Categoria: BIM

Metodologia BIM (Building Information Modeling), processi di coordinamento, interoperabilità OpenBIM, standard IFC e gestione del dato digitale.

  • Ottimizzazione Tempi Progettazione Strutturale: Sicurezza Garantita

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    Nel settore delle costruzioni, la gestione del tempo rappresenta un fattore critico. Ogni ritardo nella fase di progettazione strutturale può generare sovraccosti, inosservanza delle scadenze contrattuali e una riduzione della competitività. L’esigenza di accelerare i processi, tuttavia, non deve in alcun modo compromettere la sicurezza dell’opera o la qualità del progetto. La soluzione risiede nell’adozione di metodologie e strumenti in grado di ottimizzare il flusso di lavoro, mantenendo al contempo l’accuratezza dei calcoli e la piena conformità alle normative vigenti.

    Digitalizzazione e Software Specifici per la Progettazione Strutturale

    Il passaggio dal disegno manuale al disegno assistito dal computer (CAD) ha segnato un’importante evoluzione. Oggi, lo standard di settore si è ulteriormente innalzato, con l’impiego di software avanzati come CYPECAD, ETABS, Tekla Structures e Revit. Questi strumenti consentono di eseguire la modellazione, il calcolo e la generazione della documentazione progettuale in tempi ridotti. Un vantaggio aggiuntivo è l’inclusione di verifiche automatiche che assicurano la conformità normativa.

    L’utilizzo di software specializzati non solo riduce significativamente le ore dedicate al calcolo, ma contribuisce anche a minimizzare gli errori umani, spesso causa principale di rallentamenti nel processo progettuale.

    Il Ruolo del BIM nella Collaborazione e Rilevazione delle Inconsistenze

    Il Building Information Modeling (BIM) ha trasformato le modalità di collaborazione tra ingegneri e architetti. Lavorando su un modello digitale unico, tutti gli attori coinvolti nel progetto possono individuare precocemente eventuali incoerenze. Le funzionalità di clash detection permettono di identificare collisioni tra elementi strutturali e impianti prima della fase di cantiere. Il lavoro collaborativo in tempo reale assicura che ingegneri, architetti e imprese abbiano accesso allo stesso modello costantemente aggiornato, eliminando così gran parte delle revisioni e delle rilavorazioni che in passato generavano notevoli ritardi.

    Standardizzazione dei Processi e Utilizzo di Template

    Avviare ogni nuovo progetto partendo da zero non è efficiente. L’implementazione di librerie di dettagli strutturali, template di elaborati grafici e procedure operative standardizzate velocizza in modo significativo il flusso di lavoro. Un esempio pratico è l’adozione di un catalogo predefinito per le connessioni metalliche o per le tipologie di fondazione, che permette di ridurre i tempi di modellazione. Questo approccio consente un risparmio di tempo senza compromettere la qualità tecnica, dato che i dettagli sono già stati validati in progetti precedenti.

    Comunicazione e Coordinamento tra Team

    Il coordinamento tra i team è un fattore che incide in maniera determinante sui tempi di progetto. Riunioni prolungate o una scarsa chiarezza negli elaborati e nelle consegne possono rallentare l’avanzamento dei lavori. Per ottimizzare questo aspetto, si raccomandano alcune pratiche:

    • Utilizzo di piattaforme dedicate alla gestione dei progetti, quali Trello, Asana o BIM 360.
    • Definizione chiara di obiettivi intermedi (milestone) e dei responsabili per ciascuna fase.
    • Privilegiare revisioni brevi ma frequenti rispetto a riunioni estese.

    Una comunicazione efficace non solo accelera i tempi, ma previene anche errori che potrebbero compromettere la sicurezza dell’opera.

    Formazione Continua del Team Tecnico

    Un ingegnere o un disegnatore che padroneggia appieno gli strumenti digitali lavora con maggiore rapidità e precisione. Per questo, l’investimento nella formazione costante del team rappresenta una delle strategie più efficaci per ottimizzare i tempi. Ciò include:

    • Corsi di aggiornamento sui software strutturali.
    • Workshop sulle normative di settore e sulle nuove tendenze costruttive.
    • Sessioni interne per la condivisione di esperienze e “lezioni apprese”.

    Un team tecnicamente aggiornato si traduce in una squadra più agile e in grado di garantire maggiore sicurezza nel proprio operato.

    Automazione delle Verifiche e della Reportistica

    Il tempo dedicato alla generazione di documentazione, come memorie di calcolo, tabelle di carichi o report, può essere drasticamente ridotto attraverso l’automazione. La maggior parte dei software strutturali attuali offre funzionalità che permettono di:

    • Esportare memorie giustificative complete.
    • Generare automaticamente elenchi dei materiali.
    • Integrare i dati con piattaforme di gestione esterne.

    Questa automazione libera l’ingegnere da compiti ripetitivi, consentendogli di dedicare il proprio tempo all’analisi critica e alle decisioni progettuali.

    L’ottimizzazione dei tempi nella progettazione strutturale non implica l’assunzione di rischi o la compromissione della sicurezza. Al contrario, l’adozione di tecnologie avanzate, la standardizzazione dei processi e la formazione continua del team sono fattori che contribuiscono a ridurre gli errori e a migliorare la qualità complessiva del progetto.

    In un settore caratterizzato da crescente competitività, gli studi di ingegneria e i professionisti che sapranno combinare rapidità esecutiva, precisione dei calcoli e conformità normativa otterranno un vantaggio competitivo significativo. La sicurezza rimane il fondamento irrinunciabile di ogni opera, ma oggi esistono strumenti e metodologie sufficienti per garantirla senza sacrificare l’efficienza operativa.

