Palazzo Carcano Trani: il progetto di riqualificazione e restauro

Il recupero strutturale e la rifunzionalizzazione del seicentesco Palazzo Carcano a Trani rappresentano un caso esemplare di intervento su patrimonio storico. L’edificio, precedentemente incompiuto e in parte abbandonato nella città vecchia, è destinato a diventare la nuova sede degli Uffici Giudiziari, configurandosi come un polo pubblico moderno integrato nel tessuto urbano. Il progetto, guidato da Sinergo con il contributo di DEMOGO, Vincenzo Baccan ed Emma Capurso, coniuga la conservazione dell’organismo murario stratificato con un ampliamento contemporaneo rivolto verso piazza Re Manfredi. Una delle sfide principali di questa operazione, che ha dovuto affrontare anche la presenza di un’importante area archeologica, è stata la gestione della complessità dei dati tecnici, risolta attraverso l’adozione della metodologia BIM, sviluppata in conformità al capitolato informativo e alle linee guida dell’Agenzia del Demanio.

La diagnostica avanzata per la conoscenza profonda del costruito

L’approccio ingegneristico ha richiesto un’intensa fase di conoscenza diagnostica preliminare. Una vasta campagna di indagini ha impiegato diverse metodologie per delineare un quadro completo della vulnerabilità strutturale dell’edificio. Sono state eseguite prove quali endoscopie, tomografie elettriche 3D, prove con martinetti piatti, analisi geofisiche MASW e HVSR, nonché carotaggi e saggi murari. Queste indagini hanno rivelato una diffusa presenza di murature “a sacco”, caratterizzate da intercapedini, vuoti interni, tessiture non omogenee e connessioni carenti, evidenziando una significativa fragilità intrinseca della struttura storica.

I risultati delle analisi hanno quantificato un indice di rischio (IR) per la vulnerabilità sismica dell’edificio, allo stato di fatto, pari a 0,21. L’obiettivo primario degli interventi di miglioramento sismico è stato l’incremento di tale valore per raggiungere un minimo di IR ≥ 0,6, come richiesto dalle NTC2018 per gli edifici in classe d’uso III, garantendo così un adeguato livello di sicurezza e operatività per la futura destinazione d’uso.

Il ruolo strategico del BIM nella mappatura materica e diagnostica

Parallelamente alla fase diagnostica, la costruzione del modello BIM ha rivestito un ruolo fondamentale nella restituzione del quadro materico dettagliato del palazzo. Il modello informativo ha integrato minuziosamente le varie tipologie murarie identificate, come la pietra squadrata, il tufo recente e datato, le murature miste, le murature a due teste, il pietrame disordinato e la pietra di Trani, ciascuna con i propri parametri meccanici specifici. Questa integrazione ha consentito una mappatura tridimensionale e dettagliata dei materiali presenti e del loro degrado, oltre alla classificazione meccanica dei paramenti. Il modello ha assicurato una piena coerenza tra le analisi strutturali, il rilievo architettonico e le indagini diagnostiche. Attraverso l’uso del BIM, è stato possibile correlare geometrie di muri e volte, la presenza di malte e vuoti, e l’esatta individuazione dei materiali. Questo approccio ha permesso di definire con maggiore accuratezza gli interventi necessari, mitigando le incertezze tipiche degli edifici storici complessi.

Strategie di miglioramento sismico: interventi misurati e avanzati

La strategia di miglioramento sismico, elaborata da Sinergo, si è concentrata sull’incremento della capacità portante e della risposta dinamica dell’edificio, con l’intento primario di preservarne la natura storica, in piena conformità con le prescrizioni delle NTC2018 per le costruzioni esistenti. Per l’analisi strutturale sono stati sviluppati modelli non lineari, permettendo una simulazione accurata del comportamento della struttura sotto carico sismico.

Murature: continuità e comportamento nel piano

Le murature, la cui disomogeneità strutturale costituiva una delle principali cause di instabilità, sono state oggetto di interventi calibrati e puntuali. Le operazioni sono state mirate a ripristinare la continuità e migliorare il comportamento nel piano, fondamentali per la resistenza sismica. Tra le tecniche impiegate figurano l’inserimento di diatoni artificiali per ristabilire la connessione tra i paramenti murari, e iniezioni di malte idrauliche nelle camere interne delle murature a sacco per migliorarne la monoliticità. Nelle aree soggette a maggiori sollecitazioni, si è fatto ricorso all’uso selettivo di intonaci armati e sistemi FRCM (Fiber Reinforced Cementitious Matrix) con reti in basalto e acciaio inox. Inoltre, sono state eseguite operazioni di “cuci-scuci” nelle porzioni murarie più compromesse per ripristinarne l’integrità. Il modello digitale, sviluppato con metodologia BIM, ha facilitato una lettura omogenea e comparabile delle diverse tipologie murarie, guidando la definizione delle zone in cui il rinforzo dovesse essere puntuale o diffuso, ottimizzando così l’efficacia degli interventi.


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