integra con la piattaforma collaborativa Bimplus per la gestione di dati e informazioni basati sul modello. L’integrazione è destinata a supportare la condivisione dei dati di modello tra discipline e fasi di progetto, dalla progettazione alla costruzione fino all’esercizio dell’opera.

    L’aggiornamento copre quindi sia la fase di calcolo e verifica strutturale, con particolare attenzione ai carichi mobili, alle vibrazioni e alla torsione, sia l’adeguamento ai riferimenti normativi europei e statunitensi, fino alla gestione dei dati di progetto attraverso l’integrazione con la piattaforma Bimplus.

  • Modellazione accoppiata del degrado ambientale-meccanico di travi in calcestruzzo precompresso soggette ad azioni di gelo-disgelo e corrosione

    Più che triplicata, da 13,0 a 42,9 mm, la freccia differita a 1000 giorni di una trave precompressa attraversata da 150 cicli di gelo-disgelo. All’estremo opposto la corrosione dei tiranti: portata dallo 0 al 12%, muove la stessa grandezza di appena 0,2 mm, da 21,6 a 21,8 mm. Sono i due poli della gerarchia di degrado che emerge dal modello agli elementi finiti tridimensionale a evoluzione temporale sviluppato da Qian Huang, Yue Huang e Lei Gao e pubblicato su Construction Materials, vol. 6, pag. 78 (doi: 10.3390/constrmater6050078).

    Una sola analisi incrementale per azioni ambientali e meccaniche

    Il modello è costruito per riprodurre il comportamento meccanico, a breve e a lungo termine, di travi precompresse soggette contemporaneamente a degrado da gelo-disgelo, corrosione dei tiranti e carico sostenuto. Tutti i fenomeni confluiscono in un’unica analisi incrementale a passi temporali: la deformazione progressiva e la perdita di pretensione vengono così seguite passo dopo passo, senza trattare gli effetti ambientali e quelli meccanici come dinamiche slegate.

    Dal creep alla corrosione: i meccanismi dentro il modello

    Sul versante del calcestruzzo la fessurazione diffusa e il tension stiffening sono accostati agli effetti differiti classici, creep e ritiro, e al degrado delle proprietà meccaniche indotto dai cicli gelo-disgelo. Sul versante delle armature entrano il rilassamento dei tiranti di pretensione e il deterioramento da corrosione, esteso sia all’armatura ordinaria sia ai cavi tesi. Tutti i meccanismi concorrono alla medesima soluzione incrementale, così che a ogni passo di calcolo ciascun fenomeno possa interferire con gli altri.

    Validazione su tre campi sperimentali

    Prima di confrontare i parametri fra loro, il modello viene verificato rispetto a tre gruppi di risultati sperimentali: prove su travi precompresse corrose, prove su travi in calcestruzzo danneggiate dal gelo-disgelo e prove di lungo periodo con carico sostenuto. Tre contesti corrispondenti ai tre driver del degrado che la campagna numerica accoppia in un’unica simulazione.

    Quattro parametri a confronto nella campagna di calcolo

    Le analisi parametriche fanno variare la resistenza del calcestruzzo, il numero di cicli gelo-disgelo, il tasso di corrosione dei tiranti e il livello di pretensione. I valori di freccia a 1000 giorni associati alle diverse ipotesi sono raccolti nella tabella.

    Parametro variato Intervallo esaminato Freccia a 1000 giorni
    Resistenza del calcestruzzo da C35 a C50 da 24,1 mm a 18,0 mm
    Cicli gelo-disgelo da 0 a 150 da 13,0 mm a 42,9 mm
    Tasso di corrosione dei tiranti dallo 0% al 12% da 21,6 mm a 21,8 mm
    Livello di pretensione da 0,45 fptk a 0,75 fptk freccia aggiuntiva differita da 11,4 mm a 8,8 mm

    Il confronto mette in primo piano il peso del gelo-disgelo, che guida la risposta differita più di ogni altro parametro: rispetto ai 13,0 mm della trave non esposta si arriva a 42,9 mm, con un aumento di quasi 30 mm. Il salto di classe dal C35 al C50 riduce la freccia di 6,1 mm, mentre il livello di pretensione più alto abbassa di 2,6 mm la freccia aggiuntiva differita. La corrosione dei tiranti, entro il 12% esaminato, incide in modo marginale sulla freccia globale; la sua azione si concentra sulla pretensione, con una perdita di lungo periodo che sale da 188,2 a 198,0 MPa.

