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  • Autodesk Forma sostituirà Revit negli ambienti BIM? Annuncio ufficiale AU 2026

    Autodesk ha reso esplicita la direzione futura di Revit. All’Autodesk University 2026, svoltosi a settembre a Las Vegas, l’azienda ha dichiarato che con il tempo Autodesk Forma assumerà il lavoro oggi svolto in Revit. Il tema tocca direttamente i processi di produzione BIM del settore AEC: da oltre vent’anni studi di architettura, ingegneria e imprese costruttrici hanno costruito su Revit standard, template, librerie di famiglie e programmi di formazione dei team.

    Cosa ha annunciato Autodesk

    Il messaggio è arrivato su due canali. Nella keynote, il CEO Andrew Anagnost ha riconosciuto che Forma ancora non fa tutto ciò che fa Revit e che non lo farà per un certo periodo. Lo stesso giorno, il 15 settembre, Amy Bunszel, vicepresidente esecutiva dell’area AEC, ha pubblicato un articolo su Autodesk News con una sezione di domande frequenti che includeva una domanda diretta: Forma sostituirà Revit? La risposta riportata è stata: «Con il tempo, sì».

    I punti chiave dell’annuncio:

    • una quota crescente del lavoro di progettazione, analisi, coordinamento e documentazione oggi svolto in Revit verrà svolto direttamente in Forma;
    • Revit continuerà a evolvere e si collegherà più profondamente a Forma mediante dati condivisi e flussi di lavoro in cloud;
    • Autodesk dichiara che non forzerà una transizione improvvisa;
    • l’investimento su Revit continua, come percorso pratico verso questo futuro;
    • Civil 3D sarà il prossimo prodotto desktop connesso a Forma;
    • Revit integra nuove funzioni di IA per completare automaticamente elementi di ambiente, ottimizzare le annotazioni e automatizzare la documentazione su più viste.

    Rilevante anche ciò che non è stato detto: nessuna data di ritiro, nessuna fine della commercializzazione, nessuna ultima versione di Revit. Alcune testate specializzate, come Architosh, indicano un orizzonte prossimo al decennio, ma si tratta di una stima autonoma e non di un termine ufficiale. Cambia invece il tono rispetto a un anno fa, quando Revit fu presentato come il primo Forma Connected Client e il messaggio era che Forma lo estendeva senza sostituirlo.

    Che cos’è Forma e perché guadagna peso

    Forma nasce come strumento di progettazione concettuale e analisi del sito, erede della tecnologia Spacemaker. Oggi Autodesk la definisce la sua industry cloud per l’AEC: un ambiente che collega dati, decisioni e flussi di lavoro lungo l’intero ciclo di vita, dalla pianificazione all’esercizio. La differenza di fondo con Revit non sta nell’interfaccia ma nell’unità di informazione: Revit lavora con file di modello, Forma con dati granulari in cloud, accessibili ad applicazioni, team diversi e alla stessa IA. Un’immagine utile: Revit è l’officina dove il modello viene fabbricato in dettaglio, Forma punta a essere l’edificio completo in cui tutti gli uffici lavorano su un’unica fonte informativa.

    Durante il 2026 la piattaforma si è espansa fino a comprendere:

    • Forma Site Design, per pianificazione e analisi del sito;
    • Forma Building Design, per la progettazione schemática degli edifici;
    • Forma Data Management, come base per la gestione documentale e dei dati;
    • Forma Build e le soluzioni di costruzione, dopo l’integrazione di Autodesk Construction Cloud avvenuta a marzo;
    • Forma Board, per revisione e collaborazione;
    • Forma Street Design, annunciata ad AU 2026 per la progettazione iniziale di strade urbane.

    Secondo Autodesk, l’IA applicata all’ambiente costruito necessita di contesto di progetto: storico, decisioni e informazioni aggiornate. Concentrare tale contesto in Forma è ciò che consente ad assistenti e agenti di operarvi.

    Revit come Forma Connected Client

    In attesa che Forma maturi, Autodesk ha definito una figura intermedia, il Forma Connected Client: applicazioni desktop che conservano le proprie capacità di dettaglio ma si integrano in profondità con il cloud di Forma. Revit è stata la prima; Civil 3D seguirà. In pratica, un utente di Revit connesso a Forma può:

    • riferire modelli di progetto provenienti da Forma senza scambi manuali di file;
    • inserire nel modello terreno, edifici del contesto e dati relativi ai lotti;
    • eseguire analisi di Forma, come quella sul vento, senza uscire da Revit;
    • sviluppare in Revit il dettaglio di un progetto avviato in Forma Building Design;
    • avvalersi, secondo quanto annunciato, di una geolocalizzazione coerente tra Forma, Revit e Civil 3D.

    Due precisazioni operative. La connessione è per ora una technical preview associata a Revit 2027: Autodesk sconsiglia l’impiego su progetti in produzione e un progetto collegato non può essere scollegato successivamente. Inoltre Forma Building Design è già incluso negli abbonamenti a Revit e alla AEC Collection, quindi molte organizzazioni possono testarlo senza nuovi acquisti. Sul fronte delle infrastrutture, Civil 3D si collegherà a Forma e a Revit mediante interoperabilità per riferimenti, con conferma della continuità degli investimenti.

    Revit e Forma a confronto

    I due prodotti non competono direttamente: rispondono a momenti ed esigenze diverse del progetto. Revit è uno strumento di authoring, con la sua forza nel model detailato e nella produzione documentale; Forma è una piattaforma, orientata a collegare team e informazioni lungo il ciclo di vita a partire dalle fasi iniziali.

    CARATTERISTICA REVIT AUTODESK FORMA
    Natura Applicazione desktop Industry cloud con applicazioni web
    Obiettivo principale Modellazione dettagliata e documentazione del progetto Collegare dati, team e flussi di lavoro lungo l’intero ciclo di vita
    Unità di informazione File di modello Dati granulari condivisi in cloud
    Fasi del progetto Progettazione di dettaglio e documentazione Pianificazione, progettazione preliminare, coordinamento, costruzione ed esercizio
    Livello di dettaglio Elevato, con decenni di sviluppo Concettuale e schemático, in espansione
    Documentazione Tavole, tabelle e annotazioni consolidate Gestione e revisione delle tavole; la produzione arriverà con il tempo
    Analisi Tramite strumenti propri e complementi Analisi ambientali integrate sin dalle fasi preliminari
    Collaborazione Modelli condivisi e collegati Collaborazione in tempo reale su dati comuni
    Intelligenza artificiale Assistente e automazione di attività all’interno del modello Assistente e agenti con accesso al contesto di progetto
    Discipline Architettura, strutture e impianti Edilizia, opere civili e costruzione
    Accesso Abbonamento individuale o AEC Collection Forma Building Design incluso con Revit e AEC Collection; altre soluzioni con abbonamento dedicato
    Profilo utente Modellatori, progettisti e coordinatori BIM Pianificatori, designer, BIM Manager, team di cantiere e promotori
    Stato attuale Strumento di produzione consolidato Piattaforma in rapida espansione
    Visione futura Client connesso e ponte verso Forma Ambiente principale del lavoro AEC

    Più che di sostituzione immediata si parla quindi di un trasferimento graduale di funzioni: Forma assumerà progressivamente capacità mentre Revit resterà l’ambiente di dettaglio.

    Dal file al dato: dove si muove il BIM

    La questione più interessante non è se Revit sparirà, ma come si sposta il baricentro del BIM: dal file di modello all’informazione connessa del progetto. Fino a oggi il modello Revit è stato il nucleo attorno al quale si organizzava tutto il resto. Nella visione Autodesk il nucleo diventa l’insieme dei dati di progetto e gli strumenti di authoring sono porte di accesso a quell’informazione.

    Un confronto tra flussi di lavoro lo illustrare. Oggi lo schema tipico è: esportare il modello, inviarlo al team di opere civili, attendere la consegna e rientrare in coordinamento. Nello scenario prospettato da Autodesk, architettura, strutture e opere civili lavorano sul medesimo contesto di progetto, ciascun team con il proprio strumento, e le modifiche restano disponibili per tutti senza ricostruire le informazioni.

