Categoria: BIM

Metodologia BIM (Building Information Modeling), processi di coordinamento, interoperabilità OpenBIM, standard IFC e gestione del dato digitale.

  • Resolve porta le issue di Revizto in realtà virtuale (VR): la nuova integrazione per il BIM

    Resolve porta le issue di Revizto in realtà virtuale (VR): la nuova integrazione per il BIM

    Resolve e Revizto sono ora integrati: i team possono rivedere le issue BIM tracciate in Revizto sia in realtà virtuale sia dal browser web, all’interno di uno spazio di lavoro collaborativo condiviso. L’obiettivo dichiarato è migliorare i flussi di lavoro esistenti in Revizto, rendendo più semplice per una platea più ampia di stakeholder interagire con i dati BIM e comprenderli nei punti decisionali critici del ciclo di vita dell’opera.

    Come circolano le issue tra i due ambienti

    Lo spazio di lavoro multiutente di Resolve mostra tutte le issue tracciate in Revizto, consultabili immediatamente. Gli utenti possono spostarsi tramite teleport nel punto del modello in cui ciascuna issue si trova, restando nel contesto informativo corretto.

    Le issue individuate durante le sessioni in Resolve possono essere annotate ed escalate al tracker delle issue di Revizto, con supporto anche ai workflow di issue Stamp. I team possono quindi rivedere e modificare insieme le issue aperte in tempo reale, mantenendo il coordinamento allineato.

    Sessioni condivise tra browser e Meta Quest

    La collaborazione in Resolve avviene in tempo reale ed è accessibile sia da browser web sia da visore Meta Quest, con connessione wireless e senza la necessità di collegare il visore a un PC. Nel flusso descritto, partecipanti con postazioni diverse concorrono alla stessa sessione di revisione delle issue.

    Le dichiarazioni

    Arman Gukasyan, fondatore e amministratore delegato di Revizto, collega l’integrazione alla prevenzione del rework:

    «In Revizto siamo impegnati ad aiutare i clienti ad affrontare le issue prima che si trasformino in costose rielaborazioni. Questa nuova integrazione rafforza quell’impegno, offrendo a tutti gli stakeholder del progetto, dai team di progettazione ai facility manager, uno spazio collaborativo e immersivo per individuare e risolvere le issue nelle fasi iniziali del processo».

    Sul versante utente, Steve Cline e Aaron Lepley, senior regional project engineer di Mars, riferiscono di effetti concreti sui processi interni:

    «L’integrazione tra Resolve e Revizto ci ha dato un modo nuovo e tangibile di fruire dei nostri workflow di tracciamento delle issue. La collaborazione immersiva in tempo reale che consente ha snellito i nostri processi di revisione e coordinamento. Permette ai team di ingegneria, progettazione e gestione operativa di collaborare, eliminare il doppio tracciamento delle issue e risolverle più rapidamente».

    Il significato per il coordinamento

    Nel workflow risultante, Revizto resta il sistema in cui le issue sono tracciate e gestite, mentre Resolve amplia gli ambienti di consultazione e revisione: dalla visualizzazione immediata delle issue nel modello alla loro escalation nel tracker, fino alla modifica congiunta in tempo reale. La novità tocca quindi una fase precisa dei processi di coordinamento, la revisione e la gestione delle issue, con l’obiettivo, per come viene descritto da Revizto, di far emergere e risolvere i problemi prima che diventino rwork a costo elevato.

  • Change Leader: come costruire una tecnologia migliore ascoltando il campo

    Change Leader: come costruire una tecnologia migliore ascoltando il campo

    Hensel Phelps e Track3D lavorano insieme da diversi anni, attraverso Diverge, il gruppo dedicato all’innovazione dell’impresa di costruzioni statunitense, per portare le informazioni di cantiere direttamente a chi opera sul campo. Il tema di fondo è ciò che Track3D chiama “data leverage gap”: il divario tra i dati prodotti ogni giorno nei cantieri, fotografie, modelli, programmi e rapporti, e quelli che diventano realmente utilizzabili. La collaborazione coinvolge oggi oltre 150 progetti Hensel Phelps, tra cui il Courtyard 3 Connector dell’aeroporto internazionale di San Francisco, un intervento del valore di circa 300 milioni di dollari.

    Prima il campo, poi la tecnologia

    La storia comincia con un prototipo e una visione, non con un prodotto finito. Chaitanya NK, cofondatore e amministratore delegato di Track3D, descrive l’origine dell’iniziativa:

    “C’era un divario enorme tra la quantità di dati raccolti e la quantità di dati utilizzati. Ci siamo chiesti: possiamo quantificare e qualificare automaticamente tutte queste informazioni di cantiere, così che diventino davvero utili?”