  • BIM e Sostenibilità: Efficienza Energetica, Materiali Sostenibili e Gestione del Ciclo di Vita Edilizio

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    La sostenibilità in edilizia è oggi un requisito fondamentale per la progettazione e l’esercizio di edifici efficienti. In questo contesto, il Building Information Modeling (BIM) si è affermato come strumento essenziale per la gestione integrata del ciclo di vita di un edificio, dal concept iniziale fino alla manutenzione e all’eventuale riabilitazione.

    Il BIM per la Sostenibilità nella Progettazione

    Il BIM, Building Information Modeling, è una metodologia di lavoro collaborativa che consente di creare un modello digitale tridimensionale dell’edificio, arricchito con informazioni tecniche, economiche e ambientali. Questo modello centralizzato permette di analizzare l’impatto di ogni scelta progettuale sul consumo energetico, sull’uso delle risorse e sulle emissioni generate durante l’intero ciclo di vita dell’opera.

    Integrando la sostenibilità nel BIM, il modello trascende la semplice rappresentazione geometrica, trasformandosi in un database ambientale completo del progetto. Questo approccio consente ai team di progetto di prendere decisioni informate sin dalle prime fasi di progettazione, riguardanti l’orientamento dell’edificio, la definizione dell’involucro termico, la scelta dei sistemi di climatizzazione e la selezione di materiali sostenibili.

    Pianificazione e Gestione del Ciclo di Vita

    Uno dei principali vantaggi del BIM è la sua capacità di gestire il ciclo di vita completo di un edificio, dal concepimento alla demolizione o al riciclo. Il modello BIM viene costantemente aggiornato con dati relativi alla costruzione, all’operatività, alla manutenzione e agli interventi di rinnovamento. Questa evoluzione lo rende uno strumento strategico per la riduzione degli impatti ambientali a lungo termine.

    La visione integrale fornita dal BIM permette di valutare scenari d’uso differenti, implementare strategie di manutenzione preventiva e pianificare interventi di riabilitazione energetica. Ciò si traduce in un’ottimizzazione delle risorse e una riduzione dei costi operativi, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità attraverso la minimizzazione dei consumi di energia e acqua durante l’intera vita utile dell’asset.

    Ottimizzazione Energetica con il BIM

    Il BIM supporta l’esecuzione di simulazioni energetiche avanzate già nelle fasi iniziali della progettazione. Queste analisi permettono di studiare il comportamento termico, luminoso e acustico dell’edificio. Attraverso strumenti specifici, è possibile confrontare diverse alternative relative a orientamento, dimensioni e tipologia degli elementi di apertura, isolamenti e sistemi di climatizzazione, al fine di identificare le soluzioni più efficienti.

    Il modello BIM facilita inoltre l’integrazione di strategie di design passivo e attivo, come la protezione solare, la ventilazione naturale, sistemi di illuminazione a basso consumo e l’uso di energie rinnovabili. Queste azioni contribuiscono a ridurre il consumo energetico complessivo, migliorare il comfort degli occupanti e soddisfare i requisiti per ottenere certificazioni ambientali come LEED o BREEAM.

    Selezione Responsabile dei Materiali

    La scelta dei materiali edili rappresenta un aspetto cruciale per la sostenibilità di un progetto. Il BIM offre un supporto tecnico significativo per orientare decisioni responsabili. Ogni elemento del modello può essere associato a informazioni dettagliate relative alla sua impronta di carbonio, al contenuto di materiale riciclato, alla sua provenienza e alla potenziale riutilizzabilità al termine del ciclo di vita dell’edificio.

    Disponendo di questi dati, i team di progettazione e costruzione possono confrontare diverse opzioni e dare priorità all’impiego di materiali sostenibili che contribuiscono a ridurre i rifiuti e il consumo di risorse. La precisione della modellazione consente anche di calcolare le quantità con maggiore accuratezza, minimizzando gli sprechi in cantiere e promuovendo strategie di riciclo e l’adozione dell’economia circolare.

    Gestione di Operazione e Manutenzione

    La sostenibilità di un edificio non si esaurisce con la sua consegna. Una parte significativa dell’impatto ambientale si verifica infatti durante le fasi di operazione e manutenzione. Il modello BIM, in questo contesto, si evolve in un “gemello digitale” che archivia dettagli su attrezzature, schede tecniche, garanzie e piani di manutenzione. Questo approccio consente una gestione integrale ed efficiente dell’edificio per tutta la sua vita utile.

    L’integrazione tra BIM e sostenibilità offre una visione olistica dell’edificio, superando i limiti della progettazione architettonica tradizionale. Attraverso la combinazione di dati energetici, ambientali e relativi al ciclo di vita in un unico modello, si realizza una pianificazione completa, in linea con gli obiettivi di efficienza e responsabilità ambientale.

    Per gli studi di architettura, ingegneria e le imprese di costruzione, il BIM si configura non solo come uno strumento per aumentare la produttività, ma come un vero e proprio alleato strategico. Permette di proporre progetti sostenibili ad alto valore aggiunto, distinguendosi sul mercato e rispondendo alle attuali esigenze per un ambiente costruito più efficiente, resiliente e complessivamente sostenibile.

  • Formazione BIM con INESA TECH: 7 motivi per assicurarti il successo professionale

    L’offerta formativa dedicata al BIM è molto ampia e, secondo INESA TECH, gran parte dei programmi disponibili si limita all’uso del software, tralasciando la gestione reale dei progetti. Il centro ha organizzato la propria proposta in tre percorsi formativi (Rutas Formativas) destinati a profili diversi: chi punta alla gestione e al coordinamento BIM di progetto, chi vuole estendere il lavoro alla dimensione 4D e 5D e chi cerca un programma completo che includa intelligenza artificiale e progettazione computazionale e generativa.