    Lo scenario non è ancora una realtà compiuta. Diverse funzioni annunciate sono in beta o in anteprima e gli strumenti di Forma che si sovrappongono a Revit non dispongono ancora di una roadmap pubblica. AEC Magazine rileva inoltre che l’annuncio fornisce argomenti anche alle alternative di nuova generazione che competono per lo stesso spazio.

    Indicazioni operative per le organizzazioni

    La risposta ragionevole non è né l’allarme né l’inerzia:

    • mantenere la produzione su Revit: nulla cambia nell’immediato;
    • provare Forma Site Design e Forma Building Design in progetti pilota o in fasi preliminari, dove il rischio è contenuto;
    • evitare le funzioni in anteprima sui progetti in corso;
    • rafforzare le competenze che non dipendono dal software: gestione dell’informazione secondo la ISO 19650, standard aperti come IFC e qualità del dato;
    • seguire la roadmap di Autodesk e rivedere periodicamente i piani formativi.

    La trasformazione non consisterà soltanto nel cambiare programma, ma nel passare dalla gestione dei modelli alla gestione dell’informazione.

    Conclusioni

    Revit non esce di scena domani: resta lo strumento di produzione, continua a ricevere investimenti e non esiste una data di dismissione. Ciò che cambia è l’orizzonte su cui pianificare. Si tratta di una transizione più che di una rottura: chi domina Revit parte avvantaggiato, perché le competenze di modellazione, coordinamento e gestione dell’informazione sono trasferibili su qualsiasi piattaforma. Man mano che Forma maturerà, la sfida non sarà solo padroneggiare uno strumento ma capire come fluisce l’informazione lungo il progetto, e la metodologia BIM continuerà a pesare più del software che la supporta.

  • Terre da scavo/2. Il funzionamento del regime semplificato di gestione.

    In cantiere, la gestione delle terre e rocce da scavo non si esaurisce con lo scavo. La questione centrale è stabilire se il materiale possa essere riutilizzato come sottoprodotto oppure debba essere gestito come rifiuto. Il regime di gestione semplificata disciplinato dal D.P.R. 120/2017 definisce un percorso con adempimenti ridotti quando ricorrono le condizioni per la qualificazione a sottoprodotto.

    Le ricadute pratiche interessano direttamente l’organizzazione del cantiere. Dalla qualificazione del materiale dipendono la documentazione da predisporre, la tracciabilità dei flussi in uscita, i tempi delle lavorazioni e i costi legati al riutilizzo o allo smaltimento.

    Da rifiuto a sottoprodotto: le condizioni

    Il regime semplificato presuppone che le terre e rocce da scavo siano qualificate come sottoprodotto. Non è un esito automatico. Il materiale deve essere prodotto durante la realizzazione di un’opera, il suo utilizzo deve essere certo, deve rispettare i requisiti di qualità ambientale e non deve richiedere trattamenti ulteriori rispetto alla normale pratica.

    Se anche una sola di queste condizioni non è soddisfatta, il materiale resta soggetto alla disciplina dei rifiuti. La verifica preliminare è quindi il passaggio che determina il regime applicabile e va condotta prima di impostare la movimentazione delle terre.

    La dichiarazione di utilizzo

    Per le fattispecie che rientrano nella gestione semplificata, il D.P.R. 120/2017 prevede il ricorso alla dichiarazione di utilizzo in luogo del piano di utilizzo. La dichiarazione accompagna il materiale destinato al riutilizzo e va presentata prima dell’inizio delle attività, così da rendere tracciabile fin dall’origine la destinazione prevista.

    Il ricorso alla dichiarazione è collegato a situazioni definite dal regolamento, tra le quali il riutilizzo presso il medesimo sito di produzione. In questi casi il materiale non entra nel circuito dei rifiuti e viene gestito come sottoprodotto, con un alleggerimento del carico documentale rispetto al regime ordinario.

    Verifiche e conformità del materiale

    La gestione semplificata non elimina i controlli. Le caratteristiche del materiale devono essere conformi ai requisiti di qualità richiesti e il riutilizzo deve avvenire secondo le modalità dichiarate. Il presidio di queste condizioni accompagna tutte le fasi, dalla produzione del materiale alla sua destinazione finale.

    Il rispetto dei requisiti ambientali è il presupposto che tiene in piedi l’intero impianto. Senza di esso la qualificazione a sottoprodotto non regge e il materiale ricade nella disciplina dei rifiuti.

    Cosa comporta per chi opera in cantiere

    Per chi organizza, dirige o controlla un cantiere, il regime semplificato richiede di tenere sotto controllo alcuni elementi essenziali:

    • la sussistenza preliminare delle condizioni per la qualificazione a sottoprodotto;
    • la destinazione del materiale e la certezza del suo utilizzo;
    • la scelta tra dichiarazione di utilizzo e piano di utilizzo in base alla fattispecie;
    • la conformità del materiale ai requisiti di qualità;
    • la tracciabilità del riutilizzo secondo le modalità dichiarate.

    Il regime semplificato non è un’opzione liberamente disponibile, ma un percorso che si apre solo quando le condizioni definite dal D.P.R. 120/2017 sono rispettate. Conoscerle prima dell’avvio delle lavorazioni permette di impostare correttamente la gestione delle terre da scavo e di allineare fin da subito documentazione, movimentazione e destinazione del materiale.

  • Ecobonus 2026: ENEA aggiorna i Vademecum tecnici per impianti, chiarisce requisiti, prestazioni e documentazione.

    L’accesso agli incentivi fiscali per l’efficienza energetica, come l’Ecobonus, trascende la semplice esecuzione dei lavori, richiedendo una rigorosa aderenza a specifici requisiti tecnici, prestazionali e documentali. L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) ha recentemente aggiornato i propri Vademecum tecnici, fornendo indicazioni operative indispensabili per la corretta gestione delle pratiche di detrazione, con particolare riferimento agli interventi impiantistici.

    Questo aggiornamento riveste un’importanza strategica per l’intera filiera delle costruzioni, coinvolgendo direttamente progettisti, termotecnici, installatori, amministratori condominiali e proprietari immobiliari intenzionati a beneficiare delle agevolazioni per l’efficientamento.

    La Priorità Legislativa sull’Efficienza Impiantistica

    Nel panorama normativo degli ultimi anni, l’orientamento degli incentivi si è progressivamente consolidato verso interventi capaci di generare una riduzione tangibile dei consumi energetici. In tale contesto, rivestono un ruolo fondamentale tecnologie quali pompe di calore, sistemi ibridi, generatori ad alta efficienza, impianti solari termici, sistemi avanzati di regolazione e controllo, e soluzioni di building automation.

    L’obiettivo non è più la mera sostituzione di un componente, bensì il conseguimento di un miglioramento sistemico delle prestazioni energetiche globali dell’edificio.

    Requisiti Prestazionali e Progettuali per le Tecnologie Agevolate

    Tra gli interventi maggiormente incentivati figura la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza. L’accesso alle detrazioni impone un’attenta verifica che le apparecchiature installate rispettino i requisiti prestazionali minimi stabiliti dalla normativa tecnica vigente. In questa fase, la documentazione fornita dal produttore e le certificazioni prestazionali assumono un’importanza cruciale già in fase di progettazione esecutiva.

    Un’attenzione specifica è dedicata ai sistemi ibridi, configurazioni complesse che integrano una pompa di calore, una caldaia e una centralina di controllo unificata. Queste soluzioni permettono un’ottimizzazione dinamica del funzionamento dell’impianto in relazione alle condizioni climatiche esterne e ai carichi energetici dell’edificio, traducendosi in una riduzione dei consumi e un incremento dell’efficienza stagionale complessiva.

    Gli impianti solari termici, destinati alla produzione di acqua calda sanitaria o all’integrazione del riscaldamento, continuano a rappresentare una delle vie più efficaci per la riduzione dell’impiego di fonti fossili, mantenendo piena ammissione ai meccanismi incentivanti.

    Building Automation: Intelligenza al Servizio dell’Efficienza

    Un ambito di particolare interesse è rappresentato dai sistemi di automazione e controllo. La capacità di monitorare e gestire in modo intelligente parametri quali temperature, orari di funzionamento, consumi energetici e altri aspetti impiantistici, consente di realizzare risparmi energetici significativi anche senza interventi invasivi sull’involucro edilizio. Per tali ragioni, i sistemi di building automation restano tra gli interventi ammissibili all’incentivo.