    Track3D si è rivolta a Hensel Phelps con poco più di un prototipo. Thai Nguyen, direttore dell’innovazione di Diverge, ha risposto aprendo l’accesso ai progetti dell’impresa e favorendo mesi di sessioni di confronto con project manager, direttori dei lavori e imprese specialistiche, prima di qualsiasi distribuzione diffusa del software.

    Da quel percorso è nata la filosofia che guida lo sviluppo:

    “Se una tecnologia deve avere successo, deve pensare prima al campo. Deve essere preziosa per direttori dei lavori, project manager e capisquadra. Solo così si ottiene adozione su larga scala.”

    Per Nguyen, l’ascolto ha costruito la fiducia necessaria a condividere i rischi tra le due organizzazioni: “Abbiamo lasciato crescere l’iniziativa naturalmente all’interno di Hensel Phelps. Track3D ha ascoltato moltissimo, ha iterato di continuo e ha risposto a ciò che il cantiere chiedeva.”

    Il banco di prova all’aeroporto di San Francisco

    Il Courtyard 3 Connector ha offerto un contesto impegnativo per verificare l’approccio. Il cantiere opera dentro un aeroporto attivo, con i lavori che convivono con le operazioni passeggeri quotidiane. Le squadre avevano bisogno di informazioni aggiornate senza dedicare ore alla documentazione manuale dell’avanzamento.

    Il processo tradizionale è noto a chiunque gestisca un grande cantiere: rilevamento a piedi, fotografie di avanzamento scattate singolarmente, rientro in ufficio, organizzazione delle immagini e aggiornamento manuale del programma. Nei progetti di grandi dimensioni questa sequenza consuma tempo significativo e resta affidata all’osservazione individuale.

    Il flusso proposto da Track3D riduce gran parte di questo carico. Il personale riprende il cantiere con una fotocamera a 360 gradi o, più in generale, con praticamente qualsiasi piattaforma di ripresa. Il software genera automaticamente una rappresentazione 3D aggiornata dello stato di fatto. L’intelligenza artificiale riconosce gli oggetti visivamente identificabili, misura il lavoro installato e riporta queste informazioni sulle planimetrie, in una forma familiare agli operatori.

    L’informazione ha prodotto valore anche oltre il monitoraggio dell’avanzamento. Le squadre l’hanno usata per coordinare il lavoro tra le specialità, verificare le installazioni completate e individuare rapidamente le aree in cui le attività a valle non potevano partire perché i lavori preliminari erano incompleti.

    “L’adozione è arrivata perché volevano usarlo”, spiega Nguyen. “Forniva analisi e valore reale al cantiere.”

    Lezioni per ingegneri e progettisti

    Nguyen mette in guardia chi si aspetta una soluzione perfetta dal primo giorno: “Nel nostro settore non esiste la soluzione ideale. Serve pazienza.” Il successo dipende, secondo il direttore di Diverge, dalla capacità di comunicare con chiarezza ciò che una tecnologia può e non può fare, lasciando agli utenti spazi di feedback continuo.

    Conta anche la pianificazione prima dell’implementazione. Invece di raccogliere dati ogni giorno senza criterio, Nguyen consiglia di allineare l’acquisizione al programma dei lavori e alle attività previste, così che le informazioni arrivino quando hanno maggiore valore: “Per un cantiere complesso serve una pianificazione preliminare.”

    È necessaria inoltre flessibilità. Invece di trattare la documentazione come un unico grande evento, le squadre possono riprendere porzioni minori del progetto man mano che i lavori avanzano, ottenendo informazioni più tempestive per tutti senza creare carichi di lavoro superflui.

    La lettura finale dei due responsabili è che l’innovazione che funziona non nasce dal software da solo, ma da partnership fondate su fiducia, collaborazione paziente e disponibilità a lasciare che siano le persone del campo a plasmare la tecnologia che poi useranno ogni giorno.

    L’intervista integrale, registrata da Todd Danielson, direttore editoriale di Informed Infrastructure, è disponibile su iimag.link/JLOVa.

  • Autodesk Forma Building Design: la nuova piattaforma per la progettazione BIM

    Autodesk Forma Building Design: la nuova piattaforma per la progettazione BIM

    Autodesk ha annunciato a Autodesk University una riorganizzazione del proprio portafoglio software per il settore AEC, costruita attorno alla suite Forma e a una connessione più stretta tra i prodotti desktop, come Revit, e la industry cloud Forma. L’annuncio comprende un nuovo prodotto, Forma Building Design, il cambio di denominazione di Autodesk Forma in Forma Site Design e l’arrivo di Autodesk Assistant su Revit, AutoCAD e Civil 3D.

    La suite Forma si amplia

    Forma Building Design sarà lanciata in beta nei prossimi mesi. Autodesk la presenta come una soluzione di progettazione dettagliata degli edifici di facile utilizzo, con un livello di dettaglio che l’azienda definisce “BIM-level”, corrispondente a LOD 200/300, strumenti di progettazione automatizzati “basati su AI” e capacità di analisi integrate.