    Ne esce una gerarchia netta: nella deformazione di lungo periodo dominano il degrado da gelo-disgelo e gli effetti dipendenti dal tempo del calcestruzzo, mentre l’influenza della corrosione dei cavi sulla freccia globale resta contenuta nell’intervallo analizzato. Per valutare la risposta differita di travi precompresse esposte ad azioni ambientali e meccaniche congiunte, il framework offre un percorso numerico che riunisce nello stesso calcolo meccanismi di deterioramento abitualmente affrontati in modo distinto.

  • Ispirare la Nuova Generazione di Ingegneri Strutturali

    Tredici kit didattici per esperimenti strutturali, organizzati per fascia di età dal livello primario fino alla secondaria di secondo grado (K-12) e allineati ai Next Generation Science Standards: è il nucleo del programma NCSEA Foundation Future Builders. Ogni kit contiene materiali, contenuti educativi e indicazioni operative per condurre gli studenti attraverso costruzione, prova e riflessione, con guide per i facilitatori e risorse di formazione incluse. L’impianto è pensato per le associazioni locali di ingegneri strutturisti (SEA, Structural Engineers Associations): i volontari trovano tutto pronto e possono concentrarsi sugli studenti invece di ricostruire da zero un programma per ogni intervento in aula.

    La distribuzione nazionale è prevista per gennaio 2027, ma il programma ha già attraversato una fase di collaudo sul campo che ha coinvolto oltre 180 studenti.

    Cinque domini per tradurre la professione in percorso didattico

    Il materiale si articola in cinque aree tematiche che ricalcano la logica con cui un progettista legge un problema. La prima, dedicata a forze e carichi, introduce gravità, vento e sisma, ossia le azioni verticali e laterali che lo strutturista calcola quotidianamente. La seconda collega i materiali d’uso corrente, cemento, acciaio e legno, ai concetti di duttilità e fragilità. La terza svela lo scheletro degli edifici: travi, pilastri e fondazioni.

    Le ultime due aree spostano il discorso dalla fisica al metodo e alla responsabilità. Progettazione e problem solving traduce l’analisi strutturale in misure, geometria, dati ed evidenze; ingegneria e sicurezza pubblica collega gli esami di abilitazione e i codici edilizi al compito dell’ingegnere abilitato di tutelare le persone. In questo quadro il timbro del professionista non è burocrazia: è una promessa di sicurezza verso la comunità.

    I concetti del percorso di licenza vengono così riscritti in esperienze accessibili agli studenti, con una progressione calibrata sull’età: chi nelle elementari sperimenta spinte e trazioni può, negli anni successivi, arrivare ai percorsi di carico, al comportamento dei materiali, ai sistemi strutturali, all’analisi e infine a norme e sicurezza pubblica. Le tredici attività permettono inoltre di tornare in una stessa scuola con sfide sempre nuove, approfondendo nel tempo la comprensione della disciplina.

    In aula: gruppi piccoli, ruoli assegnati, iterazione

    Il format prevede lavoro in piccoli gruppi secondo una sequenza precisa: pianificare, costruire, provare, migliorare. Ogni studente ha un compito definito, dal proporre un’idea all’assemblaggio dei componenti, dalla registrazione delle osservazioni al contributo alla decisione su cosa cambiare. Quando la struttura si piega, si ribalta o collassa, l’esito non chiude l’esercizio: diventa il punto di partenza per confrontare ipotesi e riprovare.

    Sul piano educativo l’attività lavora su due binari paralleli. Da un lato curiosità tecnica e creatività; dall’altro lavoro di squadra, comunicazione e decisioni condivise, cioè le stesse competenze collaborative che contraddistinguono la pratica professionale.

    La verifica sul campo: oltre 180 studenti coinvolti

    Prima della distribuzione, il programma è stato collaudato con più di 180 studenti tra attività in classe e dimostrazioni in ambito comunitario, dalla scuola primaria fino alle superiori. All’origine dei piloti ci sono le SEA di New York, Northern California, Illinois, St. Louis e Metropolitan Washington, oltre alla collaborazione con il Salvadori Center, organizzazione attiva in campo educativo.

    I piloti hanno servito a rispondere alle domande che decidono se un’idea di divulgazione può diventare un programma nazionale sostenibile. Le istruzioni sono chiare per i volontari? I materiali reggono all’uso in aula? Ogni sfida è calibrata sul grado scolastico? Gli insegnanti riescono a collegarla ai propri obiettivi didattici? E soprattutto: gli studenti escono dall’attività sapendo cosa fa un ingegnere strutturista, convinti che potrebbero farlo anche loro?