    La Corretta Gestione Documentale: Un Fattore Critico di Successo

    Una delle principali fonti di criticità nelle fasi di verifica e controllo concerne la corretta conservazione della documentazione relativa agli interventi agevolati. Per garantirne la piena fruizione, è indispensabile custodire con diligenza:

    • Fatture dettagliate delle spese sostenute;
    • Bonifici parlanti, specifici per le detrazioni fiscali;
    • Asseverazioni tecniche, qualora richieste dalla normativa;
    • Schede tecniche e certificazioni prestazionali dei prodotti installati;
    • Tutta la documentazione trasmessa agli enti competenti, in particolare all’ENEA.

    Si sottolinea che errori o omissioni nella documentazione possono compromettere il diritto alla detrazione, anche in presenza di lavori eseguiti a regola d’arte.

    L’Approccio Multidisciplinare e il Ruolo del Professionista

    L’aggiornamento dei Vademecum ENEA conferma l’evoluzione degli incentivi energetici verso un quadro che richiede competenze sempre più trasversali e un approccio multidisciplinare. La corretta gestione di una pratica Ecobonus coinvolge infatti una pluralità di figure professionali, tra cui progettisti impiantisti, ingegneri energetici, architetti, geometri, installatori qualificati e amministratori di condominio.

    Una verifica preventiva e accurata dei requisiti tecnici e della documentazione necessaria è essenziale per ridurre il rischio di contestazioni e assicurare la piena fruizione delle agevolazioni fiscali.

    Verso un Futuro di Incentivi Basati sulle Prestazioni Energetiche

    Le recenti indicazioni tecniche divulgate da ENEA ribadiscono una tendenza ormai consolidata nel settore: i bonus edilizi stanno acquisendo una selettività crescente, premiando in misura maggiore gli interventi in grado di produrre benefici energetici misurabili e verificabili. Di conseguenza, la scelta delle tecnologie, l’accurato dimensionamento degli impianti e la rigorosa verifica delle prestazioni energetiche assumono oggi un’importanza pari, se non superiore, a quella del beneficio fiscale stesso. Questi principi guidano le strategie di efficientamento energetico, come evidenziato dall’ultimo aggiornamento dei Vademecum ENEA a settembre 2026.

  • Restructura 2026: Visioni e Soluzioni per Trasformare l’Esistente | IMPORT ARTICOLI PER INGFORUM

    La trasformazione del patrimonio edilizio e infrastrutturale esistente, unitamente alla riqualificazione energetica e alla riconfigurazione degli spazi urbani, rappresenta una delle sfide ingegneristiche più complesse e attuali. Affrontare questa tematica richiede un approccio olistico e interdisciplinare che consideri la città come un sistema integrato. In questo contesto, Restructura 2026 si posiziona come un appuntamento cardine per i professionisti del settore, offrendo un confronto approfondito sui temi del recupero edilizio e della rigenerazione urbana. L’evento, organizzato da GL events Italia, si terrà dal 12 al 14 novembre presso l’OVAL Lingotto Fiere di Torino.

    Un Approccio Integrato alla Rigenerazione Urbana e Edilizia

    Restructura 2026 intende riunire imprese, istituzioni e centri di ricerca, facilitando lo scambio di competenze e l’esplorazione di soluzioni per la trasformazione dell’esistente. L’esposizione è strutturata in sei aree tematiche principali, dedicate ai materiali, alle tecnologie costruttive, all’impiantistica, alla digitalizzazione dei processi, ai servizi specialistici e all’innovazione per il recupero del patrimonio. Queste sezioni vedranno la partecipazione di aziende consolidate, startup emergenti e progetti speciali che illustrano le più recenti evoluzioni del settore.

    La Liguria sarà la Regione ospite dell’edizione 2026, sottolineando il ruolo dell’evento come piattaforma di dialogo tra diversi contesti territoriali chiamati a ripensare le proprie città e infrastrutture. L’intervento del presidente della Regione, Marco Bucci, aprirà la cerimonia inaugurale. Professionisti e rappresentanti degli Ordini professionali liguri porteranno esperienze e best practice, tra cui gli interventi di depavimentazione e rinaturalizzazione degli spazi urbani avviati a Genova. L’evento si configura come una piattaforma essenziale per la connessione di visioni, competenze e soluzioni concrete, offrendo un programma articolato sui temi della rigenerazione urbana, dell’innovazione costruttiva e delle infrastrutture, affiancato da un percorso espositivo che illustra le tecnologie, i materiali e i servizi che guidano l’evoluzione del comparto.

    Visioni e Strategie: Le Voci Internazionali e Officina Restructura

    Le tre giornate di Restructura saranno inaugurate da figure di spicco dell’architettura contemporanea internazionale. Tra i relatori figurano Amelia Tavella, architetto francese la cui opera si distingue per il profondo radicamento nei territori e nei paesaggi, insignita del Global Award for Sustainable Architecture 2026; Ben van Berkel, olandese, fondatore di UNStudio e progettista di importanti infrastrutture urbane a livello globale, inclusa la futura Linea 2 della metropolitana di Torino; e il britannico Andrew Waugh, riconosciuto pioniere nelle costruzioni in legno e nelle strategie per la decarbonizzazione del settore edilizio.

    Una novità di questa edizione è il debutto di Officina Restructura, un format concepito per tradurre le visioni strategiche in strumenti operativi concreti. Questo spazio di confronto riunirà istituzioni, investitori, professionisti e imprese per analizzare e discutere casi reali di trasformazione del patrimonio costruito, favorendo un approccio pratico e orientato alla soluzione.

    Tre Giornate di Confronto Tecnico: Dalla Riconversione alla Cantieristica

    Il programma tecnico di Restructura 2026 è articolato in tre giornate tematiche, ciascuna focalizzata su aspetti cruciali per i professionisti dell’ingegneria e dell’architettura.

    La giornata del 12 novembre, intitolata “Riconvertire l’esistente”, affronterà la trasformazione del patrimonio costruito. L’intervento di Amelia Tavella fornirà una prospettiva iniziale, seguita da approfondimenti sugli aspetti energetici della riqualificazione, sulla sicurezza strutturale e sulle certificazioni, con il contributo di ANIT, SIAT e GBC Italia. Nel pomeriggio, Officina Restructura si concentrerà sugli strumenti finanziari e la regia pubblica per il recupero del patrimonio abitativo, con la partecipazione di figure come Alessandra Siviero, presidente della Fondazione per l’Architettura di Torino, e Marco Razzetti, presidente del Collegio Edile.

    Il 13 novembre, la giornata “Ripensare la città” sposterà l’attenzione sulla dimensione urbana, esaminando le interconnessioni tra edifici, infrastrutture, spazi pubblici e nuove modalità abitative. Ben van Berkel terrà il keynote speech, seguito da un dialogo con Bernardino Chiaia (presidente e amministratore delegato di Infra.To), Giuseppe Ferro (presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Torino), Roberta Ingaramo (presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino) e Luisa Roccia (presidente del Collegio Geometri di Torino). Nel pomeriggio, Officina Restructura si dedicherà alla rigenerazione degli spazi, con contributi da Fondazione Compagnia di San Paolo, Federappalti, Politecnico di Torino e progettisti quali Filippo Weber (Weber Architects) ed Elia Peroni per G124-Renzo Piano.

    Il 14 novembre, sotto il tema “Rinnovare il costruire”, verrà analizzato il rapporto tra progettazione, tecnologia e gestione del cantiere negli interventi sull’esistente. Andrew Waugh, founding director di Waugh Thistleton Architects, introdurrà il confronto, che vedrà la partecipazione di Alberto Pavan del Politecnico di Milano, e Federico Di Iorio e Paola Buscaglia della Fondazione Centro per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”. Successivamente, Officina Restructura focalizzerà il dibattito sulle criticità operative dei cantieri e sulle soluzioni sviluppate da imprese, progettisti e centri di ricerca.

    Tecnologie e Materiali per il Recupero e l’Innovazione Costruttiva

    L’esposizione a Restructura si apre con un’area esterna dedicata alla cantieristica, dove sarà possibile esaminare mezzi e soluzioni per il noleggio offerte da aziende come la cuneese Massucco T. e Rhinox Rental di Settimo Torinese.