    Modello architettonico BIM con analisi AI

    Nicolas Mangon, vicepresidente per la strategia del settore AEC di Autodesk, ha spiegato che con Forma Building Design gli utenti potranno verificare le facciate, esplorare i layout interni e ottimizzare le prestazioni attraverso metriche sul carbonio e sulla luce naturale.

    Mangon ha inoltre dichiarato:

    Forma Building Design è solo la prima di molte nuove soluzioni Forma che supporteranno una gamma più ampia di settori e fasi di progetto, tutte basate sull’AI.

    L’annuncio riguarda anche Autodesk Forma, lo strumento oggi dedicato alla pianificazione nelle fasi preliminari, che assumerà la denominazione Forma Site Design.

    Sulla strategia AEC di Autodesk, su Forma Building Design e su Revit Connected Client è disponibile l’approfondimento di AEC Magazine.

    Revit primo Forma Connected Client

    Autodesk dichiara di voler colmare il divario tra i flussi di lavoro desktop e quelli nativi cloud, proseguendo allo stesso tempo lo sviluppo degli strumenti desktop. Revit sarà il primo Forma Connected Client ufficiale, una denominazione che l’azienda riserva ai prodotti desktop profondamente integrati con la industry cloud Forma.

    Gli utenti Revit potranno utilizzare dati condivisi a livello granulare e le capacità cloud di Forma, come le analisi ambientali, direttamente all’interno dello strumento BIM desktop, senza esportazioni, importazioni o rilavorazioni. Autodesk prevede di inserire nell’ecosistema Forma Connected Client anche altre soluzioni desktop, i cui nomi non sono stati comunicati.

    Autodesk Assistant su Revit, AutoCAD e Civil 3D

    Autodesk Assistant, basato su AI, verrà distribuito su Revit, AutoCAD e Civil 3D per automatizzare attività e far emergere informazioni di interesse tramite prompt in linguaggio naturale. In AutoCAD, secondo quanto illustrato dall’azienda, gli utenti potranno verificare i progetti rispetto agli standard di disegno, con l’Assistant che segnala immediatamente le violazioni.

    Neural CAD: modelli generativi 3D per Forma e Fusion

    Fra gli annunci correlati, Autodesk ha presentato neural CAD, una nuova categoria di modelli fondativi di AI generativa 3D destinati ad arrivare su Forma e su Autodesk Fusion, il software di progettazione prodotto. Secondo l’azienda, questi modelli permetteranno di “reinventare completamente i tradizionali motori software che generano la geometria CAD” e di “automatizzare l’80-90% di ciò che i progettisti fanno tipicamente”.

  • Monetizzazione degli impatti ambientali in costi ambientali nella costruzione di edifici prefabbricati: un’analisi basata sul BIM 5D

    Convertire gli impatti ambientali generati durante la costruzione di un edificio prefabbricato in costi espressi in moneta: questo è l’obiettivo del framework presentato in uno studio pubblicato su CivilEng, Monetizing Environmental Impacts into Environmental Costs During Prefabricated Building Construction: A 5D BIM-Enabled Analysis (doi: 10.3390/civileng6030036). Gli autori sono Xian Gao, Xilong Chen, Kun Lu e Xueyuan Deng.

    Il metodo si fonda sul 5D BIM e ne estende l’impiego: la quinta dimensione, che nel suo uso consolidato lega il modello ai costi, viene qui portata dai costi convenzionali ai costi ambientali. Il punto di partenza è una constatazione: gli edifici prefabbricati offrono vantaggi ambientali, ma il loro processo costruttivo genera comunque impatti. Secondo gli autori, la ricerca esistente su questi edifici si ferma al livello degli impatti ambientali e non dispone di strumenti capaci di analizzarne le dimensioni spaziali e temporali.

    Le quattro fasi del framework

    Il percorso proposto si articola in quattro passaggi:

    1. definizione dei confini e degli indicatori dell’analisi;
    2. ottenimento dell’inventario delle risorse tramite il sistema di codifica 5D BIM;
    3. calcolo dei risultati degli impatti ambientali;
    4. conversione degli impatti ambientali in costi ambientali.

    Il sistema di codifica 5D BIM è l’elemento che collega il modello informativo alla valutazione ambientale: da esso discende l’inventario delle risorse impiegate in costruzione, base per il calcolo degli impatti e per la loro successiva traduzione in termini monetari.

    Il caso studio: la sottostazione prefabbricata

    La verifica è condotta su una sottostazione prefabbricata. I costi ambientali del processo costruttivo risultano pari a 172,81 CNY/m² (yuan cinesi per metro quadrato). La quota maggiore è attribuibile al cambiamento climatico, che pesa per il 91,2% sul totale.

