Articoli modificati AI

  • Autodesk Forma si amplia con l’intelligenza artificiale: nuovi flussi di lavoro integrati per la progettazione

    Autodesk ha annunciato un’espansione della piattaforma Forma costruita su tre direttrici: l’integrazione di Civil 3D, nuove funzionalità per Revit e l’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale per la progettazione. L’obiettivo dichiarato è collegare progettazione, coordinamento, pre-costruzione e attività di cantiere in un unico ambiente digitale, riducendo la frammentazione delle informazioni lungo l’intero percorso del progetto.

    Alla base dell’iniziativa c’è un concetto che Autodesk indica come ricorrente nel confronto con i propri clienti: ogni progetto edilizio è, a tutti gli effetti, anche un progetto di ingegneria civile. Strade, reti di servizi, caratteristiche del terreno e condizioni del sottosuolo determinano le scelte progettuali e la realizzazione delle opere. Portare queste informazioni nelle prime fasi consente di valutare un numero maggiore di soluzioni e riduce il rischio di modifiche onerose nelle fasi successive.

    Civil 3D diventa Forma Connected Client

    La novità principale riguarda Civil 3D, che assumerà il ruolo di Forma Connected Client, con un’interoperabilità basata su riferimenti condivisi con Forma e Revit. L’obiettivo è far lavorare progettisti, architetti e ingegneri civili su un contesto progettuale comune.

    Nella pratica, i dati di Civil 3D potranno essere importati in Forma come base per le attività di pianificazione e progettazione edilizia, mentre gli ingegneri civili manterranno i flussi di lavoro specialistici già consolidati. L’approccio punta a garantire maggiore continuità delle informazioni e a limitare la necessità di ricostruire i dati man mano che il progetto avanza.

    Forma Street Design per la progettazione stradale urbana

    Tra le novità annunciate figura Forma Street Design, una soluzione destinata agli ingegneri civili e ai progettisti dei trasporti per supportare la progettazione delle strade urbane nelle fasi preliminari. La piattaforma consente di analizzare diverse configurazioni delle corsie e degli incroci direttamente nel contesto reale, lavorando contemporaneamente su planimetrie e sezioni bidimensionali. Gli strumenti di vehicle tracking permettono inoltre di simulare le manovre dei veicoli, così da valutare le soluzioni progettuali in modo più approfondito.

    Un elemento distintivo è la possibilità di esplorare e modificare le proposte in tempo reale insieme agli stakeholder. Una volta definito il progetto, i dati possono essere trasferiti direttamente in Civil 3D per le attività di ingegneria di dettaglio, senza dover ripetere il lavoro già svolto in fase preliminare.

    Geolocalizzazione unificata e dati geospaziali

    Il percorso di integrazione prevede anche l’introduzione di un motore di geolocalizzazione unificato e di flussi di lavoro condivisi tra Forma, Revit e Civil 3D. Questa evoluzione dovrebbe semplificare la gestione delle informazioni geografiche, riducendo le trasformazioni manuali e i problemi di disallineamento tra i modelli.

    Autodesk punta inoltre a rafforzare le integrazioni con GeoDin e GroundIQ di Fugro e con ArcGIS di Esri, con l’obiettivo di portare informazioni geospaziali e dati relativi al sottosuolo direttamente negli strumenti utilizzati dai team di progettazione e collaborazione. La disponibilità di queste informazioni sin dalle prime fasi consente una conoscenza più approfondita delle condizioni ambientali e territoriali, una condivisione più ampia dei dati e una riduzione delle incertezze che possono emergere durante la progettazione.

    Intelligenza artificiale e automazione in Forma Site Design

    Sul fronte edilizio, Autodesk prevede di ampliare le funzionalità di Forma Site Design con Autodesk Assistant, in grado di rispondere a domande formulate in linguaggio naturale sulle caratteristiche di un sito. Accanto all’assistente arriverà Building Layout Explorer, uno strumento per generare e confrontare diverse configurazioni planimetriche di edifici residenziali plurifamiliari, tenendo conto della distribuzione delle unità immobiliari richiesta dal cliente.

    Il lavoro potrà poi proseguire all’interno di Forma Building Design e Revit, mantenendo una maggiore continuità delle informazioni tra le diverse fasi della progettazione.

    Le due funzionalità si inseriscono nella strategia di Autodesk orientata al progettazione basata sui risultati (outcome-based design): obiettivi e requisiti diventano il punto di partenza per esplorare e confrontare più alternative progettuali, anche attraverso strumenti di automazione. L’approccio mira a spostare una parte significativa del processo decisionale verso le fasi iniziali, quando la possibilità di valutare scenari differenti ha un impatto maggiore sulle scelte successive.

    Con questa espansione Autodesk delinea un perimetro preciso: interoperabilità tra Civil 3D, Forma e Revit attraverso riferimenti condivisi, dati geospaziali e relativi al sottosuolo integrati nei flussi di lavoro, e strumenti di AI e automazione applicati alle fasi preliminari della progettazione edilizia e infrastrutturale.

