La Scia non può sanare la demoliricostruzione con ampliamento: cosa dice la legge

Quando la scia presentata in sanatoria descrive un fabbricato che non coincide più con quello autorizzato decenni prima, la questione esce dalla mera procedura amministrativa e tocca il nodo tecnico della continuità tra progetto assentito e opera effettivamente realizzata. È quanto accaduto in un caso recentemente discusso, in cui un manufatto nato come autorizzazione in deroga negli anni ’70 ha attraversato modifiche e ampliamenti susseguitisi nel tempo, fino a rendere ambiguо il suo stesso inquadramento edilizio.

Scia in sanatoria presentata dal proprietario

Il proprietario del fabbricato ha depositato una segnalazione certificata di inizio attività in sanatoria con l’obiettivo dichiarato di regolarizzare l’immobile nella sua configurazione attuale. Una scelta procedurale diffusa quando si vogliono sanare abusi su edifici che hanno subito trasformazioni progressive, ma che presuppone un presupposto essenziale: che l’opera da sottoporre al regime della scia sia riconducibile a un titolo edilizio preesistente o rientri tra le ipotesi in cui la sanatoria è ammessa.

Il riscontro dell’amministrazione comunale

Il Comune ha archiviato la scia con una motivazione precisa. Il manufatto descritto nella segnalazione, secondo la verifica amministrativa, non corrisponde alla struttura precaria per la quale era stato rilasciato il titolo originario negli anni ’70. In presenza di questa dissonanza, l’amministrazione ha qualificato l’edificio come nuova costruzione, con conseguenze rilevanti sul piano della disciplina applicabile: una nuova costruzione, infatti, non può essere assentita attraverso la scia in sanatoria quando le condizioni per la regolarizzazione non sussistono.

La struttura portante dell’originario manufatto

Elemento centrale dell’accertamento è stata la comparazione tra l’originaria struttura precaria, di cui è stata verificata la struttura portante, e il fabbricato attualmente esistente. La discordanza accertata tra le due configurazioni ha determinato la conclusione amministrativa. Per i tecnici che seguono pratiche di sanatoria, il caso conferma l’attenzione da dedicare alla documentazione storica dell’edificio: titolo originario, elaborati, varianti e ampliamenti successivi vanno ricostruiti con precisione prima di scegliere il regime procedurale di presentazione dell’istanza.

Se l’opera non è più quella autorizzata, cambia la natura dell’abuso e con essa lo strumento di regolarizzazione utilizzabile.

Implicazioni operative per i professionisti

  • Verificare la corrispondenza tra elaborati del titolo originario e stato di fatto prima di predisporre una scia in sanatoria.
  • Ricostruire la sequenza delle trasformazioni subite dal manufatto, distinguendo manutenzione, modifiche e ampliamenti.
  • Valutare se la dissonanza rispetto al progetto assentito configurhi una nuova costruzione, con un regime sanatorio radicalmente diverso.
  • Documentare lo stato dei luoghi con rilievi aggiornati, utile anche in sede di eventuali contenziosi.

La decisione del Comune, comunque si evolva il seguito della pratica, segnala un orientamento amministrativo attento alla sostanza tecnica dei fabbricati e non alla sola formale presentazione dell’istanza.

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