    Dal costo convenzionale al costo ambientale

    Il contributo dello studio si misura su due piani. Il primo riguarda la forma dell’informazione: impatti ambientali di natura diversa vengono riportati in un’unica misura monetaria, cosicché gli stakeholder dispongono di indicatori di immediata lettura. Il secondo riguarda il processo: l’applicazione del 5D BIM si estende dai costi convenzionali ai costi ambientali, con la possibilità di visualizzare le variazioni spaziali e temporali di questi ultimi.

    Per chi lavora con modelli 5D, l’impostazione aggiunge una classe di informazione all’assetto consolidato dei costi di cantiere: il costo ambientale affianca quello convenzionale e deriva dal medesimo sistema di codifica, che fornisce l’inventario delle risorse a valle del quale si calcolano gli impatti e se ne determina il valore in moneta.

    La monetizzazione degli impatti propone così una lettura degli effetti ambientali di cantiere nella stessa unità con cui il settore misura e controlla i costi, affidando al 5D BIM la possibilità di rappresentarne l’andamento nello spazio e nel tempo.

  • Revizto for Infrastructure: lanciata la nuova piattaforma BIM dedicata alle infrastrutture

    Revizto, piattaforma di collaborazione BIM, ha introdotto Revizto for Infrastructure, una soluzione dedicata alla progettazione, alla consegna e alla manutenzione nel tempo di opere lineari complesse: autostrade, ferrovie, gallerie, linee elettriche e reti energetiche. Al centro della novità c’è la funzione Linear Navigation, pensata per il coordinamento di team che operano su chilometri di tracciato, un ambito in cui la riferibilità dei dati del modello a una posizione precisa lungo l’opera è una criticità operativa ricorrente.

    Importare allineamenti e progressive, navigare il tracciato

    Linear Navigation consente di importare direttamente in Revizto gli allineamenti e le progressive chilometriche (chainage) del progetto, di esplorare lunghi corridoi infrastrutturali e di gestire le issue in funzione della posizione esatta in cui si trovano lungo il tracciato. Le segnalazioni restano così agganciate a un riferimento progressivo anziché a generiche viste del modello.

    La soluzione riunisce inoltre tutti gli stakeholder in un unico ambiente condiviso 2D/3D e fornisce una visione in tempo reale dello stato di avanzamento basata sulla posizione, dalla fase di progettazione alla consegna e oltre, nell’esercizio dell’opera.

    Le dichiarazioni del produttore

    Secondo quanto dichiarato da Revizto, l’adozione della soluzione dovrebbe tradursi in consegne più rapide, in una riduzione degli errori costosi e in una completa tracciabilità delle responsabilità su ogni progetto, inclusi quelli che si avvalgono di finanziamenti pubblici. Si tratta di valutazioni del fornitore, non di esiti verificati in modo indipendente.

    «Revizto for Infrastructure è il passo successivo della nostra missione di semplificare la complessità del settore AECO», afferma Arman Gukasyan, fondatore e CEO dell’azienda. «Coniugando tutto ciò in cui i team già si affidano a Revizto con nuovi strumenti realizzati specificamente per progetti lineari di grande scala, diamo loro la possibilità di pianificare, costruire e mantenere in modo efficiente asset critici.»

    Un precedente documentato: il NEAR Programme

    La tecnologia Revizto è già stata impiegata in programmi infrastrutturali complessi. Nel Regno Unito ha supportato la SMP Alliance, guidata da Jacobs, nella consegna del National Emergency Area Retrofit (NEAR) Programme per National Highways: un intervento da 362 milioni di sterline completato nei tempi previsti e entro i finanziamenti disponibili.

    «Un’inadeguata comunicazione avrebbe avuto un costo enorme per il progetto, e con una scadenza inamovibile non potevamo correre quel rischio», dichiara Alex King, Head of Digital and Information Management della SMP Alliance e Associate Director of Information Management di Jacobs. «Revizto ci ha dato chiarezza e controllo, aiutandoci ad anticipare i problemi, a condividere le informazioni tra i partner e, in definitiva, a evitare rilavorazioni.»

    Le attese del settore ferroviario

    Sul fronte ferroviario la funzione è per ora oggetto di attese più che di riscontri: alcuni operatori internazionali stanno valutandone l’applicazione a supporto delle consegne. In KiwiRail, l’Onsite Technology Lead Jasen Cronje indica come beneficio principale il risparmio di tempo nella generazione dei punti di vista: oggi creare manualmente i viewpoint lungo chilometri di linea richiede ore, mentre con la navigazione lineare le sezioni potranno essere esplorate immediatamente.

    L’operatore prevede inoltre l’impiego della funzione per le visualizzazioni dalla postazione di guida (driver views) e per la verifica della visibilità dei segnali (signal sighting), in prospettiva di guadagni di accuratezza ed efficienza. Anche in questo caso si tratta di aspettative dichiarate dall’operatore, non di risultati già documentati.