  • Disassemblabilità in Edilizia: I CAM e la Sostenibilità Costruttiva

    La transizione verso un’economia circolare nel settore delle costruzioni impone una profonda revisione delle metodologie progettuali, con un focus crescente sul fine vita degli edifici. I recenti aggiornamenti ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, recepiti con il D.M. 24 novembre 2025, formalizzano l’importanza di un approccio sistematico che consideri la disassemblabilità delle opere sin dalle fasi iniziali di ideazione e progetto. Questa nuova prospettiva impatta direttamente ingegneri strutturisti, progettisti e professionisti del settore, richiedendo una comprensione approfondita delle implicazioni tecniche e operative.

    Dalla demolizione alla decostruzione: un cambio di paradigma progettuale

    Per decenni, la fase terminale di un manufatto edilizio è stata prevalentemente gestita attraverso la demolizione, un processo spesso indiscriminato che ha generato ingenti quantità di rifiuti eterogenei e difficilmente separabili. Tale approccio lineare, che culmina nello smaltimento o, nella migliore delle ipotesi, nella frantumazione dei materiali, trascura il valore intrinseco e potenziale degli elementi costruttivi.

    La disassemblabilità, termine tecnico che descrive la possibilità di separare e rimuovere i componenti di un sistema costruttivo limitando le operazioni distruttive, inaugura un cambio di prospettiva fondamentale. Questo concetto si fonda sulla decostruzione, che integra nel progetto fin dall’inizio la gestione del ciclo di vita dell’opera, tenendo conto delle future modifiche, manutenzioni, sostituzioni e della dismissione. L’obiettivo primario è che elementi e materiali possano essere recuperati, e ove tecnicamente fattibile, riutilizzati, preservandone l’integrità e prevenendo la contaminazione incrociata tra le diverse frazioni.

    I Criteri Ambientali Minimi Edilizia 2025 e le nuove soglie

    Il D.M. 24 novembre 2025 introduce aggiornamenti significativi ai Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia, rafforzando l’enfasi su durabilità, riuso, decostruzione e recupero dei materiali. Il criterio chiave in questo contesto è il 2.3.17, denominato “Piano di decostruzione e demolizione selettiva a fine vita”, che subentra al precedente criterio 2.4.14. Questa disposizione normativa vincola i contratti pubblici ad adottare progetti che privilegino il riutilizzo di componenti o la loro demolizione selettiva, con l’intento di massimizzare il recupero delle diverse tipologie di prodotti e materiali.

    La sua applicazione si estende a tutte le tipologie di intervento contemplate dai CAM, escludendo unicamente la manutenzione ordinaria e straordinaria. Per gli interventi di nuova costruzione e per quelli di demolizione con ricostruzione, il decreto introduce una soglia quantitativa precisa: almeno il 70% in peso dei componenti edilizi e degli elementi impiegati nel progetto, esclusi gli impianti, deve possedere caratteristiche di riutilizzabilità diretta o la facoltà di essere sottoposto a disassemblaggio, smontaggio, decostruzione o demolizione selettiva a fine vita.

    È cruciale interpretare correttamente questa percentuale: la soglia si riferisce all’opera nel suo complesso, non ai singoli prodotti. Ogni scelta progettuale contribuisce al raggiungimento di tale obiettivo, e la selezione di specifici sistemi costruttivi può facilitare considerevolmente il rispetto di questo requisito normativo.

    Progettare sistemi disassemblabili: l’esempio delle pavimentazioni a secco

    La scelta del sistema costruttivo è determinante nella realizzazione di opere disassemblabili. Le pavimentazioni realizzate con getti monolitici, asfalti o elementi vincolati in modo irreversibile al sottofondo richiedono tipicamente operazioni di demolizione per la rimozione. In contrasto, le pavimentazioni in masselli autobloccanti, posati a secco, offrono un approccio strutturalmente differente.

    Questi elementi possono essere rimossi singolarmente, permettendo interventi mirati sulla superficie, l’accesso agli strati sottostanti, la sostituzione delle parti danneggiate e il recupero degli elementi ancora idonei al riuso. Tale configurazione è intrinsecamente orientata alla disassemblabilità e si traduce in quattro caratteristiche fondamentali:

    • Posa a secco: I masselli vengono installati su un letto di posa granulare, senza l’impiego di adesivi permanenti che creerebbero vincoli irreversibili. Questo consente una rimozione agevole senza necessità di demolizione.
    • Capacità di riutilizzo: Gli elementi rimossi integri possono essere recuperati e, previa verifica delle condizioni e dell’idoneità per la nuova destinazione, reinstallati. La disassemblabilità apre direttamente la strada al riutilizzo del prodotto, una soluzione preferibile al riciclo nella gerarchia dei rifiuti.
    • Modularità degli elementi: La standardizzazione e ripetibilità dei formati consentono interventi su porzioni limitate dell’area pavimentata. Questo riduce la quantità di materiale da movimentare in caso di danneggiamento o necessità di accesso ai sottoservizi.
    • Assenza di legami irreversibili: La mancanza di collanti o altri vincoli permanenti al sottofondo semplifica le operazioni di smontaggio e separazione dei componenti, rendendo il sistema coerente con una progettazione orientata alla decostruzione e al recupero finale.