    All’interno dell’Oval Lingotto Fiere, i visitatori potranno scoprire un’ampia gamma di tecnologie e soluzioni. Tra queste, i sistemi non invasivi per il trattamento dell’umidità di risalita sviluppati in Piemonte da Aquapol di Moncalieri. Sul fronte dell’efficientamento energetico, verranno presentati materiali innovativi come il microcappotto in calce e aerogel della friulana Arte e Mestieri di Casarsa della Delizia, e le soluzioni avanzate per l’involucro edilizio proposte dalla calabrese TBK SRL di Lamezia Terme.

    Nell’ambito della sostenibilità costruttiva, Wolf Haus dal Trentino Alto Adige (Campo di Trens) esporrà le proprie soluzioni nell’edilizia prefabbricata in legno e nelle costruzioni ad alta efficienza energetica. Per le innovazioni specifiche nella ristrutturazione, la Gozzi Automazioni di Formigine (MO) presenterà Ondablok, un sistema brevettato per la posa a secco di pavimenti in ceramica e gres porcellanato, concepito per ottimizzare tempi di intervento e ridurre l’impatto ambientale.

    Un focus sarà posto anche sulle tecnologie per la diagnostica e la manutenzione predittiva del patrimonio costruito, con esempi quali le videoispezioni e i sistemi di risanamento delle tubazioni senza demolizioni di TECNO DIT di Bra. L’innovazione digitale sarà rappresentata da aziende come Leica Geosystems di Cornegliano Laudense, specializzata in rilievo digitale e scansione 3D, e da realtà emergenti quali la milanese Mela Works e M2 Sistemi di Savigliano (CN), impegnate nello sviluppo di strumenti per una gestione più efficiente dei cantieri e dei processi aziendali.

    Progetti Speciali e Focus Settoriali

    Restructura 2026 arricchirà la propria offerta con diversi Progetti Speciali, aree tematiche che amplieranno il confronto su recupero e innovazione. Tra le novità di quest’anno, si segnala “Progettare l’efficienza con Roberto Viazzo”, un’area dedicata a materiali e tecnologie specifiche, che ospiterà contenuti tecnici, workshop e dimostrazioni pratiche. Tra le realtà già confermate in questo spazio si annoverano Biomat Canapa, Easydom, Nordtex e TBK.

    Farà ritorno la Re-Stone Area, focalizzata sull’utilizzo della pietra naturale sia nel restauro sia in nuove applicazioni, con la presenza dell’Associazione Bacino Minerario Leonardo Da Vinci, impegnata nella valorizzazione e nello studio di quarzite e Pietra di Luserna.

    La seconda edizione dello Startup Village accoglierà una selezione di realtà innovative che sviluppano soluzioni per un settore delle costruzioni orientato alla rigenerazione, tra cui Codeploy, M2 Sistemi, Mela Works e Nova Vision. Il CasaClima Village, realizzato in collaborazione con l’Agenzia CasaClima, approfondirà i temi dell’efficienza energetica e della qualità dell’abitare, con la partecipazione di aziende dell’edilizia sostenibile come Riwega e Rubner Haus. L’Alveare del Professionista offrirà uno spazio di confronto tra Ordini e Collegi professionali, mentre la Collettiva API-Collegio Edile riunirà imprese e PMI del territorio.

    L’accesso a Restructura è riservato agli operatori del settore professionale e prevede la registrazione gratuita tramite il portale Restructura.com.

    L’evento rappresenta un momento di approfondimento e di networking fondamentale per i professionisti chiamati ad affrontare la complessa articolazione delle opere di recupero, riqualificazione e trasformazione del patrimonio esistente, fornendo spunti progettuali, tecnologici e normativi essenziali per lo sviluppo sostenibile del comparto.

    Per ulteriori dettagli e per l’accredito, è possibile consultare il sito ufficiale dell’evento.

    Per informazioni
    www.restructura.com – organizzato da GL events Italia
    Location: Oval Lingotto Fiere, Torino
    Date: 12-14 novembre 2026
    Accesso gratuito previa registrazione su Restructura.com

  • Lombardia: Obbligo Gestione Rischio Impianti Aeraulici per la Qualità dell’Aria Indoor

    La gestione igienico-sanitaria degli impianti aeraulici: il nuovo perimetro normativo in Lombardia

    La questione della qualità dell’aria all’interno degli edifici ha superato la sfera delle semplici raccomandazioni tecniche per assumere una connotazione normativa ben definita, in particolare nella Regione Lombardia. L’introduzione dell’articolo 59-bis all’interno della Legge Regionale n. 17/2026 impone una revisione metodologica nell’approccio alla salubrità degli impianti di trattamento e distribuzione dell’aria, elevando il tema a un requisito gestionale e sanitario imprescindibile per progettisti, manutentori e responsabili d’impianto.

    Dalla performance energetica alla sicurezza igienica

    Tradizionalmente, la progettazione e la gestione degli impianti HVAC (Heating, Ventilation, and Air Conditioning) hanno privilegiato l’efficienza energetica, ottimizzando consumi, prestazioni e comfort termoigrometrico. La nuova disciplina normativa lombarda segna un’inversione di tendenza, ponendo al centro dell’attenzione la sicurezza igienico-sanitaria dell’aria che viene respirata dagli occupanti degli ambienti confinati.

    Il legislatore richiede ora che i responsabili degli impianti aeraulici adottino procedure rigorosamente documentate. Tali protocolli devono coprire l’intero ciclo di vita dell’impianto e mirano a:
    * Un’analisi approfondita dei rischi igienico-sanitari specificamente correlati all’impianto in esame.
    * Una programmazione strutturata di verifiche e controlli periodici, con frequenze e modalità definite.
    * L’esecuzione di interventi manutentivi calibrati per mantenere la salubrità operativa.
    * La piena tracciabilità di ogni attività svolta sull’impianto, dalla manutenzione ordinaria agli interventi straordinari.

    L’obiettivo ultimo non è soltanto garantire la continuità di funzionamento del sistema, ma prevenire attivamente che le condizioni operative possano condurre a contaminazioni degli ambienti serviti, salvaguardando così la salute degli occupanti.

    Perché l’efficienza non implica automaticamente la salubrità

    Nel settore delle costruzioni è diffusa la convinzione che la mera presenza di sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC), unità di trattamento aria (UTA) o moderni impianti di climatizzazione sia di per sé garanzia di elevata qualità dell’aria interna. Questa percezione, da un punto di vista tecnico, non trova sempre riscontro nella realtà operativa.

    I componenti critici di un impianto aeraulico, quali condotte di distribuzione, batterie di scambio termico, filtri, umidificatori, recuperatori di calore e terminali di diffusione, possono trasformarsi in superfici ideali per l’accumulo di diversi agenti contaminanti. Tra questi si annoverano polveri, materiale organico, particolato di origine microbiologica e altri inquinanti. In assenza di un monitoraggio e di interventi manutentivi mirati, tali sostanze possono essere facilmente veicolate e distribuite negli ambienti occupati attraverso il normale flusso d’aria dell’impianto. Un sistema aeraulico, pur essendo progettato per movimentare l’aria, può dunque diventare un vettore di contaminanti biologici e chimici se la sua gestione igienico-sanitaria non è adeguata sin dalla fase progettuale.

    Il perno della valutazione del rischio igienico-sanitario

    L’aspetto più distintivo e innovativo della normativa introdotta dalla Regione Lombardia risiede nella centralità della valutazione del rischio come metodologia preventiva. Questo approccio segna un netto distacco dalla tradizionale logica di manutenzione basata su intervalli fissi e predeterminati, introducendo un sistema dinamico e basato sull’analisi delle condizioni reali di ogni specifico impianto.

    La frequenza degli accertamenti, le tipologie di ispezioni e la pianificazione degli interventi correttivi devono essere determinate considerando una pluralità di fattori, tra cui:
    * La destinazione d’uso degli spazi serviti, distinguendo ad esempio tra uffici, scuole, strutture sanitarie.
    * Il livello e la tipologia di occupazione degli ambienti.
    * Le caratteristiche tecniche e costruttive dell’impianto aeraulico.
    * Le condizioni operative specifiche, incluse le modalità di funzionamento e i carichi di lavoro.
    * La potenziale presenza di soggetti particolarmente vulnerabili, come anziani, bambini o persone con patologie respiratorie.
    * L’identificazione di potenziali fonti di contaminazione interne o esterne all’edificio.