    Per chi opera su infrastrutture lineari, il punto di interesse tecnico è la possibilità di agganciare la gestione delle issue alla progressiva chilometrica e di navigare il modello lungo il tracciato, attività tipiche del coordinamento BIM su queste opere. I benefici indicati dal produttore dovranno essere confermati applicazione per applicazione: il programma britannico NEAR costituisce, al momento, il caso documentato riportato.

  • Sinergie e co-benefici delle tecnologie digitali abilitanti per modelli di gestione circolare tra gli stakeholder della filiera nel settore delle costruzioni

    BIM, digital twin, realtà estesa e automazione hanno assunto un ruolo significativo nell’industria delle costruzioni e dell’ingegneria, ma il loro impiego resta in gran parte confinato ad ambiti consolidati: progettazione e gestione della costruzione, gestione dei rifiuti e, solo in misura limitata, gestione degli asset. Gli utilizzatori di queste tecnologie tendono inoltre a operare in modo isolato, mentre le potenzialità trasversali lungo l’intera catena del valore del costruito restano poco comprese e poco dimostrate. A questo tema è dedicato uno studio pubblicato sulla rivista CivilEng (doi: 10.3390/civileng6040062), firmato da Sakdirat Kaewunruen, Charalampos Baniotopoulos, Patrick Teuffel, Hamza Driou, Otso Valta, Jan Pešta e Diana Bajare, che analizza i ruoli sinergici e i co-benefici degli abilitatori tecnologici digitali tra gli stakeholder della filiera dell’ambiente costruito.

    Le tecnologie esaminate e i limiti dell’uso attuale

    L’analisi riguarda i principali abilitatori tecnologici digitali del settore: il building information modelling, i digital twin, la realtà estesa, che comprende realtà virtuale, realtà aumentata e realtà mista, e l’automazione. Le applicazioni tradizionali di queste tecnologie si concentrano su:

    • progettazione e gestione della costruzione;
    • gestione dei rifiuti;
    • gestione degli asset, coperta finora solo in parte.

    Al di là di questi ambiti, gli utenti operano in silos settoriali. Le applicazioni trasversali, i ruoli e i co-benefici delle tecnologie digitali non sono stati finora oggetto di una comprensione né di una dimostrazione sistematica. La conseguenza rilevata dagli autori è un utilizzo molto limitato di tali tecnologie lungo l’intero ciclo di vita delle opere o lungo la catena del valore dei settori dell’ambiente costruito.

    La metodologia: interviste a 42 partecipanti

    Gli autori presentano lo studio come il primo ad affrontare queste criticità tramite interviste a esperti e stakeholder, condotte con questionari a risposta aperta sia online sia offline, su un campione di 42 partecipanti. L’obiettivo è identificare i ruoli sinergici, le influenze reciproche e i co-benefici degli abilitatori tecnologici digitali. Nel campione prevalgono i partecipanti provenienti dal mondo industriale, per cui i risultati riflettono in particolare la prospettiva di chi utilizza queste tecnologie nella pratica operativa.

    Silos operativi e collaborazione frammentata

    I risultati fotografano una condizione che gli autori stessi definiscono poco sorprendente: la pratica operativa frammentata in silos indebolisce la collaborazione trasversale tra gli stakeholder della catena del valore. I co-benefici possono ipoteticamente manifestarsi, ma possono essere sbloccati soltanto attraverso un coinvolgimento autentico e partecipativo degli stakeholder. Nella prospettiva dello studio, il valore sinergico delle tecnologie digitali non deriva quindi dalla semplice adozione degli strumenti, bensì dalla partecipazione effettiva degli attori coinvolti lungo la filiera.

    Capacità tecniche e sociali per la circolarità degli edifici

    I risultati evidenziano capacità tecniche e sociali delle tecnologie digitali che possono abilitare in modo inclusivo la decisione partecipativa, il coinvolgimento e l’integrazione degli stakeholder, in funzione dell’attuazione della circolarità degli edifici attraverso modelli di business e di gestione viabili. La condizione indicata dagli autori è chiara: gli abilitatori tecnologici digitali devono essere co-creati con gli stakeholder principali affinché generino co-benefici e consentano di raccogliere il valore sinergico a supporto dei modelli di gestione circolare nell’ambiente costruito.

    Rilievi per la pratica professionale

    Per i professionisti che impiegano quotidianamente strumenti digitali nel processo edilizio, dal BIM ai digital twin, il messaggio operativo riguarda il contesto di adozione più che le tecnologie in sé. Un utilizzo confinato al proprio perimetro professionale limita il beneficio complessivo, mentre il coinvolgimento partecipativo degli stakeholder della catena del valore costituisce la condizione per attivare co-benefici e supportare la circolarità degli edifici. Restano inoltre aperte, secondo quanto emerso, le applicazioni cross-funzionali e i relativi benefici, non ancora dimostrati in modo compiuto: proprio su questo terreno lo studio si propone come un primo punto di riferimento per la definizione di modelli di gestione circolare fondate sulla partecipazione concreta di tutti gli attori della filiera.