    INESA TECH si presenta come un centro di alta formazione tecnica e non come un’accademia di software. I programmi, dichiara il centro, sono progettati da professionisti in attività che applicano la metodologia BIM in progetti di ogni scala, con l’obiettivo dichiarato di affrontare problemi concreti di ingegneria anziché teoria astratta.

    Tre percorsi per profili diversi

    La struttura dei percorsi prevede una progressione organizzata della conoscenza, dai corsi tecnici fino ai master globali. Le tre direttrici sono:

    • Percorso in gestione e coordinamento BIM di progetto (Ruta en Gerencia y Coordinación BIM de Proyectos): indirizzato a chi aspira al ruolo di BIM Manager.
    • Percorso in coordinamento avanzato (Ruta en Coordinación Avanzada): pensato per profili che vogliono modellare e lavorare anche con BIM 4D e 5D.
    • Percorso BIM Élite (Ruta BIM Élite): il programma più completo secondo il centro, che include l’uso dell’intelligenza artificiale, la progettazione computazionale e quella generativa.

    ISO 19650, CDE e BEP

    Lo standard internazionale ISO 19650 è posto alla base del programma formativo. Il percorso copre la gestione di un CDE, l’ambiente comune di dati, e la redazione di un BEP, il piano di esecuzione BIM, due ambiti che il centro indica come requisiti indispensabili nelle gare internazionali. Secondo INESA TECH, un qualsiasi corso può insegnare Revit, ma pochi preparano al lavoro secondo lo standard ISO 19650.

    Interoperabilità: Revit, Robot, Navisworks e formati OpenBIM

    Il curriculum cita Revit, Robot, Navisworks e i formati OpenBIM. Il flusso di lavoro insegnato, secondo quanto indicato dal centro, parte dal modello analitico, passa al calcolo strutturale e arriva al rilevamento delle interferenze. L’interoperabilità è presentata da INESA TECH come un vantaggio competitivo per il professionista.

    Un approccio trasversale alle discipline

    A differenza di altri centri che separano le discipline, la formazione punta, secondo quanto dichiara INESA TECH, a una visione a 360°: il modello strutturale è messo in relazione con l’architettura e con gli impianti MEP, con l’obiettivo dichiarato di evitare errori costosi in fase di esecuzione.

    BIM 4D e 5D, Data Science e intelligenza artificiale

    Oltre alle dimensioni 4D e 5D, tempo e costi, l’offerta include un’introduzione a Data Science, intelligenza artificiale e automazione applicata alle costruzioni. Tra gli obiettivi dichiarati c’è anche l’estrazione di quantità e la predisposizione dei preventivi a partire dal modello.

    Comunità e rete di contatti

    La formazione dà accesso, secondo il centro, a un ecosistema di networking con professionisti di diversi Paesi. Il supporto tecnico e la rete di contatti sono presentati da INESA TECH come leva per l’inserimento o l’avanzamento professionale.

    Il centro riassume il proprio approccio in un principio dichiarato:

    «La migliore formazione non è quella che insegna più comandi, ma quella che insegna a gestire meglio l’informazione. Il BIM è 20% tecnologia e 80% processi e persone».

    Per INESA TECH la formazione BIM è una decisione strategica: il metodo dichiarato, la visione trasversale e il livello tecnico dei programmi sarebbero alla base della capacità di guidare il cambiamento digitale nell’industria AECO. L’obiettivo indicato non è il conseguimento di un attestato, ma la capacità di eseguire progetti con successo.

  • BIM Strutturale: il metodo infallibile per dominare il flusso di lavoro e azzerare gli errori in cantiere

    Nei progetti strutturali un errore che arriva in cantiere può costare migliaia di dollari. Conoscere gli strumenti BIM non basta: è la padronanza dell’intero processo, dalla pianificazione dei requisiti informativi alla documentazione finale, a distinguere un progetto efficiente da uno segnato dalle rilavorazioni. È il quadro proposto da INESA TECH in un approfondimento dedicato al flusso di lavoro BIM strutturale, articolato in cinque fasi: dalla pianificazione secondo la ISO 19650 alla documentazione finale generata dal modello.

    Pianificazione secondo ISO 19650: PIR, EIR e BEP

    La fase di pianificazione fissa i requisiti informativi del progetto secondo la ISO 19650. La parte incaricata sviluppa i PIR (Project Information Requirements), i requisiti di informazione del progetto, per allineare gli obiettivi strategici. Da questi derivano gli EIR (Exchange Information Requirements), i requisiti di scambio delle informazioni, che raccolgono le esigenze del committente per ogni fase di progettazione ed esecuzione.

    Segue la redazione del BEP (BIM Execution Plan), il piano di esecuzione BIM che definisce norme, ruoli e flussi di lavoro. Il BEP garantisce che tutti gli interessati conoscano le proprie responsabilità e utilizzino un CDE (Common Data Environment), l’ambiente dati comune condiviso. Senza una pianificazione costruita su PIR, EIR e BEP, i team rischiano di operare senza una roadmap chiara, con decisioni incoerenti e obiettivi non allineati.

    Modello concettuale ed export del modello analitico

    Configurati BEP e CDE, si realizza il modello strutturale concettuale in un software di modellazione BIM, ad esempio Autodesk Revit. Gli elementi strutturali principali sono rappresentati con un livello di dettaglio medio, LOD 200: quantità, dimensioni, forma e posizione definite in modo approssimato. Il modello raccoglie informazioni di base come materiali, sezioni generiche e carichi iniziali e costituisce la base per l’analisi strutturale.

