Settantasettemila metri cubi di calcestruzzo, un ingombrante involucro metallico di oltre 40.000 metri quadrati di superficie e un profilo che sfiora i 75 metri di altezza. Sono i numeri con cui il Palau de les Arts Reina Sofía si impone nel paesaggio di Valencia, ultimo tasto del grande complesso della Città delle Arti e delle Scienze che Santiago Calatrava ha realizzato lungo l’antico alveo del fiume Turia, in prossimità dell’Hemisfèric e del Museo delle Scienze Principe Felipe.
Da un’alveo deviato a un parco urbano
La genesi del complesso affonda le radici nella memoria idraulica della città. L’alluvione del Turia del 1957 impose la deviazione del corso d’acqua verso sud, liberando il vecchio letto fluviale, oggi trasformato nel Jardín del Turia. Fu su questo solco, alla fine degli anni Ottanta, che la Generalitat Valenciana sotto la presidenza di Joan Lerma avviò nel 1989 il percorso progettuale per dotare Valencia di nuove infrastrutture culturali capaci di rafforzarne il peso internazionale. Calatrava venne coinvolto nei primi anni Novanta; i lavori partirono nel 1996.
Il teatro dell’opera venne inaugurato l’8 ottobre 2005 alla presenza della regina Sofía di Spagna, cui l’edificio è intitolato. La prima stagione lirica arrivò il 25 ottobre 2006 con il Fidelio di Beethoven, diretto da Zubin Mehta.
Una scultura architettonica tra calcestruzzo e acciaio
Calatrava ha concepito il Palau come un organismo unico in cui struttura, forma e spazio interno coincidono. I volumi curvilinei sono racchiusi tra grandi gusci in calcestruzzo, parzialmente aperti verso l’esterno, sovrastati da una copertura metallica dal profilo allungato e appuntito che si estende dalla zona d’ingresso fino alla sommità, dominates l’intera composizione ed è leggibile da grande distanza.
All’interno gli spazi si distribuiscono su livelli sovrapposti, collegati da passerelle, scale e ascensori panoramici affacciati sulle grandi superfici vetrate. Il progetto alterna superfici opache e trasparenti, elementi strutturali di grande dimensione e aperture continue, in un rapporto visivo costante tra interno ed esterno. Il calcestruzzo bianco delle strutture portanti si affianca all’acciaio e al vetro; il tutto è rivestito dal trencadís, il mosaico di frammenti ceramici irregolari che richiama la tradizione del modernismo catalano e il termine catalano trencat, cioè rotto. Il rivestimento segue le superfici curve della copertura e dei gusci esterni, accentuando continuità delle forme e luminosità.
Quattro sale e un apparato scenotecnico complesso
Il nucleo dell’edificio ospita quattro spazi principali: la sala dell’opera, l’auditorium, l’Aula Magistral e il Teatro Martín i Soler, una sala di circa 400 posti ricavata nei livelli inferiori. La sala principale è dimensionata per rappresentazioni liriche, concerti e danza, e integra sistemi acustici e scenotecnici articolati. Le dimensioni del palcoscenico e le attrezzature per la movimentazione delle scenografie consentono di predisporre più allestimenti in parallelo e di alternare spettacoli differenti in tempi relativamente brevi.
Per via del tempo impiegato, delle sue dimensioni e del fatto che coinvolge la musica, questo progetto è il più intenso e quello a cui, finora, ho dedicato più tempo. Rappresenta una correlazione tra spettatore, musicista e artista.
Incidenti, allagamenti e un cedimento sul palcoscenico
I primi anni di esercizio misero alla prova l’edificio. Il 2 dicembre 2006, durante un cambio di scenografie, un guasto meccanico provocò il cedimento della piattaforma centrale del palcoscenico: l’incidente non causò feriti, ma impose l’annullamento di alcune rappresentazioni. Nel 2007 intense precipitazioni allagarono i livelli inferiori, danneggiando impianti e attrezzature tecniche. L’acqua raggiunse ambienti di servizio e aree destinate alle attività teatrali, tra cui il Teatro Martín i Soler, il cui apertura fu ritardata e richiese interventi di ripristino e modifiche alla programmazione.
Un secondo capitolo di manutenzione riguarda l’involucro. Alla fine del 2013 si verificarono distacchi di porzioni di trencadís, con necessità di messa in sicurezza e successiva rimozione e rifacimento di estese superfici della copertura. Le indagini tecniche individuò problemi nelle modalità di applicazione dell’adesivo utilizzato per il fissaggio delle tessere ceramiche. I lavori di ripristino si conclusero nel 2015, restituendo all’edificio il rivestimento bianco previsto dal progetto.
Scala monumentale e rapporto con la città
La vicenda economica accompagna quella tecnica. La realizzazione del complesso comportò un considerevole aumento dei costi rispetto alle previsioni, alimentando negli anni un ampio dibattito sulla gestione delle grandi opere pubbliche e sulla sostenibilità economica di interventi architettonici di questa scala.
Anche il rapporto con il tessuto urbano è discusso: la Città delle Arti e delle Scienze costituisce un sistema fortemente riconoscibile, ma con scala e linguaggio distinti dal centro storico di Valencia. Da un lato il complesso ha costruito una nuova immagine internazionale della città; dall’altro la monumentalità degli edifici e la loro autonomia formale hanno alimentato il dibattito sul dialogo tra architettura contemporanea e contesto urbano.
Ho cercato di catalizzare più energia possibile e per legare ancora più profondamente questo Palau a Valencia ho adoperato le ceramiche della nostra tradizione millenaria, anche quelle frantumate in pezzetti che chiamiamo trencadis. È una piccola città della musica, un progetto che penso per le future generazioni.
Copertina: Palau de les Arts Reina Sofía, Valencia, Santiago Calatrava, 2005. Fotografia: Maria Vazquez, Depositphoto.com
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