  • Calcolo della carbonio incorporato negli oggetti BIM: metodi e applicazioni nella modellazione informativa

    NBS, piattaforma per specifiche tecniche e informazioni di prodotto parte del gruppo Hubexo, ha pubblicato in collaborazione con Circular Ecology, società specializzata in sostenibilità ambientale, la NBS Guide: Embodied Carbon Calculations. Si tratta di una guida operativa destinata ai professionisti del settore delle costruzioni che lavorano con il BIM: l’obiettivo è fornire un metodo concreto per applicare i valori di carbonio incorporato (embodied carbon) agli oggetti BIM, così da supportare scelte progettuali più consapevoli in termini di impatto ambientale.

    Il problema affrontato: la frammentazione dei dati

    Il punto di partenza del documento è la frammentazione dei dati relativi al carbonio incorporato. NBS la qualifica come una criticità che impedisce ai progettisti di compiere scelte in grado di ridurre in modo significativo l’impronta di carbonio di un progetto. La guida si rivolge quindi alla fase di progettazione, cercando di rendere disponibili le informazioni sul carbonio nel contesto operativo in cui si prendono le decisioni di progetto.

    Carbonio upfront a livello di oggetto BIM

    La guida propone un quadro pratico per incorporare i dati di carbonio upfront, riferiti ai moduli A1-A5 secondo la norma BS EN 15804, direttamente a livello di oggetto BIM. L’approccio è definito geometry-led: la geometria dell’oggetto costituisce il punto di partenza per l’applicazione dei dati di carbonio.

    Un altro elemento distintivo è l’intento di tradurre e semplificare principi normativi già esistenti, riportandoli nella pratica concreta di implementazione delle informazioni sugli oggetti BIM, senza sostituirli con metodologie alternative.

    Le quattro tipologie di oggetti trattate

    Il documento distingue quattro categorie di oggetti BIM, per ciascuna delle quali viene illustrata la metodologia di calcolo applicabile:

    • Layered Items, elementi stratificati come gli isolanti o la muratura laterizia;
    • Layered Assemblies, assembly stratificati come le pareti a cavità (cavity walls);
    • Items, elementi singoli come lavabi o radiatori;
    • Composite Assemblies, assembly compositi come il calcestruzzo armato.

    La distinzione non è nominale: ogni categoria presenta caratteristiche geometriche e informative diverse che incidono sul modo in cui quantità e dati di carbonio vengono associate all’oggetto.

    La metodologia di calcolo

    Per ogni tipologia di oggetto, la guida descrive il metodo di calcolo del carbonio incorporato basato sul prodotto tra quantità e fattori di emissione, e segnala i parametri rilevanti per il risultato, tra cui le densità dei materiali. L’obiettivo dichiarato è rendere operative le informazioni di carbonio all’interno degli oggetti BIM, così che il progettista possa valutare le conseguenze delle proprie decisioni direttamente durante la progettazione.

    Le dichiarazioni di NBS

    Dr Lee Jones, head of sustainability di Hubexo e tra gli autori della guida, ha dichiarato: “Ogni decisione di progettazione presa senza dati sul carbonio incorporato è un’occasione mancata per ridurre l’impatto ambientale del nostro settore. Questa guida fornisce ai progettisti gli strumenti per compiere scelte consapevoli in termini di carbonio dal primo giorno.”

    Sulla portata del lavoro, Jones ha aggiunto: “Abbiamo tradotto standard complessi in una metodologia pratica che funziona all’interno dei workflow BIM esistenti. Il risultato sono dati di carbonio trasparenti e coerenti, che consentono confronti e supportano la transizione del settore delle costruzioni verso il net zero.”

    Sono affermazioni attribuite alla società e ai suoi autori, che descrivono l’obiettivo del documento più che risultati verificati in maniera indipendente.

    Perché rileva per i professionisti BIM

    La guida si colloca nel punto di incontro tra gestione delle informazioni BIM e valutazione dell’impatto ambientale. Per chi cura specifiche e librerie di oggetti, il documento fornisce un riferimento su come strutturare le informazioni di carbonio a livello di oggetto e su come calcolarle per le quattro tipologie individuate. Per i progettisti, l’aspetto più rilevante è la possibilità di disporre di dati coerenti e comparabili sugli oggetti durante le fasi di progetto, anziché operare valutazioni slegate dal modello informativo.

    Il documento è disponibile sul sito di NBS.