    Le risposte stanno orientando guide per i facilitatori, liste di materiali, packaging, video formativi e organizzazione per livelli di età in vista della distribuzione nazionale. È emerso anche un punto non trascurabile: conta chi tiene l’attività. Un professionista in servizio può agganciare l’esercizio alla professione spiegando una scelta di progetto, raccontando un’opera reale o descrivendo come un risultato inatteso abbia condotto a una soluzione migliore.

    Il segnale più significativo non è arrivato da un questionario ma da un messaggio dalla madre di Brody dopo la partecipazione a un’attività pilota: il ragazzo era tornato a casa entusiasta, aveva continuato a parlare di ciò che aveva imparato e aveva comunicato alla famiglia l’intenzione di diventare ingegnere strutturista. Per il team che sviluppa il programma quella comunicazione riassume il senso del lavoro: un’attività in aula era divenuta argomento di discussione a casa, e una professione fino a quel momento invisibile per quel ragazzo era diventata un futuro immaginabile.

    Kit, logistica e lancio nazionale

    Il programma nasce come risorsa nazionale per rafforzare l’outreach studentesco che le SEA già organizzano nei territori e per rimuovere gli ostacoli che lo limitano. La formula è quella del pacchetto preconfezionato: attività preparate, materiali confezionati, formazione dei facilitatori e supporto logistico. Le associazioni locali mantengono i rapporti e la conoscenza delle proprie comunità; alla Foundation resta il compito di fornire l’impianto comune e le risorse. La guida del programma è affidata a Jillian C. Kilker, Chief Development Officer della NCSEA Foundation, che segue fundraising, partnership strategiche e le iniziative della foundation su formazione, innovazione e advocacy, oltre ai progetti su tecnologie emergenti e sviluppo professionale.

    Dal lancio nazionale previsto a gennaio 2027 le SEA potranno richiedere il programma e selezionare il kit corrispondente alla fascia di età, individuare la scuola o l’organizzazione comunitaria partner e coinvolgere gli strutturisti locali come facilitatori. Kit didattici, facilitatore digitale, risorse educative e video formativi servono ai volontari per prepararsi prima di arrivare sul campo; i feedback di volontari ed educatori alimenteranno i miglioramenti successivi.

    La macchina produttiva è già in movimento. A settembre 2026 i dipendenti MiTek si riuniranno per una giornata di volontariato dedicata all’assemblaggio e al confezionamento di fino a 500 kit in vista del lancio di gennaio; l’azienda supporterà inoltre stoccaggio e logistica di distribuzione, spostando i materiali da un inventario nazionale ai volontari delle SEA. Il metro del successo, per la Foundation, non saranno i kit spediti ma la qualità delle esperienze generate nelle comunità locali.

    Perché contano gli ingegneri in aula

    Crescita della forza lavoro, comprensione pubblica della professione e necessità di attrarre studenti con percorsi ed esperienze più diversificati occupano da tempo il dibattito del settore. Future Builders offre a professionisti e aziende un canale diretto per lavorare su tutti e tre i fronti.

    Non serve diventare docenti a tempo pieno: per un giorno l’ingegnere è facilitatore e mentore, guida gli studenti nei concetti strutturali, pone domande, incoraggia l’iterazione e aiuta i gruppi a sviluppare e collaudare i propri modelli. Collegare il modello costruito dagli studenti alla responsabilità dello strutturista di proteggere il pubblico può cambiare il modo in cui un ragazzo guarda il costruito e il ruolo che potrebbe un giorno avere nel plasmarlo.

    Le leve di partecipazione sono distinte per soggetto. Le aziende possono sostenere il tempo di volontariato dei dipendenti, sponsorizzare il programma, mettere in contatto la Foundation e le SEA con partner del territorio o offrire supporto in natura. Le SEA possono individuare referenti locali, coordinare i facilitatori e costruire relazioni stabili con gli insegnanti. I professionisti possono arricchire il programma con spiegazioni, storie di progetto ed esempi reali che funzionano meglio con gli studenti.