    Riciclabile e disassemblabile: distinzioni cruciali per l’economia circolare

    È fondamentale distinguere tra le proprietà di riciclabilità e disassemblabilità, concetti spesso confusi. Un materiale riciclabile può essere trasformato, mediante processi di demolizione e frantumazione, in materia prima seconda. Al contrario, un elemento disassemblabile può essere rimosso senza subire distruzione, mantenendo intatto il suo stato e aprendo la possibilità del riutilizzo diretto.

    La distinzione assume rilevanza strategica nell’ambito dell’economia circolare. La gerarchia europea e nazionale per la gestione dei rifiuti privilegia la prevenzione della produzione del rifiuto. Qualora il materiale diventi rifiuto, la preparazione per il riutilizzo precede il riciclaggio e le altre forme di recupero. Un componente che può essere rimosso integro e reimpiegato direttamente, senza divenire rifiuto, conserva il suo valore economico e ambientale in modo più efficiente, evitando ulteriori processi di trasformazione. Per questa ragione, i sistemi reversibili e smontabili rappresentano strumenti diretti ed efficaci per la riduzione dei rifiuti da demolizione.

    In questo contesto, i componenti di un’opera progettata per essere disassemblata si trasformano in vere e proprie “banche dei materiali”, riserve di prodotti e materiali pronti per nuovi cicli edilizi. Questa visione trasforma la fase di fine vita dell’opera da un costo e un problema di smaltimento a un momento di riattivazione del valore economico e ambientale investito, a condizione che i materiali siano recuperabili: integri, separabili, non contaminati e supportati da informazioni chiare sulle loro caratteristiche e modalità di posa.

  • Arup e Autodesk insieme per la riduzione delle emissioni di carbonio

    Arup, società di consulenza internazionale per l’ambiente costruito, e Autodesk hanno annunciato una collaborazione dedicata alla gestione del carbonio nei settori AECO. L’accordo avvia un programma più ampio con cui Autodesk intende sviluppare partnership con aziende leader di settore per costruire strumenti e framework operativi a supporto della decarbonizzazione.

    Il tema centrale è la valutazione del carbonio: le due società intendono portare la decarbonizzazione dell’ambiente costruito a scala di settore, in coerenza con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, attraverso soluzioni tecnologiche semplificate per la valutazione delle emissioni nei processi AECO. Per i tecnici che operano con metodologie digitali, il punto più rilevante è la prevista automazione, integrata nei flussi di lavoro BIM, dei metodi di valutazione del carbonio a ciclo di vita intero (Whole Life Carbon Assessment) per i progetti edilizi.

    Le quattro linee di lavoro

    La collaborazione si articola su direttrici definite dall’accordo:

    • sviluppo di linee guida BIM per la valutazione del carbonio, redatte insieme al World Business Council for Sustainable Development (WBCSD);
    • analisi del percorso dei dati sul carbonio a ciclo di vita intero attraverso attività di standardizzazione di settore, che dovrebbero sfociare in un whitepaper redatto congiuntamente e verificato dall’industria;
    • abilitazione dell’automazione integrata in BIM dei metodi di Whole Life Carbon Assessment per i progetti edilizi;
    • ricerca e sviluppo sull’impiego dell’intelligenza artificiale a supporto della decarbonizzazione degli edifici.

    Sul fronte dell’intelligenza artificiale, l’annuncio delinea una collaborazione in fase di ricerca e sviluppo e non descrive applicazioni operative, modelli o prestazioni: restano quindi da definire l’ambito e i contenuti tecnici dell’iniziativa.

    Il contributo dei dati di Arup

    Alla partnership Arup porta l’esperienza maturata nella pratica di settore e una competenza specifica nella gestione dei dati sul carbonio a ciclo di vita intero, costruita sviluppando il proprio schema globale di dati, il dataset internazionale sulle emissioni di carbonio degli edifici presentato alla COP27. Questo bagaglio di conoscenze dovrà orientare lo sviluppo in corso delle soluzioni di gestione del carbonio di Autodesk.

    Destinatari e uso previsto

    L’iniziativa individua nei proprietari di asset e negli investitori i destinatari prioritari, in quanto decisori finali dell’ambiente costruito, e prevede l’ingresso di altre aziende e partner man mano che il programma si estende. L’uso dichiarato delle soluzioni è informare le decisioni di progetto nelle fasi iniziali, orientate alla riduzione del carbonio e dei costi. Entrambi gli aspetti, per ora, restano obiettivi dichiarati e non descrizioni di funzionalità già disponibili.