    Questa metodologia sottolinea che non tutti gli impianti presentano il medesimo profilo di rischio e, di conseguenza, richiedono strategie di gestione differenziate e non applicabili con criteri standardizzati.

    Implicazioni concrete per i professionisti del settore

    La nuova impostazione normativa imporrà una maggiore sinergia tra le diverse fasi del processo edilizio e gestionale: dalla progettazione impiantistica alla manutenzione, fino al controllo igienico-sanitario. Per proprietari e gestori di immobili, la sfida consisterà nel dimostrare l’adozione e l’implementazione di procedure documentate, tracciabili e verificabili.

    Parallelamente, la filiera dei professionisti, che include progettisti impiantisti, ispettori, e aziende specializzate nella manutenzione, dovrà sviluppare e consolidare competenze specifiche nella gestione proattiva della qualità dell’aria interna. La salubrità degli ambienti diventa quindi un parametro da monitorare con la medesima accuratezza e importanza attribuita all’efficienza energetica e alla sicurezza strutturale e impiantistica complessiva degli edifici.

    Verso una nuova consapevolezza dell’aria interna

    La modifica normativa della Regione Lombardia rappresenta un punto di svolta significativo, promuovendo un cambiamento culturale fondamentale nel settore delle costruzioni e della gestione immobiliare. La qualità dell’aria interna non è più un risultato automatico o un effetto collaterale della ventilazione, bensì un obiettivo esplicito da perseguire attraverso un percorso sistematico di analisi, monitoraggio continuo e gestione dinamica del rischio.

    In un’epoca in cui la maggior parte delle persone trascorre una porzione preponderante del proprio tempo in ambienti confinati, una gestione oculata e conforme degli impianti aeraulici si configura come un fattore cruciale per la tutela della salute pubblica, il benessere degli occupanti e la sostenibilità a lungo termine del patrimonio edilizio.

  • SICUREZZA: RLS E CSP COMPATIBILI IN BASE ALL’INTERPELLO n.4/2026 – IMPORT ARTICOLI PER INGFORUM

    L’Interpello n. 4/2026 affronta una questione che tocca direttamente l’organizzazione della prevenzione nei cantieri temporanei o mobili: la compatibilità tra la funzione di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) e quella di Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione (CSP). Il tema non è teorico. Riguarda situazioni in cui il datore di lavoro dell’RLS opera direttamente nel medesimo cantiere attraverso propri lavoratori, creando una sovrapposizione tra la rappresentanza dei lavoratori e la pianificazione tecnica della sicurezza.

    Il nodo del cumulo delle funzioni

    Quando le due figure coincidono nello stesso soggetto, l’RLS è chiamato a esercitare prerogative di rappresentanza, consultazione, controllo e proposta nei confronti dell’organizzazione aziendale di appartenenza. Il CSP, nello stesso contesto, svolge una funzione tecnica di pianificazione della sicurezza, destinata a incidere sulle modalità organizzative del cantiere e sulle misure di prevenzione da adottare.

    La coesistenza dei due ruoli produce una sovrapposizione di interessi e responsabilità. Il rischio individuato è concreto: la necessaria autonomia che deve caratterizzare l’effettivo esercizio della rappresentanza dei lavoratori può risultare compromessa. È questo il punto su cui l’Interpello concentra l’attenzione, e sul quale la lettura della norma richiede particolare attenzione.

    Effettività della tutela e distinzione delle funzioni

    La tutela della salute e sicurezza sul lavoro non può essere ridotta a una lettura formalistica delle norme. Richiede che ciascuna funzione sia esercitata in modo realmente autonomo ed efficace. Quando la coincidenza soggettiva dei ruoli rischia di compromettere tale autonomia, risulta coerente privilegiare un’interpretazione che preservi la distinzione delle funzioni e l’equilibrio del sistema prevenzionistico.

    Sotto questo profilo, l’orientamento espresso dall’Interpello risponde a una logica di effettività della tutela e di garanzia della genuina rappresentanza dei lavoratori. La questione, però, non si esaurisce qui.

    Il limite della motivazione

    Nel D.Lgs. n. 81/2008 non esiste una disposizione che preveda espressamente l’incompatibilità tra RLS e CSP. L’affermazione di una incompatibilità in termini assoluti rischia pertanto di attribuire alla normativa un contenuto che il legislatore non ha esplicitamente introdotto.

    Una lettura sistematica delle disposizioni contenute negli articoli 50, 91 e 100, comma 4, del D.Lgs. n. 81/2008 conduce invece a valorizzare il principio di effettività delle funzioni prevenzionistiche e la necessità che ciascun soggetto possa operare senza condizionamenti derivanti da ruoli potenzialmente confliggenti. È su questo piano, interpretativo e funzionale, che si gioca la soluzione del problema, non su quello di una presunta incompatibilità testuale.

    Una formulazione tecnicamente più rigorosa

    Alla luce di queste considerazioni, la formulazione tecnicamente più corretta non è quella secondo cui esiste incompatibilità tra RLS e CSP in termini generali. Piuttosto, può affermarsi quanto segue:

    Il D.Lgs. n. 81/2008 non prevede un’incompatibilità espressa tra RLS e CSP. Tuttavia, quando il datore di lavoro dell’RLS operi direttamente nel medesimo cantiere mediante propri lavoratori, il cumulo delle funzioni determina una sovrapposizione suscettibile di compromettere l’effettiva autonomia nell’esercizio delle attribuzioni rappresentative dell’RLS; per tale ragione, secondo un’interpretazione sistematica e funzionale delle disposizioni degli artt. 50, 91 e 100, comma 4, il cumulo deve ritenersi non compatibile con la distinta ed effettiva esplicazione delle due funzioni.

    La precisazione non è terminologica. È essenziale per mantenere il necessario equilibrio tra interpretazione della norma e principi che governano il sistema di salute e sicurezza sul lavoro. Parlare di incompatibilità normativa espressa significherebbe attribuire al D.Lgs. n. 81/2008 un contenuto che non contiene. Parlare di incompatibilità funzionale, invece, consente di ancorare la valutazione alla concreta situazione di cantiere e al rischio effettivo di compromissione dell’autonomia dell’RLS.

    Perché conta per chi opera in cantiere

    Per i professionisti coinvolti nella gestione della sicurezza, la questione ha una ricaduta operativa immediata. Nel momento in cui si organizza la struttura della prevenzione di un cantiere temporaneo o mobile, la verifica dell’assetto dei ruoli non può fermarsi alla titolarità formale degli incarichi. Occorre considerare se il datore di lavoro dell’RLS opera direttamente nel medesimo cantiere con propri lavoratori, perché è in questa condizione che il cumulo tra rappresentanza dei lavoratori e coordinamento per la progettazione assume i contorni di un possibile conflitto.

    La distinzione tra le funzioni, e la possibilità che ciascuna sia esercitata in modo effettivo e autonomo, rappresentano il criterio su cui orientare le scelte organizzative. Il principio di effettività della tutela, richiamato dalla lettura sistematica degli artt. 50, 91 e 100, comma 4, del D.Lgs. n. 81/2008, è il riferimento per valutare se il cumulo dei ruoli sia sostenibile nel caso concreto.

    Un contributo da leggere con attenzione

    L’Interpello n. 4/2026 individua correttamente un potenziale vulnus nel sistema della prevenzione e propone una soluzione orientata all’effettività della tutela. Il suo contributo più utile è proprio quello di spostare l’attenzione dal piano della ricerca di un divieto espresso a quello della verifica funzionale delle condizioni in cui le due funzioni possono essere esercitate.

    Più che di una incompatibilità normativa espressa, appare dunque opportuno parlare di una incompatibilità funzionale, derivante dalla concreta impossibilità di garantire, in determinate situazioni, la piena autonomia e distinzione delle due funzioni. Una precisazione che non cambia il merito della questione, ma che ne rende più solida e difendibile l’impostazione.