    Ogni strutturista, prima o poi, ha incontrato la persona, il problema, la lezione o l’opera che ha reso tangibile la professione. Future Builders punta a generare quel momento più presto e con più continuità per gli studenti americani: quando un ragazzo prova una struttura, impara da un risultato inatteso e migliora il progetto, guarda il mondo costruito con occhi diversi. La storia di Brody è un caso, ma racchiude la possibilità su cui il programma è costruito: dalla curiosità alla comprensione del mestiere e, per qualcuno, al primo passo per esercitarlo.

  • CivilSense lancia il Calcolatore ROI per il settore AEC

    Mettere un numero, prima di qualunque deliberazione, sul costo delle perdite di una rete idrica: su questo terreno interviene il CivilSense ROI Calculator, lo strumento di calcolo digitale che Oldcastle Infrastructure indirizza a enti locali e gestori del servizio idrico per impostare le decisioni di investimento su basi quantitative anziché su stime qualitative.

    La funzione dichiarata è duplice: rendere visibili le perdite nascoste nella rete di distribuzione e mostrare i benefici finanziari di lungo periodo associati a sistemi idrici sostenibili e resilienti. Un binomio che riguarda da vicino chi deve motivare, in sede tecnica e amministrativa, spese su acquedotti datati o su opere nuove.

    L’acqua non fatturata come voce di costo

    Il primo campo d’indagine è il volume di acqua non fatturata, identificato in ambito tecnico dall’acronimo NRW, non-revenue water: l’acqua che entra nel sistema di distribuzione senza generare ricavi. Il calcolatore determina i costi collegati a queste dispersioni e porta in superficie perdite che, distribuite lungo la rete, tendono a restare fuori dai bilanci se non vengono cercate con criteri quantitativi. Quantificarne l’entità è il prerequisito per impostare scelte di investimento consapevoli.

    Frequenza delle rotture e valore degli interventi nel tempo

    Le funzioni di proiezione lavorano sulle caratteristiche del sistema idrico: a partire da questi parametri, lo strumento stima la frequenza probabile delle perdite e le conseguenze economiche delle rotture delle condotte principali. Sul versante opposto della bilancia, il modello restituisce il valore degli investimenti infrastrutturali proiettato nel lungo termine.

    La lettura combinata di costi in atto e benefici attesi fornisce un quadro complessivo dell’impatto finanziario, in grado di rafforzare il business case degli adeguamenti necessari sulle reti invecchiate e dei nuovi progetti.

    Integrazione con la piattaforma CivilSense

    Il calcolatore opera a supporto della piattaforma CivilSense e affronta le criticità della gestione idrica quantificando gli impatti probabili dell’invecchiamento delle infrastrutture. Peter Delgado, business development manager di Oldcastle Infrastructure, colloca la nascita dello strumento nella domanda di pianificazioni più trasparenti per il parco idrico statunitense:

    «Il ROI Calculator nasce come risposta diretta a questa esigenza. Dimostrando con chiarezza i benefici finanziari di lungo periodo di sistemi idrici sostenibili e resilienti, mettiamo i nostri partner in condizione di costruire comunità più solide e affidabili per il futuro».

    Chi voglia entrare nel merito del funzionamento della piattaforma trova su AEC Magazine un’analisi dedicata a CivilSense. Per gestori ed enti, la possibilità di produrre stime replicabili resta il punto di partenza per trasformare la manutenzione delle reti in un programma di investimento difendibile nei fatti.

  • Influenza del contenuto di NaCl sul modulo di taglio a piccole deformazioni e sulla microstruttura del suolo salino: analisi mediante colonna di risonanza e microscopia elettronica a scansione (SEM)

    Un impianto sperimentale che affianca la prova a colonna risonante all’analisi al microscopio elettronico a scansione è alla base di uno studio pubblicato sulla rivista Buildings, vol. 16, articolo 3919. L’oggetto è l’influenza del contenuto di NaCl sul modulo di taglio a piccole deformazioni e sulla microstruttura dei terreni salini, con la doppia lettura, macroscopica e microscopica, a caratterizzare l’intero lavoro.

    Salinità come variabile sperimentale

    La ricerca affronta il rapporto tra tenore di cloruro di sodio e rigidezza a piccole deformazioni, espressa dal modulo G0, e allo stesso tempo il rapporto tra salinità e organizzazione interna del materiale. Il contenuto di sale viene trattato come variabile esplicita del programma di prove, così che il suo effetto sulla risposta in rigidezza possa essere isolato e quantificato. Nei terreni salini la fase salina condiziona il comportamento geotecnico, e la sua quantificazione diventa quindi un passaggio necessario di ogni caratterizzazione dinamica del materiale.