  • USL Toscana Sud Est avvia il percorso BIM: import articoli per Ingforum

    Una Stazione Appaltante sanitaria si avvia al BIM

    L’Azienda USL Toscana Sud Est ha avviato un percorso di introduzione della metodologia BIM, con l’obiettivo di portare l’organizzazione verso una gestione più strutturata e digitale dei processi tecnici e amministrativi. L’iniziativa risponde all’evoluzione normativa che interessa la Pubblica Amministrazione e il settore degli appalti pubblici e si concentra in particolare sugli adempimenti preliminari previsti dal nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023).

    Per sostenere la fase iniziale del percorso, l’Azienda si è avvalsa del supporto di Harpaceas, individuando nella formazione il primo strumento strategico per una transizione digitale pianificata.

    La formazione come punto di partenza

    Il progetto è partito da un percorso formativo articolato in più unità, orientato al BIM Management e rivolto al personale tecnico e amministrativo dell’intero Dipartimento Tecnico. L’obiettivo è stato duplice: costruire una base comune di competenze e chiarire il ruolo del BIM come metodologia trasversale ai processi, superando l’approccio limitato alla semplice adozione di nuovi strumenti informatici.

    Adempimenti e documentazione contrattuale

    Nel corso del progetto l’attenzione si è concentrata su tre fronti:

    • l’adeguamento agli adempimenti preliminari previsti dall’Allegato I.9 del D.Lgs. 36/2023;
    • l’armonizzazione della documentazione contrattuale;
    • la definizione di una prima struttura organizzativa a supporto dell’adozione del BIM.

    Dalla formazione è emersa una maggiore consapevolezza che l’adozione del BIM richiede una revisione complessiva dei processi e delle responsabilità interne, e non soltanto l’introduzione di software dedicati.

    Dalla fase formativa all’applicazione operativa

    In linea con la roadmap di adozione delineata dal D.M. 560/2017 e successivamente dal Codice dei Contratti Pubblici, il percorso ha portato alla redazione dei primi Capitolati Informativi per le fasi di progettazione ed esecuzione dei lavori.

    Parallelamente, è stato costituito un team di coordinamento, coinvolto nella redazione dell’Atto di Organizzazione e nello sviluppo di un primo progetto pilota. Questi elementi segnano il passaggio dalla fase formativa a una prima applicazione operativa della metodologia all’interno della Stazione Appaltante.

    Il ruolo del supporto esterno

    Harpaceas ha affiancato l’Azienda USL Toscana Sud Est nella definizione del percorso metodologico e organizzativo di introduzione del BIM, contribuendo a trasformare la formazione in uno strumento abilitante per il cambiamento organizzativo. Secondo quanto riferito, il supporto ha consentito di integrare competenze, processi e requisiti normativi, con particolare attenzione alle specificità del contesto sanitario.

    Il caso mostra come, per una Stazione Appaltante, il percorso verso il BIM possa partire dalla costruzione delle competenze interne e dalla messa a punto della documentazione contrattuale, prima di estendersi alle applicazioni operative su progetti concreti.

  • Integrazione dei dati di controllo qualità di laboratorio per le infrastrutture ferroviarie mediante BIM

    I dati di controllo qualità dei materiali da costruzione circolano spesso sotto forma di documenti eterogenei, con conseguenze note: tracciabilità limitata, ricerca delle informazioni a livello di singolo elemento lenta e soggetta a errori. Uno studio pubblicato su Infrastructures (Vol. 11, pag. 299, doi: 10.3390/infrastructures11090299) da Francisco Andrade, João Ventura, Cristina Ribeiro, Rui Gavina, Ricardo Santos, Rosário Oliveira e Diogo Ribeiro propone una metodologia digitale che collega i risultati delle prove di laboratorio agli asset referenziati in BIM, restituendo le informazioni integrate tramite dashboard interattive abilitate alla visualizzazione 3D.

    Il problema: dati di laboratorio frammentati

    Nel processo edilizio e infrastrutturale, gli esiti delle prove sui materiali arrivano tipicamente come documenti non uniformi, prodotti da laboratori diversi e in formati differenti. Questa frammentazione complica il collegamento tra prova eseguita e componente fisico su cui la prova è stata effettuata, rallenta il recupero delle informazioni a livello di elemento e aumenta il rischio di errori nella gestione documentale.

    La metodologia in tre fasi

    L’approccio sviluppato si articola in tre stadi sequenziali:

    1. Acquisizione dei dati: estrazione delle informazioni dai deliverable di laboratorio e dai modelli 3D.
    2. Standardizzazione e strutturazione relazionale: i dati vengono normalizzati e organizzati in forma relazionale all’interno di Power BI Desktop (versione 2.157.879.0, Microsoft Corporation).
    3. Pubblicazione: le dashboard generate vengono pubblicate e incorporate in un ambiente di applicazione web.

    Il punto di forza dell’impianto sta nella separazione tra ambiente BIM e ambiente dati: i dataset completi non vengono incorporati nel modello, che resta il riferimento spaziale e identificativo degli asset, mentre l’elaborazione e la consultazione avvengono a valle.

