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  • Varianti negli appalti pubblici: quando si applicano i limiti del 20% e del 50%

    La gestione delle varianti contrattuali negli appalti pubblici rappresenta un aspetto cruciale per la continuità operativa dei progetti, richiedendo una chiara definizione dei limiti entro i quali le modifiche possono essere apportate senza la necessità di una nuova procedura di affidamento. Le normative vigenti e pregresse stabiliscono soglie precise, rispettivamente del 20% e del 50% dell’importo contrattuale iniziale, la cui applicazione varia in funzione della tipologia di intervento e delle specifiche circostanze che rendono necessarie tali modifiche.

    Il quadro normativo generale per le modifiche contrattuali

    Il principio fondamentale che consente la modifica dei contratti pubblici in corso d’opera, senza l’attivazione di una nuova procedura di gara, è stato mantenuto sia dal d.lgs. 50/2016 (ormai abrogato) sia dal suo successore, il d.lgs. 36/2023. Questa continuità garantisce all’esecutore originario la possibilità di proseguire i lavori, servizi o forniture, a condizione che le variazioni rientrino entro determinate percentuali dell’importo contrattuale. L’applicabilità di tali limiti è strettamente legata ai presupposti che giustificano le modifiche e al loro carattere specifico, come vedremo in dettaglio per i diversi ambiti.

    Specificità per i beni culturali: il limite del 20%

    Per gli interventi che riguardano i beni culturali, la legislazione ha storicamente previsto un regime speciale per alcune tipologie di variazione. In particolare, sia l’articolo 149, comma 2, del d.lgs. 50/2016, sia l’articolo 21, comma 2, dell’allegato II.18 al d.lgs. 36/2023, individuano un limite del 20% dell’importo contrattuale per le modifiche che si rendono necessarie. Queste devono rientrare in una delle seguenti tre fattispecie:

    • interventi indispensabili per la salvaguardia del bene;
    • modifiche volte al perseguimento degli obiettivi specifici dell’intervento;
    • adeguamenti dovuti all’evoluzione dei criteri della disciplina del restauro.

    È fondamentale sottolineare che questa limitazione al 20% è applicabile esclusivamente alle suddette tre casistiche. La norma non estende esplicitamente tale vincolo a tutte le altre categorie di lavorazioni che, pur rientrando in un intervento su beni culturali (come opere strutturali, impianti o interventi civili generali), non ricadono direttamente in queste fattispecie speciali. Di conseguenza, il 20% non è un limite generale per l’intero intervento sui beni culturali, ma solo per le modifiche specificatamente enumerate.

    L’applicazione del 50% ai beni culturali per lavorazioni diverse

    La distinzione sopra delineata implica che per tutte le modifiche che non rientrano nelle tre fattispecie “limitate” al 20% nell’ambito dei beni culturali, si applicano i principi generali del codice degli appalti relativi alle modifiche dei contratti in corso d’opera. Ciò include lavorazioni diverse, come quelle relative a strutture, impianti o finiture.

    In questi casi, la regolazione normativa fa riferimento all’articolo 106 del d.lgs. 50/2016 e all’articolo 120 del d.lgs. 36/2023. Tali disposizioni consentono modifiche contrattuali senza una nuova procedura, a patto che l’aumento dell’importo non ecceda il 50% del valore iniziale del contratto. Queste modifiche devono rientrare nella categoria dei lavori, servizi o forniture supplementari resi necessari da circostanze imprevedibili. Il mantenimento dell’equilibrio contrattuale e la possibilità di proseguire l’intervento senza una nuova gara sono subordinati al rispetto di queste soglie e condizioni.

    Criteri per le varianti nei settori ordinari e le implicazioni per i beni culturali

    Il d.lgs. 50/2016, all’articolo 106, e il d.lgs. 36/2023, all’articolo 120, disciplinano le varianti eseguibili nei settori ordinari senza una nuova procedura di affidamento. Queste disposizioni, data la definizione di “settori ordinari” che include anche i beni culturali (salvo le specificità sopra menzionate), stabiliscono le condizioni generali per l’applicazione del limite del 50%.

    Le principali fattispecie che permettono l’applicazione del limite del 50% sono:

    • Lavori, servizi o forniture supplementari: Si tratta di prestazioni non incluse nell’appalto iniziale, ma resesi necessarie. Il cambiamento del contraente dovrebbe risultare impraticabile per motivi economici o tecnici (es. requisiti di intercambiabilità/interoperabilità), o comportare notevoli disguidi o una consistente duplicazione dei costi per la stazione appaltante.
    • Varianti determinate da circostanze impreviste e imprevedibili: La necessità di modifica deve essere dovuta a eventi che la stazione appaltante non poteva prevedere con la dovuta diligenza al momento della progettazione. Queste varianti non devono alterare la natura generale del contratto. Le circostanze possono includere la sopravvenienza di nuove disposizioni legislative o regolamentari, provvedimenti di autorità preposte alla tutela di interessi rilevanti, eventi naturali straordinari, rinvenimenti imprevisti o difficoltà esecutive di natura geologica o idrica non prevedibili.

    Per queste casistiche, sia l’articolo 106, comma 7, del d.lgs. 50/2016, sia l’articolo 120, comma 2, del d.lgs. 36/2023, confermano che l’aumento dell’importo contrattuale può raggiungere il 50% senza la necessità di attivare una nuova procedura di gara. Questo vale, come evidenziato, anche per le lavorazioni di carattere generale all’interno degli appalti sui beni culturali, quando non ricadono nelle tre specifiche eccezioni soggette al limite del 20%.

    In conclusione, la corretta interpretazione e applicazione dei limiti percentuali per le varianti contrattuali è di fondamentale importanza per tutti i professionisti del settore delle costruzioni. Comprendere le distinzioni tra i settori ordinari e le specifiche peculiarità dei beni culturali, in relazione sia al d.lgs. 50/2016 che al d.lgs. 36/2023, permette una gestione efficace e normativamente conforme delle modifiche in corso d’opera.

  • Fotovoltaico nei centri storici: l’impatto visivo non è sufficiente per il diniego

    L’integrazione degli impianti fotovoltaici nei tessuti urbani storici rappresenta una delle sfide più rilevanti per l’ingegneria civile contemporanea, chiamando in causa equilibri delicati tra efficienza energetica, innovazione tecnologica e la imprescindibile tutela del patrimonio architettonico e paesaggistico. Nonostante la pressante esigenza di promuovere soluzioni sostenibili, la collocazione di pannelli solari su edifici vincolati o in contesti di pregio storico è stata spesso oggetto di dinieghi basati su una percezione di alterazione estetica. Tuttavia, la giurisprudenza ha delineato un approccio più misurato, superando l’idea di un divieto generalizzato e richiedendo valutazioni più approfondite.

    La Valutazione Non Può Basarsi su Mere Alterazioni Estetiche

    La presenza di pannelli fotovoltaici sulle coperture di un immobile situato in un centro storico non costituisce, di per sé, un motivo sufficiente per un divieto indiscriminato. L’introduzione di un elemento nuovo nel paesaggio urbano o la modifica dell’aspetto della copertura, sebbene innegabile, non può da sola giustificare l’impedimento all’installazione dell’impianto. Le autorità preposte alla tutela non possono limitarsi a una generica opposizione fondata su un principio di immutabilità superficiale.

    Per i professionisti del settore, ciò implica che la prassi progettuale e autorizzativa debba evolvere. È richiesta un’analisi approfondita che vada oltre la semplice constatazione di una variazione visiva. Il progettista è chiamato ad argomentare e dimostrare la compatibilità dell’intervento, mentre l’organo amministrativo ha l’onere di motivare eventuali dinieghi con argomentazioni specifiche e circostanziate, superando le obiezioni puramente estetiche prive di fondamento concreto.

    Principi per la Giustificazione del Diniego: La Specificità dell’Intervento

    Perché un’installazione fotovoltaica possa essere legittimamente negata in un contesto storico o paesaggistico protetto, è indispensabile che l’amministrazione fornisca una motivazione chiara e dettagliata. Tale giustificazione deve attestare come l’impianto, in relazione a un determinato edificio e alle specifiche modalità di installazione proposte, comprometta in maniera effettiva i valori storici, architettonici o paesaggistici meritevoli di protezione.

    Questo significa che la valutazione non può essere astratta o basata su precetti generalistici. Ogni intervento deve essere esaminato nella sua singolarità, considerando il contesto edilizio specifico, le caratteristiche del sistema fotovoltaico, la sua integrazione volumetrica e cromatica, nonché l’impatto complessivo sul bene vincolato o sull’area tutelata. Il diniego deve, quindi, essere il risultato di un’analisi puntuale che identifichi le ragioni concrete di tale compromissione, fornendo al progettista gli elementi per una eventuale rielaborazione o per un ricorso fondato su basi oggettive.

    Implicazioni per la Progettazione e l’Iter Autorizzativo

    Questa prospettiva, delineata dalla sentenza 7277/2026 del Consiglio di Stato, orienta in modo significativo le strategie di progettazione e le procedure autorizzative. Per gli ingegneri strutturisti, i progettisti e i consulenti tecnici, diviene fondamentale non solo la padronanza delle tecniche impiantistiche e strutturali, ma anche una profonda conoscenza dei criteri di tutela del patrimonio e della capacità di argomentazione progettuale.

    La documentazione di progetto deve eccedere la mera descrizione tecnica, includendo approfondite analisi di impatto visivo, simulazioni di inserimento paesaggistico e proposte di soluzioni costruttive che minimizzino l’interferenza con gli elementi distintivi dell’edificio e del contesto. L’obiettivo è presentare un progetto che dimostri proattivamente come l’impianto sia concepito per armonizzarsi, piuttosto che prevaricare, i valori tutelati, fornendo all’autorità elementi concreti per una valutazione positiva o, in caso di diniego, per una motivazione valida e impugnabile, incentrata su criteri di effettiva compromissione piuttosto che su generiche alterazioni.

    In sintesi, la corretta integrazione del fotovoltaico nel patrimonio storico richiede un approccio progettuale sensibile e una valutazione amministrativa rigorosa e specifica, superando le semplificazioni e i divieti generalizzati in favore di un bilanciamento ragionato tra innovazione tecnologica e conservazione del patrimonio costruito.

  • D5 Render 2.10 introduce il path tracing in tempo reale

    D5 Render 2.10, l’ultima versione del software di rendering in tempo reale orientato al settore AEC, è disponibile con diverse novità: path tracing in tempo reale, strumenti di post-processing basati su AI, un generatore di città con dati OpenStreetMap, una simulazione avanzata del cielo notturno, effetti atmosferici migliorati e il supporto a Nvidia DLSS 4.

    Path tracing in tempo reale

    Il nuovo sistema di path tracing in tempo reale fornisce illuminazione globale (GI) che, secondo l’azienda, garantisce “efficienza superiore” e consente rendering di “qualità cinematografica” in tempo reale. I risultati di illuminazione istantanei dovrebbero ridurre il ricorso a prove ed errori e limitare la necessità di un post-processing esteso.

    La fedeltà visiva è supportata da riflessioni fisicamente accurate, ombre morbide e illuminazione indiretta, con parametri configurabili per precisione della GI, profondità di riflessione, campioni per pixel (SPP) e riduzione del rumore. Una modalità accumulate raffina progressivamente l’output del rendering.

    Cielo notturno con Geo Sky Day-Night Cycle

    Il nuovo sistema Geo Sky Day-Night Cycle è pensato per semplificare il rendering di scene notturne realistiche, con transizioni “continue” tra illuminazione diurna e notturna. Le opzioni includono:

    • Moon & Star Intensity personalizzabile, per una regolazione precisa di luminosità e posizione dei corpi celesti;
    • Milky Way Simulation, che aggiunge profondità atmosferica per scene notturne più realistiche;
    • impostazioni notturne personalizzate, con controllo su intensità, altitudine e fasi lunari.

    Pioggia, neve ed effetti atmosferici

    L’aggiornamento potenzia gli effetti di pioggia e neve, con particelle di gocce e fiocchi più dettagliate, effetti migliorati di pozzanghere e increspature per interazioni realistiche con il suolo e una nuova simulazione di nebbia d’acqua che introduce un’atmosfera umida nelle scene piovose.

    City Generator con dati GIS

    Il nuovo City Generator automatizza la creazione rapida e accurata di layout urbani reali integrando i dati OpenStreetMap (OSM). Sono previste altezze degli edifici, materiali e trasparenza personalizzabili, il supporto all’importazione di file Shapefile (.shp) per la pianificazione urbana basata su GIS e strumenti di City Model Management per modificare agevolmente strade, edifici e layout urbani.

    Post-processing con strumenti AI

    La versione 2.10 espande le funzionalità basate su AI con nuovi strumenti dedicati alla semplificazione del post-processing, riducendo il ricorso a software di editing di terze parti:

    • AI Inpainting: completa automaticamente gli elementi mancanti, come cielo, vegetazione o acqua;
    • Motion Blur: aggiunge effetti di moto naturali, incluse scie posteriori realistiche dei veicoli;
    • AI Enhancer: migliora la nitidezza di testi e loghi;
    • AI Style Transfer: introduce effetti artistici e realistici raffinati;
    • AI Make Seamless: ottimizza il tiling dei materiali per texture più uniformi.

    Collaborazione e altre novità

    Tra le altre funzionalità introdotte figurano un flusso di lavoro ottimizzato per terreno e scatter, finalizzato a paesaggi più veloci da generare e più naturali, e miglioramenti all’animazione per movimenti più fluidi e intuitivi. D5 for Teams aggiunge funzionalità di collaborazione potenziate e integrazione cloud tramite OneDrive e SharePoint per la condivisione dei file di progetto. La libreria di asset è stata ampliata con oltre 240 modelli di hotel e resort, che comprendono personaggi d’affari, vacanzieri e arredi per lobby.

    Supporto Nvidia DLSS 4

    La release include inoltre il supporto a Nvidia DLSS 4, la generazione di frame basata su AI per le GPU GeForce RTX serie 50, con un incremento degli FPS dichiarato fino a 4x.

  • Allplan acquisisce Manufacton per potenziare l’edilizia offsite

    Allplan, società specializzata in software per il settore AEC e parte del Nemetschek Group, ha acquisito Manufacton, sviluppatore statunitense di una piattaforma per la costruzione fuori sede che offre visibilità in tempo reale sulla produzione offsite e ottimizza i processi di prefabbricazione tramite intelligenza artificiale e decisioni basate sui dati.

    L’operazione tocca un ambito, quello della gestione digitale della prefabbricazione e della fabbricazione modulare, in cui il controllo della produzione in stabilimento e il suo coordinamento con l’andamento del processo costruttivo condizionano tempi e organizzazione delle lavorazioni. Il tema è rilevante per le imprese che spostano parte della produzione fuori dal cantiere e devono governare simultaneamente flussi produttivi e informazioni di progetto.

    Che cosa fa la piattaforma

    Manufacton fornisce un software di project management integrato dedicato all’offsite construction e alla prefabbricazione. La soluzione combina funzioni di gestione della produzione industriale con strumenti di project management per le costruzioni.

    Gli utilizzatori indicati sono i general contractor, le imprese specializzate (specialty trade contractors) e i costruttori di edifici modulari. Secondo Allplan, la piattaforma consente di gestire e tracciare in modo continuo la costruzione fuori sede e la fabbricazione modulare lungo l’intero processo costruttivo.

    Sul piano funzionale, le informazioni disponibili restano quelle dichiarate: visibilità in tempo reale sulla produzione offsite, tracciamento della fabbricazione modulare e supporto alle decisioni basato su AI e dati. Non sono stati resi noti dettagli operativi sulle modalità con cui l’intelligenza artificiale viene impiegata, né sulle integrazioni previste con gli altri strumenti del gruppo.

    Gli obiettivi dell’operazione

    Per Allplan, l’acquisizione ha una tripla finalità: valorizzare la crescita potenziale dei settori dell’edilizia modulare e del Design for Manufacturing (DfMA), rafforzare la propria posizione nel mercato statunitense e fornire a Manufacton la base per espandere la propria presenza in Europa e in Asia Pacifico.

    “Siamo lieti di accogliere il team di Manufacton nella famiglia Allplan. Manufacton si inserisce bene ed è un complemento perfetto al nostro portafoglio esistente di soluzioni per le costruzioni. Questa acquisizione rafforza la nostra competenza nella copertura dell’intero ciclo di vita del prodotto e ci dà un forte vantaggio competitivo nei mercati in rapida crescita dell’edilizia modulare e del DfMA”, dichiara Eduardo Lazzarotto, chief product and strategy officer di Allplan.

    I riferimenti alla complementarità con il portafoglio esistente e al vantaggio competitivo esprimono la valutazione dell’azienda e non costituiscono riscontri tecnici indipendenti.

    Rilevanza per le imprese del settore

    Per gli operatori della prefabbricazione e dell’edilizia modulare, l’inserimento di Manufacton nel perimetro di Allplan modifica il quadro degli strumenti disponibili per la gestione congiunta di produzione e progetto. La direzione indicata dalla società è quella di estendere la copertura all’intero ciclo di vita del prodotto, portando la gestione della produzione fuori sede all’interno di un unico ambiente di soluzioni per le costruzioni.

    Sul piano operativo restano aperti gli aspetti di integrazione: l’azienda non ha comunicato tempistiche, modalità di interoperabilità con le piattaforme esistenti né eventuali modifiche alla soluzione acquisita. Le imprese che utilizzano già strumenti del gruppo o la piattaforma Manufacton dovranno quindi valutare gli sviluppi man mano che saranno definiti.

    L’operazione segnala la convergenza tra software di project management per le costruzioni e sistemi di gestione della produzione industriale, con AI e analisi dei dati indicati come leve dichiarate per l’ottimizzazione dei processi di prefabbricazione.

  • Quali errori costruttivi ricorrono con maggiore frequenza – IMPORT ARTICOLI PER INGFORUM

    Gli errori costruttivi raramente si presentano come difetti isolati. Più spesso sono il risultato di incongruenze che si sommano lungo il processo edilizio: un dettaglio poco sviluppato, una lavorazione eseguita in sequenza sbagliata, un materiale sostituito senza verificarne la compatibilità, un controllo saltato, una membrana interrotta o un tempo di posa non rispettato. Presi singolarmente, questi scostamenti possono sembrare marginali. Sommati, incidono sulla durabilità dell’opera e possono produrre infiltrazioni, condensa, muffe, fessurazioni, distacchi, ponti termici, pavimentazioni deteriorate, problemi acustici o prestazioni energetiche inferiori alle attese.

    Individuare i punti critici per tempo significa prevenire costi indesiderati, contenziosi, rilavorazioni e rischi per la durabilità dell’opera. Il difetto visibile è spesso soltanto l’ultimo anello di una catena. Per questo la prevenzione non può limitarsi alla fase di posa: occorre guardare all’intero processo edilizio, dalla progettazione alla scelta dei materiali, dal coordinamento tra le lavorazioni ai controlli in cantiere, fino alla consegna.

    L’origine può essere progettuale

    Non tutti gli errori costruttivi nascono in cantiere. Una parte rilevante ha origine in fase progettuale, quando soluzioni tecniche incomplete, dettagli insufficientemente definiti o materiali utilizzati in condizioni e combinazioni non adeguate arrivano poi in esecuzione. Queste criticità possono sovrapporsi e manifestarsi durante o dopo i lavori, venendo erroneamente attribuite alla sola posa in opera.

    Per prevenirle è fondamentale definire prima dell’avvio dei lavori i nodi più delicati: raccordi tra serramenti e murature, pareti e coperture, soglie, balconi e attraversamenti impiantistici. Di questi nodi vanno specificati con chiarezza continuità degli strati, sovrapposizioni, fissaggi, quote, tolleranze e sequenze di posa. Una progettazione di dettaglio accurata riduce il rischio di incompatibilità, discontinuità ed errori esecutivi.

    Errori di esecuzione in cantiere

    Anche una progettazione accurata può essere compromessa da errori commessi durante l’esecuzione. Il mancato rispetto delle modalità di posa, dei tempi tecnici o delle condizioni previste può ridurre prestazioni e durabilità dei sistemi costruttivi. Controlli puntuali e un corretto coordinamento delle lavorazioni diventano quindi essenziali per prevenire difetti e successive rilavorazioni.

    Isolamento e impermeabilizzazione

    La continuità degli strati funzionali, come isolamento e impermeabilizzazione, è fondamentale per garantire le prestazioni dell’involucro, soprattutto nei punti critici: travi, balconi, soglie, serramenti, scarichi, giunti e attraversamenti impiantistici. Eventuali discontinuità dell’isolamento possono generare ponti termici, dispersioni energetiche e, in determinate condizioni, fenomeni di condensa e muffa. Raccordi impermeabili non correttamente eseguiti possono causare infiltrazioni.

    Per prevenire questi problemi è necessario progettare e verificare la continuità degli strati anche in corrispondenza dei singoli nodi, ricorrendo, quando necessario, a verifiche termoigrometriche e calcoli dei ponti termici. In cantiere occorre controllare il corretto accostamento dei pannelli, l’assenza di vuoti e la corretta esecuzione di tagli, fissaggi e raccordi, coordinando le diverse figure coinvolte. Le impermeabilizzazioni devono essere controllate e protette prima della copertura definitiva, documentando possibilmente con fotografie i dettagli destinati a non essere più visibili.

    Pendenze, sottofondi e supporti

    Una corretta gestione dell’acqua e un’adeguata preparazione dei supporti sono essenziali per la durabilità delle costruzioni. Pendenze insufficienti o non correttamente eseguite possono provocare ristagni e accelerare il degrado di terrazzi, balconi, coperture e superfici esterne. Per questo è necessario verificare in cantiere quote, stratigrafie e punti di scarico prima della posa degli strati successivi.

    Allo stesso modo, impermeabilizzanti, adesivi, intonaci, rivestimenti e pavimentazioni richiedono supporti idonei: umidità eccessiva, polvere, irregolarità o scarsa coesione possono compromettere adesione e durabilità. I controlli devono quindi considerare le effettive condizioni del supporto e rispettare i tempi tecnici dei materiali, evitando che le esigenze del cronoprogramma compromettano la qualità dell’opera.

    Tempi di asciugatura e maturazione

    La pressione sulle tempistiche di cantiere può portare ad anticipare le lavorazioni senza rispettare i tempi di asciugatura e maturazione dei materiali. Massetti, calcestruzzi e intonaci devono raggiungere condizioni adeguate prima di procedere con pavimentazioni, resine o finiture, evitando difetti che potrebbero manifestarsi successivamente. Per prevenirli è fondamentale integrare i tempi tecnici nella programmazione dei lavori e verificare, anche attraverso misurazioni specifiche, che il supporto sia effettivamente pronto.

    Nodo serramento inadeguato

    Un altro aspetto importante riguarda la gestione dei serramenti, non tanto in termini di prestazioni di prodotto, quanto di collegamento con il resto della struttura. Anche un serramento ad alte prestazioni può risultare inefficace se il nodo di installazione non viene progettato ed eseguito correttamente. Il collegamento tra telaio e parete deve garantire tenuta all’aria e all’acqua, isolamento termico e acustico, prestando attenzione anche a soglie, davanzali e cassonetti.

    Per evitare criticità, il serramento deve essere considerato parte integrante dell’involucro, progettando il giunto in relazione alla stratigrafia della parete e assicurando la continuità dei diversi strati funzionali.

    Attraversamenti impiantistici

    Un attraversamento impiantistico, se eseguito dopo la chiusura dell’involucro e mal eseguito, può compromettere impermeabilità, tenuta all’aria, isolamento acustico o compartimentazione. Deve essere, di conseguenza, attentamente progettato. Fori e passaggi per tubazioni e cavi devono essere individuati e coordinati prima della realizzazione degli strati interessati. Quando si interviene successivamente, è fondamentale ripristinare le prestazioni originarie con soluzioni adeguate, assicurando il coordinamento tra progettazione architettonica, strutturale e impiantistica.

    Materiali e lavorazioni sostituite

    In cantiere, la sostituzione di un prodotto o il mancato coordinamento tra diverse lavorazioni possono compromettere le prestazioni dell’intero sistema costruttivo. Materiali apparentemente equivalenti possono presentare caratteristiche applicative e compatibilità differenti, mentre l’intervento di un operatore può interferire con quanto realizzato da altri, ad esempio perforando una membrana o interrompendo lo strato isolante. Ogni sostituzione deve quindi essere verificata tecnicamente, valutando la compatibilità con gli altri componenti, mentre le lavorazioni più complesse devono essere coordinate in anticipo, definendo sequenze di intervento, responsabilità, raccordi e controlli finali.

    FAQ Errori costruttivi frequenti

    Quali sono le principali regole operative per ridurre gli errori in cantiere?

    Per ridurre gli errori in cantiere è fondamentale pianificare e coordinare le lavorazioni, definendo in anticipo dettagli, sequenze operative e responsabilità. È importante verificare materiali, supporti e corretta esecuzione prima di procedere con le fasi successive. Controlli periodici e documentazione delle lavorazioni completano una gestione efficace della qualità.

    Digitalizzazione e BIM migliorano la gestione del cantiere?

    Gli strumenti digitali possono ridurre numerose criticità, soprattutto nei progetti complessi. La modellazione può aiutare a individuare interferenze geometriche, coordinare impianti e strutture e rendere più comprensibili alcuni nodi prima dell’arrivo in cantiere. La tecnologia non elimina automaticamente gli errori: il valore degli strumenti digitali riguarda il miglioramento del processo decisionale, della comunicazione e della tracciabilità.

    Quanto costa davvero un errore costruttivo?

    Il costo di un errore costruttivo non coincide con il costo del materiale difettoso. Se un problema viene intercettato quando l’elemento è ancora accessibile, la correzione può essere semplice. Se viene scoperto a posteriori, occorre considerare i costi di demolizione, smaltimento, ripristino, nuove lavorazioni e ritardi. Dopo la consegna dell’edificio, alle spese tecniche possono aggiungersi disagi per l’utilizzatore, gestione della garanzia, contenzioso e danno reputazionale.

    È sbagliato controllare soltanto a lavoro finito?

    Questo è forse l’errore metodologico più importante, in quanto molti difetti non possono essere controllati efficacemente una volta completata la costruzione. Quando una membrana è stata coperta, un isolamento chiuso, un giunto nascosto o un impianto inglobato, verificare ciò che è stato realmente eseguito diventa difficile, costoso o impossibile senza interventi invasivi.

    Come individuare un errore costruttivo prima che provochi danni?

    Per individuare un errore prima che provochi danni è fondamentale prevedere controlli durante le diverse fasi di cantiere, soprattutto prima di coprire elementi e strati che non saranno più accessibili. Verifiche, misurazioni e documentazione fotografica permettono di individuare tempestivamente eventuali anomalie e intervenire prima delle lavorazioni successive.

  • HP Build Workspace: arriva la vettorializzazione AI per la piattaforma HP

    HP ha pianificato per maggio 2025 il lancio ufficiale di una funzione di vettorizzazione basata su AI all’interno di HP Build Workspace, la piattaforma di collaborazione orientata al settore AEC presentata a settembre 2024. Secondo HP, si tratterà della prima soluzione a utilizzare l’AI per convertire immagini raster in documenti modificabili in CAD, con un risparmio dichiarato di ore di lavoro manuale per ogni disegno.

    Dal raster a file CAD editabili

    La funzione prende in ingresso immagini raster, tipicamente derivanti da scansioni o disegni cartacei, e le converte in documenti CAD modificabili. Il sistema è in grado di rilevare linee, polilinee, archi e testo. Il testo estratto viene indicizzato: una volta completata l’indicizzazione, gli utenti possono effettuare ricerche su quei dati, rendendo i documenti convertiti interrogabili anche in base ai contenuti scritti e non solo come geometrie.

    Correzione degli errori di conversione

    Il servizio di conversione include un editor semplice, pensato per intervenire sulle imprecisioni che possono emergere dal processo. In particolare consente di:

    • modificare le linee convertite erroneamente da tratteggiate in continue;
    • collegare linee che avrebbero dovuto risultare agganciate tra loro;
    • pulire, rimuovere o aggiungere elementi.

    La presenza di questi strumenti di post-correzione indica che la conversione richiede comunque una fase di verifica e rifinitura da parte dell’utente, soprattutto su disegni complessi o di qualità scadente.

    Integrazione con HP DesignJet

    HP Build Workspace sarà integrato più strettamente con la famiglia HP DesignJet di stampanti e scanner di grande formato. La connettività estesa permetterà, tra le altre funzionalità, di scansionare i documenti direttamente nella piattaforma per sottoporli alla vettorizzazione basata su AI. HP indica come obiettivo quello di migliorare comunicazione e collaborazione oltre i flussi di lavoro tradizionalmente basati sulla carta.

    SitePrint: misura della planarità e correzioni direttamente in cantiere

    Sempre per maggio 2025 HP ha annunciato il lancio del Flatness Measurement Service per HP SitePrint, il robot autonomo a tre ruote che stampa planimetrie 2D direttamente sui pavimenti dei cantieri.

    Il nuovo servizio permetterà di misurare la planarità del pavimento e di stampare le correzioni di quota direttamente a terra. HP dichiara che questa modalità elimina la necessità di elaborare esternamente i dati di quota e planarità, un’operazione tradizionalmente svolta in back office prima che i risultati venissero comunicati alle squadre operative in campo.

    L’obiettivo dichiarato è consolidare quattro passaggi manuali in un unico flusso di lavoro:

    1. segnare le informazioni sul pavimento;
    2. acquisire i dati di quota;
    3. elaborare i dati;
    4. riportare i dettagli di quota nella posizione corretta.

    Le due novità condividono la stessa direzione: ridurre il lavoro manuale di trasferimento delle informazioni tra carta, ufficio tecnico e cantiere, sia in fase di digitalizzazione dei disegni esistenti sia nel ciclo di rilievo e correzione delle quote in campo. I tempi indicati da HP per entrambe le funzioni coincidono con maggio 2025.

  • Snaptrude: modellazione con interfaccia simile a Excel

    Snaptrude ha integrato nel suo software di authoring BIM una nuova modalità, denominata Program, che porta direttamente nell’ambiente di modellazione un’interfaccia di tipo Excel. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è semplificare la programmazione architettonica e consentire agli architetti di generare rapidamente concept di progetto supportati dai dati, corredati da viste, render ed elaborati grafici.

    L’aspetto tecnicamente rilevante non è la sola presenza di un foglio di calcolo all’interno del software, ma il collegamento diretto tra i dati tabellari e il modello tridimensionale. Si tratta di un’impostazione che interessa la gestione dei dati di progetto in BIM, un ambito in cui l’allineamento tra tabelle esterne e geometria richiede tradizionalmente verifiche manuali.

    Sincronizzazione bidirezionale con il modello 3D

    In modalità Program ogni riga, formula e aggiornamento è sincronizzato in tempo reale con il modello 3D, e viceversa: le modifiche ai dati si riflettono sulla geometria e le variazioni del modello si riflettono sulle tabelle. Secondo Snaptrude, questo collegamento evita di dover gestire fogli di calcolo separati, garantisce l’accuratezza dei dati in tempo reale ed elimina la necessità di verifiche incrociate manuali.

    Gli utenti possono inoltre definire formule e regole personalizzate, adattando il calcolo alle esigenze specifiche del programma edilizio di ciascun progetto.

    In questa impostazione, i dati che definiscono il programma edilizio non risiedono più in un file separato ma restano collegati al modello tridimensionale.

    Tables e assistente AI

    Il Program mode opera accanto a Tables, presentata dall’azienda come il nuovo ambiente destinato a raccogliere ogni tipo di informazione strutturata all’interno di Snaptrude.

    Tables include un assistente basato su intelligenza artificiale: attraverso questo co-pilota gli utenti possono generare rapidamente il proprio programma di progetto o perfezionarlo durante la redazione. L’assistenza riguarda quindi la composizione e la revisione del contenuto tabellare, che rimane collegato al modello.

    La motivazione: Excel nei workflow degli studi

    La decisione di costruire un ambiente foglio di calcolo dentro un software BIM nasce da un’osservazione diretta dei processi degli studi professionali. A darne conto è Altaf Ganihar, fondatore e amministratore delegato di Snaptrude:

    “Negli ultimi 18 mesi abbiamo iniziato a dedicare molto tempo agli studi di architettura di medie e grandi dimensioni, negli Stati Uniti e a livello globale. Una cosa che sentivamo di continuo è che Excel è ovunque e occupa una parte enorme dei workflow di tutti, ed è una situazione comprensibile.”

    “Dalla programmazione alla costruzione, tutti sanno usarlo, è molto semplice e tutti vi si affidano. Così, invece di contrastarlo, abbiamo scelto di abbracciarlo: abbiamo costruito un’interfaccia simile a Excel direttamente in Snaptrude.”

    Disponibilità

    Il Program mode di Snaptrude è attualmente in early access.

  • Lumion View debutta: il nuovo strumento di visualizzazione “design companion”

    Lumion ha presentato Lumion View, un plug-in di visualizzazione che porta un viewport path-traced in tempo reale direttamente all’interno dell’ambiente di modellazione CAD/BIM, senza la necessità di passare a un’applicazione esterna. Il prodotto, attualmente disponibile in Early Access per SketchUp, è orientato all’esplorazione progettuale: ogni modifica di geometria o di materiale effettuata nello strumento di modellazione si riflette automaticamente nella finestra di visualizzazione, offrendo un riscontro immediato sulle scelte di progetto.

    Un viewport per le fasi iniziali della progettazione

    Lumion View viene posizionato come strumento di accompagnamento per le fasi iniziali del progetto, non come soluzione per il render finale. L’obiettivo dichiarato è supportare le decisioni di design attraverso un feedback visivo continuo durante la modellazione.

    «Pensiamo a Lumion View come un nuovo viewport per uno strumento CAD. È come un viewport potenziato: può aiutarti a prendere decisioni di progetto migliori, invece di creare un render finale di grande qualità», dichiara Artur Brzegowy, product manager di Lumion.

    Funzionalità dichiarate

    Le funzionalità indicate dalla società comprendono:

    • ray tracing in tempo reale;
    • stili di render concettuali, tra cui argilla, legno, polistirolo e lucido;
    • studi del sole (sun studies);
    • regolazione dei materiali direttamente nell’ambiente CAD;
    • produzione rapida di render fino a 4K per la condivisione delle visualizzazioni con i clienti.

    Sulla roadmap figurano inoltre walkthrough in realtà virtuale e una versione per Mac.

    Disponibilità e piattaforme supportate

    Il plug-in è attualmente in Early Access per SketchUp. Sono previste l’espansione a Revit nel corso dell’anno e, successivamente, il supporto ad Archicad, Rhino e altre piattaforme.

    Condizioni commerciali e collocazione nel catalogo Lumion

    Il prezzo non è ancora stato annunciato. Secondo quanto dichiarato dall’azienda, Lumion View sarà “molto accessibile” e funzionerà su “hardware di classe molto più bassa” rispetto ad altri strumenti di visualizzazione: affermazioni commerciali che restano da verificare nella pratica d’uso.

    Lumion View è posizionato come soluzione complementare a Lumion Pro, che continua a essere la piattaforma di visualizzazione high-end dell’azienda per il settore dell’architettura.

    Sul fronte delle licenze, gli abbonati a Lumion Pro hanno accesso gratuito a Lumion View. Per ogni postazione Lumion Pro è possibile invitare fino a 10 membri del team a utilizzare il plug-in, senza costi aggiuntivi, fino al 31 ottobre 2025.


    Restano da definire, in attesa dell’uscita dalla fase Early Access, il listino prezzi e i requisiti hardware effettivi, elementi che determineranno la concreta accessibilità dello strumento per studi e team di progettazione.

  • Cintoo lancia le nuove edizioni BIM e Twin della piattaforma cloud per il gemello digitale

    Cintoo arricchisce la propria piattaforma con due nuove opzioni di prodotto: la BIM Edition e la Twin Edition. La prima è orientata ai flussi di lavoro del settore AEC, la seconda alla gestione di siti industriali e manifatturieri di grandi dimensioni. Un aggiornamento rilevante per i tecnici che lavorano con rilievi tridimensionali e necessitano di confrontare i dati acquisiti con modelli BIM e CAD durante le fasi di progetto, costruzione e gestione dell’opera.

