Un involucro che non poggia su piling ma su scafi in calcestruzzo, pontoni in acciaio o piattaforme modulari: è lo schema di base condiviso dalle opere galleggianti realizzate tra lagune, fiordi e fiumi nell’ultimo quindennio. La contrazione del suolo edificabile lungo le coste, alluvioni ricorrenti e innalzamento del livello dei mari hanno spinto a trasferire sull’acqua funzioni un tempo affidate al terreno: scuole, abitazioni, serre, allevamenti, persino luoghi di culto. E non si parla di prototipi chiusi in vetrina: nuclei familiari vivono stabilmente su isolotti ad Amsterdam, un allevamento bovino opera nel porto di Rotterdam dal 2019 e una piattaforma presentata alla Biennale di Venezia 2025 è oggi spazio culturale permanente a Belém.
Pontoni, scafi e ormeggi: lo schema costruttivo di base
La premessa tecnica è comune a tutte le tipologie: la spinta verticale è assicurata da fondazioni galleggianti, mentre ormeggi flessibili e sistemi di ancoraggio assorbono le variazioni di quota della superficie idrica. Sul piano di appoggio si innestano impianti orientati all’autosufficienza, fotovoltaico e raccolta delle acque meteoriche in primis, oltre a sistemi a basso consumo di risorse che in più casi sostituiscono il collegamento alle reti esterne.
Delta e lagune a rischio: scuola, casa, comunità
Nella laguna di Lagos, la Makoko Floating School firmata NLÉ, lo studio dell’architetto nigeriano-olandese Kunlé Adeyemi, pose nel 2013 sulla laguna un modello scolastico per la comunità rivierasca: 220 m² su una piattaforma di galleggiamento in fusti di plastica riciclata, con struttura ligninea a telaio ad A alta oltre 10 metri e tre livelli destinati ad aule, gioco e attività collettive. La tempesta che nel 2016 distrusse il prototipo non chiuse la ricerca, ma la spostò sulle versioni MFS II e MFS III, prefabbricate e a rapido assemblaggio.
Sullo stesso fronte adattivo, H&P Architects ha disegnato in Vietnam, per i delta del Mekong e del Fiume Rosso, la Floating Bamboo House: struttura prefabbricata in bambù ispirata alla casa collettiva Rông, appoggiata a fusti reperiti localmente per il galleggiamento, con fotovoltaico, recupero dell’acqua piovana, servizi a compostaggio e una costruzione leggera che segue i livelli idrici variabili. Sul fiume Babahoyo, in Ecuador, dove le case galleggianti sono passate da circa duecento a una venticinquina, Natura Futura Arquitectura con Juan Carlos Bamba ha ripreso la tradizione con La Balsanera, residenza per una famiglia che vive e lavora sul fiume: telai modulati in legno ogni due metri reggono una copertura a capanna che migliora altezza libera, ventilazione, stoccaggio e luce naturale, mentre il programma affianca agli spazi domestici manutenzione barche, lavaggio, bagno, toilette a secco e terrazza produttiva.
Padiglioni pubblici: coppole in ETFE, involucro a specchio, quota variabile
Il Floating Pavilion di Rotterdam, completato nel 2010 da DeltaSync con Buro Happold, offre 1.100 m² per esposizioni e conferenze in tre cupole trasparenti interconnesse, il progetto iniziale ne prevedeva cinque, con la maggiore che copre 24 metri. Cuscini gonfiati in ETFE su intelaiatura di tubi d’acciaio alleggeriscono l’involucro; le cupole captano il calore solare, le aperture alte espellono l’aria calda e quelle basse immettono aria più fresca, mentre pannelli solari alimentano i servizi su pontoni in calcestruzzo galleggiante.
Sull’Hardangerfjord norvegese, il padiglione Salmon Eye di Kvorning Design (2022) declina in forma ovoidale il tema dell’acquacoltura che caratterizza il paesaggio circostante: 9.500 lamiere in acciaio inossidabile a finitura speculare evocano scaglie, pelle argentata e occhio del salmone. Gli architetti navali hanno curato lo scafo per contenere l’impatto sull’ambiente marino, gli impianti funzionano senza alimentazione esterna e l’accesso è riservato alle barche, così che il tragitto entra a pieno titolo nell’esperienza educativa.
Con AquaPraça, Carlo Ratti Associati e Höweler + Yoon Architecture hanno realizzato una piattaforma di 400 m² debuttata alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 e trasferita poi a Belém per la COP30, dove ha operato come Padiglione Italia prima di diventare spazio culturale permanente. La piattaforma è sommergibile: immette e rilascia acqua per mantenere il ponte poco sopra il pelo variabile del fiume, e le sedute al bordo consentono di leggere il cambio di quota a livello d’occhio, collegando la vita pubblica al dibattito su città e fiumi in un clima che cambia.
Sul versante più effimero sta Antiroom II, nato nel 2015 durante il workshop EASA Links a Malta per opera di Elena Chiavi, Ahmad El Mad e Matteo Goldoni con gli studenti: un anello di ponte in legno bianco, auto-costruito, attorno a una vasca centrale con teli mossi dal vento. L’accesso richiede il nuoto o una barca e la lenta deriva dalla riva completa l’effetto di mondo isolato.