    Le dichiarazioni

    Jo da Silva, Arup Fellow e Global Sustainable Development Leader presso Arup, ha motivato così l’iniziativa:

    «Questo lavoro dimostra il nostro impegno verso una collaborazione radicale a livello di settore per affrontare la decarbonizzazione. Combinando la nostra competenza tecnica nella valutazione del carbonio a ciclo di vita intero con le piattaforme tecnologiche innovative di Autodesk, creiamo soluzioni guidate dai dati che informeranno le decisioni di progetto in fase iniziale, orientate a ridurre carbonio e costi. Insieme non sviluppiamo soltanto strumenti: lavoriamo verso un percorso unificato verso edifici a zero emissioni nette, in linea con la Buildings Breakthrough, coordinata dalla Global Alliance for Buildings and Construction, capace di generare valore per i nostri clienti e per il settore.»

    L’accordo definisce per il momento obiettivi e linee di lavoro, senza indicare tempistiche, strumenti specifici o modalità di integrazione: elementi che potranno precisarsi con l’avanzare del programma e con l’ingresso di nuovi partner.

  • Workstation e Intelligenza Artificiale nel settore AEC: il futuro di Architettura, Ingegneria e Costruzioni

    L’infrastruttura di calcolo necessaria a supportare l’AI nei flussi di lavoro AEC è stata al centro di un panel tenutosi a NXT DEV, la conferenza organizzata da AEC Magazine. Il punto di partenza della discussione: mentre l’intelligenza artificiale trasforma rapidamente i processi del settore, gli studi devono decidere come scalare le proprie risorse computazionali, bilanciando desktop, workstation mobili, datacenter e cloud.

    Il panel, moderato da Greg Corke, cofondatore di AEC Magazine, ha raccolto esperti di grandi studi di architettura e di alcuni dei principali fornitori di tecnologia: Greg Schleusner (HOK), Nick Cameron (Perkins & Will), Jeff Mottle (Nvidia), Owen Welsh (Intel) e Chris Ruffo (Lenovo).

    HOK e Perkins & Will: sperimentazione sotto controllo

    Schleusner e Cameron hanno descritto come i rispettivi studi stiano iniziando ad affrontare il training e l’inferenza di AI. In entrambi i casi non è stata presentata una strategia consolidata, ma un approccio pragmatico ed esplorativo: i progettisti possono sperimentare strumenti di AI in locale, mentre le risorse computazionali vengono gestite con attenzione.

    Le posizioni dei fornitori di tecnologia

    Mottle ha delineato un panorama in evoluzione sotto il profilo della distribuzione del calcolo: la maggior parte delle startup software del settore nasce cloud-first, mentre gli ISV più grandi stanno sviluppando approcci ibridi.

    Welsh ha messo l’accento sulla democratizzazione dell’AI tramite NPU (Neural Processing Unit) integrate, con un doppio obiettivo dichiarato: migliorare le performance per watt e rendere le funzionalità di AI accessibili su diverse piattaforme hardware.

    Ruffo ha infine sottolineato il ruolo di workstation flessibili e aggiornabili, in grado di adattarsi a richieste computazionali che cambiano rapidamente, in particolare man mano che i workload di AI aumentano di complessità.

    Implicazioni per gli studi di progettazione

    La discussione conferma che la domanda di calcolo nel settore non è più riconducibile a una sola piattaforma. La sperimentazione locale con strumenti di AI, praticata da HOK e Perkins & Will, coesiste con software che nasce cloud-first e con approcci ibridi in sviluppo presso gli ISV consolidati. Per gli studi questo significa valutare il mix tra desktop, mobile, datacenter e cloud in relazione ai carichi di training e inferenza, i cui requisiti evolvono rapidamente. Il focus di Intel su performance per watt introduce inoltre il tema dell’efficienza energetica nella scelta dell’hardware dedicato all’AI.

    Un dibattito ancora in fase esplorativa

    Nel panel non sono stati riportati benchmark, dati quantitativi né risultati di progetti specifici: le posizioni espresse restano a livello di orientamenti strategici. Anche gli studi di grandi dimensioni si trovano in una fase iniziale, in un territorio tecnologico descritto come inesplorato: il training e l’inferenza sono oggetto di sperimentazione, non di deploy strutturato. Le dichiarazioni di Nvidia, Intel e Lenovo vanno inoltre riferite ai rispettivi speaker e non costituiscono valutazioni indipendenti sulle soluzioni citate.

    La registrazione integrale del panel è disponibile sul sito video di AEC Magazine.

  • Newforma lancia Info Track: la nuova soluzione per la gestione delle informazioni di progetto nel settore AEC

    Newforma ha lanciato Info Track, un nuovo modulo della piattaforma Newforma Konekt per la gestione dell’informazione nel settore AEC. Il modulo riunisce in un unico ambiente conversazioni, file, task e decisioni di progetto, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la collaborazione tra team distribuiti e multidisciplinari, consentendo loro di lavorare e restare connessi ovunque si trovino.

    Il tema tocca uno dei punti critici del coordinamento: email, messaggi, note e documenti vivono spesso in ambienti separati, e ricostruire lo stato di una questione o le decisioni prese richiede passaggi continui tra strumenti diversi. Info Track si colloca su questo terreno, riportando comunicazioni e documentazione in uno spazio unico collegato agli archivi già in uso.