    Scarica l’Interpello

  • Radon in Progettazione: Evento Nazionale a Salerno per Professionisti – Opportunità e Responsabilità

    Il gas radon rappresenta una problematica geotecnica e strutturale con significative ripercussioni sulla salute pubblica, rendendo la sua gestione un aspetto cruciale nella progettazione e riqualificazione degli edifici. Questo gas naturale radioattivo, derivante dal decadimento di elementi presenti nel sottosuolo, è riconosciuto scientificamente come la seconda causa di tumore polmonare a livello globale, preceduto unicamente dal fumo di sigaretta, e la principale tra i non fumatori. La sua presenza impone dunque una riconsiderazione profonda delle strategie di intervento nel patrimonio edilizio esistente e delle metodologie di prevenzione nelle nuove costruzioni.

    Il Contesto Nazionale e la Giornata Europea del Gas Radon

    Il 7 novembre 2026, la città di Salerno ospiterà un evento nazionale di rilevanza primaria, in concomitanza con la Giornata Europea del Gas Radon. L’appuntamento, programmato dalle ore 9:00 alle ore 17:30 presso il Saint Joseph Resort, situato in Via Salvatore Allende, 66, si propone come un foro di discussione e aggiornamento sulle sfide e le soluzioni legate a questa minaccia invisibile. L’organizzazione dell’evento è curata dal Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Salerno, con il supporto scientifico dell’Università degli Studi di Salerno e dell’Associazione Nazionale Donne Geometra Esperti Edificio Salubre Gas Radon. L’iniziativa gode inoltre del patrocinio di enti di prestigio quali il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, Cassa Geometri, la Regione Campania, la Provincia e il Comune di Salerno, oltre al sostegno dei Collegi dei Geometri e Geometri Laureati della Campania.

    Un Confronto Multidisciplinare su Temi Chiave

    La giornata offrirà un ampio spettro di approfondimenti tecnici e scientifici, con la partecipazione di accademici provenienti da autorevoli atenei italiani, rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità, di ARPA Campania e di INAIL. Professionisti attivi quotidianamente nel campo della misurazione, mitigazione e risanamento da gas radon contribuiranno con la loro esperienza sul campo. Il dibattito verterà su aspetti fondamentali per il settore delle costruzioni e dell’ingegneria, includendo:

    • Il legame tra radon e salute pubblica, analizzando gli impatti e i rischi.
    • La qualità dell’aria indoor, elemento imprescindibile per la salubrità degli ambienti abitativi e lavorativi.
    • Il delicato equilibrio tra efficientamento energetico degli edifici e la loro salubrità, considerando come gli interventi possano influenzare le concentrazioni di radon.
    • Il Piano Nazionale Radon e il quadro normativo vigente, fornendo un aggiornamento sulle disposizioni legislative e le linee guida.
    • Le tecniche avanzate di misurazione e monitoraggio del gas radon.
    • Le attività svolte dalle Agenzie ambientali nel controllo e nella prevenzione.
    • Le metodologie di mitigazione e risanamento, con un focus sulle soluzioni tecniche adottabili.
    • La verifica dell’efficacia degli interventi realizzati e il monitoraggio post-operam.
    • Gli aspetti legati all’agibilità degli edifici in relazione alla presenza di radon.
    • Le responsabilità professionali e gli ambiti tecnico-peritali correlati alla gestione del gas.

    Opportunità di Aggiornamento per i Professionisti del Settore

    L’evento si rivolge a un’ampia platea di professionisti, includendo geometri, ingegneri, architetti, periti industriali, tecnici della prevenzione, operatori dell’edilizia, responsabili della sicurezza, amministratori di condominio, amministratori pubblici e tutti gli operatori del settore provenienti da ogni regione d’Italia. In un periodo storico dove la tutela della salute e la qualità degli ambienti interni rappresentano pilastri irrinunciabili della progettazione edilizia, la Giornata Europea del Gas Radon offre una preziosa opportunità di aggiornamento professionale, confronto tecnico e crescita delle competenze specifiche.

    L’iniziativa prevede il riconoscimento di Crediti Formativi Professionali (CFP) per gli iscritti agli Ordini e Collegi professionali aderenti. La partecipazione è gratuita, ma subordinata a iscrizione obbligatoria.

    Per l’iscrizione, è possibile compilare il modulo disponibile cliccando qui: modulo di iscrizione. La locandina completa dell’evento è consultabile al seguente link: locandina evento.

  • Distanze Legali tra Costruzioni in Aderenza e Giunto Sismico: Articoli Essenziali per INGFORUM

    La costruzione in aderenza e le prescrizioni antisismiche rappresentano un nodo tecnico-giuridico di notevole complessità nell’ambito dell’ingegneria civile e della progettazione strutturale, specialmente nelle aree a elevato rischio sismico. Il coordinamento tra le disposizioni del Codice Civile, che regolano le distanze tra fabbricati, e le stringenti esigenze di sicurezza strutturale imposte dalla normativa antisismica, è un tema centrale per ingegneri, architetti e consulenti tecnici. La recente giurisprudenza ha fornito interpretazioni significative, delineando un percorso di integrazione tra queste discipline apparentemente distanti.

    La Costruzione in Aderenza: Autonomia Strutturale e Confini Legali

    La costruzione in aderenza identifica la realizzazione di un nuovo edificio a diretto contatto con un fabbricato preesistente. Questo approccio costruttivo prevede che la nuova opera segua il filo esterno del fabbricato confinante, evitando così la creazione di intercapedini. Gli articoli 873 e 877 del Codice Civile disciplinano i rapporti di vicinato, permettendo al proprietario di un fondo di edificare sia mantenendo le distanze minime legali sia costruendo sul confine in aderenza, massimizzando l’utilizzo della capacità edificatoria del proprio lotto.

    Affinché la costruzione in aderenza sia considerata legittima, sia dal punto di vista tecnico sia giuridico, devono essere soddisfatte specifiche condizioni. Queste includono l’assenza di spazi residui significativi tra le due costruzioni e un accostamento totale delle strutture. È inoltre fondamentale il rispetto delle previsioni urbanistiche locali, l’assoluta autonomia strutturale del nuovo edificio e l’esclusione di qualsiasi pregiudizio alla stabilità del fabbricato confinante. L’aderenza si configura, in questo contesto, come una deroga al principio generale delle distanze minime, consentendo un impiego efficiente del suolo edificabile.

    Distinzione Cruciale: Aderenza versus Appoggio Strutturale

    Dal punto di vista tecnico e legale, una distinzione essenziale deve essere operata tra la costruzione in aderenza e quella in appoggio. Nel caso dell’aderenza, gli edifici, sebbene fisicamente contigui, mantengono una totale indipendenza strutturale. Il nuovo manufatto non trasmette né pesi, né spinte, né altri carichi alla struttura vicina.

    Diverso è il concetto di costruzione in appoggio, che implica l’utilizzo, totale o parziale, di elementi strutturali appartenenti all’edificio confinante. Questa modalità costruttiva comporta significative implicazioni sia sotto il profilo statico che quello autorizzativo. La corretta qualificazione dell’intervento assume spesso un ruolo determinante nei contenziosi legali relativi alle distanze tra fabbricati.

    Il Giunto Sismico: Esigenza di Sicurezza e Flessibilità Strutturale

    Nelle zone classificate a rischio sismico, l’introduzione del giunto sismico diviene una componente irrinunciabile della progettazione. Questo spazio tecnico è essenziale per separare due strutture che devono rimanere reciprocamente indipendenti durante un evento sismico. La sua funzione primaria è permettere alle costruzioni di deformarsi autonomamente, prevenendo il fenomeno del “martellamento”, che si verifica quando edifici contigui entrano in collisione a causa delle oscillazioni indotte dal sisma.

    La necessità del giunto sismico è dettata dalle intrinseche differenze tra fabbricati confinanti, che possono presentare masse, altezze, rigidezze strutturali e, di conseguenza, comportamenti dinamici distinti. La normativa antisismica impone la previsione di uno spazio adeguato a garantire questi movimenti indipendenti. Non si tratta, dunque, di una distanza con finalità urbanistiche tradizionali, bensì di una misura dettata da precise esigenze di sicurezza strutturale.