Edifici per la collettività: una chiesa navigante e un circolo canoistico
Per la Diocesi di Londra, Denizen Works ha progettato con il Turks Shipyard e l’architetto navale Tony Tucker una chiesa su unità da canale a scafo largo: 45 m² interni per fino a 40 persone sedute. La copertura cinetica in tela velica traslucida a fisarmonica, ispirata ai mantici degli organi e azionata da martinetti idraulici, una volta aperta raggiunge 3,6 metri di altezza, porta luce naturale nello spazio e di notte trasforma l’unità in un segnale luminoso.
In Danimarca, il Floating Kayak Club di Force4 Architects distribuisce kayak e soci in due volumi chiusi che incorniciano una corte centrale di acqua aperta direttamente sul fiordo. Rampe, passaggi e scale collegano i due livelli, il deck di copertura sopraelevato ospita giochi, grigliate, pasti all’aperto e bagni di sole, e i pannelli di facciata Blue Steni traggono la loro gamma di blu dalle fotografie dei riflessi del sole sul mare.
Abitare l’acqua: dal quartiere condiviso alla cabina asportabile
Schoonschip, completato nel 2021 sul canale Johan van Hasselt di Amsterdam, è il riferimento della residenza organizzata: 46 nuclei familiari su 30 isolotti galleggianti, case appoggiate a scafi in calcestruzzo e collegate da un pontile pedonale condiviso. Ogni abitazione ha un disegno autonomo, ma l’infrastruttura è uniforme: microrete elettrica intelligente, fotovoltaico, tetti verdi, scambiatori di calore con l’acqua del canale e sistemi di raccolta differenziata in comune.
Sull’Amstel, la Watervilla Weesperzijde di +31 Architects poggia su uno scafo in calcestruzzo cavo con camera d’aria e segue le variazioni di quota mediante connessioni flessibili con la banchina. Porte vetrate a scorrimento fondono soggiorno e cucina con una terrazza galleggiante che ne prolunga colore e livello del pavimento interno; nel piano interrato camere e bagni si raggiungono attraverso scalini sospesi e ricevono luce da un’ampia finestra, mentre frangisole integrati al bordo copertura si estendono per la protezione solare verso la facciata affacciata sul fiume.
Alle località remote pensa invece BIO Architects con la DD16, cabina galleggiante prefabbricata da 16 m² interni più un balcone separato di 7 m², isolata in schiuma poliuretanica e con finitura esterna continua in composito di alluminio: zona notte, sala da pranzo, angolo cottura, servizi e stufa a legna, con fotovoltaico, prelievo d’acqua dal lago e toilette a compostaggio per il funzionamento fuori rete. Il trasporto con gru o elicottero rende l’unità riposizionabile; il prototipo è ancorato a un lago vicino Mosca, dove gli ospiti arrivano in barca a remi.
Coltivare e allevare sull’acqua
Nel porto attivo di Rotterdam opera dal 2019 la Floating Farm sviluppata da Beladon su progetto Goldsmith: tre livelli su piattaforma in calcestruzzo galleggiante che ospita una quarantina di vacche di razza Montbéliarde insieme agli impianti per trasformare il latte in yogurt e formaggio. L’alimentazione degli animali chiude un ciclo alimentare urbano fondato su sfalci dei parchi municipali e bucce di patata provenienti dalla ristorazione; fotovoltaico galleggiante, recupero delle acque piovane e un assetto adattivo al clima proteggono la struttura da piogge più intense e dall’innalzamento del mare.
In Toscana, la Jellyfish Barge di Studiomobile è una serra ottagonale di 70 m² con ponte e travature in legno sostenute da fusti di plastica. Il dissalamento alimentato a energia solare produce acqua dolce e la coltura idroponica prescinde da suolo, fitofarmaci ed elettricità di rete; una singola unità eroga fino a 70 litri di acqua dolce al giorno e verdura sufficiente a nutrire da quattro a sei persone.
La scala urbana: oltre cento alloggi su una darsena dismessa
Il salto di scala è l’oggetto della proposta di MAST con l’impresa BIK Bouw per la darsena dismessa Spoorweghaven di Rotterdam: più di 100 alloggi a canone accessibile, spazi commerciali e aree ricreative sul porto. Il masterplan sviluppa oltre 6.000 m² tra abitazioni e spazi pubblici agganciati alle piste ciclabili mediante percorsi e ponti. La costruzione in CLT avviene fuori sito e i componenti vengono trasferiti alla darsena per il montaggio; giardini sui tetti, terrazze e camminamenti definiscono gli spazi aperti condivisi, mentre oltre 900 m² di canneti galleggianti sono previsti per migliorare la qualità dell’acqua e offrire habitat alla fauna.
Dai fusti di plastica riciclata allo scafo di progettazione navale, lo spettro costruttivo è ampio; il dato rilevante per chi progetta è che in tutti i casi descritti il galleggiamento è già in esercizio. La verifica decisiva resta quella urbana, e la darsena Spoorweghaven, oggi ancora sulla carta, dirà se il modello reggerà la scala del quartiere.
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