    Criteri LOD 200 e uso di formati standard tipo IFC

    Il modello analitico viene in genere esportato da Revit verso gli strumenti di calcolo, come Robot Structural Analysis, attraverso formati standard tipo IFC, con l’obiettivo di evitare perdite di informazioni. Se il modello concettuale non rispetta le indicazioni del BEP, ad esempio gli standard di LOD o i formati di interscambio previsti, il rischio è produrre dati incompleti o incoerenti: le fasi successive di analisi e dettaglio non potranno alimentarsi correttamente dal modello BIM, con effetti su efficienza e qualità del progetto.

    Analisi strutturale e aggiornamento del modello

    Il modello analitico importato nel software di calcolo supporta analisi e progettazione strutturale: si applicano i carichi gravitazionali e sismici previsti dalla normativa e si calcola il dimensionamento definitivo di travi, pilastri e fondazioni. Il modello BIM originale resta il riferimento per definire le sezioni e verificare i risultati.

    L’interoperabilità torna decisiva: tramite gli standard IFC o connessioni dirette tra piattaforme, le modifiche emerse dall’analisi possono essere riportate nel modello BIM senza perdita di informazioni. L’integrazione continua consente di anticipare prima della costruzione problemi come sovraccarichi non rilevati. Il controesempio è una fase coordinata male: non aggiornare il modello BIM dopo il calcolo o non documentare le modifiche nel CDE produce errori nella documentazione. Errori nei disegni, scarsa coordinazione tra discipline e documenti non aggiornati finiscono per generare ritardi e sopraccosti.

    Dettaglio a LOD 400: armature, unioni e quantità

    Confermato il progetto strutturale, il modello viene arricchito fino al livello di dettaglio definitivo, LOD 400: armature di rinforzo nel calcestruzzo, unioni metalliche come piastre di base, ancoraggi e connessioni saldate o bullonate, barre d’acciaio con i profili reali. Il modello BIM contiene così tutta l’informazione costruttiva necessaria e da esso si generano le tabelle di quantità definitive.

    Sul piano organizzativo la fase esige una perfetta coordinazione tra attori e discipline: architetti, strutturisti e ufficio tecnico devono validare la conformità del modello ai requisiti. I livelli di LOD elevati richiedono un coordinamento tra tutti gli attori che assicuri una corretta esecuzione in cantiere e una drastica riduzione di errori e modifiche. Se la transizione dal progetto al dettaglio è gestita male, ad esempio omettendo i dettagli delle armature dal modello, crescono i rischi di interferenze in cantiere e di discrepanze tra modello e realtà, con rilavorazioni costose a seguire.

    Documentazione e consegna: il modello come fonte della verità

    Nell’ultima fase si estraggono i disegni costruttivi definitivi e si compone la documentazione contrattuale: piante, prospetti strutturali, dettagli delle unioni, schemi di fondazione, oltre a tavole di misurazioni e preventivi adeguati al modello BIM. Tutto il materiale è prodotto direttamente dal modello digitale, così che l’informazione consegnata coincida con quanto calcolato e modellato.

    Il modello BIM funziona da «fonte della verità»: ogni modifica si riflette automaticamente nei disegni, evitando discrepanze. La consegna finale va effettuata secondo quanto definito da EIR e BEP, utilizzando il CDE per verificare tracciabilità e adempimento degli obiettivi.

    Coordinamento, CDE e interoperabilità

    La ISO 19650 sostiene l’adozione di un CDE, lo spazio digitale condiviso dove centralizzare disegni, modelli e documenti di progetto, e definisce ruoli chiari, dal gestore dell’informazione ai coordinatori BIM, per assicurare la fluidità tra discipline. Il CDE insieme al BEP rende la collaborazione trasparente: ogni attore sa cosa pubblicare e dove reperire le informazioni.

    L’interoperabilità tra software, resa possibile dagli standard aperti come IFC, permette di scambiare dati strutturali complessi senza perdite né conversioni manuali. La coordinazione globale di progetto supportata dalla ISO 19650 ottimizza le risorse, facilita le decisioni e riduce drasticamente errori e modifiche in cantiere.

    Quando il flusso è gestito a metà

    I problemi ricorrenti arrivano quando il progetto BIM strutturale non è affrontato in modo integrale. Se il team di calcolo non è coinvolto nella pianificazione BIM, il modello concettuale può mancare di precisione analitica, con l’assenza degli elementi del modello analitico, e parti della modellazione vanno rifatte più avanti. Se il BIM Manager non aggiorna il BEP durante la progettazione, i diversi reparti lavorano con criteri disallineati: livelli di LOD confusi e formati di interscambio incompatibili, che sfociano in interferenze tra travi, pilastri o impianti.

    Classico il caso della documentazione non aggiornata: in cantiere circolano disegni estratti da una versione datata del modello, da cui derivano ordinazioni di materiale errate e slittamenti del cronoprogramma. Ignorare il flusso completo, dalla definizione dei requisiti fino alla consegna, compromette la qualità e la redditività del progetto.

    La formazione sul flusso BIM strutturale

    Applicare correttamente ogni fase del flusso consente di coglierne i benefici dichiarati: maggiore coordinamento interdisciplinare, ottimizzazione delle risorse, previsione dei problemi e decisioni più fondate. Serve quindi una formazione specifica che copra dalla pianificazione BIM (PIR, EIR, BEP) all’analisi e alla modellazione dettagliata.

    In questo ambito INESA TECH propone il corso «BIM para Proyectos Estructurales»: secondo l’azienda, il programma offre un approccio pratico e normativo all’intero processo, in linea con le buone pratiche fondate sulla ISO 19650, e assicura la gestione integrale del flusso BIM con ricadute su competitività e successo dei progetti strutturali. Investire in questa formazione, aggiunge l’azienda, è una scelta strategica per chi intende assumere un ruolo guida nella transizione digitale dell’industria AECO.