    Le funzionalità dichiarate

    Comunicazioni centralizzate

    Il punto su cui il modulo si concentra è l’accesso unificato alle conversazioni di progetto: email, messaggi di Teams, note e altri contenuti confluiscono in un unico ambiente. Secondo Newforma l’accesso è immediato e permette di recuperare il contesto di una discussione senza dover passare da strumenti differenti.

    Ecosistema documentale connesso

    Info Track include un ecosistema documentale connesso per organizzare, condividere e controllare l’intera documentazione di progetto. Sono previsti connettori predefiniti verso SharePoint, Autodesk Docs, Azure, Panzura e Nasuni, tra gli altri: la piattaforma si aggancia così agli ambienti di storage e gestione documentale utilizzati dagli studi e dalle imprese.

    Dalle conversazioni ai task

    La gestione delle attività è pensata per ridurre la distanza tra discussione e azione: una conversazione può essere trasformata in un task, con assegnazione di un responsabile, definizione della scadenza e monitoraggio dell’avanzamento da qualsiasi dispositivo.

    Ricerca, consultazione e registro di progetto

    La funzione Deep Search è dichiarata in grado di individuare rapidamente email, tavole, decisioni e file. Il modulo integra inoltre un visualizzatore 2D e restituisce un registro di progetto completo e verificabile, su cui ricostruire la storia di comunicazioni, documenti e decisioni.

    La lettura di Newforma

    Il lancio è accompagnato da una dichiarazione di Peter Cannone, amministratore delegato di Newforma, che collega il prodotto a una visione più ampia del mercato:

    “Con Info Track invitiamo il settore a riconnettersi con Newforma e a ridefinire cosa sia possibile. Le aziende moderne di progettazione e costruzione devono usare la gestione dell’informazione e il coordinamento di progetto per ottenere un vantaggio competitivo, o rischiano di restare indietro. Devono muoversi più rapidamente, collaborare senza attriti e preservare la responsabilità all’interno di team distribuiti, e devono poterlo fare con la stessa facilità con cui un bambino inizia a giocare con un nuovo gioco la mattina di Natale: senza bisogno di manuale.”

    Per chi si occupa di coordinamento e gestione dell’informazione, gli elementi concreti da valutare riguardano tre aspetti: la copertura effettiva delle integrazioni documentali dichiarate, il collegamento operativo tra conversazioni e task e la consistenza del registro verificabile su cui si basano decisioni e scambi di informazioni di progetto.

  • Leica: Soluzioni Avanzate per il Rilevamento e la Mappatura di Infrastrutture Sotterranee – Articolo per INGFORUM

    Nelle moderne aree urbane, la densità crescente delle reti di servizi interrate, comprensive di cavi e condotte, impone l’adozione di sistemi di rilevamento avanzati per mitigare i rischi operativi prima dell’avvio di qualsiasi scavo. La precisione nella localizzazione delle infrastrutture sotterranee diventa un fattore critico per la sicurezza dei cantieri e la sostenibilità dei progetti.

    Tecnologie Avanzate per l’Indagine del Sottosuolo

    Un contributo significativo a questa esigenza proviene dal nuovo sistema di rilevamento utility Leica DS4000. Questo strumento è progettato per identificare elementi interrati raggiungendo profondità che superano fino al 60% quelle ottenibili con i metodi tradizionali di indagine. L’efficacia del sistema è attribuita all’integrazione della tecnologia brevettata Equalised Scrambling Technology (EsT) di IDS GeoRadar. Tale innovazione consente una chiara rilevazione delle utility, sia a profondità superficiali che maggiori, evidenziando persino oggetti di piccole dimensioni, come i cavi in fibra ottica, che in precedenza potevano risultare non rilevabili.

    Implicazioni Operative e Sicurezza in Cantiere

    L’adozione di tecnologie di rilevamento accurate come il DS4000 ha ripercussioni dirette sull’efficienza e la sicurezza delle operazioni di cantiere. Con una sempre maggiore enfasi sulla sicurezza, regolamentazioni più stringenti e la complessità crescente dei progetti, la capacità di localizzare con precisione le utility sotterranee è divenuta indispensabile. Il sistema permette ai geometri di acquisire dati affidabili anche in contesti complessi, mentre i team di costruzione e le aziende di servizi possono ridurre significativamente i rischi, evitare costosi imprevisti durante gli scavi e mantenere le tempistiche di progetto. Questa precisione contribuisce a prevenire danni a infrastrutture esistenti, salvaguardando il personale e le risorse economiche.

    Ergonomia e Adattabilità sul Campo

    Dal punto di vista operativo, il Leica DS4000 è stato concepito per offrire praticità e sicurezza d’uso, anche da parte di un singolo operatore. La sua struttura leggera e portatile ne facilita il trasporto e la movimentazione sul sito. Una caratteristica distintiva è la possibilità di sostituire rapidamente le ruote, permettendo al sistema di affrontare con eguale efficacia sia superfici piane e regolari che terreni accidentati. Ulteriormente, l’antenna di rilevamento, posizionata sotto il carrello, è integrata in un sistema di regolazione automatica dell’altezza. Questa funzionalità abbassa l’antenna durante la fase di rilevamento per ottimizzare le prestazioni e la solleva automaticamente in presenza di ostacoli, minimizzando il rischio di danneggiamenti e garantendo una continuità operativa anche in ambienti difficili.

