I cantieri producono quotidianamente fotografie, modelli, programmi e rapporti di cantiere, ma gran parte di questi dati non viene mai trasformata in informazione utilizzabile per le decisioni. Su questo problema, che Track3D chiama «data leverage gap», il divario tra dati raccolti e dati effettivamente sfruttati, si è costruita la collaborazione tra l’impresa di costruzioni Hensel Phelps e la startup Track3D, portata avanti attraverso Diverge, la struttura dedicata all’innovazione di Hensel Phelps. Negli ultimi anni il lavoro congiunto, orientato a mettere informazioni operative direttamente nelle mani del personale di campo, si è esteso a più di 150 progetti dell’impresa, tra cui il Courtyard 3 Connector all’aeroporto internazionale di San Francisco, un intervento del valore di circa 300 milioni di dollari.
Partire dal campo, non dalla tecnologia
Track3D è nata da un’osservazione semplice: «C’era un divario enorme tra la quantità di dati raccolti e la quantità di dati utilizzati», ricorda Chaitanya NK, cofondatore e amministratore delegato della società. «Ci siamo chiesti se fosse possibile quantificare e qualificare automaticamente tutte queste informazioni di cantiere, così da renderle realmente utili».
La società si è presentata a Hensel Phelps con poco più di un prototipo e una visione, non con un prodotto finito. Thai Nguyen, direttore dell’innovazione di Diverge, e il suo team hanno aperto l’accesso a progetti di tutta l’impresa, favorendo mesi di sessioni di confronto con project manager, direttori di cantiere e imprese specializzate prima ancora di una distribuzione su larga scala del software.
Da quel processo è maturata la filosofia che orienta il prodotto. «Se una tecnologia deve avere successo, deve essere pensata per il campo», spiega NK. «Deve essere utile ai direttori di cantiere, ai project manager e ai capi squadra. Solo a quella condizione si ottiene un’adozione su larga scala».
Per Nguyen, la disponibilità all’ascolto ha creato la fiducia necessaria perché le due organizzazioni potessero assumersi rischi insieme. «Abbiamo lasciato che l’interesse crescesse spontaneamente all’interno di Hensel Phelps», racconta. «Track3D ha ascoltato molto, ha continuato a iterare e ha risposto a ciò che il campo chiedeva».
Dal rilievo fotografico alla rappresentazione tridimensionale
Il progetto Courtyard 3 Connector ha offerto un terreno di prova ideale. Il cantiere si sviluppa all’interno di un aeroporto attivo, dove la costruzione procede a fianco delle operazioni quotidiane dei passeggeri: le squadre necessitavano di informazioni aggiornate senza destinare innumerevoli ore alla documentazione manuale dell’avanzamento.
Nella prassi tradizionale il personale percorre il cantiere, scatta singole fotografie di avanzamento, rientra in ufficio, organizza le immagini e aggiorna manualmente il programma dei lavori. Nei progetti di grandi dimensioni il processo assorbe tempi significativi e resta fortemente dipendente dalle osservazioni individuali.
Il flusso di lavoro descritto da Track3D sostituisce gran parte di queste attività. Il personale acquisisce il sito con una camera a 360 gradi, o con praticamente qualsiasi piattaforma fotografica disponibile, e il software genera automaticamente una rappresentazione 3D aggiornata delle condizioni esistenti. L’intelligenza artificiale riconosce gli oggetti visivamente identificabili, misura il lavoro installato e riporta queste informazioni su plansimetri già familiari alle squadre.
Oltre il monitoraggio dell’avanzamento
Le informazioni prodotte si sono rivelate utili anche al di là del tracciamento dell’avanzamento. Le squadre le hanno impiegate per coordinare il lavoro tra le maestranze, verificare le installazioni completate e individuare rapidamente le aree in cui le attività a valle non potevano partire perché i lavori preliminari risultavano incompleti.
«L’adozione è arrivata perché volevano usarlo», osserva Nguyen. «Forniva analisi e un valore reale al campo».
Indicazioni per chi introduce tecnologia in cantiere
Nguyen mette in guardia i professionisti dall’attendersi una soluzione tecnologica perfetta dal primo giorno. «Non esiste una soluzione ideale nel nostro settore», afferma. «Serve pazienza».
Il successo dipende da due condizioni: comunicare con chiarezza cosa una tecnologia può e non può fare, e offrire agli utenti occasioni continue di feedback.
Conta inoltre la pianificazione preventiva. Acquisire dati ogni giorno in modo indiscriminato è meno efficace che allineare l’acquisizione al programma dei lavori e alle attività previste, così che l’informazione arrivi nel momento in cui ha maggiore valore. «Per un lavoro complesso», conclude Nguyen, «serve un’adeguata pianificazione anticipata».
Un principio collegato è la flessibilità: invece di trattare la documentazione come un unico grande evento, le squadre possono acquisire porzioni più piccole del progetto man mano che i lavori avanzano, ottenendo informazioni più tempestive senza generare carichi di lavoro superflui.
Per i due responsabili, l’esperienza maturata dimostra che l’innovazione efficace non è guidata dal software da solo: nasce da partnership costruite sulla fiducia, su una collaborazione paziente e sulla disponibilità a lasciare che siano le persone in campo a plasmare la tecnologia che poi utilizzano ogni giorno.

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