  • Sistema di coordinate Revit: guida avanzata per padroneggiarlo

    In un progetto BIM sviluppato con Revit, il sistema di coordinate è ciò che definisce la posizione degli elementi e, di conseguenza, il punto di partenza perché possa esistere un flusso di lavoro coordinato tra discipline diverse all’interno dello stesso ambiente. Senza una corretta gestione delle coordinate, anche il modello più dettagliato può diventare incoerente, con ripercussioni su coordinamento, documentazione, interoperabilità, esecuzione in cantiere e altri aspetti.

    Il sistema di coordinate di Revit, però, non è un sistema unico. Si basa su tre punti di riferimento che interagiscono tra loro: Internal Origin, Survey Point e Project Base Point. Proprio perché non è un sistema solo, molti utenti finiscono per confondere ruoli e funzioni. Utilizzarli a livello avanzato richiede la comprensione di come i tre elementi interagiscono, per poterli impiegare strategicamente in progetti reali.

    I tre punti di riferimento

    In un nuovo progetto i tre punti si trovano sempre sovrapposti nella stessa coordinata 0,0,0. Per visualizzarli o nasconderli si agisce dalla finestra Visibility/Graphic Overrides, nelle sottocategorie di Site.

    Internal Origin: l’origine vera del modello

    L’Internal Origin è il punto fisso e immutabile che definisce lo 0,0,0 del sistema di coordinate interno di Revit. Il simbolo è costituito da frecce che indicano i piani X in rosso, Y in verde e Z in blu; numero e posizione delle frecce visibili dipendono dal tipo di vista in cui si sta lavorando.

    Le caratteristiche principali:

    • non può essere selezionato né spostato;
    • è il punto che Revit utilizza all’inserimento di file con le opzioni Auto – Internal Origin to Internal Origin e Manual – Internal Origin;
    • condiziona la stabilità e il corretto funzionamento grafico del software;
    • può essere utilizzato nelle quote di elevazione.

    Modellare lontano dall’Internal Origin può provocare problemi di precisione, errori grafici e prestazioni ridotte. Il limite di distanza della geometria rispetto all’origine interna è di 32 km in una sola direzione; per assicurare un funzionamento corretto del software, nessun elemento dovrebbe mai trovarsi a più di 16 km in qualsiasi direzione. La raccomandazione operativa resta comunque quella di mantenere il modello il più vicino possibile all’origine interna.

    Survey Point: la connessione con il mondo reale

    Il Survey Point consente di posizionare il modello in coordinate reali, topografiche o geografiche. Il simbolo ha forma triangolare, con una croce al centro.

    Le caratteristiche principali:

    • permette di creare un sistema di Coordinate Condivise per un ambiente BIM;
    • deve essere sempre riferito a un sistema di coordinate, ad esempio il sistema UTM;
    • facilita l’integrazione con file di topografia;
    • consente il coordinamento con i GIS;
    • può essere spostato in due modalità, Clipped (bloccato) e Unclipped (sbloccato), con la massima precauzione, perché lo spostamento può modificare la localizzazione del progetto.

    Le due modalità di spostamento hanno effetti molto diversi:

    • Clipped (bloccato): spostando il punto con il clip bloccato si modificano le coordinate reali dell’intero modello. Non si sposta soltanto il simbolo: il progetto esce dalla posizione geografica che aveva.
    • Unclipped (sbloccato): con il clip sbloccato si modifica solo la posizione del simbolo, senza alcun effetto su coordinate e posizione del modello. È la modalità normalmente usata per rendere visibile il simbolo in un punto vicino al progetto: dopo la georeferenziazione, infatti, il punto può essere rimasto lontano dalla geometria del modello.

    Le buone pratiche indicate sono tre: configurarlo dall’inizio del progetto, coordinarlo con informazioni topografiche reali assegnando un sistema di coordinate di riferimento, e non spostarlo mai con il clip bloccato.

    Project Base Point: il riferimento locale del progetto

    Il Project Base Point definisce il sistema di riferimento locale del progetto. Permette di stabilire quale sarà la quota 0 di elevazione e di disporre di un punto di riferimento non assoluto rispetto alle coordinate topografiche reali. Il simbolo è un cerchio con una x nella parte centrale.

    Le caratteristiche principali:

    • consente di aggiungere quote di elevazione relative alla quota 0 di progetto;
    • permette di definire coordinate relative all’interno del progetto;
    • non può essere condiviso con altri modelli, quindi non è pensato per georeferenziare il progetto;
    • può essere spostato senza modificare le coordinate reali del progetto;
    • consente di definire la rotazione del nord di progetto rispetto al nord reale;
    • viene utilizzato per l’opzione di riposizionamento del progetto.

    Anche in questo caso le raccomandazioni operative sono precise: non usarlo come riferimento reale del terreno, ruolo che spetta al Survey Point; definirne una posizione fissa che abbia senso rispetto alla geometria del progetto; evitare di spostarlo senza controllo.

    Come interagiscono i tre punti

    Un esempio pratico chiarisce il comportamento combinato degli elementi. Si impostano tre quote di coordinate, ognuna delle quali legge uno dei punti: la prima l’Internal Origin, la seconda il Survey Point, la terza il Project Base Point.

    Se il Survey Point viene spostato in modalità sbloccata, le quote dell’Internal Origin e del Survey Point restano identiche: è stato spostato soltanto il simbolo, non le coordinate del mondo reale.

    Se invece il Survey Point viene spostato con il clip bloccato, le tre quote restituiscono valori diversi: le coordinate rispetto al mondo reale sono state modificate e non coincidono più con l’Internal Origin di Revit.