    L’impiego di sistemi avanzati per il rilevamento del sottosuolo, come il Leica DS4000, si configura come un fattore abilitante per l’esecuzione di interventi infrastrutturali precisi ed efficienti. La capacità di “vedere più a fondo” e con maggiore chiarezza rappresenta un passo avanti nella gestione dei rischi e nell’ottimizzazione dei processi costruttivi, contribuendo a una pianificazione più sicura e affidabile in contesti urbani sempre più densi.

  • Vectorworks lancia AI Assistant (Preview): l’intelligenza artificiale arriva nel software di progettazione BIM

    Vectorworks ha rilasciato l’Update 5 di Vectorworks 2025, ultima versione del software CAD e BIM dell’azienda, che introduce in anteprima AI Assistant, un assistente integrato basato su intelligenza artificiale. Lo strumento è concepito per fornire risposte immediate alle domande degli utenti sull’uso del software, con l’obiettivo dichiarato di accelerare l’apprendimento delle funzionalità e sostenere la produttività nel lavoro quotidiano.

    Accesso e funzionamento dichiarato

    L’AI Assistant (Preview) è raggiungibile dal menu Help e dalla schermata iniziale (Home Screen) di Vectorworks. Secondo la descrizione del produttore, l’assistente restituisce risposte rapide e consapevoli del contesto, con due ambiti d’uso principali: l’apprendimento di nuove funzionalità e la ricerca di indicazioni operative durante la sessione di lavoro. Il perimetro è quindi quello del supporto all’uso del software: nel materiale di presentazione non sono annunciate funzioni di generazione o di calcolo.

    Le dichiarazioni di Vectorworks

    Vlado Stanev, vice presidente product management di Vectorworks, definisce l’AI Assistant (Preview) “un partner nell’apprendimento e nella produttività” e un “avanzamento significativo dell’esperienza Vectorworks”: “È uno strumento intelligente progettato per incontrare i progettisti al loro livello, siano essi nuovi al software o professionisti esperti”, dichiara Stanev, aggiungendo che “questo è solo l’inizio della nostra visione su come l’AI possa supportare i nostri utenti”.

    Prima fase di un’integrazione più ampia

    L’anteprima costituisce la prima fase del programma di integrazione dell’AI annunciato da Vectorworks e pone le basi per un’integrazione più profonda dell’intelligenza artificiale nell’intera piattaforma. Tra gli sviluppi previsti figura l’impiego del Nemetschek AI Layer per erogare soluzioni più intelligenti, efficienti e adattive, orientate alle esigenze in evoluzione dei progettisti e ai loro flussi di lavoro specifici. Non sono state comunicate tempistiche per le fasi successive.

    Rilevanza per l’uso professionale

    Per chi impiega Vectorworks nei flussi di lavoro CAD e BIM, l’assistente si colloca nella sfera della documentazione e del supporto operativo: risposta a dubbi d’uso senza uscire dall’ambiente di lavoro, guida alla scoperta delle funzioni introdotte dagli aggiornamenti e, nell’intento dichiarato, riduzione dei tempi di ricerca nelle risorse di aiuto. L’utilità concreta dipenderà dalla qualità effettiva delle risposte, che il produttore qualifica come “istantanee e accurate”: una definizione non accompagnata, nel materiale diffuso, da risultati di verifiche indipendenti.

    Cosa resta da definire

    • La funzione è distribuita in stato di anteprima (Preview) con l’Update 5 di Vectorworks 2025.
    • Non sono stati resi pubblici dettagli sul modello o sull’architettura che alimenta l’assistente.
    • Gli sviluppi annunciati, legati al Nemetschek AI Layer, non hanno al momento una data di rilascio.

    La disponibilità è immediata per gli utenti di Vectorworks 2025 con l’Update 5; l’effettiva portata dell’integrazione AI nella piattaforma sarà definita dagli sviluppi annunciati ma non ancora programmati.

  • Bluebeam amplia le integrazioni con software di terze parti

    Bluebeam, sviluppatore di software per il settore AEC, ha lanciato Integrations Directory, un hub centralizzato destinato a collegare l’ambiente di lavoro Bluebeam con applicazioni di terze parti. Tra le piattaforme indicate figurano Procore Documents, Microsoft SharePoint, Autodesk Construction Cloud e Vectorworks. L’iniziativa tocca un tema centrale per la gestione documentale e la collaborazione nei progetti di costruzione, con l’obiettivo dichiarato di snellire i flussi di lavoro ed eliminare i passaggi manuali tra strumenti diversi.

    Tipologie di integrazione

    La directory raccoglie connessioni di natura diversa:

    • plug-in che integrano Bluebeam nelle applicazioni esterne;
    • integrazioni basate su API;
    • connessioni con sistemi di gestione documentale.