    La verifica su un caso reale

    La metodologia è stata valutata su un caso studio reale relativo a un’infrastruttura ferroviaria. Il risultato documentato mostra come le registrazioni di laboratorio possano essere consultate e interpretate direttamente nel contesto del modello 3D, con la possibilità di navigare i dati di controllo qualità a livello di singolo elemento. Un aspetto rilevante per la gestione multi-stakeholder è il controllo degli accessi: la visibilità delle informazioni può essere differenziata in base ai diversi soggetti coinvolti.

    Implicazioni operative

    Per i laboratori di prova, l’approccio offre un percorso pratico per centralizzare, filtrare e comunicare i risultati senza dover inserire l’intero dataset nell’ambiente BIM. Per chi gestisce gli asset infrastrutturali, il vantaggio principale è la tracciabilità a livello di elemento: ogni componente del modello può essere collegato alle prove che lo riguardano, con consultazione guidata dalle dashboard 3D invece che dalla ricerca manuale tra documenti eterogenei.

    Lo studio documenta la fattibilità e il funzionamento del metodo su un caso ferroviario reale; il software citato, la versione indicata e le tre fasi del processo restano i riferimenti tecnici dichiarati, mentre non vengono riportate misurazioni quantitative di prestazione o limiti specifici di applicazione.

  • Requisiti per la documentazione as-built e per il handover: come condividere il tuo contributo

    La consegna delle informazioni a fine opera resta uno dei punti più critici del processo edilizio: i termini con cui si definisce cosa va effettivamente consegnato sono interpretati in modo diverso all’interno dello stesso team di progetto, e il materiale che arriva in chiusura cantiere spesso non è completo, aggiornato o affidabile. È l’osservazione contenuta in una guida dedicata alla consegna delle informazioni, che mette a fuoco un problema noto a chiunque abbia gestito la fase di handover di un progetto.

    “Past experience shows that the terms ‘as-built’, ‘O&M manuals’ and ‘handover’ information are often interpreted in different ways by members of a project team, and that the information being delivered is frequently incomplete, out of date, and/or untrustworthy.”

    Terminologia ambigua, aspettative divergenti

    Il nodo evidenziato è di tipo semantico prima che tecnico. Espressioni come “as-built”, “manuali O&M” e “informazioni di handover” non vengono recepite in modo uniforme dai membri del team di progetto. Il risultato è che ciascun soggetto può sviluppare aspettative diverse su cosa debba essere prodotto, in quale forma e con quale livello di dettaglio, senza che questa differenza di interpretazione emerga finché non si arriva alla consegna.

    Per un team di progetto, questo significa che l’ambiguità terminologica non è un dettaglio formale: condiziona la definizione stessa del deliveries informativo. Se “as-built” significa una cosa per il progettista e un’altra per l’impresa, la verifica di conformità della consegna diventa difficile da esercitare.

    Informazioni incomplete, non aggiornate, non affidabili

    La guida segnala inoltre lo stato tipico delle informazioni consegnate: frequentemente incomplete, out of date, oppure non affidabili. I tre problemi, pur distinti, convergono verso lo stesso esito: il destinatario non può contare sul materiale ricevuto come base documentale attendibile.

    Un’informazione incompleta costringe a integrare successivamente ciò che manca. Un’informazione non aggiornata rischia di descrivere l’opera com’era in una fase precedente, non com’è al termine dei lavori. Un’informazione non affidabile, infine, non può essere verificata né assunta come riferimento. La combinazione dei tre elementi indebolisce il valore complessivo del pacchetto di consegna.

    Il tema per chi lavora con il dato digitale

    La questione interessa direttamente i processi di gestione dell’informazione in ambiente BIM. Nella metodologia, la consegna a fine progetto non è un mero trasferimento di documenti, ma la trasmissione di informazioni che dovranno essere utilizzate nelle fasi successive del ciclo di vita dell’opera. Se i termini di quella trasmissione sono interpretati in modo difforme e il contenuto consegnato non è completo, aggiornato o affidabile, l’informazione perde la sua funzione.

    La constatazione della guida suggerisce una indicazione operativa: la definizione di cosa si intende per “as-built”, “manuali O&M” e “informazioni di handover” non può essere lasciata all’interpretazione dei singoli soggetti, ma deve essere esplicitata prima che la fase di consegna sia in corso. Chiarire il significato dei termini e le caratteristiche delle informazioni attese, quando il progetto è ancora in sviluppo, riduce il rischio di ritrovare alla consegna un pacchetto informativo incompleto o desueto.

    La guida non propone in questa parte soluzioni tecniche specifiche, ma documenta un problema ricorrente: la distanza tra ciò che il team di progetto ritiene di dover consegnare e ciò che la consegna effettivamente contiene. Riconoscere questa distanza è il punto di partenza per affrontarla.