    L’Interpretazione della Cassazione sull’Aderenza e i Minimi Spazi Tecnici

    La giurisprudenza civile ha progressivamente affinato il concetto di aderenza, superando un’interpretazione strettamente geometrica. La Corte di Cassazione ha chiarito che la presenza di spazi minimi tra due edifici non preclude automaticamente la qualificazione dell’opera come costruzione in aderenza. Questo è valido a condizione che tali distacchi siano giustificati da esigenze tecniche o da modeste irregolarità esecutive e non configurino intercapedini dannose.

    Un riferimento fondamentale in tal senso è la pronuncia della Cassazione Civile, Sezione II, del 30 gennaio 2023, n. 2696. Questa sentenza, richiamando precedenti come Cass. n. 3601/2016 e Cass. n. 5894/2004, ha stabilito che:

    “Ai fini dell’art. 877 c.c., la costruzione in aderenza al muro posto sul confine dev’essere ravvisata anche in presenza di modeste intercapedini ove queste derivino da mere anomalie edificatorie e siano, altresì, agevolmente colmabili senza appoggi o spinte sul manufatto preesistente.”

    Questo principio riveste particolare importanza quando il limitato spazio tra i fabbricati è una diretta conseguenza delle esigenze tecniche imposte dalla normativa antisismica.

    Il Coordinamento tra Giunto Sismico e Distanze Legali nella Giurisprudenza di Merito

    Il rapporto tra giunto sismico e computo delle distanze legali ha rappresentato un significativo terreno di dibattito. Mentre dal punto di vista strutturale il giunto è una separazione necessaria e obbligatoria, la questione urbanistica verteva sulla sua capacità di configurare edifici distaccati o di rientrare comunque nella nozione di costruzione in aderenza.

    La giurisprudenza più recente tende a un approccio di coordinamento. Le pronunce della Cassazione che tollerano intercapedini minime tecnicamente giustificate suggeriscono che il distacco imposto dalla normativa antisismica potrebbe non essere sufficiente a escludere la qualificazione dell’opera come costruzione in aderenza.

    A supporto di questa interpretazione si collocano alcune rilevanti decisioni dei tribunali di merito. Il Tribunale di Frosinone, con la sentenza n. 821/2019, ha ritenuto che una nuova costruzione separata da pochi centimetri dal fabbricato vicino, quando tale distacco corrisponde al giunto tecnico antisismico, può essere considerata in aderenza. Il giudice non ha imposto l’arretramento dell’edificio, ma ha prescritto l’eliminazione dell’interstizio tramite materiali elastici o copertura adeguata del giunto. Analogamente, il Tribunale di Avezzano, nella sentenza 6 maggio 2206 n. 409, ha ribadito la necessità di coordinare le prescrizioni antisismiche con la disciplina civilistica sulle distanze. Un distacco tra 5 e 8 centimetri, opportunamente protetto, è stato ritenuto compatibile con la presenza di un giunto tecnico e non sufficiente a integrare una violazione delle distanze legali.

    Implicazioni Progettuali e l’Approccio Multidisciplinare

    La progettazione di edifici confinanti in contesti sismici richiede un approccio intrinsecamente multidisciplinare. Professionisti del settore devono integrare considerazioni urbanistiche, catastali, strutturali, geotecniche, sismiche e antincendio. Un aspetto critico è la compatibilità tra le distanze urbanistiche e l’ampiezza del giunto sismico, che deve essere adeguata a garantire il comportamento autonomo delle strutture.

    La determinazione di questi parametri richiede verifiche tecniche specifiche, una modellazione strutturale accurata e una valutazione concreta delle peculiarità dell’intervento.

    Conclusioni: Un Nuovo Equilibrio tra Codice Civile e Sicurezza Sismica

    L’evoluzione giurisprudenziale dimostra come il concetto di aderenza non possa più essere interpretato in modo rigidamente materiale. La Cassazione Civile, con la sentenza n. 2696/2023, e le sue precedenti n. 3601/2016 e n. 5894/2004, unitamente alle pronunce dei Tribunali di Frosinone n. 821/2019 e Avezzano n. 409/2026, confermano che l’aderenza può sussistere anche in presenza di minimi distacchi tecnicamente giustificati.

    Nelle aree a rischio sismico, l’aderenza lecita non coincide più necessariamente con il contatto rigido tra fabbricati, ma si manifesta in una configurazione costruttiva che armonizza gli articoli 873 e 877 del Codice Civile con le inderogabili esigenze di sicurezza strutturale dettate dalla normativa antisismica. In questa prospettiva, il giunto sismico non rappresenta un’interruzione dell’aderenza, ma può configurarsi come la modalità tecnicamente corretta e giuridicamente legittima per realizzarla.

  • D.Lgs. 81/08 sulla sicurezza sul lavoro: disponibile l’edizione aggiornata a ottobre 2026, con importazione degli articoli per INGFORUM.

    È disponibile l’edizione aggiornata a ottobre 2026 del Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, il D.Lgs. 81/2008, principale riferimento legislativo italiano in materia di prevenzione degli infortuni e tutela della salute dei lavoratori. Per chi opera nei cantieri, dalla progettazione all’esecuzione delle opere, si tratta di uno strumento di consultazione quotidiana.

    La sicurezza sul lavoro è uno dei pilastri dell’attività professionale nel settore delle costruzioni. Da questa premessa deriva una necessità concreta: disporre di strumenti normativi costantemente aggiornati. Una esigenza che riguarda tecnici, professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni.

    Un riferimento che attraversa tutto il processo edilizio

    A oltre diciotto anni dall’entrata in vigore, il D.Lgs. 81/08 continua a rappresentare l’architrave del sistema di prevenzione nazionale. Il decreto disciplina le responsabilità dei soggetti coinvolti nel processo edilizio e produttivo, dalla progettazione alla realizzazione delle opere.

    Geometri, ingegneri, architetti, periti industriali, coordinatori della sicurezza, datori di lavoro e responsabili della prevenzione lo impiegano come strumento operativo quotidiano, per operare nel rispetto degli obblighi normativi e garantire standard elevati di tutela nei luoghi di lavoro.

    Gli ambiti disciplinati

    Il Testo Unico interviene, tra gli altri, su aspetti che riguardano direttamente l’organizzazione del cantiere e la gestione delle lavorazioni:

    • valutazione dei rischi e misure di prevenzione;
    • ruoli e responsabilità di datore di lavoro, dirigenti e preposti;
    • compiti del RSPP, del medico competente e dell’RLS;
    • gestione dei cantieri temporanei e mobili;
    • coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione;
    • formazione e addestramento dei lavoratori;
    • sorveglianza sanitaria;
    • prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.

    Perché serve una versione coordinata

    Il quadro normativo è soggetto a interventi legislativi, interpretazioni giurisprudenziali e aggiornamenti tecnici successivi. Poter contare su una versione coordinata e aggiornata della normativa significa disporre di un riferimento autorevole per la corretta gestione degli adempimenti, senza dover ricostruire manualmente le modifiche intervenute.

    Sicurezza come parte del progetto, non come adempimento

    La cultura della sicurezza non è un mero adempimento burocratico. Rappresenta un elemento qualificante dell’intero processo edilizio. La corretta applicazione delle disposizioni contenute nel D.Lgs. 81/08 contribuisce a migliorare la qualità della progettazione, a ridurre il rischio di incidenti e contenziosi e a garantire una maggiore tutela per lavoratori, committenti e imprese.

    Per i professionisti tecnici, l’aggiornamento costante delle competenze in materia di sicurezza costituisce un preciso dovere deontologico, oltre che un fattore determinante per l’esercizio qualificato della professione.

    Dove consultare l’edizione aggiornata

    L’edizione aggiornata a ottobre 2026 del Testo Unico Sicurezza (D.Lgs. 81/08) è consultabile online sul portale curato dall’Ing. Amato Di Fiore:

    Consulta il Testo Unico Sicurezza aggiornato

    Uno strumento di elevato valore tecnico e professionale, che consente di avere a disposizione un quadro normativo aggiornato, favorisce una corretta applicazione della legislazione vigente e contribuisce alla diffusione della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro.