    La colonna risonante per la misura di G0

    La determinazione del modulo di taglio a piccole deformazioni è affidata alla prova a colonna risonante, tecnica di laboratorio dedicata alla caratterizzazione dinamica dei terreni nel campo delle deformazioni molto basse. Nel disegno sperimentale questa prova costituisce il versante macroscopico dell’indagine: la risposta in rigidezza del suolo salino viene rilevata al variare del contenuto di NaCl, fornendo la base sperimentale della correlazione tra salinità e G0.

    La lettura della microstruttura con l’analisi SEM

    Il secondo binario dell’indagine passa dall’osservazione diretta della microstruttura mediante microscopia elettronica a scansione. L’accostamento delle due tecniche è l’elemento distintivo dell’impostazione. Alla misura numerica della rigidezza si aggiunge la descrizione dell’organizzazione interna del terreno, cosicché le variazioni di G0 possano essere interpretate anche alla scala microscopica, anziché restare grandezze puramente sperimentali.

    Lettura per la pratica geotecnica

    Per chi si occupa di caratterizzazione geotecnica di depositi interessati da salinità, l’interesse dell’impostazione sta nel modo in cui i tre elementi vengono messi in relazione: contenuto di NaCl, rigidezza a piccole deformazioni e microstruttura. Il modulo di taglio a piccole deformazioni non è affrontato come parametro isolato, ma come esito del tenore salino e della tessitura che il sale contribuisce a definire. Un quadro di questo tipo fornisce riferimenti concreti quando si tratta di interpretare i valori di G0 di un terreno salino alla luce della sua composizione.

    Dalla misura dinamica all’osservazione al microscopio, il percorso proposto dallo studio tiene insieme i due versanti della stessa domanda: quanto sale è contenuto nel terreno e come questo sale modella rigidezza e struttura del materiale.

  • Un solo codice modello, cinquanta sistemi di abilitazione professionale: la licenza di ingegnere tra normative diverse

    Negli Stati Uniti il titolo di ingegnere strutturista non vale la stessa cosa ovunque. Alcune giurisdizioni rilasciano la licenza SE come qualifica autonoma, altre la agganciano alla tipologia edilizia o alla destinazione d’uso, altre ancora non tracciano alcuna distinzione tra ingegneria civile e strutturale. È il terreno su cui Andrea Reynolds, oggi direttore dell’ingegneria strutturale di SmithGroup, ha maturato anni di pratica con incarichi distribuiti in più stati, arrivando a sostenere quarantacinque ore complessive di prove d’esame per poter operare su scala nazionale.

    Una qualifica che cambia da stato a stato

    La strada di Reynolds verso la licenza strutturale cominciò con una spinta esterna. John, suo supervisore all’epoca, la convinse a candidarsi per l’SE in Illinois, quando l’esame strutturale nazionale non esisteva ancora e lei non sapeva che oltre alla propria PE potesse esserci altro. La misura reale della frammentazione arrivò più tardi, quando assunse la direzione dell’ingegneria strutturale in uno studio di ingegneria e architettura (A/E) con clienti in tutto il paese: operare oltre i confini statali e portare avanti incarichi di conduzione in responsible charge significava confrontarsi ogni volta con un modello di licenza differente. Proprio quella dispersione la trascinò nel servizio verso la professione.

    La risposta organizzata del settore passa dalla Structural Engineering Licensure Coalition, che riunisce NCSEA, SEI e CASE. Gli obiettivi dichiarati:

    • proteggere la licenza strutturale;
    • definirla in modo coerente tramite un linguaggio modello che i singoli stati possano adottare;
    • far sì che la qualifica viaggi insieme all’ingegnere che l’ha conseguita.

    La difesa della licenza, precisa Reynolds, riguarda la tutela della salute, della sicurezza e del benessere pubblico, non l’esclusione dalla professione, per quanto chi è immerso nel processo possa percepirla così. Dove licenza civile e strutturale non sono distinte, l’armonizzazione può suonare come un aggravio di requisiti: la coalizione punta invece a un accordo sul significato del titolo e sulle modalità di transizione, senza imporre a ogni professionista esami aggiuntivi.

    Il precedente dei codici modello edilizi

    La storia normativa americana offre un riscontro concreto. Fino oltre gli anni Novanta si progettava sotto codici modello in competizione, con emendamenti locali costruiti caso per caso; oggi quasi ogni giurisdizione ha adottato un unico codice modello edilizio. Il consolidamento è stato sostenuto dalla condivisione dei principi ingegneristici di base e dall’esigenza di tutelare la sicurezza pubblica.