    La regola è mantenere sempre il Survey Point sbloccato, per evitare modifiche non volute alle informazioni topografiche utilizzate come riferimento in fase di georeferenziazione. Nella pratica, tuttavia, non è raro ricevere modelli con il sistema di coordinate già impostato, in cui la posizione del Survey Point bloccato può essere stata modificata: comprendere il funzionamento dei tre punti serve proprio per interpretare correttamente le situazioni che si possono incontrare nei progetti.

    Una competenza chiave per gli ambienti collaborativi

    Padroneggiare il sistema di coordinate di Revit non è una capacità di base, ma una competenza chiave per chi lavora in contesti collaborativi. Comprendere il ruolo di Internal Origin, Project Base Point e Survey Point è il punto di partenza per applicare e interpretare correttamente le Coordinate Condivise tra modelli, lavorare con precisione, evitare errori critici e migliorare il coordinamento tra discipline.

    La questione di fondo non è saper usare Revit, ma sapere come strutturare correttamente l’informazione all’interno del modello: è questo il passaggio verso un livello BIM avanzato.

  • IES Sync for Revit: lanciato il nuovo plugin per la simulazione energetica dei modelli BIM

    IES Sync for Revit è la connessione nativa presentata da IES tra Revit e IES VE, la piattaforma dell’azienda per la simulazione delle prestazioni dell’edificio. Secondo IES, il collegamento dovrebbe ridurre sensibilmente la necessità di ricostruire i modelli nel passaggio dalla progettazione all’analisi energetica. L’annuncio comprende due elementi: il connettore per Revit e la release 2026 della piattaforma di simulazione.

    Dall’esportazione di file al collegamento diretto

    Lo strumento è progettato per snellire il passaggio dal modello di progettazione alla simulazione. Si propone come alternativa all’esportazione di un file IFC o gbXML, oppure alla ricostruzione del modello in IES VE a partire da un file DXF bidimensionale. Con IES Sync, Revit è collegato direttamente all’ecosistema IES attraverso un livello dati condiviso (shared data intelligence layer).

    Nella configurazione attuale, il livello condiviso trasporta la geometria del modello, inclusi vuoti e plenum d’aria. I dati rilevanti per l’analisi energetica non rientrano ancora nel trasferimento: la loro inclusione è prevista nelle versioni future della connessione.

    IES VE 2026: l’aggiornamento della piattaforma

    Insieme alla connessione, IES ha rilasciato un aggiornamento sostanziale di IES VE. Secondo l’azienda, la release 2026 riduce nelle analisi quotidiane le impostazioni ripetute, i controlli e le rilavorazioni, mantenendo la fisica dell’edificio e la profondità tecnica necessarie ai progetti complessi. Gli ambiti indicati sono i principali flussi di lavoro HVAC Design, Data Centre, Compliance e BIM to BEM.

    La release introduce:

    • un flusso di lavoro guidato per la progettazione HVAC;
    • salvaguardie rafforzate per gli studi parametrici;
    • la modifica in blocco dei controller HVAC a livello di ambiente;
    • un nuovo flusso di lavoro a supporto delle valutazioni di surriscaldamento secondo CIBSE TM59:2026;
    • una funzionalità dedicata ai data center, che consente la modellazione del raffreddamento liquido e ibrido.

    Per i flussi di lavoro BIM to BEM, la connessione interviene sul punto di passaggio tra modello di progettazione e ambiente di simulazione, proponendo un collegamento diretto al posto dello scambio tramite file. La riduzione del lavoro di ricostruzione dichiarata da IES resta una valutazione del produttore; l’estensione del livello dati alle informazioni energetiche è annunciata per le versioni future.

  • Arup accelera la creazione di modelli energetici per gli edifici

    Arup ha adottato il plug-in Pollination Revit-to-IESVE di IES per snellire la creazione dei modelli energetici destinati alla simulazione delle prestazioni dell’edificio. Lo strumento consente agli utenti di IES Virtual Environment (IESVE) di importare direttamente modelli Revit o Rhino e, secondo quanto dichiara IES, ha permesso alla società di consulenza di ridurre i tempi di modellazione fino al 40%.

    Il trasferimento dell’intero modello BIM in IESVE

    Il plug-in porta in IESVE il modello BIM completo, includendo elementi come tetti inclinati, schermature complesse e plenum di soffitto o di pavimento. Sono geometrie e spazi che definiscono involucro, ombreggiamento e zone tecniche dell’edificio, tutti rilevanti nella costruzione del modello di calcolo energetico.

    Secondo IES, questa completezza del trasferimento consente agli ingegneri di avviare immediatamente le simulazioni delle prestazioni a scala di intero edificio, senza dover prima ricomporre manualmente le parti mancanti del modello di analisi.

    Esportazione parziale e aggiornamenti in corso di progettazione

    Una seconda funzionalità citata da IES riguarda l’esportazione parziale del modello: il plug-in consente di esportare singoli piani o addirittura singole stanze. L’azienda riferisce che questa possibilità si è rivelata particolarmente preziosa per integrare gli aggiornamenti provenienti dalle versioni più recenti del modello BIM lungo l’intero processo di progettazione.

    Il tema tocca un passaggio ricorrente nei flussi di analisi energetica: durante la progettazione il modello BIM evolve continuamente e il modello di calcolo deve rimanere allineato all’ultima revisione. Operare su porzioni del modello, invece che sull’intero edificio, si colloca esattamente in questo punto del processo.

    L’applicazione su progetti Arup

    Arup ha già applicato la tecnologia a progetti nel Regno Unito, nell’Europa continentale e in Medio Oriente, su tipologie edilizie che vanno dalle torri per uffici ai data center.