  • Decreto Ambiente Bis 2026: Nuove Regole Terre e Rocce da Scavo in Vigore dal 9 Ottobre 2026

    Il Decreto Legge 177/2026, ribattezzato “Ambiente-bis” ed entrato in vigore il 9 ottobre 2026, introduce modifiche significative alla normativa ambientale, delineando un nuovo quadro di riferimento per cantieri, infrastrutture, interventi di bonifica e procedimenti autorizzativi. L’intervento normativo incide direttamente sulla pianificazione e sull’esecuzione delle opere, rappresentando un momento di aggiornamento cruciale per ingegneri, progettisti, consulenti e imprese del settore delle costruzioni.

    Il Decreto Ambiente-bis: Riforma della Gestione di Terre e Rocce da Scavo

    Tra le novità più rilevanti per il comparto delle costruzioni figura una revisione della gestione delle terre e rocce da scavo. Un punto cardine è l’introduzione del concetto di “cantiere puntuale”, definito come un sito di produzione che genera un volume non superiore a 20 m³ di terre e rocce. Per questa specifica categoria di interventi, il decreto consente il riutilizzo diretto del materiale all’interno del medesimo sito di produzione, eliminando la necessità di una caratterizzazione ambientale preventiva. Questo snellimento procedurale mira a ridurre gli oneri amministrativi e i tempi di avvio dei lavori per interventi di modesta entità, promuovendo al contempo il riutilizzo in situ delle risorse naturali.

    La semplificazione trova applicazione a condizione che il volume di scavo non superi i 20 m³, il materiale sia destinato al riutilizzo nel sito di produzione e la documentazione tecnica prodotta attesti il rispetto di tutti i requisiti.

    Casi Esclusi dalla Procedura Semplificata

    Nonostante le misure di alleggerimento, il decreto mantiene rigorose salvaguardie ambientali, escludendo dalla procedura semplificata quei contesti dove sussistono potenziali criticità. Rimangono pertanto soggette alle procedure ordinarie le terre e rocce provenienti da:

    • siti oggetto di procedimenti di bonifica in corso;
    • scavi finalizzati alla rimozione di sorgenti di contaminazione;
    • materiali contenenti specifiche componenti quali calcestruzzo, bentonite, vetroresina, miscele cementizie, additivi o materiali plastici impiegati durante le operazioni di scavo.

    In questi scenari, il ricorso alle procedure ordinarie previste dalla normativa ambientale rimane obbligatorio per garantire la massima tutela ambientale.

    Deposito Temporaneo: Nuovi Limiti per i Rifiuti da Scavo

    Il Decreto interviene anche sulla disciplina del deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate come rifiuti, stabilizzando nel Codice dell’Ambiente i limiti quantitativi già previsti dal DPR 120/2017. I nuovi limiti prevedono una quantità complessiva massima di 4.000 m³, di cui non più di 800 m³ possono essere costituiti da rifiuti pericolosi. La frequenza di conferimento è fissata ogni tre mesi oppure al raggiungimento delle soglie massime, con una durata massima del deposito non superiore a un anno. Questa modifica consolida un regime operativo già in uso, conferendo maggiore certezza normativa e ottimizzando la gestione logistica nei cantieri di maggiori dimensioni.

    Semplificazione e Coordinamento: Dalla VIA ai Progetti Strategici

    Il provvedimento mira a una riorganizzazione delle procedure di valutazione ambientale, con particolare focus sui progetti inclusi nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). Per queste iniziative strategiche, la Commissione Tecnica PNRR-PNIEC viene investita della responsabilità di gestire anche le verifiche di assoggettabilità a VIA, centralizzando le istruttorie e riducendo le sovrapposizioni burocratiche.

    Contestualmente, si rafforza l’interconnessione tra la Valutazione di Impatto Ambientale e l’autorizzazione paesaggistica. Quando la relazione paesaggistica è sufficientemente esaustiva da permettere una valutazione positiva di compatibilità dell’intervento, il concerto del Direttore Generale del Ministero della Cultura competente può estendersi fino a comprendere l’autorizzazione paesaggistica stessa. Questo meccanismo mira a eliminare duplicazioni procedurali, accelerando l’approvazione di progetti complessi. L’obiettivo è una maggiore rapidità delle istruttorie per lo screening VIA, una centralizzazione delle valutazioni per i progetti PNRR-PNIEC, l’eliminazione delle duplicazioni nell’autorizzazione paesaggistica e un complessivo miglioramento del coordinamento amministrativo nel procedimento unico ambientale.

    Trasparenza e Certezza: Rinnovo AIA e Tempistiche delle Bonifiche

    Il Decreto Ambiente-bis destina un investimento di 500.000 euro per il 2027 al potenziamento delle attività istruttorie del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Questo finanziamento è specificamente mirato a rafforzare l’analisi dei profili sanitari connessi al rinnovo e al riesame delle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA). A completamento di queste misure, è previsto un sistema di copertura dei rimborsi dei diritti istruttori attraverso i proventi delle tariffe ambientali, con un tetto massimo di 5 milioni di euro annui.

    Tempi Certi per l’Individuazione del Responsabile di Bonifica

    Un’altra significativa modifica riguarda le procedure di bonifica dei siti contaminati. L’articolo 244 del D.Lgs. 152/2006 viene emendato per introdurre termini perentori per l’individuazione del responsabile della potenziale contaminazione. La Provincia è ora tenuta ad adottare l’ordinanza nei confronti del soggetto entro 150 giorni dalla ricezione della comunicazione relativa al superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC). In caso di inottemperanza a tale termine, la Regione interverrà assegnando alla Provincia un ulteriore periodo di 30 giorni per provvedere. Se anche quest’ultimo termine dovesse scadere senza azione, scatterà il potere sostitutivo regionale, che agirà con il supporto tecnico del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). Questa misura è studiata per contrastare i cronici ritardi che hanno spesso caratterizzato i procedimenti di bonifica e recupero ambientale nel Paese.

    Nuovi Fondi per Risanamento Ambientale e Resilienza Territoriale

    Il provvedimento rafforza anche le iniziative di risanamento nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Vengono stanziati fino a 200 milioni di euro per gli interventi del Commissario Unico, con ulteriori incrementi previsti negli anni successivi. Queste risorse confluiranno in una contabilità speciale e saranno dedicate a progetti di bonifica e recupero ambientale nelle aree più severamente compromesse dai fenomeni di contaminazione.

    L’articolo 2 del Decreto istituisce presso il MASE un nuovo fondo, con una dotazione di 11 milioni di euro annui a partire dal 2027. Questo fondo è destinato a sostenere investimenti comunali finalizzati a mitigare gli impatti di eventi ambientali e climatici che, pur non classificabili come emergenze nazionali, richiedono interventi urgenti. Possono beneficiare di questi finanziamenti progetti relativi a crisi del ciclo dei rifiuti, tutela della biodiversità, contrasto al degrado ambientale e delle acque, e interventi legati ai cambiamenti climatici. Il contributo massimo erogabile per singolo evento è pari a 1 milione di euro, e i Comuni beneficiari dovranno assumere obbligazioni giuridicamente vincolanti entro 180 giorni dalla concessione del finanziamento, pena la revoca dello stesso.

    Per geometri, ingegneri, architetti, geologi e imprese di costruzione, il decreto introduce una significativa riduzione degli adempimenti nei piccoli cantieri, tempi più certi nelle procedure ambientali e nuove opportunità di finanziamento per interventi di recupero e resilienza territoriale. In parallelo, aumenta l’importanza della corretta documentazione tecnica e della tracciabilità delle attività di cantiere, elementi che diventano essenziali per beneficiare delle semplificazioni introdotte dalla nuova normativa.

    Il Decreto Ambiente-bis 2026 configura una riforma articolata che incide simultaneamente sulla gestione delle terre e rocce da scavo, sulle autorizzazioni ambientali, sulle bonifiche e sulla resilienza territoriale. Le semplificazioni per i piccoli cantieri, il potenziamento delle procedure VIA, i termini certi nelle bonifiche e i nuovi finanziamenti per enti locali e interventi strategici delineano un quadro normativo orientato all’accelerazione degli investimenti, alla riduzione degli oneri burocratici e alla promozione dell’economia circolare. Per i professionisti del settore sarà cruciale aggiornare procedure e documentazione operative, poiché le nuove opportunità introdotte si accompagnano a una crescente responsabilizzazione dei soggetti coinvolti nella gestione ambientale dei cantieri e del territorio.

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