    In tutti i casi si tratta di collegamenti tra Bluebeam e applicazioni esterne, finalizzati alla semplificazione dei workflow, alla riduzione dei processi manuali e al miglioramento della collaborazione tra i soggetti coinvolti nel progetto.

    Revu 21.6: esecuzione nativa su architettura ARM

    Parallelamente alla directory, Bluebeam ha introdotto diversi miglioramenti in Revu, lo strumento principale dell’azienda per la marcatura e la collaborazione su PDF, disegni e documenti.

    La versione 21.6 viene ora eseguita nativamente su dispositivi basati su architettura ARM, come i tablet Microsoft Surface, con prestazioni che l’azienda quantifica in un miglioramento del 30%. Sui Mac dotati di chip Apple della serie M il software funziona tramite Parallels.

    Novità per markup e attività ripetitive

    Revu 21.6 introduce funzioni orientate a ridurre i tempi di comunicazione delle problematiche di progetto e a snellire le attività ripetitive di marcatura. La principale è Markups on Capture: chi opera in cantiere può disegnare direttamente sulle fotografie scattate sul posto per evidenziare le criticità con maggiore chiarezza.

    Sul fronte degli strumenti riutilizzabili, Tool Chest supporta ora la selezione multipla con trascinamento, mentre i tasti personalizzabili per il punch offrono più controllo e velocità nell’uso dei markup riutilizzabili.

    Le dichiarazioni del produttore

    Jason Bonifay, Chief Technology Officer di Bluebeam, ha motivato così gli aggiornamenti:

    “Questi aggiornamenti riflettono il nostro impegno nel risolvere le sfide concrete che i professionisti AEC affrontano in ufficio, nel trailer di cantiere e sui cantieri. Che si tratti di sincronizzare dati tra strumenti diversi o di chiudere più rapidamente le voci di punch, stiamo realizzando soluzioni che rimuovono attriti, così che i team possano dedicare meno tempo ai sistemi alternativi e più tempo alla costruzione di grandi progetti.”

    Due le direttrici dell’annuncio: da un lato l’interoperabilità con le piattaforme di gestione di progetto e documentale, dall’altro l’efficienza operativa nelle attività di markup, dal rilievo fotografico in cantiere alla chiusura delle voci di punch. L’impatto concreto sui singoli flussi di lavoro dipenderà dagli strumenti già in uso e dalle integrazioni effettivamente disponibili nella directory.

  • Buildots lancia Portfolio Dashboard: monitoraggio e gestione progetti AEC

    La gestione efficiente di progetti complessi nel settore delle costruzioni impone una visione integrale e basata su dati concreti per supportare decisioni strategiche e operative. Per rispondere a questa esigenza, una recente innovazione tecnologica mira a consolidare e standardizzare l’analisi delle prestazioni progettuali, proponendo una panoramica unificata e strumenti predittivi per tutti i livelli professionali coinvolti.

    La Dashboard di Portfolio: Strumento per la Gestione Centralizzata

    Denominata Portfolio Dashboard e sviluppata da Buildots, questa soluzione è stata concepita per offrire ai team di costruzione una prospettiva omogenea e data-driven sull’intero portafoglio progetti. Il sistema è progettato per superare la frammentazione delle informazioni, integrando analisi basate sull’intelligenza artificiale e meccanismi di allerta precoce per identificare potenziali rischi.

    L’implementazione di tale piattaforma favorisce una collaborazione più efficace tra la direzione aziendale e i team operativi di cantiere. Questo strumento è strutturato per accelerare i processi decisionali collettivi, basandoli su dati verificabili e migliorando di conseguenza gli esiti complessivi dei progetti che compongono il portfolio aziendale.

    Monitoraggio e Prevenzione dei Rischi: Dalla Reazione alla Previsione

    Una funzionalità distintiva della Dashboard consiste nella capacità di presentare un quadro chiaro dello stato attuale dei progetti, analizzando le tendenze di progresso e fornendo aggiornamenti sintetici dai responsabili di progetto. Qualora sia necessaria un’indagine approfondita, il sistema consente ai team di individuare le attività specifiche che generano ritardi e di valutare l’efficacia dei piani di mitigazione già in atto o quelli da programmare.

    Questo approccio permette di transire da una gestione tradizionalmente reattiva, spesso connotata da interventi urgenti per risolvere problematiche già manifeste, a una metodologia proattiva e predittiva. Ciò consente di affrontare le criticità prima che queste possano escalare, evitando impatti negativi significativi sui tempi e sui costi complessivi del progetto.

    Implicazioni Operative per Ingegneri e Progettisti

    L’adozione di una dashboard di portfolio offre benefici tangibili per i professionisti dell’ingegneria e delle costruzioni. Mark Bessey, direttore regionale presso Sir Robert McAlpine, ha testimoniato come la soluzione abbia fornito una chiarezza immediata sullo stato di salute di tutti i progetti in corso. Tale capacità facilita l’identificazione rapida delle aree che richiedono maggiore attenzione, consentendo interventi tempestivi e un’evoluzione da una gestione passiva a una leadership strategicamente guidata dai dati.

