Recupero copertura in legno esistente: diagnosi e capriate metalliche ottimizzate

Tre capriate reticolari in acciaio, con una luce di circa 13 metri, riporteranno in esercizio la porzione di copertura crollata di un magazzino merci ferroviario lungo circa 210 metri. Il progetto esecutivo, sviluppato per Rete Ferroviaria Italiana, non si esaurisce nella ricostruzione degli elementi caduti: prima di disegnare le nuove strutture, la progettazione è passata da una campagna di diagnosi destinata a separare ciò che può essere conservato da ciò che il degrado ha reso irrecuperabile.

Un campo d’intervento delimitato con consapevolezza

L’opera non ha finalità di messa in sicurezza dell’intero fabbricato e non comprende migliorie né adeguamenti sismici complessivi. Fissare questo confine entra di pieno diritto nella definizione del progetto: il ripristino della copertura resta distinto dalle esigenze che emergerebbe una conoscenza integrale dell’organismo edilizio.

Il manufatto si estende prevalentemente in direzione est-ovest per circa 210 metri, con una larghezza di circa 14 metri, e non presenta una configurazione costruttiva unitaria. Le porzioni laterali sono in muratura portante; il corpo centrale, presumibilmente di realizzazione più recente, si articola su due livelli con un telaio in calcestruzzo armato. Sistemi strutturali diversi, materiali eterogenei, possibili discontinuità costruttive: è il quadro che orienta la lettura delle patologie e le scelte di intervento.

Prima del calcolo, la storia costruttiva del 1947

Il punto di partenza è stata la ricostruzione della storia costruttiva, condotta anche ritrovando gli elaborati originari del 1947 e la documentazione progettuale del 1991. A questa ricerca archivistica si sono affiancate indagini dirette e prove diagnostiche su murature e copertura, con un obiettivo che supera la fotografia dello stato di conservazione: comprendere come lavorano i materiali, come funzionano i collegamenti e cosa ha alimentato il dissesto.

Murature: blocchi di arenaria, vuoti interni, trasversali non ammorsate

Le pareti perimetrali mostrano una tessitura disomogenea, costituita in prevalenza da blocchi irregolari di roccia riconducibile ad arenaria, con frammenti e sporadici corsi di mattoni pieni. Anche la malta varia negli spessori e nelle condizioni. Un aspetto rilevante per il comportamento d’insieme: le murature longitudinali sono continue, mentre alcune pareti trasversali risultano appoggiate ma non ammorsate alle prime. Le endoscopie hanno documentato vuoti diffusi associati all’alterazione o alla mancanza di malta; le prove con martinetti piatti doppi hanno restituito caratteristiche meccaniche carenti.

Sul legno, resistografie e prove a trazione sulle catene

La copertura è stata vagliata con ispezioni visive concentrate su nodi ed elementi più esposti al degrado, indagini resistografiche e prove a trazione sulle catene metalliche delle capriate. Il quadro emerso ha permesso di separare gli elementi ancora recuperabili dalle componenti da sostituire.

Le strutture lignee sono in condizioni generalmente discrete, con criticità localizzate riconducibili alle infiltrazioni d’acqua. In alcune zone il degrado ha compromesso quasi completamente la trave di colmo; diverse terzere sono in stato avanzato di deterioramento; il dormiente di appoggio della struttura lignea richiede la sostituzione, verosimilmente per un non corretto funzionamento del sistema di smaltimento delle acque. È stata inoltre accertata la presenza localizzata di insetti xilofagi, per i quali è previsto un trattamento specifico.

La risposta progettuale: conservare il legno, ricostruire in acciaio

Le evidenze diagnostiche sostengono una scelta selettiva. Nessuna sostituzione generalizzata: le strutture esistenti vengono conservate e mantenute dove le condizioni lo consentono; dove il degrado è incompatibile con il recupero, si sostituisce, intervenendo contestualmente sulle cause che potrebbero far ripresentare le patologie.

Per ricomporre la zona crollata, il progetto prevede la demolizione delle due capriate adiacenti a quella caduta e dei relativi elementi di copertura, così da ricreare un sistema strutturale coerente nell’area interessata. Al loro posto, tre nuove capriate a struttura reticolare metallica realizzate con profili scatolari. Arcarecci ed elementi sovrastanti restano in legno, secondo la configurazione della copertura esistente. Ne deriva un sistema misto nel quale la carpenteria metallica assume la funzione strutturale delle capriate ricostruite e il legno viene mantenuto negli elementi che la diagnosi ha dichiarato recuperabili o riproponibili nell’assetto originario.

Due blocchi simmetrici e una giunzione bullonata al colmo

Ogni capriata è pensata per essere fabbricata in due blocchi simmetrici, scelta che semplifica trasporto e montaggio. La prefabbricazione in stabilimento, abbinata a saldature a completa penetrazione, serve a tenere sotto controllo la qualità di fabbricazione della carpenteria. Al colmo, un elemento verticale in profili UPN accoglie la giunzione bullonata eseguita in opera: precisione della lavorazione fuori sito e praticabilità delle operazioni di assemblaggio in un contesto ferroviario esistente.

Appoggi e murature: la catena delle azioni passa da qui

Il ripristino degli appoggi delle capriate prevede la preparazione del piano di posa, la realizzazione di un letto di malta e l’installazione di piastre ancorate mediante tirafondi. Sulle murature interessate gli interventi sono graduati secondo natura ed estensione del dissesto: scuci-cuci per le lesioni più profonde, rinzeppatura e sarcitura per quelle minori, ristilatura dei giunti e iniezioni di miscele leganti. Le malte dovranno essere compatibili con i materiali originari e, dove possibile, gli elementi integri verranno recuperati e riutilizzati.

In un organismo costruito con materiali e tecniche differenti, queste operazioni non vivono di vita autonoma rispetto alla ricostruzione della copertura: stabiliscono come le nuove strutture scaricano e come il sistema interessato dai lavori mantiene la propria continuità.

Norme di riferimento e controllo della durabilità

Sul piano normativo, il riferimento nazionale generale è il D.M. 17 gennaio 2018 (NTC 2018), con particolare attenzione al Capitolo 8 sulle costruzioni esistenti e alla Circolare applicativa n. 7/2019. Per le carpenterie metalliche sono pertinenti le norme della serie UNI EN 1090 e gli Eurocodici strutturali applicabili. La classificazione dell’intervento e l’eventuale necessità di valutazioni aggiuntive spettano al progettista, in relazione alle opere previste.

Quanto alla durabilità, tutto passa dal controllo dell’umidità: efficienza del manto, dell’impermeabilizzazione, delle lattonerie, dei pluviali e dei punti di raccordo. Le parti lignee più esposte devono restare, per quanto possibile, accessibili alle ispezioni periodiche, mentre i trattamenti contro gli insetti xilofagi vanno definiti in funzione della specie rilevata e dell’infestazione effettiva.

Resta la lezione più utile per chi opera sul costruito. Ricostruire la porzione danneggiata senza accertarne le cause è lo scoglio principale, insieme alla mancata verifica degli appoggi, alla sottovalutazione delle discontinuità murarie e all’incompatibilità tra elementi nuovi ed esistenti. E il ripristino locale, come in questo caso, non va confuso con un miglioramento o un adeguamento sismico dell’intero fabbricato: alle opere vanno riconosciute soltanto le prestazioni che le verifiche dimostrano.

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