    Levent Kocalioglu, senior consultant di Arup, collega l’adozione dello strumento sia alla velocità dei team di modellazione sia alla qualità delle scelte di progetto:

    Il plug-in Pollination Revit to IESVE consente ai team di modellazione di accelerare i lavori e di favorire la progettazione di edifici ad alte prestazioni, dalla fase iniziale fino alla progettazione dettagliata.

    Questo flusso di lavoro offre al nostro team più tempo prezioso da dedicare all’analisi delle alternative, tempo che investiamo nella messa a punto delle prestazioni delle nostre scelte di progetto. Dai nostri progetti recenti, il flusso di lavoro contribuisce a ridurre in modo significativo i tempi di modellazione.

    Per i team che producono modelli energetici a partire dal BIM, i due aspetti operativi messi in evidenza dal caso sono la completezza del trasferimento geometrico e la gestione degli aggiornamenti in itinere. I benefici quantificati, incluso il 40% sui tempi di modellazione, restano dichiarazioni di IES e riscontri d’uso riferiti da Arup, non misure indipendenti.

  • Newforma lancia Info Track: la nuova soluzione per la gestione delle informazioni di progetto nel settore AEC

    Newforma ha lanciato Info Track, un nuovo modulo della piattaforma Newforma Konekt per la gestione dell’informazione nel settore AEC. Il modulo riunisce in un unico ambiente conversazioni, file, task e decisioni di progetto, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la collaborazione tra team distribuiti e multidisciplinari, consentendo loro di lavorare e restare connessi ovunque si trovino.

    Il tema tocca uno dei punti critici del coordinamento: email, messaggi, note e documenti vivono spesso in ambienti separati, e ricostruire lo stato di una questione o le decisioni prese richiede passaggi continui tra strumenti diversi. Info Track si colloca su questo terreno, riportando comunicazioni e documentazione in uno spazio unico collegato agli archivi già in uso.

    Le funzionalità dichiarate

    Comunicazioni centralizzate

    Il punto su cui il modulo si concentra è l’accesso unificato alle conversazioni di progetto: email, messaggi di Teams, note e altri contenuti confluiscono in un unico ambiente. Secondo Newforma l’accesso è immediato e permette di recuperare il contesto di una discussione senza dover passare da strumenti differenti.

    Ecosistema documentale connesso

    Info Track include un ecosistema documentale connesso per organizzare, condividere e controllare l’intera documentazione di progetto. Sono previsti connettori predefiniti verso SharePoint, Autodesk Docs, Azure, Panzura e Nasuni, tra gli altri: la piattaforma si aggancia così agli ambienti di storage e gestione documentale utilizzati dagli studi e dalle imprese.

    Dalle conversazioni ai task

    La gestione delle attività è pensata per ridurre la distanza tra discussione e azione: una conversazione può essere trasformata in un task, con assegnazione di un responsabile, definizione della scadenza e monitoraggio dell’avanzamento da qualsiasi dispositivo.

    Ricerca, consultazione e registro di progetto

    La funzione Deep Search è dichiarata in grado di individuare rapidamente email, tavole, decisioni e file. Il modulo integra inoltre un visualizzatore 2D e restituisce un registro di progetto completo e verificabile, su cui ricostruire la storia di comunicazioni, documenti e decisioni.

    La lettura di Newforma

    Il lancio è accompagnato da una dichiarazione di Peter Cannone, amministratore delegato di Newforma, che collega il prodotto a una visione più ampia del mercato:

    “Con Info Track invitiamo il settore a riconnettersi con Newforma e a ridefinire cosa sia possibile. Le aziende moderne di progettazione e costruzione devono usare la gestione dell’informazione e il coordinamento di progetto per ottenere un vantaggio competitivo, o rischiano di restare indietro. Devono muoversi più rapidamente, collaborare senza attriti e preservare la responsabilità all’interno di team distribuiti, e devono poterlo fare con la stessa facilità con cui un bambino inizia a giocare con un nuovo gioco la mattina di Natale: senza bisogno di manuale.”

    Per chi si occupa di coordinamento e gestione dell’informazione, gli elementi concreti da valutare riguardano tre aspetti: la copertura effettiva delle integrazioni documentali dichiarate, il collegamento operativo tra conversazioni e task e la consistenza del registro verificabile su cui si basano decisioni e scambi di informazioni di progetto.

  • BIMlogiq potenzia la piattaforma Argus AI per Autodesk Revit

    BIMlogiq potenzia la piattaforma Argus AI per Autodesk Revit

    BIMlogiq ha potenziato Argus, la piattaforma di intelligenza artificiale dell’azienda per Revit, che si affida a una squadra di agenti specializzati per automatizzare una serie di flussi di lavoro direttamente all’interno di un progetto Revit. Le aggiunte più recenti estendono l’ambito d’azione dalla creazione di famiglie Revit parametriche alla modellazione delle armature in 3D, passando per la lettura dei sistemi MEP e la progettazione di bagni accessibili.

    Secondo gli sviluppatori, il funzionamento è orientato all’obiettivo: l’utente indica il risultato da raggiungere e Argus pianifica i passaggi, concatena gli strumenti ed esegue il flusso dall’inizio alla fine. Gli ambiti dichiarati comprendono il posizionamento delle famiglie, la verifica del modello, l’applicazione di tag e quote, la costruzione di viste e tavole. Le esecuzioni possono essere salvate come comandi riutilizzabili dall’intero team, un meccanismo pensato per il riuso dei flussi di lavoro condivisi.

    Famiglie parametriche e bagni accessibili

    Il Family Creation Agent può, secondo quanto riportato, generare famiglie Revit completamente parametriche partendo da zero e utilizzando componenti Revit nativi. Il Bathroom Agent è invece orientato alla progettazione di bagni conformi ai requisiti ADA (Americans with Disabilities Act): posiziona automaticamente le famiglie necessarie e dispone gli spazi per soddisfare gli standard di accessibilità.

    Sistemi MEP letti attraverso i connettori

    Il nuovo MEP Systems Agent è progettato per interpretare i sistemi MEP a partire dai loro connettori, anche quando porzioni dell’impianto non sono completamente connesse. L’agente traccia i flussi lungo la rete, dalle apparecchiature ai terminali, per costruire una comprensione dell’impianto nel suo complesso. Nella stessa elaborazione riconcilia i valori degli abachi (schedules) con ciò che è effettivamente modellato, collegando la topologia dell’impianto ai dati alfanumerici gestiti negli abachi.

    Armature in 3D a partire dalle specifiche

    Un agente dedicato genera armature in 3D per le strutture direttamente dalle specifiche tecniche. Lo scenario d’uso indicato da BIMlogiq prevede che l’ingegnere allegi una specifica in formato PDF e che Argus modelli la feratura su fondazioni, pilastri e intelaiatura, corredata da una checklist di verifica che copre ancoraggi, terminazioni e limiti di lunghezza delle barre.

    Agenti su misura e modulo QA/QC

    Bimlogiq dichiara inoltre di poter sviluppare agenti specializzati per singole imprese, addestrandoli e affinandoli sui dati e sui progetti realizzati in passato dall’azienda.

    Argus include infine un modulo dedicato alla QA/QC: l’utente descrive in linguaggio naturale le regole da far rispettare e la piattaforma ricorre all’intelligenza artificiale per costruire i controlli corrispondenti.

    Nel complesso, gli aggiornamenti descrivono un’automazione che opera dentro Revit e tocca tre piani distinti: la modellazione (famiglie, bagni, armature), la comprensione del modello (sistemi MEP) e il controllo (checklist di verifica, QA/QC). Le capacità illustrate restano dichiarazioni dello sviluppatore e descrivono agenti progettati per questi compiti.

  • Esri lancia ArcGIS per Autodesk Forma: la nuova integrazione GIS-BIM per la progettazione

    Esri lancia ArcGIS per Autodesk Forma: la nuova integrazione GIS-BIM per la progettazione

    Esri ha rilasciato ArcGIS for Autodesk Forma, un’integrazione che porta i dati geospaziali di riferimento di Esri direttamente in Autodesk Forma, il software di Autodesk dedicato a planning e progettazione. L’obiettivo dichiarato è offrire un unico ambiente di progettazione, senza dover passare da una piattaforma all’altra, in una fase, quella del concept design, in cui le informazioni sulla localizzazione incidono concretamente sulle scelte di progetto.

    Per i team AECO il cambiamento operativo è nella disponibilità immediata dei dati: le informazioni geografiche di riferimento restano consultabili nell’ambiente di lavoro e i progetti possono essere aggiornati con i dati GIS più recenti disponibili, senza aperture di strumenti esterni né trasferimenti manuali.

    Dati e servizi geospaziali in un’estensione Autodesk

    ArcGIS for Autodesk Forma è configurata come estensione Autodesk e incorpora dati geografici e servizi geospaziali per abilitare analisi e approfondimenti più ampi. Secondo Esri, l’estensione offrirà ai professionisti una comprensione più profonda e olistica dei progetti, letti nella loro connessione con il mondo sociale, con l’ambiente costruito e con quello naturale, e un accesso diretto a mappe, layer e altri dati spaziali.

    I contenuti inclusi comprendono:

    • le basemaps di ArcGIS;
    • una selezione di layer di dati provenienti da ArcGIS Living Atlas of the World.

    Il passaggio verso Revit

    L’integrazione non si esaurisce nella fase concettuale: ArcGIS for Autodesk Forma semplificherà anche la condivisione dei progetti arricchiti con dati GIS da Autodesk Forma ad Autodesk Revit. Il dato spaziale introdotto in fase preliminare non rimane quindi isolato negli studi iniziali, ma segue il progetto nell’ambiente in cui viene sviluppata la progettazione successiva.

    Le dichiarazioni

    Eric DesRoche, direttore della strategia di business per le infrastrutture di Autodesk, collega l’aggiornamento dei dati geografici alla qualità delle decisioni prese nelle prime fasi:

    «I professionisti AECO che utilizzano Autodesk Forma potranno aggiornare rapidamente i progetti con i più recenti dati GIS disponibili. Con l’accesso alle informazioni geografiche più accurate e aggiornate durante la fase di progettazione concettuale, gli utenti possono progettare tenendo conto della localizzazione e, in definitiva, consegnare opere più sostenibili, resilienti e capaci di supportare meglio le comunità locali».

    Sul piano dell’utilizzabilità, Dana Chermesh-Reshef, fondatrice e CEO di inCitu, evidenzia come l’accesso ai dati resti praticabile anche per chi non ha competenze GIS specifiche:

    «La nostra tecnologia di realtà aumentata si fonda su visualizzazioni che fungono da controparti del mondo fisico, quindi l’uso fluido di dati spaziali pubblici e proprietari è fondamentale per i clienti. L’interfaccia di ArcGIS for Autodesk Forma è semplice da usare e reattiva, mentre l’accesso ai dati è intuitivo per i professionisti AECO, anche con esperienza GIS limitata o assente».

    GIS e BIM nelle fasi iniziali

    La combinazione di GIS e BIM nelle fasi iniziali di progettazione e pianificazione porterà ai team una comprensione e una visualizzazione più avanzate dei progetti. È il quadro entro cui si colloca la novità: dati di localizzazione aggiornati disponibili direttamente nell’ambiente di concept design e, secondo quanto annunciato, la condivisione verso Revit a favorire la continuità del flusso informativo tra fase di planning e sviluppo della progettazione.