Luigi Moretti: I Palazzi Gemelli, la Porta dell’EUR a Roma

Il quartiere EUR di Roma, concepito originariamente per l’Esposizione Universale del 1942 (E42), conserva numerosi esempi di architettura che ne hanno definito l’identità nel corso dei decenni. Tra questi, spiccano i due edifici gemelli realizzati nel 1962 dall’architetto Luigi Moretti per la Società Generale Immobiliare (Sogene) e la compagnia petrolifera Esso. Queste strutture, poste all’ingresso del quartiere in posizione ortogonale rispetto a via Cristoforo Colombo, rievocano il concetto di “porta” urbana già delineato nella planimetria dell’E42 da Marcello Piacentini nel 1937, rappresentando un significativo capitolo nell’evoluzione dell’architettura italiana.

Il contesto urbano e la visione architettonica

La Società Generale Immobiliare, nota anche come Sogene, ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo infrastrutturale italiano. Nel 1962, commissionò a Luigi Moretti, architetto romano già affermato e dal 1957 uno dei principali consulenti esterni della Sogene, la progettazione delle proprie sedi e di quelle della Esso. Moretti aveva raggiunto notorietà in giovane età grazie ai concorsi di progettazione edilizia e urbanistica del periodo fascista, contribuendo in modo rilevante all’E42, in particolare con il progetto di Piazza Imperiale, oggi Piazzale Guglielmo Marconi. L’incarico dei palazzi gemelli giunse a circa trent’anni dalla sua ascesa, trovandolo in una fase di maggiore maturità stilistica, che si tradusse in un’impostazione compositiva ben definita per le nuove strutture.

Principi progettuali e composizione architettonica

La progettazione di Moretti per i palazzi gemelli si distingue per una serie di scelte formali e strutturali precise. I volumi fuori terra dei due blocchi sono caratterizzati da fasce orizzontali nette. Il piano terra si sviluppa sul vuoto dei pilotis in cemento armato, creando un senso di leggerezza e continuità con lo spazio circostante. Un’interruzione visiva marcata è data dalla divisione tra il terzo e il quarto piano, enfatizzata dall’interruzione del brise-soleil che riveste le facciate. La costruzione culmina con una fascia superiore bianca e priva di aperture, che sormonta l’edificio definendone il profilo superiore.
Dal punto di vista strutturale, la parte in elevazione dei piani fuori terra è realizzata in acciaio, organizzata su un modulo quadrato di un metro e mezzo per un metro e mezzo, garantendo modularità e flessibilità. I piani interrati, destinati a locali tecnici, adottano invece una struttura in cemento armato, adeguata alle specifiche esigenze di resistenza e durabilità per fondazioni e vani tecnologici.

Dettagli costruttivi e materiali

Una meticolosa attenzione ai dettagli e alla selezione dei materiali ha caratterizzato l’esecuzione degli edifici. Per gli infissi esterni della sede Esso, Moretti optò per l’alluminio anodizzato, il cristallo, il vetro temperato e placcato. A questi si aggiunsero l’acciaio zincato per le staffe di fissaggio e l’acciaio verniciato per la lamiera, evidenziando una predilezione per soluzioni durature e dall’estetica moderna.
L’atrio e il piano terra presentano una pavimentazione in lastre di travertino, sagomate in corrispondenza del pilastro, a sottolineare un elemento distintivo della tradizione architettonica romana. I rivestimenti sono realizzati in lamiera protetta e smalto bianco, con un fondo smaltato di colore rosso pompeiano che aggiunge un tocco cromatico distintivo. La struttura portante verticale è in ferro, contribuendo alla robustezza complessiva.
Anche la realizzazione del logo Esso ha visto evoluzioni progettuali: inizialmente prevista con profili in bronzo, la soluzione venne orientata verso l’alluminio anodizzato per ragioni più commerciali. Allo stesso modo, l’ipotesi di infittire i montanti fu scartata dall’architetto, dopo un’attenta analisi dei preventivi che rivelò costi superiori a quelli inizialmente stimati, portando la direzione tecnica della Immobiliare a riconoscere la necessità di adeguare le previsioni di spesa.

Tecnologia delle facciate: Il sistema Duranodic

La facciata degli edifici fu realizzata impiegando la tecnologia “Duranodic”, un sistema brevettato dall’azienda americana Alcoa. Questo approccio prevedeva l’utilizzo di profilati e lamiere in lega di alluminio anodizzato, caratterizzati da una colorazione bronzo, abbinati a vetri colorati “solar bronze”. A completare la composizione, furono impiegati pannelli sandwich con un’anima in poliuretano espanso, interposta tra una lastra di vetro smaltato e una lamiera di alluminio. Tale combinazione conferì all’insieme una singolare coerenza estetica e prestazioni adeguate.
Un’analisi critica ha descritto l’opera di Moretti come un “organismo giocato con masse segnate da forti lacerazioni, quasi fosse soggetto a dislocazioni tettoniche”. Tale effetto è raggiunto in modo calibrato, attraverso “un’attenta taratura degli slittamenti”, in cui l’obiettivo non è mostrare arditezze strutturali plateali, ma suscitare “un impalpabile disagio visivo attraverso lo sfruttamento delle aberrazioni ottiche”, come si nota “nella strana inflessione che subiscono gli spigoli degli edifici, se visti con forte scorcio”.

Un progetto controverso e riconosciuto

I palazzi gemelli, oggi sedi di importanti istituti di credito come Banca Nazionale del Lavoro (Bnl, gruppo Bnp Paribas) e Unicredit, mantengono intatto l’impatto visivo e architettonico voluto da Moretti. Nonostante le compagnie originarie Sogene ed Esso non abbiano mantenuto a lungo le loro sedi in questi edifici, le strutture continuano a incarnare la “porta d’ingresso” all’EUR immaginata da Marcello Piacentini.
Il progetto, pur suscitando polemiche e contrasti all’epoca, ottenne importanti riconoscimenti. Nel 1966, le due sedi furono insignite del prestigioso premio regionale IN/ARCH per il Lazio, un riconoscimento assegnato alle opere che meglio rappresentavano una “sintesi e risoluzione finale di tutte le componenti di forza nella componente ultima, cioè nell’opera d’arte”. Il premio fu ritirato da Giovanni Quadarella, architetto siciliano e capogruppo nello studio di Moretti, che svolse un ruolo significativo nelle attività progettuali. Questa realizzazione rimane un esempio emblematico di un periodo fertile dell’architettura italiana, capace di dividere e di suscitare dibattito, ma in grado di lasciare un segno duraturo nel paesaggio urbano.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli