Articoli modificati AI

  • Analisi Modale e Identificazione Dinamica della Crociera Sovrapposta della Mezquita-Cattedrale di Córdoba

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    Un recente studio pubblicato sulla rivista Buildings, nel Volume 16, a pagina 3952, affronta il tema dell’identificazione modale di strutture sovrapposte. La ricerca si concentra specificamente sul transetto della Moschea-Cattedrale di Córdoba, un caso di studio che presenta complessità notevoli per l’analisi strutturale.

    Identificazione Modale per Strutture Complesse

    L’identificazione modale è una metodologia fondamentale nell’ingegneria strutturale per comprendere il comportamento dinamico di un edificio. Questo approccio permette di determinare le frequenze naturali di vibrazione, i modi di vibrazione e i rapporti di smorzamento di una struttura, parametri essenziali per la valutazione della sua integrità e della risposta a sollecitazioni dinamiche.

    Nel contesto di una struttura sovrapposta come il transetto della Moschea-Cattedrale di Córdoba, l’applicazione di tecniche di identificazione modale assume particolare rilevanza. Tali edifici, spesso frutto di stratificazioni architettoniche e costruttive di epoche diverse, possono presentare interazioni complesse tra le loro parti, rendendo la loro analisi dinamica una sfida per gli ingegneri strutturisti. La ricerca su casi studio di questa natura contribuisce a migliorare le metodologie diagnostiche e predittive per il patrimonio costruito.

  • Quantificazione dell’Impatto della Morfologia Urbana sulle Emissioni di Carbonio Operative nei Quartieri Residenziali a Torre: Un Framework di Ottimizzazione Bayesiana e SHAP

    La definizione della forma spaziale nei contesti urbani, in particolare nei distretti residenziali a grande altezza, rappresenta un fattore determinante per il consumo energetico operativo degli edifici e, di conseguenza, per le emissioni di carbonio associate. Comprendere e quantificare l’influenza di queste configurazioni spaziali è cruciale per lo sviluppo di strategie di progettazione orientate alla sostenibilità e all’efficienza. L’integrazione di metodologie analitiche avanzate emerge come strumento fondamentale per i professionisti del settore delle costruzioni nell’identificazione di soluzioni ottimali.

    L’Impatto della Forma Spaziale sulle Emissioni Operative

    La configurazione geometrica e l’organizzazione degli edifici all’interno di un tessuto urbano, o la “forma spaziale”, esercitano un’influenza profonda sulla domanda energetica complessiva. Parametri quali l’orientamento degli edifici, la loro densità, la volumetria complessiva, la distribuzione degli spazi aperti e chiusi, e le caratteristiche delle facciate, modificano direttamente l’esposizione solare, l’ombreggiamento reciproco, la ventilazione naturale e la dispersione termica. Questi fattori incidono significativamente sui carichi di riscaldamento, raffrescamento e illuminazione, traducendosi in un consumo energetico variabile e in differenti livelli di emissioni operative di carbonio. Per ingegneri strutturisti e progettisti, la capacità di anticipare e modellare questo impatto nelle fasi iniziali del design urbano e architettonico è essenziale per prendere decisioni consapevoli.

    Sfide Energetiche nei Distretti Residenziali a Grande Altezza

    I distretti residenziali caratterizzati da edifici a grande altezza presentano sfide specifiche in termini di gestione energetica e riduzione delle emissioni. La densità elevata e le complesse interazioni tra le diverse torri possono generare microclimi locali, con effetti significativi sui fabbisogni energetici. La progettazione in questi contesti richiede una valutazione approfondita delle interdipendenze tra gli edifici, considerando aspetti quali l’ottimizzazione dell’accesso alla luce naturale, la mitigazione degli effetti del vento e l’efficienza dei sistemi HVAC. La complessità dei sistemi costruttivi e impiantistici rende la quantificazione dell’impatto della forma spaziale un’attività che beneficia grandemente di approcci analitici e predittivi.

    Ottimizzazione Bayesiana per la Progettazione Sostenibile

    Per affrontare la complessità derivante dalla molteplicità dei parametri di design e delle loro interazioni, le metodologie di ottimizzazione computazionale offrono strumenti efficaci. L’ottimizzazione bayesiana, in particolare, si configura come un approccio robusto per l’esplorazione efficiente di spazi di design multi-parametrico, dove le simulazioni energetiche possono essere dispendiose in termini di tempo e risorse computazionali. Questa tecnica consente di identificare configurazioni spaziali che minimizzano le emissioni operative di carbonio, guidando il processo decisionale verso le soluzioni più promettenti attraverso un numero ridotto di valutazioni. È un metodo prezioso per ingegneri e architetti che mirano a ottimizzare le prestazioni ambientali di progetti complessi fin dalle prime fasi concettuali.

    L’Analisi SHAP per Comprendere l’Influenza dei Parametri di Design

    Accanto all’ottimizzazione, la comprensione delle relazioni causa-effetto tra i parametri di design e l’output delle emissioni è fondamentale. Il framework SHAP (SHapley Additive exPlanations) emerge come strumento di interpretabilità cruciale per modelli complessi, tipicamente quelli basati su machine learning. Applicato a contesti di progettazione energetica, SHAP permette di quantificare il contributo individuale di ogni parametro della forma spaziale alle emissioni operative totali. Questa analisi fornisce ai progettisti una visione chiara di quali aspetti della geometria e dell’organizzazione urbana esercitano la maggiore influenza sulla performance energetica, permettendo di focalizzare gli sforzi di ottimizzazione sui fattori più critici. La trasparenza offerta da SHAP facilita la giustificazione delle scelte progettuali e l’identificazione di leve efficaci per il miglioramento dell’efficienza.

    L’integrazione di strumenti analitici avanzati, come l’ottimizzazione bayesiana e il framework SHAP, nel processo di progettazione di distretti residenziali a grande altezza, apre nuove prospettive per la gestione delle emissioni operative di carbonio. Queste metodologie consentono ai professionisti di passare da un approccio intuitivo a uno guidato dai dati, offrendo la capacità di quantificare l’impatto delle scelte di forma spaziale e di identificare le strategie più efficaci per la creazione di ambienti costruiti più sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico.

  • Piattaforma QA/QC: come collegare modelli BIM e set di disegni tecnici

    Structured AI, piattaforma di QA/QC per i pacchetti di tavole, ha esteso la propria portata ai modelli BIM e alla documentazione tecnica che li accompagna: un problema individuato su un disegno può ora essere ricondotto all’elemento corrispondente nel modello Revit, con l’intera revisione che si svolge in un unico ambiente. La questione tocca una fase storicamente frammentata del processo progettuale: modelli e tavole vengono tradizionalmente verificati in strumenti separati, mentre capitolati, prospetti e manuali vengono in molti casi riesaminati a mano.

    Un unico flusso di revisione per modelli e documenti

    Le équipe di progettazione possono caricare nella piattaforma modelli BIM, in formato IFC o come file Revit nativi, insieme a pacchetti di tavole in PDF, capitolati, codici, manuali di committente e di progetto e prospetti. Gli agenti AI della piattaforma incrociano poi questi materiali: una tavola può essere verificata rispetto al proprio capitolato, rispetto ai prospetti o rispetto alla norma che disciplina l’opera. Il collegamento tra quanto emerge sul disegno e l’elemento del modello da cui origina, finora rimasto un compito manuale per gli ingegneri, si svolge così all’interno dello stesso ambiente di revisione.

    Tracciabilità dalla tavola all’elemento del modello

    Ogni rilievo emerso su una tavola può essere ricondotto all’elemento del modello interessato. Secondo quanto dichiarato da Structured AI, ciascun finding è citato con l’indicazione della posizione esatta, sulla tavola o nel modello, e tutti i riscontri, indipendentemente dallo strumento in cui sono stati sollevati, confluiscono in un’unica lista di issue. La verifica, quindi, non si limita al confronto tavola-modello: anche capitolati, prospetti e norme partecipano al controllo incrociato.

    Verifica e correzione all’interno di Revit

    Dentro Revit gli stessi riscontri sono consultabili in un pannello affiancato al modello: selezionandone uno, l’ingegnere viene condotto direttamente all’elemento coinvolto. L’add-in può inoltre eseguire verifiche sul modello attivo e proporre correzioni, che entrano nel modello soltanto dopo l’approvazione di un tecnico. Il sistema non interviene quindi sul progetto in autonomia: ogni proposta di modifica resta subordinata al vaglio dell’ingegnere.

    “Un problema su una tavola è di solito un problema anche nel modello, e finora gli ingegneri hanno dovuto collegare i due a mano. Noi verifichiamo entrambi in un unico luogo: un riscontro si apre ovunque l’ingegnere stia lavorando e la correzione torna nel modello una volta approvata.”

    Raymond Zhao, cofondatore e CEO di Structured AI

    Libreria di verifiche e integrazioni

    La piattaforma si basa su una libreria di oltre 900 verifiche, calibrate sugli standard di ciascuno studio, che coprono le principali discipline di progetto:

    • architettura;
    • struttura;
    • impianti (MEP);
    • protezione antincendio;
    • opere civili.

    Sul fronte delle integrazioni, i pacchetti di tavole possono essere prelevati direttamente da Autodesk Construction Cloud e i riscontri vengono restituiti alla stessa piattaforma come Issues nativi. La piattaforma si collega inoltre a Bluebeam Studio, così che i risultati delle verifiche possano rientrare nei canali di collaborazione già adottati in fase di progetto.

    Per le equipe che conducono il controllo qualità su progetti BIM, l’approccio descritto sposta la verifica incrociata tra modello e documentazione in un unico ambiente, con una lista di segnalazioni unica e correzioni che passano sempre per l’approvazione dell’ingegnere.

  • Il Divario Operativo negli Edifici Residenziali Smart: Rassegna di Tecnologie Intelligenti, Pratiche di Adattamento e Opportunità Future per le Abitazioni.

    La transizione verso modelli abitativi più efficienti e responsabili rappresenta una sfida cruciale per l’ingegneria civile moderna. In questo scenario, l’integrazione di sistemi intelligenti negli edifici residenziali emerge come un campo di indagine e sviluppo di primaria importanza, sebbene persista una lacuna significativa tra il potenziale teorico delle tecnologie e la loro piena adozione e operatività nelle abitazioni.

    Il divario operativo negli edifici residenziali intelligenti

    L’implementazione delle tecnologie smart nell’ambiente costruito ha mostrato un’accelerazione notevole, soprattutto nel settore commerciale e terziario, dove i sistemi di gestione degli edifici (BMS) sono diventati uno standard per ottimizzare il consumo energetico, la sicurezza e il comfort. Tuttavia, il settore residenziale presenta dinamiche e requisiti distinti che hanno storicamente rallentato l’adozione e l’operatività efficace di soluzioni intelligenti. Questo divario è imputabile a diversi fattori, tra cui la complessità percepita delle installazioni, i costi iniziali, la mancanza di standardizzazione e l’esigenza di interfacce utente intuitive che non richiedano competenze tecniche avanzate agli occupanti. Per gli ingegneri strutturisti e i progettisti, la sfida risiede nell’elaborare architetture di sistema che siano scalabili, modulari e facilmente integrabili, sia in nuove costruzioni sia in interventi di riqualificazione.

    Panoramica delle tecnologie intelligenti e loro applicazioni

    Il panorama delle tecnologie intelligenti applicabili agli ambienti residenziali è vasto e in continua evoluzione. Sensori per il monitoraggio ambientale (temperatura, umidità, qualità dell’aria), sistemi di automazione per l’illuminazione e la climatizzazione, dispositivi per la sicurezza e la sorveglianza, e soluzioni per l’ottimizzazione del consumo energetico rappresentano il nucleo di questi sistemi. L’applicazione di intelligenza artificiale e algoritmi di machine learning consente di analizzare i dati raccolti, prevedere i comportamenti degli occupanti e adattare dinamicamente le prestazioni dell’edificio per massimizzare l’efficienza e il comfort. Per il professionista, questo implica la capacità di valutare la compatibilità tecnologica, l’interoperabilità tra diversi protocolli e la resilienza dei sistemi integrati, garantendo al contempo la protezione dei dati e la privacy degli utenti.

    Pratiche di adattamento e integrazione nella progettazione

    L’integrazione delle tecnologie intelligenti richiede un approccio progettuale olistico. Nelle nuove costruzioni, il concetto di “design for futureproofing” diventa fondamentale, prevedendo infrastrutture cablate e wireless che possano supportare l’evoluzione tecnologica. Per gli edifici esistenti, le pratiche di adattamento spesso si concentrano su soluzioni retrofit che minimizzino l’impatto strutturale ed estetico. Questo include l’installazione di sensori wireless, la modernizzazione degli impianti elettrici e termici, e l’adozione di hub centralizzati per la gestione dei dispositivi. I progettisti devono considerare attentamente le implicazioni strutturali di eventuali modifiche, la compatibilità con le normative vigenti in materia di impianti e sicurezza, e l’efficacia energetica complessiva dell’intervento. La pianificazione integrata, che coinvolge diverse discipline ingegneristiche, è essenziale per superare le complessità legate all’interazione tra componenti meccanici, elettrici, idraulici e sistemi di controllo.

    Opportunità future per l’edilizia residenziale

    Le prospettive future per gli edifici residenziali intelligenti sono promettenti e rappresentano un’area di significativo sviluppo per l’ingegneria. L’integrazione più profonda con le infrastrutture urbane intelligenti, la promozione di modelli energetici distribuiti (come l’autoconsumo e la condivisione dell’energia), e lo sviluppo di soluzioni per la gestione proattiva della manutenzione predittiva apriranno nuovi scenari. Gli edifici diventeranno non solo più efficienti, ma anche più resilienti agli eventi esterni, in grado di garantire continuità operativa e sicurezza. L’evoluzione del BIM, da strumento di progettazione a piattaforma di gestione del ciclo di vita dell’edificio, faciliterà ulteriormente l’integrazione e la gestione delle informazioni relative ai sistemi intelligenti, consentendo ai professionisti di simulare prestazioni, ottimizzare configurazioni e supportare le operazioni di manutenzione per l’intero ciclo di vita dell’opera.

    Il superamento del divario operativo negli edifici residenziali intelligenti richiede un impegno continuo nella ricerca, nello sviluppo tecnologico e nell’aggiornamento professionale. L’ingegneria è chiamata a guidare questa trasformazione, fornendo soluzioni robuste, sostenibili e accessibili che migliorino la qualità della vita e l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare residenziale.

  • Mastice bituminoso rinforzato con fibre di bambù: Effetto del trattamento superficiale su comportamento interfacciale e prestazioni reologiche

    L’industria delle costruzioni e, in particolare, il settore delle infrastrutture stradali, è costantemente alla ricerca di materiali compositi che combinino elevate prestazioni meccaniche con un profilo di sostenibilità ambientale. In questo contesto, l’utilizzo di fibre naturali come rinforzo per matrici bituminose rappresenta una frontiera di ricerca significativa, mirata a migliorare la durabilità e la resilienza delle pavimentazioni. La sfida risiede spesso nell’ottimizzazione dell’interazione tra fibre e matrice, un aspetto cruciale per il successo del composito.

    L’impiego delle fibre di bambù nella mastica bituminosa

    La mastica bituminosa costituisce un elemento fondamentale nelle miscele di conglomerato asfaltico, agendo come legante e influenzando direttamente le proprietà viscoelastiche e la durabilità della pavimentazione. Il suo rinforzo con fibre mira a migliorarne la resistenza alla fatica, la rigidità e la capacità di resistere alle deformazioni permanenti. Tra le fibre naturali, quelle di bambù emergono come un’opzione promettente grazie alla loro abbondante disponibilità, al rapido ciclo di crescita e alle eccellenti proprietà meccaniche intrinseche, quali un elevato rapporto resistenza/peso e rigidità. L’integrazione di queste fibre nella mastica bituminosa può contribuire a realizzare materiali più sostenibili, riducendo la dipendenza da risorse non rinnovabili e migliorando al contempo le prestazioni del legante.

    Strategie di trattamento superficiale per l’ottimizzazione del legame interfacciale

    Una delle principali criticità nell’utilizzo delle fibre naturali in matrici bituminose riguarda la scarsa compatibilità tra le fibre, tipicamente idrofile, e il bitume, di natura idrofoba. Questa differenza di polarità può portare a una debole adesione interfacciale, compromettendo l’efficacia del rinforzo e la durabilità complessiva del composito. Pertanto, un’efficace strategia di trattamento superficiale delle fibre di bambù diventa indispensabile. Questi trattamenti possono modificare la rugosità superficiale, rimuovere impurità, o introdurre gruppi funzionali in grado di favorire l’interazione chimica o fisica con la matrice bituminosa. L’obiettivo primario è migliorare l’adesione fibra-matrice, garantendo un trasferimento di carico più efficiente e una maggiore resistenza agli agenti esterni, come l’umidità e i cicli termici.

    Il comportamento interfacciale: chiave per la durabilità e le prestazioni

    Il comportamento interfacciale, ovvero la qualità del legame tra le fibre di bambù trattate e la mastica bituminosa, è un parametro critico che determina le prestazioni macroscopiche del composito. Un’interfaccia robusta ed efficiente è essenziale per prevenire fenomeni di delaminazione e distacco delle fibre, che possono portare a una prematura degradazione del materiale. L’analisi del comportamento interfacciale permette di comprendere come le sollecitazioni vengono trasferite dalla matrice alle fibre, influenzando direttamente la resistenza a trazione, la tenacità e la capacità del materiale di dissipare energia. La caratterizzazione di questo legame è fondamentale per sviluppare modelli predittivi del comportamento del materiale e per ottimizzare il processo di progettazione della miscela.

    Valutazione delle proprietà reologiche della mastica composita

    Le prestazioni reologiche della mastica bituminosa rinforzata con fibre di bambù sono parametri di progettazione cruciali per le applicazioni stradali. La reologia descrive il comportamento di deformazione e scorrimento dei materiali sotto l’influenza di forze esterne, in funzione del tempo e della temperatura. Per una mastica destinata all’impiego nelle pavimentazioni, è fondamentale che essa mantenga una viscosità adeguata per garantire la lavorabilità durante la fase di posa, ma al contempo sviluppi una rigidità sufficiente per resistere alle deformazioni permanenti indotte dal traffico veicolare e dalle variazioni termiche. Lo studio delle proprietà reologiche, quali il modulo complesso, l’angolo di fase e la resistenza allo scorrimento, consente di valutare l’impatto del trattamento superficiale delle fibre e dell’introduzione delle stesse sulla capacità della mastica di resistere a fenomeni come l’orniérage e il cracking.

    L’approfondimento di questi aspetti scientifici e tecnologici è indispensabile per la progettazione di materiali da costruzione avanzati, capaci di rispondere alle esigenze di sostenibilità e prestazionali richieste dall’ingegneria civile moderna. L’ottimizzazione del comportamento interfacciale e delle proprietà reologiche tramite trattamenti mirati delle fibre di bambù rappresenta un passo significativo verso la realizzazione di infrastrutture più resilienti e a basso impatto ambientale.

  • Permesso di costruire: quando non serve? Edilizia libera e opere precarie

    Il dibattito sulla necessità del permesso di costruire per installazioni provvisorie è da sempre un punto cruciale per i professionisti del settore delle costruzioni. Determinare quando un manufatto possa essere ricondotto alla categoria delle “opere precarie”, e quindi esonerato da tale obbligo, è un aspetto che richiede una chiara interpretazione delle norme e della giurisprudenza. Il Consiglio di Stato, con la pronuncia 6617 del 2026, ha offerto un ulteriore chiarimento su questa complessa materia, esaminando il caso emblematico di un dehors. Questa sentenza consolida un orientamento fondamentale per ingegneri, architetti e consulenti tecnici che si trovano a valutare interventi edilizi di natura apparentemente temporanea.

    La Delimitazione Giuridica delle Opere Precari e le False Credenze

    La nozione di “opera precaria” rappresenta un cardine nella distinzione tra interventi edilizi soggetti a permesso di costruire e quelli che ne sono esentati. Il Consiglio di Stato ha ribadito un principio consolidato: la precarietà di un manufatto non può essere identificata né con la sua facile amovibilità, né con le specifiche caratteristiche dei materiali impiegati nella sua realizzazione. Questo significa che una struttura, pur essendo assemblata con elementi facilmente smontabili o leggera, non è automaticamente classificabile come precaria se la sua funzione e destinazione d’uso rivelano una permanenza nel tempo.

    La giurisprudenza amministrativa ha costantemente evidenziato come l’aspetto determinante sia la finalità intrinseca dell’opera, ovvero le esigenze che essa è chiamata a soddisfare. Una struttura è veramente precaria solo se la sua funzione è contingente, temporanea e circoscritta nel tempo, con una data di cessazione predeterminata o oggettivamente prevedibile. Se, al contrario, il manufatto è destinato a un’utilizzazione che si protrae nel tempo, anche se per esigenze non eccezionali, perde il suo carattere di precarietà.

    Criteri Determinanti per la Qualificazione di Precarietà Funzionale

    Per qualificare un’opera come precaria e, di conseguenza, esonerarla dall’obbligo del permesso di costruire, i giudici di secondo grado hanno individuato criteri specifici che vanno oltre la mera materialità o reversibilità dell’intervento. La precarietà postula un uso circoscritto e temporalmente limitato del bene. È fondamentale che il manufatto non sia finalizzato al soddisfacimento di esigenze permanenti nel tempo, ma risponda a necessità eccezionali e contingenti.

    Un ulteriore aspetto saliente nell’orientamento giurisprudenziale è il legame della condizione di precarietà con l’assenza di una “stabile trasformazione del territorio” derivante dall’installazione. Di conseguenza, le strutture poste a servizio di attività economiche, commerciali o ricettive, quando queste ultime risultano destinate ad ampliare in modo stabile la capacità operativa dell’esercizio, vengono sistematicamente escluse dalla categoria delle opere precarie. La logica sottostante è che un ampliamento permanente della capacità ricettiva o commerciale, pur realizzato con strutture leggere, impatta sul territorio in maniera duratura, necessitando pertanto di un controllo urbanistico più rigoroso.

    Il Dehors da 100 mq: Un’Applicazione Esemplare dei Principi

    Il caso specifico del dehors da 100 metri quadrati, oggetto della pronuncia del Consiglio di Stato, illustra chiaramente l’applicazione di questi principi. L’ampia superficie non è stata considerata marginale rispetto all’organizzazione complessiva dell’attività economica, ma piuttosto come una componente funzionale integrata per l’ampliamento stabile della capacità ricettiva del locale. Questa integrazione funzionale, pur non implicando opere murarie permanenti, ha suggerito una destinazione d’uso duratura.

    In aggiunta all’aspetto funzionale, è stato rilevato come mancasse il requisito della temporaneità intrinseca all’opera. L’installazione della struttura, operativa almeno dal 2021, ha dimostrato una permanenza nel tempo che contraddice la natura contingente e transitoria tipica delle opere precarie. Sulla base di questi elementi, il Consiglio di Stato ha inquadrato il manufatto come un intervento di nuova costruzione, la cui realizzazione avrebbe richiesto l’ottenimento del permesso di costruire. Questo esempio sottolinea l’importanza di una valutazione attenta della destinazione d’uso e della potenziale durabilità di un’installazione, aspetti che trascendono la facilità di montaggio o smontaggio.

  • Arup accelera la creazione di modelli energetici per gli edifici

    Arup ha adottato il plug-in Pollination Revit-to-IESVE di IES per snellire la creazione dei modelli energetici destinati alla simulazione delle prestazioni dell’edificio. Lo strumento consente agli utenti di IES Virtual Environment (IESVE) di importare direttamente modelli Revit o Rhino e, secondo quanto dichiara IES, ha permesso alla società di consulenza di ridurre i tempi di modellazione fino al 40%.

    Il trasferimento dell’intero modello BIM in IESVE

    Il plug-in porta in IESVE il modello BIM completo, includendo elementi come tetti inclinati, schermature complesse e plenum di soffitto o di pavimento. Sono geometrie e spazi che definiscono involucro, ombreggiamento e zone tecniche dell’edificio, tutti rilevanti nella costruzione del modello di calcolo energetico.

    Secondo IES, questa completezza del trasferimento consente agli ingegneri di avviare immediatamente le simulazioni delle prestazioni a scala di intero edificio, senza dover prima ricomporre manualmente le parti mancanti del modello di analisi.

    Esportazione parziale e aggiornamenti in corso di progettazione

    Una seconda funzionalità citata da IES riguarda l’esportazione parziale del modello: il plug-in consente di esportare singoli piani o addirittura singole stanze. L’azienda riferisce che questa possibilità si è rivelata particolarmente preziosa per integrare gli aggiornamenti provenienti dalle versioni più recenti del modello BIM lungo l’intero processo di progettazione.

    Il tema tocca un passaggio ricorrente nei flussi di analisi energetica: durante la progettazione il modello BIM evolve continuamente e il modello di calcolo deve rimanere allineato all’ultima revisione. Operare su porzioni del modello, invece che sull’intero edificio, si colloca esattamente in questo punto del processo.

    L’applicazione su progetti Arup

    Arup ha già applicato la tecnologia a progetti nel Regno Unito, nell’Europa continentale e in Medio Oriente, su tipologie edilizie che vanno dalle torri per uffici ai data center.

    Levent Kocalioglu, senior consultant di Arup, collega l’adozione dello strumento sia alla velocità dei team di modellazione sia alla qualità delle scelte di progetto:

    Il plug-in Pollination Revit to IESVE consente ai team di modellazione di accelerare i lavori e di favorire la progettazione di edifici ad alte prestazioni, dalla fase iniziale fino alla progettazione dettagliata.

    Questo flusso di lavoro offre al nostro team più tempo prezioso da dedicare all’analisi delle alternative, tempo che investiamo nella messa a punto delle prestazioni delle nostre scelte di progetto. Dai nostri progetti recenti, il flusso di lavoro contribuisce a ridurre in modo significativo i tempi di modellazione.

    Per i team che producono modelli energetici a partire dal BIM, i due aspetti operativi messi in evidenza dal caso sono la completezza del trasferimento geometrico e la gestione degli aggiornamenti in itinere. I benefici quantificati, incluso il 40% sui tempi di modellazione, restano dichiarazioni di IES e riscontri d’uso riferiti da Arup, non misure indipendenti.

  • Digital twin per lo sviluppo del progetto di case stampate in 3D

    Iowa State University e il gruppo Nemetschek collaborano all’Iowa Innovative Housing Project, un’iniziativa di ricerca che applica la stampa 3D edile e i gemelli digitali alla costruzione di alloggi, con l’obiettivo di rispondere alla carenza di case a costo accessibile nello Stato americano dell’Iowa.

    Obiettivi dichiarati

    La stampa 3D per l’edilizia è impiegata insieme ad altri approcci tecnici per raggiungere tre obiettivi dichiarati dal gruppo di ricerca: ridurre i rischi costruttivi, limitare i quantitativi di materiale e gli sprechi e arrivare a soluzioni abitative economiche, resilienti e sostenibili. La componente digitale della ricerca si concentra su dTwin, la soluzione di Nemetschek orientata ai gemelli digitali.

    Il pilota: un ambiente digitale dinamico e interattivo

    Nella fase pilota in corso l’università utilizza dTwin per generare un ambiente di costruzione descritto come dinamico e interattivo. Il funzionamento previsto è il seguente:

    • per ciascuna struttura pianificata viene creato un gemello digitale;
    • visualizzazioni a dashboard supportano il monitoraggio e l’analisi dei dati.

    L’ambiente digitale funge così da raccordo tra le informazioni di progetto e i dati che verranno rilevati sull’opera.

    Il prossimo passo: un capanno stampato in 3D con sensori attivi

    L’applicazione di dTwin evolverà con la costruzione di un capanno realizzato tramite stampa 3D, dotato di sensori in funzione che trasmetteranno dati in tempo reale su qualità dell’aria e consumi energetici. Queste grandezze alimenteranno il monitoraggio e le analisi previste nella piattaforma e costituiranno la base per confronti con edifici realizzati con tecniche tradizionali.

    L’uso previsto lungo l’intero ciclo di vita

    Pete Evans, assistente professore di industrial design presso Iowa State, ha illustrato così il ruolo della piattaforma nel progetto:

    «La soluzione dTwin di Nemetschek ha cambiato il modo in cui affrontiamo ogni nuova casa di questo progetto. Riusciamo a visualizzare ogni aspetto di una struttura pianificata in un’unica vista integrata. Possiamo monitorare la qualità dell’aria e i consumi energetici e confrontarli con edifici costruiti in modo tradizionale, ottenendo indicazioni di grande valore per il nostro lavoro. L’obiettivo è usare la piattaforma in modo esteso in ogni fase, dalla progettazione alla costruzione fino alla gestione immobiliare, mentre lavoriamo per risolvere le questioni abitative delle aree rurali in modo accessibile e sostenibile.»

    Il confronto tra costruzione realizzata in stampa 3D e costruzione tradizionale rientra tra le attività descritte dal team, mentre l’estensione della piattaforma a progettazione, costruzione e gestione immobiliare va considerata un obiettivo dichiarato e non un risultato consolidato.

    La fase pilota è in corso: i passi successivi riguardano la costruzione del capanno stampato in 3D e l’estensione progressiva della piattaforma alle fasi di progettazione, costruzione e gestione dell’opera.

  • Infrastrutture Idriche: Dal PNRR 1,55 Miliardi per 59 Interventi

    Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha segnato un passo decisivo nel potenziamento delle infrastrutture idriche nazionali, con l’assegnazione di un consistente pacchetto di finanziamenti. Questo impegno finanziario non solo proietta nuovi orizzonti per lo sviluppo del settore, ma si allinea anche con l’avvicinarsi alla conclusione di programmi di investimento già avviati.

    Assegnazione dei Fondi PNRR per le Opere Idriche

    Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in collaborazione con Invitalia, ha formalizzato l’attribuzione di 1,55 miliardi di euro. Questa dotazione è specificamente destinata a finanziare 59 interventi strategici, distribuiti in 17 Regioni italiane. L’operazione di assegnazione ha dimostrato un’efficienza notevole, completando la ripartizione dell’intera dotazione del Fondo idrico in un lasso di tempo inferiore ai quattro mesi. Tale rapidità nell’allocazione delle risorse riveste un’importanza significativa per l’implementazione tempestiva delle opere e il conseguimento degli obiettivi di resilienza e modernizzazione delle reti idriche sul territorio nazionale.

    Contesto Finanziario e Prospettive Progettuali

    Il quadro finanziario per il potenziamento delle infrastrutture idriche si completa con l’integrazione di ulteriori risorse. Ai fondi del PNRR si sommano circa 683,5 milioni di euro derivanti da altre fonti pubbliche. Questa composizione finanziaria estesa supporta la continuità degli investimenti e garantisce una copertura ampia per l’aggiornamento e la manutenzione di opere idrauliche strategiche, in un momento cruciale in cui numerosi programmi settoriali stanno raggiungendo la loro fase conclusiva.

    L’impegno nella modernizzazione delle reti idriche nazionali prosegue, supportato da un rilevante quadro di risorse pubbliche destinate a interventi capillari e alla chiusura dei progetti in essere, fondamentale per la sicurezza e l’efficienza idraulica del paese.

  • Il Gruppo Erith passa a PlanRadar – AEC Magazine – IMPORT ARTICOLI PER INGFORUM

    Erith Group, contractor britannico specializzato, ha scelto PlanRadar come standard di gruppo per l’assicurazione qualità e la documentazione digitale. La decisione è guidata dalla crescita dell’azienda, che richiede un numero maggiore di record di progetto in tutte le aree operative.

    L’adozione riguarda l’intero gruppo e non un singolo cantiere. Le aree interessate includono demolizione, costruzione, movimento terra e infrastrutture, remediation, haulage, plant services, SHEQ e Swanton Consulting. Per un’impresa multi-servizio, il passaggio a un riferimento unico per QA e documentazione incide sulla modalità con cui i record di progetto vengono creati, raccolti e consultati.

    Controllo documentale e assicurazione qualità

    PlanRadar afferma che la piattaforma migliorerà e renderà più solido nel tempo il controllo documentale e i processi di creazione dei record. I benefici indicati per i clienti di Erith Group sono tempi più rapidi nella gestione dei record di progetto e maggiore trasparenza, grazie a record centralizzati e facilmente accessibili.

    Il punto centrale è la standardizzazione di gruppo: un unico ambiente digitale per la documentazione e i record di progetto, con l’obiettivo di rendere più efficienti i processi di QA e di controllo documentale.

    La scelta vista da Erith Group

    Joe Mitchell, SHEQ director di Erith Group, ha spiegato che la decisione è arrivata dopo una revisione approfondita delle soluzioni digitali disponibili. Durante il periodo di prova, le squadre dell’azienda hanno valutato la piattaforma.

    “After a thorough review of available digital solutions, PlanRadar emerged as the clear frontrunner for Erith Group. The platform’s intuitive design and extensive functionality were well-received by our teams during the trial period.”

    Mitchell aggiunge che l’azienda è fiduciosa che la standardizzazione su PlanRadar migliorerà in modo significativo i processi di assicurazione qualità, renderà più snello il controllo documentale e offrirà maggiore valore e trasparenza ai clienti.

    “We are confident that standardising on PlanRadar will significantly enhance our quality assurance processes, streamline our document control, and ultimately provide even greater value and transparency to our clients.”

    Elementi operativi

    La notizia riguarda una scelta organizzativa interna di un contractor. L’elemento operativo esplicitato è la standardizzazione a livello di gruppo e la centralizzazione dei record di progetto, con ricadute attese sui tempi di gestione della documentazione e sulla trasparenza verso i clienti.