    Per la licenza il ragionamento è identico: sull’ingegneria si concorda, su chi sia qualificato a esercitarla da uno stato all’altro no. Il divario non è una questione di comodità. Determina chi può intervenire dopo un disastro e con quale rapidità uno studio riesca a collocare l’ingegnere giusto sul progetto giusto. Colmarlo richiede ingegneri esercenti nei tavoli tecnici, volontari che si facciano avanti per il futuro della disciplina.

    I tre pilastri della licenza: istruzione, esperienza, esame

    La qualifica poggia su tre pilastri: istruzione, esperienza ed esame. Le preoccupazioni si concentrano quasi tutte sul terzo. Il percorso parte dalla formazione, per molti già con mattoncini e kit di montaggio, anche se all’epoca non ci si accorge; il titolo apre a un impiego, l’esperienza si accumula. L’esame resta invece sospeso sopra la testa e, laddove la maratona del PE Structural è il requisito d’ingresso, il fardello è notevole.

    La visione proposta è quella di un futuro in cui PE Civil/Structural e PE Structural si costruiscano l’uno sull’altro, così che il tempo complessivo di verifica si riduca e la traiettoria risulti più breve di quella percorsa dalla stessa Reynolds. Quanto sia ripido lo sa bene: il gradino più difficile è stato l’SE3 dello stato di Washington, aggravato dall’esitazione del proprio studio di fronte ai costi dell’esame e dei viaggi. L’idea di rinunciare è passata sul tavolo; la conclusione è stata che un rendiconto spese non doveva limitare né la sua carriera, né i progetti dell’ufficio, né l’esperienza del gruppo. Sostenne la prova nell’ottobre 2010 e attese quattro mesi prima di leggere un tasso di superamento del 22%, con il proprio nome dalla parte giusta. Quando si dice che questo cammino è duro non è una figura di stile: l’orgoglio dell’arrivo ripaga tutto.

    Transizione dell’esame e tassi di superamento

    Il fardello è emerso con forza nella recente transizione della prova. I primi tassi di superamento delle sezioni di approfondimento sugli edifici, ormai somministrate al computer, sono apparsi sorprendentemente bassi, pur restando comparabili a quelli registrati quando fu introdotto l’esame nazionale di 16 ore, che impiegò tre anni per stabilizzarsi. Ad aprile l’aggiunta di un’ora ha fatto balzare i tassi: il tempo disponibile era quindi un fattore reale. È un periodo di aggiustamento, per quanto chi vi è coinvolto possa non trovarlo rassicurante.

    Una soglia minima, non una classifica

    L’esame non è valutato su una curva. Verifica la competenza minima necessaria a proteggere il pubblico, e definire con onestà quella soglia è l’operazione più consequenziale dell’intero sistema. I progressi tecnologici, l’ingresso di materiali nuovi, strutture più complesse e azioni ambientali in evoluzione accrescono la posta in gioco, in particolare per le opere significative, là dove la licenza SE conta di più.

    La professione vista da fuori

    Resta un fronte pubblico. Molti committenti, sviluppatori e architetti ancora non sanno che cosa faccia un ingegnere strutturista. La campagna We SEE ha lavorato su questa visibilità e NCSEA prepara nuove iniziative per comunicare il valore della disciplina e della carriera che ne deriva. La consapevolezza attira la prossima generazione; chiarezza e coerenza sono ciò che la trattiene.

    Un percorso di questo tipo non dovrebbe costringere un ingegnere a riprovare più volte la stessa competenza in formati diversi. Reynolds deve a John la spinta iniziale, ricevuta prima ancora di capirne il valore, e ha dedicato la carriera a restituire quel favore rendendo la strada più chiara per chi viene dopo. L’appello è aperto a chiunque voglia unirsi a chi già lavora in questa direzione. Le strutture progettate sopravvivono a chi le ha disegnate. La professione consegnata alle generazioni successive dovrebbe fare altrettanto.

    Andrea Reynolds, PE, SE, è direttore dell’ingegneria strutturale presso SmithGroup. I suoi incarichi spaziano tra stadi, installazioni militari e centri di ricerca, con progetti distribuiti a livello internazionale, e comprendono scenari di carico estremo: uragano, sismicità elevata, tornado e blast. Siede nel Structural Engineering Exam Committee e nel Board of Directors di NCSEA.