    La disponibilità di informazioni strutturate e analizzate mediante AI rappresenta un vantaggio considerevole per ingegneri strutturisti, progettisti e consulenti tecnici. Questi professionisti possono basare le proprie valutazioni, le strategie di progettazione e l’allocazione delle risorse su dati oggettivi e aggiornati, ottimizzando la gestione del progetto e indirizzando gli sforzi verso gli obiettivi più critici.

    L’integrazione di strumenti di questo calibro nel contesto delle costruzioni moderne rappresenta un progresso significativo verso una maggiore efficienza operativa. Essa rafforza la capacità di anticipare e risolvere le complessità progettuali, migliorando la gestione del rischio e assicurando un controllo più rigoroso su ogni fase esecutiva dei lavori.

  • Foundamental VC guida l’investimento in CalcTree

    Foundamental VC guida l’investimento in CalcTree

    La gestione dei calcoli strutturali e ingegneristici rappresenta da sempre una delle fasi più critiche e dispendiose in termini di tempo all’interno di un progetto di costruzione. L’adozione di metodologie manuali, spesso frammentate tra fogli di calcolo, documentazione cartacea e software specialistici disconnessi, introduce un elevato rischio di errori, rallentamenti e costose rilavorazioni. Per rispondere a queste esigenze, nuove soluzioni digitali mirano a consolidare e ottimizzare i processi di calcolo.

    La gestione avanzata dei calcoli ingegneristici: la piattaforma CalcTree

    Una delle sfide principali per gli ingegneri è la trasformazione di calcoli complessi in format riutilizzabili e affidabili. CalcTree, una nuova piattaforma di calcolo ingegneristico, si propone di superare le inefficienze associate ai metodi tradizionali. Il software consente di strutturare i calcoli complessi in template e workflow standardizzati, garantendo coerenza e riducendo significativamente la probabilità di errori, spesso causa di onerosi interventi di correzione nei progetti di grandi dimensioni.

    Il sistema mira a centralizzare strumenti e dati che, nella pratica comune, sono distribuiti tra diversi pacchetti software specifici, fogli di calcolo Excel, codice personalizzato, documenti PDF e appunti manoscritti. Questa consolidazione del dato e del processo di calcolo è fondamentale per creare un ambiente di lavoro più efficiente e controllato.

    Un workflow collaborativo e centralizzato per l’AEC

    Il settore delle costruzioni è caratterizzato da workflow complessi che coinvolgono team multidisciplinari. L’attuale frammentazione degli strumenti e delle informazioni, spesso ancorata a sistemi obsoleti, ostacola la collaborazione efficace e genera inefficienze operative. CalcTree è stato sviluppato per superare queste barriere, promuovendo un modello di collaborazione simile a quello delle piattaforme di sviluppo software, come descritto dagli stessi sviluppatori con l’analogia “Github incontra Notion” per l’ingegneria.

    La piattaforma facilita la collaborazione tra team funzionali diversi e mira a rendere il sapere tecnico più accessibile ai professionisti del settore AEC a livello globale. I co-fondatori, Onur Ekinci, Tim Rawling e Mahan Lamei, vantano esperienze pregresse in realtà come Archistar, Arup e Plaxis, elementi che suggeriscono una profonda comprensione delle dinamiche e delle esigenze del settore. La diffusione della piattaforma, con registrazioni provenienti da 35 paesi europei e l’adozione da parte di ingegneri di società quali Arup, Jacobs, Aurecon e WSP, testimonia un’effettiva risposta a un’esigenza sentita.

    Il supporto degli investitori per l’innovazione tecnologica

    La visione di CalcTree ha attratto significativi investimenti. Foundamental, società di venture capital con sede a Berlino specializzata in investimenti nel settore della tecnologia per l’AEC, ha guidato un round pre-seed da 2,3 milioni di euro. L’investimento si inserisce in una strategia più ampia di Foundamental, volta a supportare lo sviluppo di uno “stack tecnologico” moderno per l’industria delle costruzioni. Shubhankar Bhattacharya, General Partner di Foundamental, ha evidenziato la sovrapposizione strategica tra i diversi investimenti del loro portafoglio e i benefici sinergici che ne derivano per gli utenti finali tramite le integrazioni.

    Tra gli altri investitori figurano Kungari, un’organizzazione australiana non governativa e senza scopo di lucro, sussidiaria di Standards Australia, il fondo Suffolk Technologies di Boston, Antler VC e professionisti provenienti da Autodesk e Bentley. CalcTree si aggiunge a un portfolio che include già soluzioni come Speckle, Snaptrude e Rayon, delineando un ecosistema di strumenti per la digitalizzazione avanzata del settore.

    La modernizzazione dei processi di calcolo ingegneristico e la promozione di una collaborazione digitale sono passi fondamentali per aumentare l’efficienza e la qualità nei progetti di ingegneria civile e strutturale. Strumenti come CalcTree possono contribuire a definire nuovi standard operativi per i professionisti del settore.