    Reality data fruibili dal browser

    La piattaforma Cintoo è incentrata sui reality data: consente di caricare e trasmettere in streaming file 3D di grandi dimensioni da qualsiasi desktop o laptop, tramite un browser web, senza passaggi locali. Su questa base, gli utenti possono confrontare i dati di rilievo con i propri modelli BIM e CAD, oppure mettere a confronto scansioni tra loro, a supporto della collaborazione di progetto e delle attività di ottimizzazione.

    BIM Edition per i workflow AEC

    La nuova BIM Edition è concepita per i flussi di lavoro centrati sul settore delle costruzioni. Le funzionalità indicate includono il monitoraggio dell’avanzamento dei lavori (progress monitoring) e il tracciamento delle problematiche (issue tracking), strumenti utilizzabili per condurre analisi e contribuire a ridurre i rischi lungo il ciclo di progetto.

    Per chi gestisce il confronto tra modello e rilievo, l’edizione si inserisce quindi nelle attività di controllo in cui conta verificare coerenza tra ciò che è stato progettato e ciò che viene acquisito sul campo, con strumenti dedicati alla registrazione e alla gestione delle issue.

    Twin Edition per siti industriali e manifatturieri

    La Twin Edition si rivolge ai grandi siti industriali e manifatturieri. Gli obiettivi dichiarati sono tre: migliorare la visibilità sugli asset, supportare la gestione del digital twin e ottimizzare la manutenzione degli impianti e le attività di rework.

    In questo caso il campo di applicazione si sposta dall’AEC verso l’esercizio degli impianti esistenti, con la piattaforma utilizzata come riferimento per la consultazione e la gestione dei dati relativi alle strutture fisiche del sito.

    Interfaccia rivista

    Accanto alle nuove edizioni, Cintoo ha introdotto un aggiornamento dell’aspetto e dell’organizzazione dell’interfaccia della piattaforma. Secondo la società, l’accesso agli strumenti principali risulta più immediato e la barra superiore riprogettata massimizza lo spazio dedicato al progetto, con i pannelli spostati nel menu posizionato sul lato destro.


    Con l’introduzione delle due edizioni, l’offerta si articola su due direttrici distinte ma basate sulla stessa infrastruttura di gestione dei reality data: la BIM Edition per i processi di progetto e costruzione nel settore AEC, la Twin Edition per la gestione di impianti e siti industriali. Resta affidata alla pratica operativa la verifica di come le nuove funzionalità si integrino nei workflow specifici di ogni Studio e organizzazione.

  • Twinmotion ora supporta Nvidia DLSS 4: prestazioni e rendering migliorati

    Twinmotion 2025.1.1, l’ultima versione del software di rendering in tempo reale di Epic Games, introduce il supporto a Nvidia DLSS 4, una suite di tecnologie di neural rendering che si avvale dell’AI per aumentare le prestazioni 3D. Secondo quanto mostrato da Epic Games, con DLSS 4 attivo Twinmotion genera quasi il quadruplo dei frame al secondo (FPS) rispetto alla configurazione con DLSS disattivato.

    Da Single a Multi Frame Generation

    DLSS 4 si fonda su Multi Frame Generation, un’evoluzione della Single Frame Generation introdotta con DLSS 3. Quest’ultima utilizza i Tensor core AI delle GPU Nvidia per interpolare un frame sintetico tra ogni coppia di frame renderizzati con il percorso tradizionale: il numero di frame che la GPU deve calcolare effettivamente si riduce e, di conseguenza, migliorano le prestazioni.

    Multi Frame Generation estende questo schema: l’AI genera fino a tre frame aggiuntivi tra ogni coppia di frame renderizzati, con un ulteriore aumento della frequenza di frame. La tecnologia è però vincolata all’hardware più recente: è disponibile solo sulle nuove GPU RTX di Nvidia basate sull’architettura Blackwell, progettate specificamente per supportare meglio il neural rendering.

    Le tecnologie DLSS combinate

    Multi Frame Generation può operare insieme alle altre componenti di DLSS 4. Super Resolution usa l’AI per effettuare l’upscaling di un frame a bassa risoluzione verso una risoluzione più alta, mentre Ray Reconstruction impiega l’AI per generare dati pixel aggiuntivi nelle scene con ray tracing.

    Secondo i dati resi noti da Nvidia, quando tutte le tecnologie DLSS sono attive contemporaneamente 15 pixel su 16 di un frame possono essere generati dall’AI. Questo riduce in modo significativo la richiesta computazionale del rendering tradizionale e aumenta le prestazioni complessive.

    Le altre novità della versione

    Oltre al supporto a DLSS 4, la release 2025.1.1 porta due aggiornamenti funzionali:

    • Il materiale 3D Grass consente di trascinare cinque tipi di materiale erboso su qualsiasi superficie della scena.
    • La funzionalità Configurations, introdotta in Twinmotion 2025.1 per costruire presentazioni 3D interattive che mostrano varianti diverse di uno stesso progetto, è stata potenziata: i configuratori possono ora essere esportati su Twinmotion Cloud per una condivisione più semplice, e una mesh può essere usata come trigger d’interazione, ad esempio il clic sulla maniglia di una porta per aprirla.

    Sul piano operativo, il beneficio dichiarato in termini di FPS è legato a due condizioni precise: il confronto “quasi 4x” si riferisce a Twinmotion con DLSS 4 attivo rispetto a DLSS disattivato, mentre la generazione di frame multipli richiede GPU RTX basate su Blackwell, restringendo quindi il bacino di hardware su cui le massime prestazioni sono raggiungibili.